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Percival
Inviato (modificato)
Il 23/8/2018 alle 18:22 , OuterSpace ha scritto:

Il problema è che i facta, se non corroborati dai verba, lasciano spesso spazio a mille interpretazioni. 

Non capita infatti di porsi, in assenza di conferme verbali, la domanda: "quel gesto, cosa avrà voluto dire?"

Certo che capita, il trucco è non farlo capitare.

Mi spiego meglio.

 

Capisco il tuo punto di vista dato che spesso tendo, io stesso (ci sto lavorando con buoni risultati), all'iper-analisi.

Tuttavia è un approccio disfunzionale, e questo lo si impara molto banalmente con l'esperienza.

Domandarsi troppi perché fa solo male.

Perché? (Ops!)

Vediamo.

 

Stiamo parlando di donne.

Già gli umani in sé sono sistemi caotici inseriti in ecosistemi caotici.

Figuriamoci le femmine di H. sapiens.

Non lo sanno nemmeno loro perché fanno ciò che fanno, in amore: il perché è spesso giustificato dall'emozione prevalente IN QUEL MOMENTO.

Emozione che viene annegata e rapidamente calpestata da altre emozioni.

Non ti sto dicendo che le donne siano esseri completamente ubriachi che non riescono a prendere la benché minima decisione con raziocinio.

Ti sto dicendo che nell'ambito delle relazioni è, con rare eccezioni, prevalentemente così: quasi tutto in preda al caos.

Agli ordini dell'estrogeno, dei diktat dei social media, delle """""amiche"""", della famiglia, dell'ex ragazzo manipolatore, del sistema socio-culturale di appartenenza e dei numerosi fili che tiracchiano qua e là.

 

E' un groviglio di fili che non ha senso cercare di dipanare, perché i nodi dello stesso sono in continuo mutamento.

Una lotta contro i mulini a vento, se si cerca di affrontarla col lume della ragione e col rigore della scienza.

Tu non hai potere.

La tua prima arma sarà la RESA.

Arrenderti all'incapacità di trovare un'interpretazione certa e precisa per ogni situazione.

 

Quel gesto può voler dire A,B,C...Z.

In base a chi lo ha compiuto, in che periodo della sua vita, in quale contesto, con quale persona.

Interseca questo già complesso sistema coi suoi gruppi (fisici o fittizi) di appartenenza, con la sua educazione, con la sua indole e le maschere che si è costruita per sopravvivere.

Un delirio.

 

Che fare, dunque?

Devi innanzitutto seguire delle euristiche.

Delle semplici "rules of thumb", associazioni che sono SPESSO, ma non sempre vere.

Che possono darti un'idea di cosa, solitamente, significa A, e cosa solitamente significa B, con le donne.

E' un'idea, un'indicazione.

 

Trai queste euristiche dalla tua esperienza (non si scappa, devi fare esperienza) e tieni bene in mente le loro eccezioni.

Imprimiti nella mente quando si sono rivelate false.

Ricorda che ogni donna è, in parte, unica.

Sono come i quadri di uno stesso artista: hanno la stessa impronta, la stessa mano, ma sfumature, soggetti e messaggi differenti.

 

A te starà imparare, con umiltà, a leggere, con buona approssimazione (perché le cantonate le prenderai sempre) le donne che incontrerai.

Cercare di fare del tuo meglio per leggere tra le righe. Per guardare dietro alle maschere, ai gesti, e scegliere uno schema interpretativo, conscio della sua inesattezza.

Per DECIDERE di momento in momento quale valore dare al gesto x o al gesto y di Paola, e quale valore dare a quello di Sara.

Decidere.

Conscio che prenderai delle cantonate.

 

Il trucco è smetterla di arrabbattarcisi e prendere delle decisioni interpretative.

Scordati ovviamente di chiedere ai diretti interessati. Ti troveresti a combattere con la parte conscia della loro persona, coi loro scudi, fantocci, e le loro proiezioni.

Decidere.

Anche a costo di sbagliare. E' esperienza.

 

Vedrai che con l'esperienza (tanta) imparerai ad essere sempre più preciso nell'interpretazione.

Non importa un cazzo se sbagli a decifrare il singolo comportamento o gesto.

Guarda l'insieme, il complesso, riduci lo zoom.

 

E decidi.

Zac.

 

Il 23/8/2018 alle 18:22 , OuterSpace ha scritto:

Ma la cosa che mi preme di più approfondire con te, che sei un utente che personalmente stimo molto e leggo volentieri, è la questione della fune.

Qual è, @Percival, la tua fune di sicurezza?

Bella domanda.

 

Avevo molte più certezze quando scrissi quel post sul "bungee jumping".

Come ho provato a trasmettere nel post precedente a questo... Credo non ci sia una vera e propria fune di sicurezza.

Perché non c'è sicurezza.

L'unico modo (forse) per stare al sicuro è stare fuori dai giochi, completamente. Ma escludiamo questa possibilità.

Non c'è sicurezza.

 

Puoi imparare a renderti conto di quando salti nell'abisso.

Puoi imparare a percepire e mappare, orientativamente, quanto a fondo ti trovi nello stesso: quanto sei già nella merda.

Puoi imparare a ritirarti su, in fretta, se ti trovi ai piani alti.

Puoi imparare a frenare la discesa quando ti sei avvicinato al suolo e sei troppo in basso... Ma nessuno ti assicura che non prenderai comunque una bella botta.

 

Non ci sono vere e proprie funi di sicurezza.

Ci sono solo due mani esperte e due gambe possenti che possono frenare la discesa e accelerare la risalita.

C'è l'esperienza del "capitano" (tu) che può aiutarlo a gestire sé stesso durante il salto.

Ci sono le sue convinzioni, la sua consapevolezza e conoscenza di sé, che possono esser viste come delle "funi" che rallentano la caduta e facilitano la risalita.

 

Ma dobbiamo scordarci che esistano delle funi che, passivamente e autonomamente, ci blocchino prima di sfracellarci e ci ritirino su.

 

E' un processo attivo, e sempre lo resterà, quello di gestire sé stessi durante la tempesta (emotiva).

Dopo la prima, la decima, la ventesima e anche la cinquantesima della tua vita.

Siamo bestie, non dobbiamo dimenticarcelo.

Condannate a veder annebbiare il ricordo del dolore provato e voler così provare nuovamente l'adrenalina, il piacere estatico del tuffo, delle acrobazie e piroette, di quella sensazione illusoria di infinito (...Per sempre...).

Per poter ritrovare ogni volta due occhi, quei due occhi in cui perdersi dimenticando tutto il resto, in quell'abbraccio caldo di morte e bruciante di vita.

Tutto questo ha il sentore di una sostanza stupefacente, di un'ubriacatura.. E non è un caso.

 

Condannate a tutto questo, ma dotate (talvolta 😉 ) di un capitano in grado di imparare, se preso per mano ed esposto a piccoli rischi sempre crescenti, a gestire la baracca.

Non certo senza errori.

Chiaro: gli errori sono la fonte dell'esperienza, per chi sa leggerli, incorniciarli e metterli a frutto.

Il vero asset non sono tanto le funi, per quanto utili.

Il vero asset è il direttore d'orchestra. Il capitano della nave.

Che nel caotico e sfuggente mondo in cui ci troviamo ad operare può apprendere come gestire la baracca al meglio, al netto della propria Volontà.

 

Quel che conta è insegnargli fin da subito a parlare di meno e testare di più.

Testare. Senza bisogno di gettarsi al primo colpo da 400 metri.

Apprendere.

Insegnargli il Potere dell'umiltà, del rimettersi in discussione, SE necessario.

Insegnargli il Potere solo apparentemente opposto del difendere le proprie decisioni.

 

Insegnargli a chiedersi i perché, ma non chiedersene troppi.

Che l'esperienza insegna sempre di più della teoria.

Modificato da Percival
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OuterSpace
Inviato (modificato)

Grazie.

Distillando, ne traggo una conferma, più che un'illuminazione.

Ovvero: non esistono scorciatoie. 

E non esiste una salvezza certa, al di là dell'illusione del sacrificio, della sofferenza per conto di terzi, tanto cara ai Cristiani e alle donne, perfettamente riassunta dal sempiterno "non ti merito".

Sai, di indole tendo ad iper-analizzare, a calcolare le mosse, a studiare il modo in cui potermi buttare senza farmi troppo male nel caso in cui non si aprisse il paracadute.

Il fatto è che... ogni volta lo faccio mentre sto già precipitando. Scendo in picchiata, so già di essere fottuto, ma ho la spina dorsale intatta e riconosco che, se mi sono lanciato, è perché volevo volare.

"La struttura dell'essere umano non gli consente di volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso"

Un po' come i calabroni.

Mi piacerebbe, poter essere un cazzo di calabrone. A volte, seppur per dei brevi istanti, riesco a illudermi di esserlo.

So che questa ragazza, che dopo tanti peregrinare, tante lenzuola sudate, tanto vissuto "tanto per vivere", non mi ucciderà. Magari sarà il cancro, un incidente d'auto, un vaso precipitato da un balcone con precisione millimetrica, ma non lei.

Lei è solo Vita.

È davvero difficile amare qualcuno senza soffrire, specialmente quando si è istintivamente indirizzati alla ricerca della profondità di cui parli.

Anzi, è impossibile.

Come le diete flash, le panche miracolose a 39 euro su Mediashopping, i sondini gastrici, i banner che promettono di allungarti il cazzo...

Le scorciatoie non esistono.

Esiste solo il sangue, la misura che ognuno di noi crea per farsi meno male, la prossima volta, e godere, vivere un pochino di piu.

Sempre, però, nel segno dei facta.

Modificato da OuterSpace
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leoHH
Inviato

Veramente un gran bel post! Condivido a pieno 

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Percival
Inviato (modificato)
Il 25/8/2018 alle 22:08 , OuterSpace ha scritto:

Le scorciatoie non esistono.

Esiste solo il sangue, la misura che ognuno di noi crea per farsi meno male, la prossima volta, e godere, vivere un pochino di piu.

Sempre, però, nel segno dei facta.

In realtà...

Le scorciatoie esistono, ma non sono quelle che vengono indicate da sontuosi cartelli.

Solitamente quelli puntano alle inculate più sonore.

 

Le scorciatoie, nel 99% dei casi, sono sentieri da scoprire da soli.

E per scoprirle c'è spesso da fare i conti col sangue.

Da fare i conti coi rovi che ti squarciano le mani, le caviglie, con le buche, con gli assalitori che conoscono il sentiero e cercano di rapinarti di quel goccio di vita che sei riuscito a far tua.

 

Esiste solo il sangue, e qualche sporadica scorciatoia.

A volte scoprirle, imparare a sfruttarle, ci fa sentire dei ganzi, arrivati, soprattutto quando si è agli inizi.

Poi le aspettative fanno i conti con la realtà, e ci rimettono a cuccia (o almeno, visto che a cuccia proprio non so starci, ci respingono a un livello meno infantile).

 

Solo col sangue che perdi, coi fatti, fai esperienza.

Solo col sangue che perdi metti in pratica la conoscenza che hai rubato a o comprato da qualcun altro.

Ed è nel sangue che si apprende di più: di noi stessi, degli altri, della natura in cui siamo immersi.

 

Quello stesso sangue che può darti nuova vita, se ne bevi a sorsi, con moderazione...

E quello stesso sangue che può farti affogare (nella disperazione) se ne bevi troppo.

Esiste solo il sangue, da donare o da bere.

Quello che sporca le lenzuola quando la tua lei, ciclicamente, rinnova il suo tesoro.

O quando fate l'amore con forza.

...Tutto ciò che ti resta tra le mani quando va a finire, come solitamente accade, tutto a puttane.

 

Nel sangue morirete, ed in esso rinascerete.

Delizia, tormento, rinascita e condanna.

 

Quanto più a fondo la vivi e ti perdi in quel calice voluttuoso...

Tanto più sarà abbondante l'offerta di sangue che dovrai affrontare, presto o tardi.

 

E' un bagno di sangue.

Bisogna esserne consapevoli prima di desiderare davvero il tuffo.

 

Mi fa sorridere l'ingenuità con cui la maggior parte delle persone continua a gettarsi, senza freni, senza porsi una singola domanda prima di lanciarsi.

E' vero, quelli come me, come te, o come altri, sono condannati alla fame di sangue, come i vampiri.

Devono lanciarsi, almeno qualche volta, per continuare a vivere.

Ma questo non porta con sé la condanna dell'ingenuità (per quanto a volte mi sia trovato a desiderarla).

 

Il desiderio di vivere non può annullare quello di conservarsi.

E allora è saggio definire i propri confini.

Così da conoscere quanto sangue si può ingurgitare prima di dover prendere fiato.

Così da non cedere alle lusinghe delle sirene, tapparsi le orecchie e far l'amore con loro tra gli schizzi di sangue mentre intonano il loro canto di morte.

Così da proteggersi da chi propone scorciatoie troppo comode.

Conoscere quanto se ne può perdere prima di dover sedere, ritirarsi nella propria caverna consci della propria umile condizione di umani.

 

E per definire i propri confini è necessario sbucciarsi le ginocchia, affondare tra i rovi, andare a cercarli questi confini e perché no, sfidarli, testarli, sfondarli se necessario, ma con criterio.

E' necessario anche assaggiarlo, quel sangue, per apprendere che dà dipendenza e ha effetti collaterali.

 

"Vivere un pochino di più", come dici tu...

Costa il sacrificio di un pochino più sangue.

Bisogna esserne consapevoli, accettarne le conseguenze, ed avere la FORZA necessaria per resistere alla dose da donare alla fine del teatrino.

E come ben sappiamo, abbiamo a che fare con gli strozzini.

 

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Modificato da Percival
  • 4 mesi dopo...
Amsterdam
Inviato
Il 21/8/2018 alle 14:43 , Percival ha scritto:

Eccome.

 

I fatti hanno valore limitato a sé stessi.

Un fatto non predice altri fatti, li rende solo.. un po' più probabili, soprattutto se è un fatto che ha richiesto una qualche forma di investimento.

 

In questo senso, le parole non contano veramente un cazzo.

Lo si capisce col tempo, con le porte in faccia, le buche, i cambi di direzione improvvisi e contro ogni (inutile) previsione.

I fatti tracciano possibili sentieri.

Ma così come il primo mattone non assicura che l'edificio verrà completato, non assicura neanche che lo stesso avrà le caratteristiche e la forma previste dal progetto.

Una ragazza che Martedì investe su di te non è assolutamente detto che vorrà farlo ancora il Giovedì.

 

Certo è che un qualche sentiero lo si dovrà pur provare a tracciare, poco importa della precisione.

E allora, nel dedalo di strade che ci si parano davanti, ha più senso - spesso, ma non certo sempre - imboccare con passo deciso quelle che hanno già delle orme, anche se apparentemente meno invitanti, piuttosto che quelle che mostrano il cartello per una sontuosa reggia, una valle di latte e miele, ma non hanno neanche un'impronta.

Sono euristiche.

Indicazioni che valgono spesso, ma non sempre.

Perché talvolta i cartelli sono sinceri, anche in assenza di orme.

Talvolta ci vogliono solo tante palle per imboccare quella strada maledetta, in barba al rischio di non risbucare più dalla foresta.

Talvolta è proprio bello infrangere la regola, l'euristica, seguendo una sensazione di pancia.

 

Ma quest'ultima opzione la sconsiglio a chi non abbia un minimo di bagaglio esperienziale, che diventerebbe solo preda dei mercanti di parole, venendo tirato, sbatacchiato qua e là costantemente.

 

Ci vuole un atto di Volontà.

Ci vuole di imparare dai sentieri sbagliati, diventare un avventuriero esperto (che non significa infallibile, anzi) e cominciare a selezionare.

Secondo le euristiche, la pancia, e anche a seconda di come cazzo ti gira quella mattina.

Perché ogni tanto fanculo, voglio fare un po' come cazzo mi pare.

 

Ma con la CONSAPEVOLEZZA che sto rischiando di più, che sto andando contro corrente.

E dunque, farlo a cuor leggero, senza tante aspettative.

Conscio che le motivazioni per cui qualche stronzo abbia messo quei cartelli non le potrai conoscere fino all'(eventuale) arrivo.

Guarda che lo stesso vale per voi.

Anche noi vogliamo i fatti e non le parole.

Come ad esempio proporre un appuntamento un giorno, per poi rimandarlo il giorno dopo con una scusa che suona come una stronzata...

 

Inviato (modificato)
1 ora fa, Amsterdam ha scritto:

Guarda che lo stesso vale per voi.

Anche noi vogliamo i fatti e non le parole.

Come ad esempio proporre un appuntamento un giorno, per poi rimandarlo il giorno dopo con una scusa che suona come una stronzata...

Amsterdam...

In realtà sono d'accordo con te.

 

Una cosa a cui non mi frega un cazzo di partecipare come milite sono le guerre tra fazioni, tanto più se le due "fazioni" sono i due sessi di una stessa specie, ideati per lavorare in una qualche sinergia ai fini di propagazione della specie.

Spesso le ragazze (i maschi in minor misura) tendono, per loro architettura cerebrale/abitudine appresa, a scattare a molla vedendo immaginando fazioni, nemici, dove non ne esistono.

A vedere assoluti dove si parla di tendenze, probabilità.

A cercare... Quei nemici. Forse perché senza un nemico contro cui scagliar pietre non ci si riesce a sentire abbastanza identificati nel tal gruppo di appartenenza.

E da ciò, le risposte come quella che hai dato istintivamente tu...

 

E' naturale che non ci possano essere assoluti. Ed è naturale che non si possa essere tutti la magica eccezione.

 

Se faccio riferimento alle donne è per tre fondamentali ragioni.

In primis, la natura mi ha condannato all'eterosessualità, pertanto non ho mai avuto interesse nell'uscire coi maschi e la mia esperienza relazionale si basa principalmente (se escludiamo i rapporti con i conoscenti e gli amici) su di esse.

 

In seconda istanza... La donna è per sua natura più caotica del maschio medio. Più volubile, emotiva, istintiva. E non servono studi o comizi di professoroni, basta l'esperienza di strada, aver messo le mani nel fango e nel sangue. Me ne starei zitto se avessi interagito con una sparuta manciatina di persone.

Attenzione, stiamo parlando di tendenze. Forti, tendenze, ma pur sempre tendenze che non si possono ignorare.

 

Terzo punto, e qui veniamo al perché concordo con te e perché siamo - forse, non ti conosco - dalla stessa parte della trincea.

Ci sono maschi che non hanno neanche la maturità di dire ciò che pensano e fare ciò che dicono. Ci sono.

Sono maschi perché hanno il cazzo, ma non sono uomini. Sono bambini.

E diamine, tutti si può sbagliare, tutti si può sbagliare una valutazione e cambiarla (prendendosene la responsabilità), ma le basi, Cristo. Le basi.

Un maschio adulto definibile tale non se lo sogna neanche di non presentarsi ad un appuntamento, di tardare mezz'ora senza avvertire, di dire che ti oggi ti vuole e domani non ti vuole più, di farti pagare un hotel per passare la notte insieme e poi bloccarti e sparire senza nemmeno una mezza scusa di merda (successo, giuro), di promettere mari e monti e poi farti trovare l'icona grigia sul contatto whatsapp.

Un maschio adulto che si rispetti non parla tanto per parlare. Può cambiare idea, chi non cambia idea sulle cose è un coglione. Ma ha senso di responsabilità.

Pertanto, se ad esempio decide che non è il caso di vedervi lo comunica con anticipo E fornisce LA vera motivazione. Magari con un minimo di tatto, ma dice la verità.

Ecco, nel mio campo percettivo questi maschi non sono uomini, ma puttanelle. Fanno parte del catrame al pari di quella triste maggioranza di ragazze (mi spiace dirlo, ma sono statisticamente più della metà) che il senso di responsabilità non hanno idea di dove stia di casa.

Abituate all'impunità assoluta, al poter pisciare sul tempo degli altri, al sentirsi la reginetta di un castello di sabbia di cui millantano le fondamenta.

Abituate a lasciarsi guidare solo e soltanto dal turbine caotico di emozioni, pare, paure, Paolo Fox, amiche...

Ecco, queste persone (escludiamo i malati e i pesantemente traumatizzati), maschi o femmine che siano, hanno la dignità del catrame.

Non li considero la mia stessa specie.

Maschi o femmine che siano.

 

Ora, occorre notare che certi comportamenti sono più comuni nelle ragazze.

Non me ne frega un cazzo se non è "politicamente corretto", anzi, meglio.

Teoricamente, in una società normale, il numero di maschi che li agiscono dovrebbe tendere a zero. Anche perché, tra maschi, con comportamenti simili resti solo come un cane e presto o tardi prendi qualche cartone in faccia.

Parimenti, in una società normale - leggasi allineata alla natura della nostra specie -, il numero di donne responsabili (almeno sulle cazzo di basi) dovrebbe essere molto più alto di quello che, purtroppo, si riscontra oggi.

E questo non significa che non ce ne siano, Amsterdam.

Significa che Percival e tutti quelli che leggono ed hanno avuto occasione di uscire con tante ragazze combattono ogni giorno con sé stessi per non cadere nella trappola di una cieca misoginia.

Combattono, per difendere l'onore di quelle donne che invece mostrano un minimo di responsabilità.

Che seppur fragili umani si prendono spesso (o per lo meno, sulle dannate BASI) una certa dose di responsabilità.

Cristoddio, io voglio che siano queste donne a redimere le altre, a prenderle a schiaffi quando fanno le bambine viziate di merda. A tendergli prima una mano, senza pregiudizio. A lasciarle crepare nella loro insignificanza, qualora si ritenessero dee in terra e nate con la camicia.

 

Ne approfitto...

Per rendere onore a una donna che, nonostante le titubanze, nonostante le paure, mi ha dimostrato nel tempo (un anno e mezzo) e coi FATTI, una base di responsabilità che è tristemente rara.

Mai una buca del cazzo.

Mai ritardi vergognosi.

Non ha esitato a mettere il culo sulla macchina (che ovviamente non sa guidare - tanto mi legge -).

Mai cambi di idea casuali su impegni presi.

Ecco, sì. Anche lei vive e ha vissuto, talvolta, nel presente emozionale. Anche lei ha detto cose che poi non ha del tutto mantenuto... Come ho avuto modo di scrivere.

Ma le basi, dannazione. Le basi, come il rispetto del tempo altrui ci sono, e questo le fa onore mettendola dieci spanne sopra la massa di catrame.

Parlo di te Harley.

 

E non posso negare che in questi anni ce ne sono state anche altre di donne che, per lo meno, hanno dimostrato quel minimo di maledetta responsabilità. Donne che non posso certo stare a citare. Ma non sono state la maggioranza.

Pertanto, non è una guerra tra sessi.

Queste sono le donne che voglio nella mia vita e che auguro a tutti di avere nella propria. Per un mese, un anno, tre o quanto vi pare.

Le altre non valgono nulla, sono catrame come quei cazzomuniti (non sono uomini) che sono volubili come banderuole e che non si prendono la responsabilità delle proprie parole, delle proprie decisioni, della propria essenza, delle proprie azioni: nel bene e nel male.

La responsabilità è la croce che solo gli adulti decidono di caricarsi sulle spalle.

Modificato da Percival
Inviato
27 minuti fa, Percival ha scritto:

Amsterdam...

In realtà sono d'accordo con te.

 

Una cosa a cui non mi frega un cazzo di partecipare come milite sono le guerre tra fazioni, tanto più se le due "fazioni" sono i due sessi di una stessa specie, ideati per lavorare in una qualche sinergia ai fini di propagazione della specie.

Spesso le ragazze (i maschi in minor misura) tendono, per loro architettura cerebrale/abitudine appresa, a scattare a molla vedendo immaginando fazioni, nemici, dove non ne esistono.

A vedere assoluti dove si parla di tendenze, probabilità.

A cercare... Quei nemici. Forse perché senza un nemico contro cui scagliar pietre non ci si riesce a sentire abbastanza identificati nel tal gruppo di appartenenza.

E da ciò, le risposte come quella che hai dato istintivamente tu...

 

E' naturale che non ci possano essere assoluti. Ed è naturale che non si possa essere tutti la magica eccezione.

 

Se faccio riferimento alle donne è per tre fondamentali ragioni.

In primis, la natura mi ha condannato all'eterosessualità, pertanto non ho mai avuto interesse nell'uscire coi maschi e la mia esperienza relazionale si basa principalmente (se escludiamo i rapporti con i conoscenti e gli amici) su di esse.

 

In seconda istanza... La donna è per sua natura più caotica del maschio medio. Più volubile, emotiva, istintiva. E non servono studi o comizi di professoroni, basta l'esperienza di strada, aver messo le mani nel fango e nel sangue. Me ne starei zitto se avessi interagito con una sparuta manciatina di persone.

Attenzione, stiamo parlando di tendenze. Forti, tendenze, ma pur sempre tendenze che non si possono ignorare.

 

Terzo punto, e qui veniamo al perché concordo con te e perché siamo - forse, non ti conosco - dalla stessa parte della trincea.

Ci sono maschi che non hanno neanche la maturità di dire ciò che pensano e fare ciò che dicono. Ci sono.

Sono maschi perché hanno il cazzo, ma non sono uomini. Sono bambini.

E diamine, tutti si può sbagliare, tutti si può sbagliare una valutazione e cambiarla (prendendosene la responsabilità), ma le basi, Cristo. Le basi.

Un maschio adulto definibile tale non se lo sogna neanche di non presentarsi ad un appuntamento, di tardare mezz'ora senza avvertire, di dire che ti oggi ti vuole e domani non ti vuole più, di farti pagare un hotel per passare la notte insieme e poi bloccarti e sparire senza nemmeno una mezza scusa di merda (successo, giuro), di promettere mari e monti e poi farti trovare l'icona grigia sul contatto whatsapp.

Un maschio adulto che si rispetti non parla tanto per parlare. Può cambiare idea, chi non cambia idea sulle cose è un coglione. Ma ha senso di responsabilità.

Pertanto, se ad esempio decide che non è il caso di vedervi lo comunica con anticipo E fornisce LA vera motivazione. Magari con un minimo di tatto, ma dice la verità.

Ecco, nel mio campo percettivo questi maschi non sono uomini, ma puttanelle. Fanno parte del catrame al pari di quella triste maggioranza di ragazze (mi spiace dirlo, ma sono statisticamente più della metà) che il senso di responsabilità non hanno idea di dove stia di casa.

Abituate all'impunità assoluta, al poter pisciare sul tempo degli altri, al sentirsi la reginetta di un castello di sabbia di cui millantano le fondamenta.

Abituate a lasciarsi guidare solo e soltanto dal turbine caotico di emozioni, pare, paure, Paolo Fox, amiche...

Ecco, queste persone (escludiamo i malati e i pesantemente traumatizzati), maschi o femmine che siano, hanno la dignità del catrame.

Non li considero la mia stessa specie.

Maschi o femmine che siano.

 

Ora, occorre notare che certi comportamenti sono più comuni nelle ragazze.

Non me ne frega un cazzo se non è "politicamente corretto", anzi, meglio.

Teoricamente, in una società normale, il numero di maschi che li agiscono dovrebbe tendere a zero. Anche perché, tra maschi, con comportamenti simili resti solo come un cane e presto o tardi prendi qualche cartone in faccia.

Parimenti, in una società normale - leggasi allineata alla natura della nostra specie -, il numero di donne responsabili (almeno sulle cazzo di basi) dovrebbe essere molto più alto di quello che, purtroppo, si riscontra oggi.

E questo non significa che non ce ne siano, Amsterdam.

Significa che Percival e tutti quelli che leggono ed hanno avuto occasione di uscire con tante ragazze combattono ogni giorno con sé stessi per non cadere nella trappola di una cieca misoginia.

Combattono, per difendere l'onore di quelle donne che invece mostrano un minimo di responsabilità.

Che seppur fragili umani si prendono spesso (o per lo meno, sulle dannate BASI) una certa dose di responsabilità.

Cristoddio, io voglio che siano queste donne a redimere le altre, a prenderle a schiaffi quando fanno le bambine viziate di merda. A tendergli prima una mano, senza pregiudizio. A lasciarle crepare nella loro insignificanza, qualora si ritenessero dee in terra e nate con la camicia.

 

Ne approfitto...

Per rendere onore a una donna che, nonostante le titubanze, nonostante le paure, mi ha dimostrato nel tempo (un anno e mezzo) e coi FATTI, una base di responsabilità che è tristemente rara.

Mai una buca del cazzo.

Mai ritardi vergognosi.

Non ha esitato a mettere il culo sulla macchina (che ovviamente non sa guidare - tanto mi legge -).

Mai cambi di idea casuali su impegni presi.

Ecco, sì. Anche lei vive e ha vissuto, talvolta, nel presente emozionale. Anche lei ha detto cose che poi non ha del tutto mantenuto... Come ho avuto modo di scrivere.

Ma le basi, dannazione. Le basi, come il rispetto del tempo altrui ci sono, e questo le fa onore mettendola dieci spanne sopra la massa di catrame.

Parlo di te Harley.

 

Queste sono le donne che voglio nella mia vita e che auguro a tutti di avere nella propria. Per un mese, un anno, tre o quanto vi pare.

Le altre non valgono nulla, sono catrame come quei cazzomuniti (non sono uomini) che sono volubili come banderuole e che non si prendono la responsabilità delle proprie decisioni, della propria essenza, delle proprie azioni: nel bene e nel male.

La responsabilità è la croce che solo gli adulti decidono di caricarsi sulle spalle.

Quello di cui parli in questo messaggio, lo scontro di fazioni, è sempre più tristemente evidente nel mondo di oggi, specie in quello americano (e per derivazione, quello italiano).

In altri tuoi interventi hai citato o condiviso Jordan Peterson, perciò non penso occorra spendere troppe parole su concetti come l'identità di gruppo, e su come molte persone si identifichino  con ideologie al punto da triggerarsi  per ogni cazzata, avendo bisogno di questa manichea contrapposizione al fine di sentirsi falsamente vive e meno sole.

Basti pensare alle femministe (ripeto, soprattutto americane), ai MAGA boys, a tutte quelle definizioni e incasellamenti  di cui l'americano ha un disperato bisogno.

Anche Amsterdam, per motivi suoi o per condizionamenti sociali, si è triggerata   a suo modo, sebbene in forma pacata. Anche sul resto nulla da eccepire, sono tutte considerazioni che noi uomini (parlo per me e per chi conosco) abbiamo almeno una volta nella vita testato in prima persona.

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Amsterdam
Inviato
47 minuti fa, Percival ha scritto:

Amsterdam...

In realtà sono d'accordo con te.

 

Una cosa a cui non mi frega un cazzo di partecipare come milite sono le guerre tra fazioni, tanto più se le due "fazioni" sono i due sessi di una stessa specie, ideati per lavorare in una qualche sinergia ai fini di propagazione della specie.

Spesso le ragazze (i maschi in minor misura) tendono, per loro architettura cerebrale/abitudine appresa, a scattare a molla vedendo immaginando fazioni, nemici, dove non ne esistono.

A vedere assoluti dove si parla di tendenze, probabilità.

A cercare... Quei nemici. Forse perché senza un nemico contro cui scagliar pietre non ci si riesce a sentire abbastanza identificati nel tal gruppo di appartenenza.

E da ciò, le risposte come quella che hai dato istintivamente tu...

 

E' naturale che non ci possano essere assoluti. Ed è naturale che non si possa essere tutti la magica eccezione.

 

Se faccio riferimento alle donne è per tre fondamentali ragioni.

In primis, la natura mi ha condannato all'eterosessualità, pertanto non ho mai avuto interesse nell'uscire coi maschi e la mia esperienza relazionale si basa principalmente (se escludiamo i rapporti con i conoscenti e gli amici) su di esse.

 

In seconda istanza... La donna è per sua natura più caotica del maschio medio. Più volubile, emotiva, istintiva. E non servono studi o comizi di professoroni, basta l'esperienza di strada, aver messo le mani nel fango e nel sangue. Me ne starei zitto se avessi interagito con una sparuta manciatina di persone.

Attenzione, stiamo parlando di tendenze. Forti, tendenze, ma pur sempre tendenze che non si possono ignorare.

 

Terzo punto, e qui veniamo al perché concordo con te e perché siamo - forse, non ti conosco - dalla stessa parte della trincea.

Ci sono maschi che non hanno neanche la maturità di dire ciò che pensano e fare ciò che dicono. Ci sono.

Sono maschi perché hanno il cazzo, ma non sono uomini. Sono bambini.

E diamine, tutti si può sbagliare, tutti si può sbagliare una valutazione e cambiarla (prendendosene la responsabilità), ma le basi, Cristo. Le basi.

Un maschio adulto definibile tale non se lo sogna neanche di non presentarsi ad un appuntamento, di tardare mezz'ora senza avvertire, di dire che ti oggi ti vuole e domani non ti vuole più, di farti pagare un hotel per passare la notte insieme e poi bloccarti e sparire senza nemmeno una mezza scusa di merda (successo, giuro), di promettere mari e monti e poi farti trovare l'icona grigia sul contatto whatsapp.

Un maschio adulto che si rispetti non parla tanto per parlare. Può cambiare idea, chi non cambia idea sulle cose è un coglione. Ma ha senso di responsabilità.

Pertanto, se ad esempio decide che non è il caso di vedervi lo comunica con anticipo E fornisce LA vera motivazione. Magari con un minimo di tatto, ma dice la verità.

Ecco, nel mio campo percettivo questi maschi non sono uomini, ma puttanelle. Fanno parte del catrame al pari di quella triste maggioranza di ragazze (mi spiace dirlo, ma sono statisticamente più della metà) che il senso di responsabilità non hanno idea di dove stia di casa.

Abituate all'impunità assoluta, al poter pisciare sul tempo degli altri, al sentirsi la reginetta di un castello di sabbia di cui millantano le fondamenta.

Abituate a lasciarsi guidare solo e soltanto dal turbine caotico di emozioni, pare, paure, Paolo Fox, amiche...

Ecco, queste persone (escludiamo i malati e i pesantemente traumatizzati), maschi o femmine che siano, hanno la dignità del catrame.

Non li considero la mia stessa specie.

Maschi o femmine che siano.

 

Ora, occorre notare che certi comportamenti sono più comuni nelle ragazze.

Non me ne frega un cazzo se non è "politicamente corretto", anzi, meglio.

Teoricamente, in una società normale, il numero di maschi che li agiscono dovrebbe tendere a zero. Anche perché, tra maschi, con comportamenti simili resti solo come un cane e presto o tardi prendi qualche cartone in faccia.

Parimenti, in una società normale - leggasi allineata alla natura della nostra specie -, il numero di donne responsabili (almeno sulle cazzo di basi) dovrebbe essere molto più alto di quello che, purtroppo, si riscontra oggi.

E questo non significa che non ce ne siano, Amsterdam.

Significa che Percival e tutti quelli che leggono ed hanno avuto occasione di uscire con tante ragazze combattono ogni giorno con sé stessi per non cadere nella trappola di una cieca misoginia.

Combattono, per difendere l'onore di quelle donne che invece mostrano un minimo di responsabilità.

Che seppur fragili umani si prendono spesso (o per lo meno, sulle dannate BASI) una certa dose di responsabilità.

Cristoddio, io voglio che siano queste donne a redimere le altre, a prenderle a schiaffi quando fanno le bambine viziate di merda. A tendergli prima una mano, senza pregiudizio. A lasciarle crepare nella loro insignificanza, qualora si ritenessero dee in terra e nate con la camicia.

 

Ne approfitto...

Per rendere onore a una donna che, nonostante le titubanze, nonostante le paure, mi ha dimostrato nel tempo (un anno e mezzo) e coi FATTI, una base di responsabilità che è tristemente rara.

Mai una buca del cazzo.

Mai ritardi vergognosi.

Non ha esitato a mettere il culo sulla macchina (che ovviamente non sa guidare - tanto mi legge -).

Mai cambi di idea casuali su impegni presi.

Ecco, sì. Anche lei vive e ha vissuto, talvolta, nel presente emozionale. Anche lei ha detto cose che poi non ha del tutto mantenuto... Come ho avuto modo di scrivere.

Ma le basi, dannazione. Le basi, come il rispetto del tempo altrui ci sono, e questo le fa onore mettendola dieci spanne sopra la massa di catrame.

 

Queste sono le donne che voglio nella mia vita e che auguro a tutti di avere nella propria. Per un mese, un anno, tre o quanto vi pare.

Le altre non valgono nulla, sono catrame come quei cazzomuniti (non sono uomini) che sono volubili come banderuole e che non si prendono la responsabilità delle proprie decisioni, della propria essenza, delle proprie azioni: nel bene e nel male.

La responsabilità è la croce che solo gli adulti decidono di caricarsi sulle spalle.

Percival...

Anche io sono nata donna ed etero e quindi parlo di uomini..come te di donne.

Nessuna fazione nessuna stronzata

Ok, magari la ragione del rimandare l'appuntamento puo' anche essere vera, ma se poi scoprendo che, se non vai QUEL giorno non la vedi per molto tempo per cause di forza maggiore, e SOLO ALLORA, magicamente riesci a spostare l'impegno che avevi prima e che ti aveva portato a scriverle per spostare l'appuntamento, allora  tanto importante non era e potevi EVITARE TUTTA QUELLA ROTTURA DI PALLE E forse significa anche che hai il culo pesante..non proprio un uomo come dici tu

Giraluna
Inviato
20 minuti fa, Improve Your Skill ha scritto:

triggerarsi  per ogni cazzata,

Ti do ragione. Da donna ti scrivo che ho avuto modo di approfondire parecchio questa parola. Sotto di essa si nasconde una richiesta di aiuto. Di essere vista; la bimba, intendo. In questa società che ci vuole indipendenti e fortissime alla fine vi fa ritrovare con donne molto ... esplosive, comunque sempre bimbe. La bimba non viene mai vista perché ci deve essere sempre l adulta. Ci sta. Lei se ne frega del giudizio altrui, opera e non auto sabota, scaricando le responsabilità all uomo. Poi però serve anche essere la donna che si affida all uomo e questo è davvero molto difficile. 

Un giorno alla volta serve andare avanti cercando di equilibrare le due parti. Appena l adulta sente di starci troppo, allora forse è funzionale dirle di riposarsi un attimo e lasciar correre la bimba per i prati. Appena quest ultima è troppo stanca per continuare a correre, farsi strigliare dall adulta. Così questi trigger saranno solo dispersi echi di uno sparo e non più lo sparo stesso. 

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roberto5552
Inviato

Un maschio adulto definibile tale non se lo sogna neanche di non presentarsi ad un appuntamento, di tardare mezz'ora senza avvertire, di dire che ti oggi ti vuole e domani non ti vuole più, di farti pagare un hotel per passare la notte insieme e poi bloccarti e sparire senza nemmeno una mezza scusa di merda (successo, giuro), di promettere mari e monti e poi farti trovare l'icona grigia sul contatto whatsapp.

Il mio misero contributo ma forse perché ho atteggiamenti infantili ma mi è capitato di fare ciò con qlcuno con il quale nn avevo alcun interesse. Quindi ci sono maschi che fanno ciò.... 

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