Carnacki [Élite] 9281 Inviato 9 Aprile 2019 Inviato 9 Aprile 2019 È un tema che qui sul forum è già stato dibattuto, ma volevo portare il mio personale contributo. Da quando sono tornato single ho rimesso in discussione tanti aspetti di me stesso, non ultimo il mio rapporto con gli altri; il tutto, unito all'esperienza lavorativa che sto vivendo, ha messo in luce come - dagli amici ai conoscenti - la mia stessa esistenza fosse logorata dal peso della (presunta) aspettativa, sia degli altri verso di me che di me verso il prossimo. Più passa il tempo, più vivo certe situazioni, più mi convinco di quanto il farmi aspettative sugli altri fosse dannoso per la mia psiche. Escludo, ma nemmeno del tutto, ambiti in cui l'aspettativa è legata a un obbligo lavorativo, mi riferisco proprio ai rapporti interpersonali. Innanzitutto ho realizzato che a prendere tutto di petto, serio e univoco sempre e comunque, stavo uscendo scemo: la gente spesso scherza (e prima non me ne accorgevo), dice una cosa e il giorno dopo l'esatto contrario, ti richiede due volte la stessa cosa se si trova in due contesti diversi... Probabilmente in passato me la sarei presa, ora accetto che è così. Accetto che come un collega scherza su un terzo, così possa scherzare su di me (con me presente o meno, se non offensivo); accetto che un collega mi ponga due volte la stessa domanda, o che faccia una proposta e poi cada nel vuoto. Soprattutto, dedicando meno tempo, affanno ed energie nel far quadrare le cose altrui, mi sono accorto di come io stesso, essendo umano, faccia a volte le stesse cose. O semplicemente faccia come mi sento, e che questo potrebbe deludere qualcuno. Prima nel weekend andavo in ansia nel dover organizzare l'uscita con gli amici, con la ragazza, etc... Ora l'ansia è molto diminuita, e lascio anche stare su cose minime, tipo un amico che si lamenta se "pacco" e giusto il giorno successivo pacca all'ultimo. Sticazzi, avrà avuto i suoi motivi. In generale, volevo riportare questo mio momento, forse può essere di confronto per chi, come me, è (era) ossessionato dalla "parola data" o dall'aspettarsi determinate azioni dagli altri. Febb, Arturo Bandini, MichelaDevi e 4 altri ha reagito a questo 7
OldPlayer [Partecipante] 2439 Inviato 9 Aprile 2019 Inviato 9 Aprile 2019 24 minuti fa, Improve Your Skill ha scritto: È un tema che qui sul forum è già stato dibattuto, ma volevo portare il mio personale contributo. Da quando sono tornato single ho rimesso in discussione tanti aspetti di me stesso, non ultimo il mio rapporto con gli altri; il tutto, unito all'esperienza lavorativa che sto vivendo, ha messo in luce come - dagli amici ai conoscenti - la mia stessa esistenza fosse logorata dal peso della (presunta) aspettativa, sia degli altri verso di me che di me verso il prossimo. Più passa il tempo, più vivo certe situazioni, più mi convinco di quanto il farmi aspettative sugli altri fosse dannoso per la mia psiche. Escludo, ma nemmeno del tutto, ambiti in cui l'aspettativa è legata a un obbligo lavorativo, mi riferisco proprio ai rapporti interpersonali. Innanzitutto ho realizzato che a prendere tutto di petto, serio e univoco sempre e comunque, stavo uscendo scemo: la gente spesso scherza (e prima non me ne accorgevo), dice una cosa e il giorno dopo l'esatto contrario, ti richiede due volte la stessa cosa se si trova in due contesti diversi... Probabilmente in passato me la sarei presa, ora accetto che è così. Accetto che come un collega scherza su un terzo, così possa scherzare su di me (con me presente o meno, se non offensivo); accetto che un collega mi ponga due volte la stessa domanda, o che faccia una proposta e poi cada nel vuoto. Soprattutto, dedicando meno tempo, affanno ed energie nel far quadrare le cose altrui, mi sono accorto di come io stesso, essendo umano, faccia a volte le stesse cose. O semplicemente faccia come mi sento, e che questo potrebbe deludere qualcuno. Prima nel weekend andavo in ansia nel dover organizzare l'uscita con gli amici, con la ragazza, etc... Ora l'ansia è molto diminuita, e lascio anche stare su cose minime, tipo un amico che si lamenta se "pacco" e giusto il giorno successivo pacca all'ultimo. Sticazzi, avrà avuto i suoi motivi. In generale, volevo riportare questo mio momento, forse può essere di confronto per chi, come me, è (era) ossessionato dalla "parola data" o dall'aspettarsi determinate azioni dagli altri. Difficile non vivere di "aspettative".... In fin dei conti, gran parte di quello che facciamo è mosso in virtù di un risultato che ci aspettiamo di ottenere.... Probabilmente, dovremmo imparare a porci degli obbiettivi consapevoli che potremmo fallire. Salvatore93 e Carnacki ha reagito a questo 2
Carnacki [Élite] 9281 Inviato 9 Aprile 2019 Autore Inviato 9 Aprile 2019 1 minuto fa, OldPlayer ha scritto: Difficile non vivere di "aspettative".... In fin dei conti, gran parte di quello che facciamo è mosso in virtù di un risultato che ci aspettiamo di ottenere.... Probabilmente, dovremmo imparare a porci degli obbiettivi consapevoli che potremmo fallire. Son d'accordo, soprattutto sugli obiettivi personali. Se faccio qualcosa, un minimo condizionamento sull'outcome, sul risultato lo avrò sempre. Il "problema" è quando la nostra aspettativa è riposta su questioni di minore importanza e affidata ad altre persone, e quando da quella aspettativa facciamo dipendere in toto la percezione di noi stessi. Un esempio banale, citando la mia esperienza, è l'amico/conoscente che mi richiede due volte la stessa cosa in due occasioni diverse: forse non tiene a me abbastanza, sono noioso quando parlo... O forse semplicemente in quel momento era distratto, se ne è dimenticato o vuole risentirselo dire. Salvatore93 ha reagito a questo 1
Sten [Partecipante] 1584 Inviato 9 Aprile 2019 Inviato 9 Aprile 2019 (modificato) 57 minuti fa, Improve Your Skill ha scritto: È un tema che qui sul forum è già stato dibattuto, ma volevo portare il mio personale contributo. Da quando sono tornato single ho rimesso in discussione tanti aspetti di me stesso, non ultimo il mio rapporto con gli altri; il tutto, unito all'esperienza lavorativa che sto vivendo, ha messo in luce come - dagli amici ai conoscenti - la mia stessa esistenza fosse logorata dal peso della (presunta) aspettativa, sia degli altri verso di me che di me verso il prossimo. Più passa il tempo, più vivo certe situazioni, più mi convinco di quanto il farmi aspettative sugli altri fosse dannoso per la mia psiche. Escludo, ma nemmeno del tutto, ambiti in cui l'aspettativa è legata a un obbligo lavorativo, mi riferisco proprio ai rapporti interpersonali. Innanzitutto ho realizzato che a prendere tutto di petto, serio e univoco sempre e comunque, stavo uscendo scemo: la gente spesso scherza (e prima non me ne accorgevo), dice una cosa e il giorno dopo l'esatto contrario, ti richiede due volte la stessa cosa se si trova in due contesti diversi... Probabilmente in passato me la sarei presa, ora accetto che è così. Accetto che come un collega scherza su un terzo, così possa scherzare su di me (con me presente o meno, se non offensivo); accetto che un collega mi ponga due volte la stessa domanda, o che faccia una proposta e poi cada nel vuoto. Soprattutto, dedicando meno tempo, affanno ed energie nel far quadrare le cose altrui, mi sono accorto di come io stesso, essendo umano, faccia a volte le stesse cose. O semplicemente faccia come mi sento, e che questo potrebbe deludere qualcuno. Prima nel weekend andavo in ansia nel dover organizzare l'uscita con gli amici, con la ragazza, etc... Ora l'ansia è molto diminuita, e lascio anche stare su cose minime, tipo un amico che si lamenta se "pacco" e giusto il giorno successivo pacca all'ultimo. Sticazzi, avrà avuto i suoi motivi. In generale, volevo riportare questo mio momento, forse può essere di confronto per chi, come me, è (era) ossessionato dalla "parola data" o dall'aspettarsi determinate azioni dagli altri. Mi sa che l'hai presa con troppa leggerezza.. Hai descritto un paio di atteggiamenti dell'individuo medio... e l' individuo medio è merda per quei comportamenti. "Più passa il tempo, più vivo certe situazioni, più mi convinco di quanto il farmi aspettative sugli altri fosse dannoso per la mia psiche. Escludo, ma nemmeno del tutto, ambiti in cui l'aspettativa è legata a un obbligo lavorativo, mi riferisco proprio ai rapporti interpersonali. Innanzitutto ho realizzato che a prendere tutto di petto, serio e univoco sempre e comunque, stavo uscendo scemo" Fermati qui. Poi dai un valore alle persone in base a quello che fanno. "Accetto che come un collega scherza su un terzo, così possa scherzare su di me (con me presente o meno, se non offensivo);" Questo va contestualizzato. Quando la gente ha troppo spesso in bocca il nome degli altri non è mai un buon segno. "la gente spesso scherza (e prima non me ne accorgevo), dice una cosa e il giorno dopo l'esatto contrario" Lo vedi bene quando è uno scherzo. Uno che dice x poi y e infine fa z, è merda liquida. Scarsa personalità e totalmente inaffidabili Da questi la prendi in culo molto forte, specialmente se entra in gioco la figa. "tipo un amico che si lamenta se "pacco" e giusto il giorno successivo pacca all'ultimo. Sticazzi, avrà avuto i suoi motivi." Tipo sti cazzi è un coglione incoerente. Modificato 9 Aprile 2019 da Sten giannicarlo e Milosevic ha reagito a questo 2
Carnacki [Élite] 9281 Inviato 9 Aprile 2019 Autore Inviato 9 Aprile 2019 4 minuti fa, Sten ha scritto: Mi sa che l'hai presa con troppa leggerezza.. Hai descritto un paio di atteggiamenti dell'individuo medio... e l' individuo medio è merda per quei comportamenti. "Più passa il tempo, più vivo certe situazioni, più mi convinco di quanto il farmi aspettative sugli altri fosse dannoso per la mia psiche. Escludo, ma nemmeno del tutto, ambiti in cui l'aspettativa è legata a un obbligo lavorativo, mi riferisco proprio ai rapporti interpersonali. Innanzitutto ho realizzato che a prendere tutto di petto, serio e univoco sempre e comunque, stavo uscendo scemo" Fermati qui. Poi dai un valore alle persone in base a quello che fanno. "Accetto che come un collega scherza su un terzo, così possa scherzare su di me (con me presente o meno, se non offensivo);" Questo va contestualizzato. Quando la gente ha troppo spesso in bocca il nome degli altri non è mai un buon segno. "la gente spesso scherza (e prima non me ne accorgevo), dice una cosa e il giorno dopo l'esatto contrario" Lo vedi bene quando è uno scherzo. Uno che dice x poi y e infine fa z, è merda liquida. Scarsa personalità e totalmente inaffidabili Da questi la prendi in culo molto forte, specialmente se entra in gioco la figa. "tipo un amico che si lamenta se "pacco" e giusto il giorno successivo pacca all'ultimo. Sticazzi, avrà avuto i suoi motivi." Tipo sti cazzi è un coglione incoerente. Certamente, dipende dalle situazioni. Non voglio passare dall'eccesso di prendere tutto come la fine del mondo a prendere tutto come "sticazzi". Sticazzi se è una cosa minima o ininfluente... Quando parlavo di dire una cosa e il giorno dopo il contrario era riferito a questioni banali, di small talk, non del tipo "oggi ti do ragione, domani davanti agli altri ti smerdo". Per lo scherzare su terzi lo intendevo come una cosa che succede una tantum, se uno sempre deve sparlare del prossimo me ne allontano bellamente ed evito di averci a che fare. Infine sulla questione amici sì, forse alle volte sono coglioni incoerenti, ma cerco anche un compromesso; non voglio mettermi col bilancino anche perché la maggior parte delle volte dimostrano la loro amicizia con fatti concreti. Intendevo che non mi attacco alla situazione singola e mal interpretabile a caldo.
Bussola [Banned] 1017 Inviato 9 Aprile 2019 Inviato 9 Aprile 2019 Personalmente non riverso più aspettative in niente e nessuno ... sopratutto in mè stesso. Mi metto in gioco , perchè di base mi piace provare cose nuove, m'impegno, ma non nutro aspettative sul risultato, va bene? bene ! non va bene? vado oltre. Ho raggiunto una serenità in questi ultimi anni che non ero mai riuscito a raggiungere prima. XPredatorX ha reagito a questo 1
Neversaynever [Partecipante] 410 Inviato 15 Aprile 2019 Inviato 15 Aprile 2019 On 4/9/2019 at 2:36 PM, Improve Your Skill said: È un tema che qui sul forum è già stato dibattuto, ma volevo portare il mio personale contributo. Da quando sono tornato single ho rimesso in discussione tanti aspetti di me stesso, non ultimo il mio rapporto con gli altri; il tutto, unito all'esperienza lavorativa che sto vivendo, ha messo in luce come - dagli amici ai conoscenti - la mia stessa esistenza fosse logorata dal peso della (presunta) aspettativa, sia degli altri verso di me che di me verso il prossimo. Più passa il tempo, più vivo certe situazioni, più mi convinco di quanto il farmi aspettative sugli altri fosse dannoso per la mia psiche. Escludo, ma nemmeno del tutto, ambiti in cui l'aspettativa è legata a un obbligo lavorativo, mi riferisco proprio ai rapporti interpersonali. Innanzitutto ho realizzato che a prendere tutto di petto, serio e univoco sempre e comunque, stavo uscendo scemo: la gente spesso scherza (e prima non me ne accorgevo), dice una cosa e il giorno dopo l'esatto contrario, ti richiede due volte la stessa cosa se si trova in due contesti diversi... Probabilmente in passato me la sarei presa, ora accetto che è così. Accetto che come un collega scherza su un terzo, così possa scherzare su di me (con me presente o meno, se non offensivo); accetto che un collega mi ponga due volte la stessa domanda, o che faccia una proposta e poi cada nel vuoto. Soprattutto, dedicando meno tempo, affanno ed energie nel far quadrare le cose altrui, mi sono accorto di come io stesso, essendo umano, faccia a volte le stesse cose. O semplicemente faccia come mi sento, e che questo potrebbe deludere qualcuno. Prima nel weekend andavo in ansia nel dover organizzare l'uscita con gli amici, con la ragazza, etc... Ora l'ansia è molto diminuita, e lascio anche stare su cose minime, tipo un amico che si lamenta se "pacco" e giusto il giorno successivo pacca all'ultimo. Sticazzi, avrà avuto i suoi motivi. In generale, volevo riportare questo mio momento, forse può essere di confronto per chi, come me, è (era) ossessionato dalla "parola data" o dall'aspettarsi determinate azioni dagli altri. Secondo me dobbiamo tutti re-imparare ad amare. Amare significa fare senza aspettarsi niente in cambio. Alla base della seduzione c'è proprio questo non aspettarsi niente in cambio, ma dare (e togliere).
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