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Hanamichi
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Scrivo questo post come estratto di tre libri che considero molto utili (Le 33 Strategie della Guerra - R.Greene *** Perchè la tua vita fa schifo e cosa puoi farci - Alan Cohen *** Più forte dei no - Jia Jiang) dato che sento il bisogno di condividere un po' di ciò che ho capito finora e di quello che ho dentro.

Premesso che non esiste nessuna verità assoluta a proposito di ciò che è giusto o sbagliato, ritengo sia opportuno fare in modo che un individuo nutri il proprio Io in maniera sana e genuina, libero da falsi miti che potrebbero avvelenarlo, per poter vivere in totale armonia con se stesso e con l'Universo.

Purtroppo, di fronte alle sconfitte non abbiamo la mente chiara per comprendere quali passi abbiamo sbagliato o quali situazioni non siamo stati in grado di valutare correttamente. Così optiamo per la scelta più ovvia: cercare un responsabile ai nostri fallimenti e, nel caso in cui lo trovassimo, punirlo in maniera drastica. A volte siamo proprio noi stessi il nostro capro espiatorio: diete ferree, allenamenti estenuanti in palestra, totale dedizione al lavoro, autolesionismo, depressione sono solo alcuni dei metodi più comuni adottati per punire un Io imperfetto.

Avendo analizzato gli ultimi 2 anni e mezzo di game intenso (nei quali ho comunque avuto modo di confrontarmi con psicoterapeuti, coach, formatori e psicologi) ho identificato quelli che ho ribattezzato "I 7 nemici dell'Io", quelli che distruggono invece che motivare perché così maledettamente efficaci e sopratutto incredibilmente veloci nel diffondersi in tutto il corpo, che riescono ad offuscare tutto ciò che di bello una persona possiede.

Premetto che non sono ancora in grado di fornire una cura efficace per allentare il male causato da questi bastardi, ma per battere il nemico bisogna prima conoscerlo.

1. VOLER ESSERE IL NUMERO 1 IN OGNI COSA

In parole povere, voler eccellere in ogni campo della vita: sarge, lavoro, hobby, sport. Una sana ambizione va bene, ma se diventa un modo per competere con chiunque in ogni settore della vita allora è solo fonte di frustrazione dato che siamo persone limitate e con risorse finite a disposizione. Ci sarà sempre qualcuno con più capacità, più talento, più fortuna, più denaro. E' un concetto che si fatica ad accettare, dato che in molti libri formativi, ogni obiettivo viene presentato come "possibile" e nel caso in cui l'obiettivo non venga raggiunto, allora si è trattato solo di una questione di mancanza di impegno. Chiunque con un pò di buon senso è in grado di comprendere che non basta la motivazione per vincere e che talvolta siamo persino vittime inermi di un destino fatalista. Tutto questo però non viene mai preso in considerazione, specie in una società come la nostra, impegnata così assiduamente a presentare uomini di successo, senza macchia e senza paura.

2. SOFTWARE DA AGGIORNARE

Di recente mi sono scontrato con una visione di me stesso ferma ai 16 anni fa. Il motivo è che dentro di me penso ancora di essere 1.75 per 77 kg, quando sono 1.85 per quasi 90 kg, al 10% di massa grassa. Nel frattempo ho perso i capelli, pratico boxe e thai boxe, frequento un corso di teatro e un Master in Business Administration, lavoro da quasi 10 anni, vivo da solo e sono responsabile di produzione per un'azienda che produce componentistica Aerospaziale. Questo per mostrare come un software non correttamente al passo coi tempi, tenda a minare la propria visione di sé. Visione che potrebbe essere molto migliore di quanto non sembri, se vista dall'esterno sarebbe una grossa fonte di orgoglio personale.

3. DIPENDERE DAI RISULTATI

La felicità si misura dal successo e il successo si misura dai risultati. La domanda che è il caso di porsi è questa: "Cos'è per me il successo?". Qui entriamo nell'ambito della soggettività dei valori. Il problema nasce quando i valori personali si schiantano contro quello che viene generalmente definito come successo ma che presuppone una scala di valori completamente in antitesi. Per esempio, se io considerassi "successo" sposarmi e farmi una famiglia ma fossi impegnato attivamente solo nella ricerca di sesso occasionale con sconosciute: a un occhio distratto sarei un uomo di successo, ma dentro di me sarei la persona più triste del mondo. Inoltre, non è detto che ciò che è avvenuto debba ripetersi come non è nemmeno detto che ciò che debba avvenire poi effettivamente avvenga. L'unica soluzione è vivere nell'armonia del proprio Io, considerando la scala dei valori come indicatore dei propri obiettivi. Il raggiungimento degli obiettivi in antitesi ai valori porta felicità nel breve termine ma depressione e perdita di armonia nel lungo.

4. DIPENDERE DALL'APPROVAZIONE ALTRUI

- Non basta che io arrivi primo: devono arrivare anche ultimi gli altri -

Una variante del punto 1, con la differenza che qui a far felice la persona non è la vittoria in sé ma la sconfitta correlata degli altri. Si guarda al raggiungimento dei propri obiettivi come a una gara, nella quale alzare la coppa in segno di vittoria equivale a sottolineare agli altri la loro sconfitta. Se non si presentano risultati con cui venire etichettati come vincenti, si perde ogni sprint nei confronti del mondo e ci si ritrova con tanti trofei in casa da lucidare, ma nessuno che ci presti attenzione.

5. INVIDIARE CHI NON SI CONOSCE

- L'erba del vicino è sempre più verde -

Un modo semplice per valutare il mondo è usare una scala di valori che definiscano il successo in maniera universale e poi osservare il mondo secondo quella scala. Così il giudizio si ferma alla superficie, dato che non si ha né il tempo né la voglia di scrutare la verità. Qualora si incontrino degli esempi in grado di scuotere le convinzioni, subito le additiamo come "eccezioni" perché la regola funziona sempre.

6. CREDERE DI ESSERE PARTICOLARMENTE SFORTUNATI

Il concetto di fortuna è intrinseco dal momento in cui si nasce e con esso quello di casualità. Se non fosse vero, allora sarebbe possibile prevedere in maniera assolutamente precisa persino la data della propria morte. Non esiste alcuna forma di vita che non sia stata generata per puro caso da un'altra forma di vita, come non esiste individuo al mondo in grado di sapere cosa gli riserva il futuro. Le persone con maggior talento si sono caratterizzate da intuizioni geniali, hanno disposto delle risorse necessarie a sviluppare tali intuizioni, potevano contare su un ambiente florido in cui far crescere le loro idee e sono sopravvissute abbastanza a lungo da godere dei frutti del proprio lavoro. Seguendo questo filo di pensiero, è chiaro che nessuno sia assolutamente certo delle proprie scelte, che sono e restano sempre delle scommesse.

7. PENSARE DI AVERE PROBLEMI IRRISOLVIBILI

Simile al punto precedente, tranne nel fatto che genera una sorta di inerzia di fronte alla vita. Considerare un problema come irrisolvibile, non implica nemmeno una partecipazione attiva nel processo di miglioramento, dato che un problema irrisolvibile per definizione non ha soluzione. Talvolta non siamo concentrati su un problema specifico, ma ci stiamo soffermando sull'emozione che scaturisce dal problema. L'emozione in sé non è risolvibile perché non si possono risolvere le emozioni. Paradossalmente, se sparisse l'emozione negativa sparirebbe anche il problema, quando dovrebbe essere più logico il contrario.

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