senza nome [Élite] 5123 Inviato 24 Giugno 2019 Inviato 24 Giugno 2019 2 ore fa, Makk ha scritto: Io non abbandono il dialogo socratico, semplicemente ho un vivido rispetto delle regole e lungi da me dal finire off topic. Franco fornisce una innovativa chiave di lettura del rapporto fra sessi, quella che io ho definito "sapere segmentizzato". Con questo, che io reputavo essere un corollario, mi pare di aver completato la risposta alla tua domanda che trovi nella pagina precedente, giacchè non voglio ripeterla. Se poi la domanda era perchè preferire il filosofo più geniale del 900' a Franco, allora ti rispondo semplicemente che non tutte le chiavi di lettura del mondo si trovano sullo stesso piano, sto parlando chiaramente di visioni "ontologiche" considerate in sè, senza rifermi all'utilità di quest'ultime applicate a noi stessi (a questo pure ho già risposto, affermando comunque la mia stima per Franco, in quanto mi interesso alla pratica della seduzione). La filosofia si sottrae storicamente e per prassi al mito capitalistico dell'utilità, si sottrae a ciò da quando Talete cercava di dare un senso al mondo attraverso l'acqua, il potere e tutte le altre parole da te scritte, che Heidegger definirebbe "frutto dell'Americanismo" e riassumibili nel concetto di "competitivismo", non erano implicate in ciò, ma questo non è il luogo in cui fare storia della filosofia. Detto ciò comprendo il tuo pensiero, pongo le mie obiezioni, ma lo rispetto fortemente. Diciamo che già un Gorgia era frutto dell'Americanismo, quando l'America ancora "non esisteva"... Skippando questo che, in fondo, non è importante, cosa Heiddinger ti ha (ap)portato nella tua vita? Quando è importante il pensiero e la carta- magistralmente- scritta, rispetto a quello che succede fuori dai libri, quello che vivi sulla pelle? Perché se ti piace la filosofia, non ne parli? Non provi a "viverla"? ps spostato qui per non intasare quella discussione, perché a me questa parlare con te mi diverte, se tu non condividi il mio stesso sentire, sei completamente libero(anzi quasi in dovere) di pisciarmi. Makk ha reagito a questo 1
Makk [Partecipante] 656 Inviato 24 Giugno 2019 Inviato 24 Giugno 2019 58 minuti fa, senza nome ha scritto: cosa Heiddinger ti ha (ap)portato nella tua vita? Essendo studente di filosofia spero anzitutto possa contribuire ad (ap)ortarmi la laurea...Comunque a parte gli scherzi, la filosofia è "l'arte del porre ordine ai concetti". Heidegger nel 900' parlava già di planetarismo (globalizzazione), parlava di ecologia (ancor prima del progetto a tavolino chiamato "Greta Thunberg"), questo è quello che intendo quando parlo di filosofia come sapere universale. Un sapere che va dalle teorie economiche a quelle politiche, da riflessioni a noi molto lontane, come quella di chiedersi in che modo l'acqua sia principio di tutte le cose, a riflessioni a noi assai più vicine, come quelle sulla globalizzazione e sulla migrazione, di cui Heidegger è conosciuto essere il filosofo padre. Perchè mi sono interessato a ciò? Semplicemente perchè volente o nolente riguarda la nostra vita. 1 ora fa, senza nome ha scritto: Perché se ti piace la filosofia, non ne parli? Non provi a "viverla"? Questa invece è una bella domanda. Tendo a non parlarne proprio perchè conosco l'ostilità verso la filosofia, la rottura fra la filosofia e il volgo ha radici antichissime, risale a quando Socrate venne condannato a bere la cicuta, da allora sono passati millenni ma nessuno è più riuscito a risanare quella crepa fra i filosofi e i cittadini della polis, coloro che oggi possono essere definiti come "non filosofi". Non ne parlo anche perchè ho la consapevolezza che non sarei capito, almeno non dalla maggior parte delle persone. Due giorni fa mi capita di uscire con due amici non troppo intimi e tre ragazze che non conoscevo prima, parlando viene fuori cosa facciamo nelle nostre vite, giacchè mi limito semplicemente al dire "faccio l'università", fatto sta che mi viene chiesta anche la facoltà e a quel punto non potendomi più celare mi rivelo. Ne segue una serie di battute sulla filosofia e sulla sua utilità da parte un po' di tutto il tavolo, non certo composto da ragazze che brillavano per arguzia, discorsi sul fatto che la laurea non serva a nulla, per poi finire, attraverso lunghe concatenazioni di stronzate, al discorso cardine di ogni buon italiano davanti a una birra: l'inutilità del voto alle urne (un voto che reputano inutile, ma che tentano comunque di vendersi al miglior offerente), così accenno qualche sorriso e poco dopo quando si doveva andare in un altro posto mi dileguo gentilmente. Non lo dico anche perchè fin quando so di avere davanti solo una potenziale cogliona va tutto bene, quando ne ho la certezza allora non posso proprio far finta di nulla (il discorso cambia ovviamente quando ho confidenza con una persona). senza nome ha reagito a questo 1
senza nome [Élite] 5123 Inviato 25 Giugno 2019 Autore Inviato 25 Giugno 2019 (modificato) 10 ore fa, Makk ha scritto: Essendo studente di filosofia spero anzitutto possa contribuire ad (ap)ortarmi la laurea...Comunque a parte gli scherzi, la filosofia è "l'arte del porre ordine ai concetti". Heidegger nel 900' parlava già di planetarismo (globalizzazione), parlava di ecologia (ancor prima del progetto a tavolino chiamato "Greta Thunberg"), questo è quello che intendo quando parlo di filosofia come sapere universale. Un sapere che va dalle teorie economiche a quelle politiche, da riflessioni a noi molto lontane, come quella di chiedersi in che modo l'acqua sia principio di tutte le cose, a riflessioni a noi assai più vicine, come quelle sulla globalizzazione e sulla migrazione, di cui Heidegger è conosciuto essere il filosofo padre. Perchè mi sono interessato a ciò? Semplicemente perchè volente o nolente riguarda la nostra vita. Questa invece è una bella domanda. Tendo a non parlarne proprio perchè conosco l'ostilità verso la filosofia, la rottura fra la filosofia e il volgo ha radici antichissime, risale a quando Socrate venne condannato a bere la cicuta, da allora sono passati millenni ma nessuno è più riuscito a risanare quella crepa fra i filosofi e i cittadini della polis, coloro che oggi possono essere definiti come "non filosofi". Non ne parlo anche perchè ho la consapevolezza che non sarei capito, almeno non dalla maggior parte delle persone. Due giorni fa mi capita di uscire con due amici non troppo intimi e tre ragazze che non conoscevo prima, parlando viene fuori cosa facciamo nelle nostre vite, giacchè mi limito semplicemente al dire "faccio l'università", fatto sta che mi viene chiesta anche la facoltà e a quel punto non potendomi più celare mi rivelo. Ne segue una serie di battute sulla filosofia e sulla sua utilità da parte un po' di tutto il tavolo, non certo composto da ragazze che brillavano per arguzia, discorsi sul fatto che la laurea non serva a nulla, per poi finire, attraverso lunghe concatenazioni di stronzate, al discorso cardine di ogni buon italiano davanti a una birra: l'inutilità del voto alle urne (un voto che reputano inutile, ma che tentano comunque di vendersi al miglior offerente), così accenno qualche sorriso e poco dopo quando si doveva andare in un altro posto mi dileguo gentilmente. Non lo dico anche perchè fin quando so di avere davanti solo una potenziale cogliona va tutto bene, quando ne ho la certezza allora non posso proprio far finta di nulla (il discorso cambia ovviamente quando ho confidenza con una persona). Si, ma l'ostilità è per la filosofia o per i filosofi? E soprattutto per lo studio della filosofia(come pedissequamente insegnata in ateneo, inteso in senso lato)o nella vera Filo-Sophia? Che tra l'altro voglio aprire una parentesi: se mi tiri fuori un Fusaro ci credo che il "volgo"(mi fa un pò sorridere come parola) manifesti ostilità, ma allo stesso modo se te(vi) ti trincei dietro ad idee socratiche e posteriori soprattutto, Platone per dirne uno,(eh!) di elitarismo dato dalla condizione di filosofo e/o letterato il gap rimane incolmabile, come normale che sia, poiché una categoria accende fuochi e punta forconi a discapito dell'altra, invece di generare integrazione. Modificato 25 Giugno 2019 da senza nome
DatFreeman [Élite] 3711 Inviato 25 Giugno 2019 Inviato 25 Giugno 2019 Il fatto è che alle persone della filosofia non solo non frega assolutamente nulla, ma dà pure fastidio sentirne parlare. E Io ho iniziato a studiare filosofia al liceo, anche se sarebbe meglio dire "ho fatto finta di studiarla al liceo". Non ci capivo assolutamente nulla, mi parevano arzigogoli mentali totalmente privi di qualunque senso. Dai 23 in poi (e in questo il forum mi ha aiutato tantissimo, mi ha fatto diventare molto più intelligente) ho iniziato a capire che dietro quelle parole c'era qualcosa (indipendentemente dal fatto che fosse giusta o sbagliata) e che non si trattava solo di nozioni ma qualcosa che riguardava anche me. Ma mai mi metterei a parlare di filosofia con altre persone. Se poi sono ragazze la parola filosofia nemmeno mi deve affiorare in mente.
Makk [Partecipante] 656 Inviato 25 Giugno 2019 Inviato 25 Giugno 2019 9 ore fa, senza nome ha scritto: Si, ma l'ostilità è per la filosofia o per i filosofi? E soprattutto per lo studio della filosofia(come pedissequamente insegnata in ateneo, inteso in senso lato)o nella vera Filo-Sophia? L'ostilità è verso entrambi, verso l'amore per la sapienza e verso chi lo veicola. In Italia, (nonostante sia il paese forse più ricco a livello culturale, il paese natio dei più grandi geni della storia), l'attuale communitas non mette certo al primo posto l'amore per la sapienza e le grandi battaglie ideologiche, al massimo si spaccia per conquista del moderno femminismo la visione di una abominevole partita di calcio femminile sulla televisione Nazionale. Qualcuno potrà obiettare che la situazione è tale in tutto il mondo, ma spostandoci già in Germania v'è un notevole cambiamento nelle priorità del popolo. In ogni caso non ho mai avuto il piacere di parlare con un ragazzo Tedesco, ma credo che anche quest'ultimo manterrebbe ben lontana la parola philosophie da un'interazione con una ragazza, a meno che non sia una laureanda in filosofia. Non mi piace il concetto di filosofia insegnata "pedissequamente", soprattutto se non si conosce il contesto universitario delle facoltà di filosofia. La filosofia in facoltà è insegnata da altri professori, filosofi, che hanno dedicato la propria vita alla ricerca della sapienza, gente che ha investito soldi in dottorati all'estero, speranze e che tutto fanno fuorchè insegnarla pedissequamente, dato che la filosofia stessa si sottrae al pedissequo. Se qualcuno di voi ha avuto cattive esperienze col prof. di Filosofia in terzo liceo, che leggeva dal libro, posso solo dirvi che v'è differenza fra filosofi (coloro che hanno perseguito un dottorato e che nel più dei casi insegnano in Accademia) e storici della filosofia. 9 ore fa, senza nome ha scritto: Che tra l'altro voglio aprire una parentesi: se mi tiri fuori un Fusaro ci credo che il "volgo"(mi fa un pò sorridere come parola) manifesti ostilità, ma allo stesso modo se te(vi) ti trincei dietro ad idee socratiche e posteriori soprattutto, Platone per dirne uno,(eh!) di elitarismo dato dalla condizione di filosofo e/o letterato il gap rimane incolmabile, come normale che sia, poiché una categoria accende fuochi e punta forconi a discapito dell'altra, invece di generare integrazione. Io apprezzo Diego Fusaro, un filosofo che non appartiene a quell'élite di intellettuali moderni, sans frontieres e assai lontani dal sostegno Marxista e Gramsciano alle classi lavoratrici. Chiaramente ormai ha costruito un suo personaggio televisivo e deve attenersi anche a questo. Il problema principale è che magari si diffonde l'opinione che Fusaro sia un coglione, senza però aver mai letto un suo libro o sentito una sua lezione; Fusaro è un nobile accademico, che anzichè rimanere in Accademia ha visto la filosofia come prassi, in tal guisa si è esposto, poi si può essere d'accordo o meno. Le idee di Platone vanno contestualizzate all'epoca storica di riferimento, nessun filosofo moderno sosterrebbe mai l'idea del re filosofo e nessun mai si trincererebbe dietro astruse differenze fra filosofi e non. Piuttosto, mi sembra che tu conosca l'argomento e non credo siano delle reminescenze liceali, piuttosto penso tu ti sia dilettato in età adulta con testi filosofici.
senza nome [Élite] 5123 Inviato 25 Giugno 2019 Autore Inviato 25 Giugno 2019 3 ore fa, Makk ha scritto: L'ostilità è verso entrambi, verso l'amore per la sapienza e verso chi lo veicola. In Italia, (nonostante sia il paese forse più ricco a livello culturale, il paese natio dei più grandi geni della storia), l'attuale communitas non mette certo al primo posto l'amore per la sapienza e le grandi battaglie ideologiche, al massimo si spaccia per conquista del moderno femminismo la visione di una abominevole partita di calcio femminile sulla televisione Nazionale. Qualcuno potrà obiettare che la situazione è tale in tutto il mondo, ma spostandoci già in Germania v'è un notevole cambiamento nelle priorità del popolo. In ogni caso non ho mai avuto il piacere di parlare con un ragazzo Tedesco, ma credo che anche quest'ultimo manterrebbe ben lontana la parola philosophie da un'interazione con una ragazza, a meno che non sia una laureanda in filosofia. Non mi piace il concetto di filosofia insegnata "pedissequamente", soprattutto se non si conosce il contesto universitario delle facoltà di filosofia. La filosofia in facoltà è insegnata da altri professori, filosofi, che hanno dedicato la propria vita alla ricerca della sapienza, gente che ha investito soldi in dottorati all'estero, speranze e che tutto fanno fuorchè insegnarla pedissequamente, dato che la filosofia stessa si sottrae al pedissequo. Se qualcuno di voi ha avuto cattive esperienze col prof. di Filosofia in terzo liceo, che leggeva dal libro, posso solo dirvi che v'è differenza fra filosofi (coloro che hanno perseguito un dottorato e che nel più dei casi insegnano in Accademia) e storici della filosofia. Io apprezzo Diego Fusaro, un filosofo che non appartiene a quell'élite di intellettuali moderni, sans frontieres e assai lontani dal sostegno Marxista e Gramsciano alle classi lavoratrici. Chiaramente ormai ha costruito un suo personaggio televisivo e deve attenersi anche a questo. Il problema principale è che magari si diffonde l'opinione che Fusaro sia un coglione, senza però aver mai letto un suo libro o sentito una sua lezione; Fusaro è un nobile accademico, che anzichè rimanere in Accademia ha visto la filosofia come prassi, in tal guisa si è esposto, poi si può essere d'accordo o meno. Le idee di Platone vanno contestualizzate all'epoca storica di riferimento, nessun filosofo moderno sosterrebbe mai l'idea del re filosofo e nessun mai si trincererebbe dietro astruse differenze fra filosofi e non. Piuttosto, mi sembra che tu conosca l'argomento e non credo siano delle reminescenze liceali, piuttosto penso tu ti sia dilettato in età adulta con testi filosofici. Un insegnate con il dottorato in hegel rimane un dotto di hegel, non un filosofo e probabilmente il suo taglio alla materia insegnata sarà un taglio hegheliano. Non perché sia stupido o altro, perché è quello che avviene nelle facoltà di filosofia, lettere, giurisprudenza e così via, con le giuste accortezze e cambiamenti a seconda del caso. Pochi cercano di far crescere un senso critico nello studente, nemmeno, spesso, coloro che insegnano "critica" in qualche sua declinazione. Che quel professore, con quel dottorato, sia anche filosofo è sicuramente da dimostrare, il fatto di avere una cattedra della materia X ci dice poco sulla sua capacità originale, e voglia, di ricercare la conoscenza in senso lato, al massimo lui è un filosofo in senso stretto, cioè riguardo all'autore xxx o alle teorie yyy o alla corrente and so on. Fusaro, ahimè, è questo: i suoi interventi di natura economica sono fattualmente sbagliati, lo dice la realtà, non io, allora che filosofo sei, se predichi qualcosa che con la vera conoscenza stride? Cioè come può essere vero qualcosa che, sebbene parzialmente e con tutte le dinamiche del reale che son lontane dal modello perfetto, crea idiosincrasia? Poi può essere un ottimo professore e conoscitore e perfino interprete di xxx, ma con la tua capacità di fare filosofia c'entra poco, sei appunto un accademico, ottimo, ma tale rimani. (Fusaro era per fare un nome a caso, che rappresenta, per un suo gioco di specchi messo in atto nei riguardi del grande pubblico l'emblema del letterato "includente-nelle dimostrazione e parole- ed ostentante superiorità, per partito preso). Questo che stiamo facendo, a mio giudizio, se pur può essere considerato qualitativamente scarso, è filosofia(in essenza) dato che con le nostre conoscenze, parole e convinzioni cerchiamo di arricchirci ed arrivare ad una conoscenza superiore a quella pregressa ed in qualche modo più vera(era per chiarire nuovamente cosa intendo per filosofia). Probabilmente mi taglieresti un dito, ma filosofia è molto più di quello che si crede, anche quello che gioca la bolletta la domenica e la modalità con la quale la gioca può essere una questione filosofica(-psicologica, non altro che branchia, ormai autonoma, della prima), così come il fatto che non votano, ecc. In quanto ci sono credenze, idee morali ed etiche, modalità comportamentali, pensieri sulla società and so on, che poi possono essere stupide, a tuo giudizio, è altra questione, ma piuttosto che parlare sterilmente di argomenti di cui ti frega poco-nulla, puoi portare la discussione verso argomenti probabilmente sterili ma che ti interessano di più. Poi sono stanco, avrei potuto fare di meglio, ma voglio andare a letto...
Makk [Partecipante] 656 Inviato 26 Giugno 2019 Inviato 26 Giugno 2019 20 ore fa, senza nome ha scritto: Un insegnate con il dottorato in hegel rimane un dotto di hegel, non un filosofo e probabilmente il suo taglio alla materia insegnata sarà un taglio hegheliano. Non perché sia stupido o altro, perché è quello che avviene nelle facoltà di filosofia, lettere, giurisprudenza e così via, con le giuste accortezze e cambiamenti a seconda del caso. Pochi cercano di far crescere un senso critico nello studente, nemmeno, spesso, coloro che insegnano "critica" in qualche sua declinazione. Che quel professore, con quel dottorato, sia anche filosofo è sicuramente da dimostrare, il fatto di avere una cattedra della materia X ci dice poco sulla sua capacità originale, e voglia, di ricercare la conoscenza in senso lato, al massimo lui è un filosofo in senso stretto, cioè riguardo all'autore xxx o alle teorie yyy o alla corrente and so on. Fusaro, ahimè, è questo: i suoi interventi di natura economica sono fattualmente sbagliati, lo dice la realtà, non io, allora che filosofo sei, se predichi qualcosa che con la vera conoscenza stride? Cioè come può essere vero qualcosa che, sebbene parzialmente e con tutte le dinamiche del reale che son lontane dal modello perfetto, crea idiosincrasia? Poi può essere un ottimo professore e conoscitore e perfino interprete di xxx, ma con la tua capacità di fare filosofia c'entra poco, sei appunto un accademico, ottimo, ma tale rimani. Da laureando in filosofia se fossi d'accordo con questa tua interpretazione potrei smettere di andare in facoltà e iniziare a fare il filosofo di facebook, in quanto se neppure con un dottorato (che ripeto è l'unico tipo di formazione che da diritto "oggettivo" a definire filosofo un individuo) si è filosofi, allora probabilmente gli ultimi filosofi sono stati Gadamer e Gilles Deleuze. Io credo piuttosto tu ti riferisca a dei casi di vita particolari che però estendi all'universale, anzichè fare il procedimento opposto. Il mio pensiero è che a maggior ragione in quest'epoca, dominata da quello che io definisco "mito della soggettività", vi sia il bisogno di valori positivisti che riconoscano coloro che hanno dedicato la propria vita allo studio e fattualmente gliene conferiscano il merito, attraverso il termine "filosofo". Tale discorso è riferito ai filosofi, in quanto argomento di questo bellissimo dibattito, ma anche ad avvocati, medici e via dicendo. Se ragionassimo altrimenti allora potrebbe verificarsi che un bel giorno, fuori da una sala operatoria, si presenti Claudietto il barista di Garbatella, con la pretesa di eseguire un'operazione al cuore al posto del primario, in virtù del tutorial appena letto sul web. In tal guisa vedrei il futuro del genere umano in grave pericolo. 20 ore fa, senza nome ha scritto: Probabilmente mi taglieresti un dito, ma filosofia è molto più di quello che si crede, anche quello che gioca la bolletta la domenica e la modalità con la quale la gioca può essere una questione filosofica(-psicologica, non altro che branchia, ormai autonoma, della prima), così come il fatto che non votano, ecc. In quanto ci sono credenze, idee morali ed etiche, modalità comportamentali, pensieri sulla società and so on, che poi possono essere stupide, a tuo giudizio, è altra questione, ma piuttosto che parlare sterilmente di argomenti di cui ti frega poco-nulla, puoi portare la discussione verso argomenti probabilmente sterili ma che ti interessano di più. Come sosteneva Antonio Gramsci ciascuno di noi possiede una filosofia spontanea, ma essa è semplicemente una Lebens-und Weltanschauung (ossia concezione generale della vita e del mondo), che ahimè talvolta è purtroppo molto limitata. Finora debbo ammettere che ho avuto la fortuna di incontrare dei veri e propri filosofi, intellettuali che al momento sono anni luce avanti a me per studi e conoscenza, parlandoci ho notato che alcuni sono spinti da un tale amore verso l'umanità stessa, che terrebbero dialoghi di ore cercando di convincere uno stolto che un cerchio non è rettangolare. Io non sono ancora a quel livello, non che io odi l'umanità, ci mancherebbe, la amo come si ama la sorellina che ti ha fatto un dispetto, al tempo stesso però ne riconosco i limiti.
senza nome [Élite] 5123 Inviato 26 Giugno 2019 Autore Inviato 26 Giugno 2019 2 ore fa, Makk ha scritto: Da laureando in filosofia se fossi d'accordo con questa tua interpretazione potrei smettere di andare in facoltà e iniziare a fare il filosofo di facebook, in quanto se neppure con un dottorato (che ripeto è l'unico tipo di formazione che da diritto "oggettivo" a definire filosofo un individuo) si è filosofi, allora probabilmente gli ultimi filosofi sono stati Gadamer e Gilles Deleuze. Io credo piuttosto tu ti riferisca a dei casi di vita particolari che però estendi all'universale, anzichè fare il procedimento opposto. Il mio pensiero è che a maggior ragione in quest'epoca, dominata da quello che io definisco "mito della soggettività", vi sia il bisogno di valori positivisti che riconoscano coloro che hanno dedicato la propria vita allo studio e fattualmente gliene conferiscano il merito, attraverso il termine "filosofo". Tale discorso è riferito ai filosofi, in quanto argomento di questo bellissimo dibattito, ma anche ad avvocati, medici e via dicendo. Se ragionassimo altrimenti allora potrebbe verificarsi che un bel giorno, fuori da una sala operatoria, si presenti Claudietto il barista di Garbatella, con la pretesa di eseguire un'operazione al cuore al posto del primario, in virtù del tutorial appena letto sul web. In tal guisa vedrei il futuro del genere umano in grave pericolo. Come sosteneva Antonio Gramsci ciascuno di noi possiede una filosofia spontanea, ma essa è semplicemente una Lebens-und Weltanschauung (ossia concezione generale della vita e del mondo), che ahimè talvolta è purtroppo molto limitata. Finora debbo ammettere che ho avuto la fortuna di incontrare dei veri e propri filosofi, intellettuali che al momento sono anni luce avanti a me per studi e conoscenza, parlandoci ho notato che alcuni sono spinti da un tale amore verso l'umanità stessa, che terrebbero dialoghi di ore cercando di convincere uno stolto che un cerchio non è rettangolare. Io non sono ancora a quel livello, non che io odi l'umanità, ci mancherebbe, la amo come si ama la sorellina che ti ha fatto un dispetto, al tempo stesso però ne riconosco i limiti. Avere una cultura di una materia ti può fare conoscitore più o meno di quella materia, ma sicuramente non ricercatore(della verità) anche solo della materia stessa. Uno che studia all'università non consacra alla conoscenza nulla, anzi spesso piega, nolens o volens, la sua conoscenza a delle facezie o a tesi che gli portano qualche tipo di vantaggio. Il titolo di studio per quanto utile formalmente è inutile sostanzialmente, perché dimostra che per un insieme di professori tu hai un sapere minimo per essere considerato dotto di materia x. Si bello, ma non dice nulla, in fondo, di reale, vero. Come fa un avvocato ad essere considerato filosofo quando non sa l'età minima del consenso? O come fa ad ignorare la diversità di procedura di ufficio contro querela di parte al verificarsi dello stupro? Reato magari non quotidiano, ma comunque c'è la possibilità di risalire alla questione, eh. In medicina ti potrei portare circa una decina di esempi simili, cioè per quanto non sia il tuo ramo, stiamo parlando delle basi, se non hai conoscenza di xxx, ma che filosofo sei? Che amore provi verso la conoscenza anche solo della tua materia? Nullo a mio modo di vedere. Poi sbagliare o scordare o semplicemente ignorare capita a tutti, è umano, anche a me succede ed è successo(e succederà), ma se relativo ad un campo di mio interesse mi compro un paio di libri inerenti, leggo pubblicazioni, saggi, non lascio lì, la cosa sospesa, nonostante non mi considero assolutamente un filosofo. Il positivismo è un moto dell'anima che decidi di avere per combattere il decadentismo odierno, ma rimane personale e soggettivamente lo vedo mal risposto in una classe di laureati. Probabilmente ti migliora la vita, però. Ed è un bene. Non è lo studio accademico né fb la chiave, ma la modalità con la quale decidi di intraprendere uno studio di qualsiasi materia, quella fa la differenza, a mio giudizio. Anche esso sia autonomo, ma appoggiandosi ad adeguati mezzi e libri. I professori, se bravi, velocizzano il tutto, sicuramente, e ti portano a scoprire luoghi bui troppo lontani o inaccessibili per l'auto-didatta. Ma devono essere bravi come insegnanti. Personalmente in alcuni rami della mia vita trovo un insegnante fondamentale, ma non nella conoscenza di una materia ad un livello considerato buono per un'università. Se un avvocato, senza laurea, mi dimostra di conoscere il diritto e la procedura civile/penale, ben venga che eserciti la professione nella quale è competente(ovviamente la questione è utopica, dato il caos che conseguirebbe a livello sociale). Se posso permettermi non mi sembri integrato: da una parte il tuo essere studente, parlare di xx con estrema serietà(giusta ci mancherebbe), citazione e quanto altro, dall'altra parte il tuo essere un pischello di 21 anni che pensa alla figa, a qualche sport, allo shot a Trastevere e la cannetta a San Lorenzo o al Pigneto, ma se unissi i due lati di te, saresti più forte, perché uno e non costretto a mostrare un viso in una situazione ed un altro in un ambiente diverso. Oh è una mia impressione, magari sbagliata.
Makk [Partecipante] 656 Inviato 28 Giugno 2019 Inviato 28 Giugno 2019 Il 27/6/2019 alle 00:47 , senza nome ha scritto: Come fa un avvocato ad essere considerato filosofo quando non sa l'età minima del consenso? O come fa ad ignorare la diversità di procedura di ufficio contro querela di parte al verificarsi dello stupro? Reato magari non quotidiano, ma comunque c'è la possibilità di risalire alla questione, eh. In medicina ti potrei portare circa una decina di esempi simili, cioè per quanto non sia il tuo ramo, stiamo parlando delle basi, se non hai conoscenza di xxx, ma che filosofo sei? Che amore provi verso la conoscenza anche solo della tua materia? Nullo a mio modo di vedere. Poi sbagliare o scordare o semplicemente ignorare capita a tutti, è umano, anche a me succede ed è successo(e succederà), ma se relativo ad un campo di mio interesse mi compro un paio di libri inerenti, leggo pubblicazioni, saggi, non lascio lì, la cosa sospesa, nonostante non mi considero assolutamente un filosofo. Credo vi sia stato un fraintendimento, lungi da me dal considerare filosofo un avvocato, per me l'avvocato resta un avvocato e il medico resta un medico, avranno amore per la conoscenza della loro materia? Il mio auspicio è di sì, ma non mi interessa neppure troppo, ciò che è importante è che svolgano le proprie mansioni nel miglior modo possibile. La filosofia è dei filosofi. A questo punto posso supporre tu non abbia mai frequentato un' Università (ma ciò rimane solo una supposizione, che mi confermerai tu o meno), in tal caso non era mia intenzione quella di asserire che solo attraverso la laurea è possibile raggiungere la conoscenza filosofica, che tornando all'argomento iniziale, è vero non deve essere pedissequa ma deve comunque essere conoscenza di storia della filosofia (storia della filosofia non è però da intendersi in senso globale), motivo per cui un avvocato o un medico non possono avere il titolo riconosciuto di filosofi. Per avere il titolo di filosofi è indispensabile frequentare la facoltà di filosofia, questo però non esclude che attraverso uno studio Leopardiano non sia possibile raggiungere la medesima o addirittura superiore sapienza, ciò vorrei fosse chiaro in quanto forse sono stato poco prolisso su questo aspetto. Se poi parliamo di un desiderio del singolo affinchè venga identificato come filosofo dalla società in totus, allora è necessaria la laurea, in quanto aldilà dei pareri soggettivi (i tuoi per altro sono di un livello spessissimo e te ne pongo i complimenti), il medico è medico in quanto ha frequentato l'Accademia di Medicina, l'avvocato quella di Giurisprudenza e il medesimo processo logico riguarda il filosofo. Apprezzo che nell'ultima asserzione tu abbia riconosciuto l'utopia del discorso, valido secondo me a livello ideale, e ciò non ho mancato di sottolinearlo, ma confinabile alla sfera speculativa. Il 27/6/2019 alle 00:47 , senza nome ha scritto: Se posso permettermi non mi sembri integrato: da una parte il tuo essere studente, parlare di xx con estrema serietà(giusta ci mancherebbe), citazione e quanto altro, dall'altra parte il tuo essere un pischello di 21 anni che pensa alla figa, a qualche sport, allo shot a Trastevere e la cannetta a San Lorenzo o al Pigneto, ma se unissi i due lati di te, saresti più forte, perché uno e non costretto a mostrare un viso in una situazione ed un altro in un ambiente diverso. Oh è una mia impressione, magari sbagliata. Personalmente non mi sono mai auto-analizzato in tal senso. Pensare alla figa mi sembra corretto, pure molti dei grandi filosofi trombavano. Devo però precisare che il discorso delle cannette a San Lorenzo e al Pigneto non mi riguarda, anche se so che faceva parte del tuo immaginario del ventunenne e non era rivolto a me in particolare. Per il fatto dell'esser integro, ho detto che non tendo a parlare di filosofia con chi so non essere interessato all'argomento, ma ciò non vuol dire che non conservi la mia alterità nella vita quotidiana e neppure però che la ostenti. senza nome ha reagito a questo 1
senza nome [Élite] 5123 Inviato 29 Giugno 2019 Autore Inviato 29 Giugno 2019 21 ore fa, Makk ha scritto: Credo vi sia stato un fraintendimento, lungi da me dal considerare filosofo un avvocato, per me l'avvocato resta un avvocato e il medico resta un medico, avranno amore per la conoscenza della loro materia? Il mio auspicio è di sì, ma non mi interessa neppure troppo, ciò che è importante è che svolgano le proprie mansioni nel miglior modo possibile. La filosofia è dei filosofi. A questo punto posso supporre tu non abbia mai frequentato un' Università (ma ciò rimane solo una supposizione, che mi confermerai tu o meno), in tal caso non era mia intenzione quella di asserire che solo attraverso la laurea è possibile raggiungere la conoscenza filosofica, che tornando all'argomento iniziale, è vero non deve essere pedissequa ma deve comunque essere conoscenza di storia della filosofia (storia della filosofia non è però da intendersi in senso globale), motivo per cui un avvocato o un medico non possono avere il titolo riconosciuto di filosofi. Per avere il titolo di filosofi è indispensabile frequentare la facoltà di filosofia, questo però non esclude che attraverso uno studio Leopardiano non sia possibile raggiungere la medesima o addirittura superiore sapienza, ciò vorrei fosse chiaro in quanto forse sono stato poco prolisso su questo aspetto. Se poi parliamo di un desiderio del singolo affinchè venga identificato come filosofo dalla società in totus, allora è necessaria la laurea, in quanto aldilà dei pareri soggettivi (i tuoi per altro sono di un livello spessissimo e te ne pongo i complimenti), il medico è medico in quanto ha frequentato l'Accademia di Medicina, l'avvocato quella di Giurisprudenza e il medesimo processo logico riguarda il filosofo. Apprezzo che nell'ultima asserzione tu abbia riconosciuto l'utopia del discorso, valido secondo me a livello ideale, e ciò non ho mancato di sottolinearlo, ma confinabile alla sfera speculativa. Personalmente non mi sono mai auto-analizzato in tal senso. Pensare alla figa mi sembra corretto, pure molti dei grandi filosofi trombavano. Devo però precisare che il discorso delle cannette a San Lorenzo e al Pigneto non mi riguarda, anche se so che faceva parte del tuo immaginario del ventunenne e non era rivolto a me in particolare. Per il fatto dell'esser integro, ho detto che non tendo a parlare di filosofia con chi so non essere interessato all'argomento, ma ciò non vuol dire che non conservi la mia alterità nella vita quotidiana e neppure però che la ostenti. Certamente, se la questione dei filosofi è formale sono d'accordo. Nono, sono laureato- non in filosofia- è proprio da lì parte la mia considerazione inerente la didattica "accademica", insieme al fatto che sono circondato da laureati (ho anche lavorato e studiato con e per studenti, anche di facoltà diverse dalla mia) , risulta però vero che, ormai, una laurea è accessibile praticamente a tutti attraverso le borse di studio, quindì chi ha voglia di conoscere è quasi sicuro che intraprenda una "carriera universitaria", ergo sarà assai raro trovare uno studente che inizi a livello autonomo, ed in maniera completa, un qualche percorso formativo al netto di strade assai stravaganti o innovative o situazioni famigliari/personali assai complesse. Mha, era uno stereotipo qualsiasi, non riguardava te, ma la possibile scissione tra un te (aspirante) filosofo ed un te ragazzo di venti anni. Comunque a Roma anni fa, ma credo ancora oggi, ci sono un sacco di persone e circoli, più o meno chiusi, in cui parlano di filosofia, in senso più o meno lato, ad oggi non saprei nemmeno come ritrovarli, ma con qualche ricerca, se interessato, potresti intercettarne alcuni. Si tratta solo di uno spunto, eh. Makk ha reagito a questo 1
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