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Giraluna

Human Sensibility

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Giraluna

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“Tu senti le cose in maniera diversa. Non sarò mai in grado di vivere i rapporti come fai tu”.

E' risaputo che non mi sono mai piaciute le definizioni. Definire equivale a limitare, a partecipare ad un perverso gioco al massacro dove non si riescono ad individuare chi siano la vittima ed il carnefice. Alla fine non rimangono che le carcasse di morti viventi.

Questi sono stati i miei pensieri per trentanni della mia vita ed ho tentato di cercare quale fosse la
Verità. Per tutto questo tempo ho vissuto un conflitto fra chi ero e chi mi dicevano di essere. Sentivo e vivevo diversamente. Eppure, fuori dal recinto, immancabilmente non sembrava essere così
che andavano le cose; che funzionassero in un altro modo e dovessi adattarmi ad esso.

Dentro di me qualcosa gridava di non farlo e di proseguire nella ricerca dell'interezza. Così perseverai, finché due settimane fa non arrivai a capo del conflitto e scoprii chi sono. Dunque alla fatidica domanda, che almeno una volta nella vita ci viene rivolta, ho da dare finalmente una risposta
autentica. Fatemela, ora che sicuramente avrò stimolato la vostra curiosità. 

Chi sei?

Sono il frutto di una definizione. Ad oggi continuo a ritenere che definire sia limitare, a cui ora, però,
aggiungo una variante importante: significa ridurre il numero di possibilità in cui gli altri non ci vedono per chi
siamo veramente
. In poche parole farlo è un diritto etico per chiunque voglia migliorare se stesso.

Ora sto ricontestualizzando la mia intera vita a partire dalla mia infanzia, quando comparirono i primi segni della mia personalità. Mia madre era costretta a restarsene seduta sulle panchine dell'asilo perché mi abituassi a quella nuova situazione, con quei bambini che non avevo mai visto. Temevo persino di chiedere alla maestra di andare al bagno e me la facevo addosso.

“Si, l'avevo capito che c'era qualcosa di diverso in te”, confessò lei l'altro giorno.

Appartengo ad un ristretto 20% della popolazione che viene più fraintesa, che compresa. Agli altri piace definirci come persone timide o inibite. Forse non sanno che questi sono stati transitori dell'essere: possono scomparire. Invece la personalità è tua, per sempre.

Chi sono è dovuto alla variazione di due neurotrasmettitori rispetto all'80% della popolazione.

Questa minoranza adotta una strategia di sopravvivenza che consiste nel prendersi del tempo per controllare, osservare, riflettere ed elaborare più profondamente le informazioni prima di decidere cosa fare. Di fronte ad una situazione che rievoca il passato è in grado di reagire al pericolo o di individuare un'opportunità più velocemente degli altri. 
La lentezza nell'azione è dovuta alla profondità di elaborazione - dote basilare - che origina infine una lungimiranza profetica

La definizione meno accademica delle mie caratteristiche è questa: DOES:
Deph: profondità di elaborazione;
Overstimulation: situazione complicata/intensa (rumorosa)/protratta a lungo comporta una istantanea stanchezza;
Empathy o reattività emotiva: l'accresciuta attività dell'insula - area del cervello che integra la
conoscenza delle emozioni, degli stati interiori, della posizione del corpo e degli eventi esterni - e una maggior attivazione dei neuroni specchio – responsabili dell'apprendimento per imitazione e dell'empatia - permettono di sentire proprio le altre persone;
Sensibilità ai dettagli.

Io sono una di loro. 

Aggiungo di più: sono anche introversa. Introverso significa proiettato verso la conoscenza della vita interiore di sé e degli altri. Egli è coscienzioso ed ama un clima più tranquillo. È in grado di estrarre lo spessore del mondo e portarlo a conoscenza degli altri e nello specifico di chi fa parte del cerchio in cui si identifica. Il suo ruolo potrebbe essere quello del consigliere reale, che sconsiglia i Re o i principi guerrieri dal prendere decisioni impulsive, mettendoli al corrente delle reali dinamiche sotterranee del regno.

Sono personalità rivoluzionarie, eccezioni alle regole del sistema, leader, visionari, creativi, pensatori
intraprendenti ed innovativi. Sono persone che fanno. Conducono le rivoluzioni al benessere e ai nuovi
paradigmi del pensiero. Possono vedere ciò che non funziona e hanno il coraggio e la cura di cambiarlo.

Ecco dunque chi sono veramente. Ma non è tutto qui. Lo fosse, non starei qui a tesserne la trama. 

Ognuno di noi eccelle in una di queste funzioni: percezione, intuizione, pensiero e sentimento. E scarseggia in una di queste. 

Questa scarsità è dovuta all'attaccamento con il mio primo caretaker, l'adulto che si è preso cura di noi dall'infanzia, che ha creato un conflitto fra i due sistemi del cervello: quello
dell'attivazione comportamentale, ossia dell'approccio e della facilitazione (il Re guerriero) e quello dell'inibizione comportamentale, ossia di pause to check, fermarsi e controllare la nuova situazione (il consigliere).

Indovinate in quale eccello ed in quale scarseggio. 

Erano trent'anni che cercavo risposte ed ora le ho trovate. Qualcuno le ottiene in là con gli anni, qualcun altro non le ottiene proprio. Io le ho, e alla neonata età di trent'anni. 

Ora sto progettando concretamente di andarmene di casa. Convivo più pacificamente con le sensazioni degli uomini che frequento e di cui ne sento i bisogni o quando di me
hanno qualche fugace pensiero. Diciamo che adesso ho una sorta di surivivor game più marcato rispetto a tempo fa.

Non è facile essere me: complessa, ricca e vasta di peculiarità che solo in pochi hanno e che possono
rivelarsi potenti, se ben gestite. Tuttavia posta nelle giuste condizioni sono una persona estremamente dotata.

Si, ho queste doti sin dalla nascita. Mi piace definirmi una persona con una certa sensibilità. Quindi ora, rispetto a prima, concederò ancora meno la possibilità agli altri di farlo senza il mio permesso.

E pensare che ad una prima lettura potrebbe pure sembrare che sono alquanto fragile. 

Rido. 

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Giraluna

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Scivolo nel dolce tepore della solitudine. È un abbraccio silenzioso, umile e trasparente. In questo periodo sto cercando sempre più spesso il suo conforto, soprattutto nei posti più affollati. Dopotutto siamo soli anche in mezzo alla folla. 

Sovente mi sono ritrovata in luoghi angusti, carichi di una energia negativa. C'è molta infelicità intorno a noi. È diventata la compagna fedele di molti devoti discepoli. 

Quale afflizione ti coglie giovane donna al banco del bar? Quale preoccupazione piega le tue fragili cartilagini, anziano signore? Cosa la turba, riccioluta signora, tanto da parlare così concitata?

So che qualcosa li angustia. Mi basterebbe poco per capire di cosa si tratti esattamente. Eppure non voglio saperlo. Scelgo di rimanere sulla superficie delle loro debolezze e farmi cingere dal braccio possente della conoscenza: inverto la rotta e punto il timone verso me stessa.
Così, in un posto ricolmo di odori e umori scissi fra loro, inizio a dilettarmi in qualcosa che ormai ho imparato a fare bene: rinsaldare il mio scudo.

Immagino la tempesta che si scatena nel mare dei Mostri. Sono al timone, preoccupata. Le onde alte e gli scrosci di pioggia mi rendono difficile rimanere concentrata sulla rotta. Ascolto il rombo squarciante dei tuoni incombere sopra di me. 

La natura non chiede il permesso di esistere, non porge le sue scuse, non considera le conseguenze. Quando vuole scatenare la sua forza agisce senza troppi complimenti. In mezzo a questo disordine il mio autocontrollo vacilla.

Sono questi alcuni dei momenti in cui penso più intensamente: quando sto per raggiungere un altro traguardo. Sento esplodere dentro di me un indomito coraggio ed una forza quasi aliena. 

Il timone trema sotto l'impetuoso moto ondoso. Si, per me è stata davvero brutta sino a poco tempo fa: cercai di contrastare la forza dei sentimenti, che sentivo tremare
dentro di me come se fossi tutti loro ed uno solo, provando a combattere la natura stessa della loro esistenza.

Il mio sguardo si assottiglia. È giunta una presenza familiare alle mie spalle. Sento i suoi passi avvicinarsi. D'improvviso mi sposta i capelli dietro alla nuca mentre si accosta al mio orecchio per sussurrarmi questo: osservati come osserveresti la natura in questi momenti. Le sue parole solleticano il desiderio e la curiosità dell'Altra Parte di Me. 

Come la osserverei in questi momenti di ineluttabile dominanza?

Vedo l'Altra Parte di Me osservarmi da lontano, senza proferire alcuna parola.
Dall'esterno, la sua presenza immobile e concentrata, può certamente sembrare che stia guardando un film dalla travolgente trama. Invece dentro di Lei sta ammirando con muta consapevolezza la grandiosità di questo istante. È al suo posto, senza ch'ella sconfini oltre questa tragedia in corso. Ed è proprio così che vorrei affrontarla: rispettando gli spazi che mi concede.

Nel frattempo la presenza è sparita. Ne sento già la mancanza, anche se per me c è sempre.

Ora non esisto più io che tento di vincere la tempesta, ma Me che ne segue il flusso. Abbandono ogni conflitto e perdono questa natura che fa solo ciò per cui esiste. In questo istante ella sta provando le
stesse emozioni di un umano in preda alle sue frustrazioni. La sua rabbia è identica a quella di un uomo solo.

A che serve dunque combattere una natura simile alla mia?

La tempesta inizia a placarsi. 
Comprendo che quella familiare presenza è venuta di nuovo in mio soccorso senza che le abbia chiesto nulla. Solo perché desidera vedermi libera da quelle catene, che conosce forse meglio di me, mentre raggiungo l'integrazione.

E realizzo l unica risposta alla mia marcata sensibilità ai moti interiori altrui.  È una questione davvero interessante, i cui risultati ed osservazioni mi hanno fatto capire una cosa importante: di me non vi sarà alcuna traccia o segno pesante nel cuore degli altri poiché nel mio mi sono finalmente riconosciuta.

Infine ognuno di noi, ogni tanto, vuole essere visto per quello che prova e farlo significa dargli lo spazio che gli spetta di natura. Una natura di cui è più vantaggioso seguirne il flusso ondoso poiché potrebbe anche rivelare inediti nascondigli dove attraccare la propria nave.

Noi che per primi percepiamo le sfumature altrui forse dovremmo perdonare chi non riesce a farlo dato che siamo condannati dal gravoso fardello della conoscenza.

Io sono stata già vista. E so che se desidero conversare spoglia di tutto, il porto di quella presenza è l'unico in cui approdare, certa di trovarmi in buona compagnia appena la raggiungo con i miei teschi. Non tutti sono così fortunati e neanche così desiderosi di esserlo. 

Quindi eccole, di nuovo, la consapevolezza e la quiete dopo la tempesta.

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