Questo è un messaggio popolare. Gianilo [Élite] 662 Inviato 3 Agosto Questo è un messaggio popolare. Inviato 3 Agosto (modificato) 11 ore fa, Wyatt99 ha scritto: Nono lo è. Una vera e propria battaglia. E se non sei natural, spesso sei pure in posizione di svantaggio (immaginiamo come se lei fosse in pendenza). Bisogna assediare le sue difese, bisogna agire in maniera veloce ma razionale. Non perdere tempo. E stare attenti ai rinforzi suoi: le amiche, gli zerbini o l’ex. E per non parlare di coloro che ci vogliono provare con lei. Quante ne abbiamo viste nelle serate? Se sono uomini con la testa sulle spalle, possono diventare alleati: a loro tipe X, a noi Y. Ma è difficilissimo: gli uomini hanno l’onore da difendere. E se non hai gli ausiliari sono dolori per togliere le amiche di torno. Se non è un campo di battaglia la discoteca o una festa, non so cosa possa essere. Ricordo bene quando ebbi vita facile quando il mio amico venne in soccorso (in maniera involontaria) parlando con la coinquilina della tipa che volevo io. Senza di lei davanti alle palle, potevo agire bene. Grazie all’intervento celere della cavalleria. Qualche giorno fa ero in casa a sistemare delle cose e senza che me ne accorgessi mi sono trovato assorbito dalla visione della ennesima replica in tv di Karate Kid. Il primo. Quello del 1984. Non lo guardavo da quando ero adolescente. Partendo dalla fine: il ragazzino protagonista vince un incontro di karate e festeggia tra le braccia della ragazzina più carina e popolare della scuola. Niente di nuovo, facile e prevedibile. Questo quello che appare. Ma quel ragazzino all’inizio del film viene completamente eradicato dal suo contesto d’origine perché è al seguito di una madre single che ha trovato lavoro in California, dall’altra parte del Paese. È solo. Non ha una comunità (piccola o grande che sia). Le finanze materne sono limitate. Il nuovo appartamento modesto. Non conosce nessuno. Nessuna entratura. Deve integrarsi a scuola e cavarsela con quel poco che ha: la battuta pronta e una buona capacità di socializzare. È un maschio adolescente senza rete di protezione per cui è immediatamente vittima di intimidazioni e violenze da parte dei bulli locali. La simpatia che il personaggio femminile sembra provare per lui (un nuovo maschio allogeno spiantato e isolato che nonostante tutto si mostra coraggioso e con la volontà di esercitare un buono spirito di adattamento la incuriosisce un bel po’) fa scattare le reazioni facili dei maschi locali: le prende. E le prende ancora. Viene emarginato anche nella squadra di calcio della scuola. Risorse a disposizione: una bici e pochi dollari. Gli altri hanno moto, auto sportive e un karate migliore. Questo lo scenario operativo dato. A questo punto appare il mentore come deus ex machina: lo avvicina, conquista la sua fiducia con un paio di gesti cortesi assolutamente gratuti. Ma, soprattutto, gli mostra l’orizzonte verso cui muovere. Che non è avere il karate migliore. Prendersi cura di un bonsai ogni giorno come fosse la cosa più preziosa al mondo. Tenere sempre lucidate le auto nel parcheggio. Imbiancare la staccionata. Tinteggiare la casa. Levigare il camminamento in legno in giardino. “Non è quello che sembra” gli ripete il Maestro quando il ragazzino protesta per quello che ritiene puro sfruttamento del suo tempo mentre gli altri si divertono, escono con le ragazze e si allenano insieme in palestra. “Non è quello che sembra”. Quando, a seguito della ennesima provocazione, il protagonista vorrebbe vendicarsi agendo impulsivamente, il mentore lo aiuta a guadagnare tempo. Fino al torneo di arti marziali. Ecco l’obiettivo. Lo scopo. Ma quello è un traguardo fittizio che serve al ragazzino. È la lepre agitata a pochi metri dal muso del segugio nel cinodromo perché questi corra. E rimanga concentrato. Il vero programma riguarda quello che accade nel mentre: lo aiuta a trovare un costume per una festa in maschera a cui il ragazzino non aveva nessuna intenzione di partecipare. Gli aggiusta la bici rotta perché possa spostarsi e muoversi in città. Lo accompagna nel dojo degli avversari perché possa guadagnare tempo perché possa imparare quanto può essere difficile (ma utile) ottenere un gentleman agreement con persone poco collaborative. Alcune lezioni le imparerà da solo perché il mentore delle sere esce in camicia hawaiana a divertirsi e delle volte si ubriaca per il dolore lancinante di ricordi troppo dolorosi. Si, anche i Maestri apparentemente intoccabili soffrono fino a non poterne più senza anestetici. Quali che siano. Impara a non ascoltare la protagonista femminile quando questa gli dice che deve continuare ad affrontare i bulli. Lui, allontanandosi, le dice una cosa importantissima: “io risolvo i problemi a modo mio, tu a modo tuo”. Una ragazzina non può capire che le sue parole contro i bulli non producono alcun effetto negativo mentre le stesse identiche battute sulla bocca di lui produrrebbero calci. E lui è stanco di prender calci. E impara che in quei brevi e fugacissimi momenti in cui una ragazzina parecchio benestante preferisce passare del tempo con te alle giostre piuttosto che a bagno maria in piscina nelle ville in collina dei ragazzini con le auto, non devi mostrarti incredulo. Costi quel che costi. Per quanto difficile. E impara quanto è importante rimanere attaccati a quel momento. Come fosse l’ultimo momento dell’esistenza Prendersi cura del bonsai come fosse l’unica cosa preziosa del mondo. Socializza costruendosi una rete sociale, esercita la disciplina, impara a vivere il presente, apre gli occhi sui sacrifici che fa la madre riconoscendone i meriti, impara a tracciare confini nelle relazione con gli altri, sperimenta il valore della conoscenza e della competenza, vive il valore della pazienza e sperimenta il prezzo altissimo che paghi se manchi di fortezza d’animo quando hai a che fare con il predatore più raffinato e pericoloso apparso sulla Terra. Solo allora è pronto a partecipare al torneo. Dove può mostrare quanto sia migliore rispetto al Daniel (il nome del protagonista) di pochi mesi prima. L’avversario da battere non è il biondino invasato. È il Daniel ragazzino che non sapeva cosa non sapeva. “Non è quello che sembra” Certo appartenere alla divina Scuola di Hokuto Shin Ken avrebbe aiutato. Sin dall’inizio. Modificato 3 Agosto da Gianilo Déjà-vu, lola123, City Hunter Resident e 9 altri ha reagito a questo 3 4 5
Wyatt99 [Partecipante] 5018 Inviato 4 Agosto Inviato 4 Agosto 9 ore fa, JoieDeVivre ha scritto: Sono state scritte decine di migliaia di risposte e discussioni, forse più, e ancora vi indignate se una donna ha più like di un uomo di Tinder senza fare un cazzo? Veramente? È vero, è ciò che ho scritto poi. Avendo loro il coltello dalla parte del manico, scelgono loro. E non è colpa loro se ci sono i morti di fica.
City Hunter Resident [Élite] 206 Inviato 4 Agosto Inviato 4 Agosto 10 ore fa, Gianilo ha scritto: divina Scuola di Hokuto Shin Ken avrebbe aiutato E pensa che costa solo 5 euro per entrare..
Wyatt99 [Partecipante] 5018 Inviato 4 Agosto Inviato 4 Agosto 11 ore fa, Gianilo ha scritto: Qualche giorno fa ero in casa a sistemare delle cose e senza che me ne accorgessi mi sono trovato assorbito dalla visione della ennesima replica in tv di Karate Kid. Il primo. Quello del 1984. Non lo guardavo da quando ero adolescente. Partendo dalla fine: il ragazzino protagonista vince un incontro di karate e festeggia tra le braccia della ragazzina più carina e popolare della scuola. Niente di nuovo, facile e prevedibile. Questo quello che appare. Ma quel ragazzino all’inizio del film viene completamente eradicato dal suo contesto d’origine perché è al seguito di una madre single che ha trovato lavoro in California, dall’altra parte del Paese. È solo. Non ha una comunità (piccola o grande che sia). Le finanze materne sono limitate. Il nuovo appartamento modesto. Non conosce nessuno. Nessuna entratura. Deve integrarsi a scuola e cavarsela con quel poco che ha: la battuta pronta e una buona capacità di socializzare. È un maschio adolescente senza rete di protezione per cui è immediatamente vittima di intimidazioni e violenze da parte dei bulli locali. La simpatia che il personaggio femminile sembra provare per lui (un nuovo maschio allogeno spiantato e isolato che nonostante tutto si mostra coraggioso e con la volontà di esercitare un buono spirito di adattamento la incuriosisce un bel po’) fa scattare le reazioni facili dei maschi locali: le prende. E le prende ancora. Viene emarginato anche nella squadra di calcio della scuola. Risorse a disposizione: una bici e pochi dollari. Gli altri hanno moto, auto sportive e un karate migliore. Questo lo scenario operativo dato. A questo punto appare il mentore come deus ex machina: lo avvicina, conquista la sua fiducia con un paio di gesti cortesi assolutamente gratuti. Ma, soprattutto, gli mostra l’orizzonte verso cui muovere. Che non è avere il karate migliore. Prendersi cura di un bonsai ogni giorno come fosse la cosa più preziosa al mondo. Tenere sempre lucidate le auto nel parcheggio. Imbiancare la staccionata. Tinteggiare la casa. Levigare il camminamento in legno in giardino. “Non è quello che sembra” gli ripete il Maestro quando il ragazzino protesta per quello che ritiene puro sfruttamento del suo tempo mentre gli altri si divertono, escono con le ragazze e si allenano insieme in palestra. “Non è quello che sembra”. Quando, a seguito della ennesima provocazione, il protagonista vorrebbe vendicarsi agendo impulsivamente, il mentore lo aiuta a guadagnare tempo. Fino al torneo di arti marziali. Ecco l’obiettivo. Lo scopo. Ma quello è un traguardo fittizio che serve al ragazzino. È la lepre agitata a pochi metri dal muso del segugio nel cinodromo perché questi corra. E rimanga concentrato. Il vero programma riguarda quello che accade nel mentre: lo aiuta a trovare un costume per una festa in maschera a cui il ragazzino non aveva nessuna intenzione di partecipare. Gli aggiusta la bici rotta perché possa spostarsi e muoversi in città. Lo accompagna nel dojo degli avversari perché possa guadagnare tempo perché possa imparare quanto può essere difficile (ma utile) ottenere un gentleman agreement con persone poco collaborative. Alcune lezioni le imparerà da solo perché il mentore delle sere esce in camicia hawaiana a divertirsi e delle volte si ubriaca per il dolore lancinante di ricordi troppo dolorosi. Si, anche i Maestri apparentemente intoccabili soffrono fino a non poterne più senza anestetici. Quali che siano. Impara a non ascoltare la protagonista femminile quando questa gli dice che deve continuare ad affrontare i bulli. Lui, allontanandosi, le dice una cosa importantissima: “io risolvo i problemi a modo mio, tu a modo tuo”. Una ragazzina non può capire che le sue parole contro i bulli non producono alcun effetto negativo mentre le stesse identiche battute sulla bocca di lui produrrebbero calci. E lui è stanco di prender calci. E impara che in quei brevi e fugacissimi momenti in cui una ragazzina parecchio benestante preferisce passare del tempo con te alle giostre piuttosto che a bagno maria in piscina nelle ville in collina dei ragazzini con le auto, non devi mostrarti incredulo. Costi quel che costi. Per quanto difficile. E impara quanto è importante rimanere attaccati a quel momento. Come fosse l’ultimo momento dell’esistenza Prendersi cura del bonsai come fosse l’unica cosa preziosa del mondo. Socializza costruendosi una rete sociale, esercita la disciplina, impara a vivere il presente, apre gli occhi sui sacrifici che fa la madre riconoscendone i meriti, impara a tracciare confini nelle relazione con gli altri, sperimenta il valore della conoscenza e della competenza, vive il valore della pazienza e sperimenta il prezzo altissimo che paghi se manchi di fortezza d’animo quando hai a che fare con il predatore più raffinato e pericoloso apparso sulla Terra. Solo allora è pronto a partecipare al torneo. Dove può mostrare quanto sia migliore rispetto al Daniel (il nome del protagonista) di pochi mesi prima. L’avversario da battere non è il biondino invasato. È il Daniel ragazzino che non sapeva cosa non sapeva. “Non è quello che sembra” Certo appartenere alla divina Scuola di Hokuto Shin Ken avrebbe aiutato. Sin dall’inizio. Interessante, non lo metto in discussione. Peccato però che parlavo di seduzione e di come approcciare una donna sia, in realtà, una battaglia. Ed infatti è lo stesso Aivia a spiegarlo quando mi disse che, in disco, bisogna prima perlustrare, scoprire il luogo, batterlo palmo per palmo. Perché bisogna conoscerlo, comprenderlo. Come si fa in battaglia, uguale. Bisogna prima conoscere il territorio. Ecco perché sono d’accordo con @JoieDeVivre: queste cose si sanno da anni, probabilmente già dal 2004 (Anno di fondazione del forum). Ma dal 2004 sono passati decine di migliaia di utenti che lavoravano, hanno fatto sacrifici. È passata pure gente che non c’è più, che però (come un utente) ha tramandato questa “passione” ad un altro. Certo, ora molti giovani di quel tempo sono fatti grandi: c’è gente che si è sposata (anche grazie al forum), chi ha figliato e chi, ripeto, non c’è più. Ma il fine è lo stesso. Non mi venite a dire che, nel 2017 (ad esempio) non si era capito che il potere era tutto. Peccato però che era nettamente più vissuto questo forum, probabilmente con consigli non eccellenti, ma si assaporava un sapore diverso. Non faccio il solito discorso “era meglio prima” che (come diceva Nonnak forse, potrei errare) torna ogni t tempo, ma dico di rivedere quei valori. Perché nel 2017 c’erano lavoratori, c’erano studenti e c’erano malati, qui. Non è cambiato nulla.
Wyatt99 [Partecipante] 5018 Inviato 4 Agosto Inviato 4 Agosto La mia domanda principale è questa: se il potere è tutto, se basta pagare perché facciamo una vita “disumana” - cit. Se pensiamo che ora è tutto cambiato, rispetto al 2019 (esempio). Se pensiamo che prima era “meglio” o era “diverso” perché molta gente aveva il sedere parato Noi, nel 2026, qui che ci facciamo? Che senso ha più? Perché dovrebbe esistere un forum sulla seduzione?
^'V'^ [Aivia Demon] 174559 Inviato 4 Agosto Inviato 4 Agosto 14 hours ago, Gianilo said: Qualche giorno fa ero in casa a sistemare delle cose e senza che me ne accorgessi mi sono trovato assorbito dalla visione della ennesima replica in tv di Karate Kid. Il primo. Quello del 1984. Non lo guardavo da quando ero adolescente. Partendo dalla fine: il ragazzino protagonista vince un incontro di karate e festeggia tra le braccia della ragazzina più carina e popolare della scuola. Niente di nuovo, facile e prevedibile. Questo quello che appare. Ma quel ragazzino all’inizio del film viene completamente eradicato dal suo contesto d’origine perché è al seguito di una madre single che ha trovato lavoro in California, dall’altra parte del Paese. È solo. Non ha una comunità (piccola o grande che sia). Le finanze materne sono limitate. Il nuovo appartamento modesto. Non conosce nessuno. Nessuna entratura. Deve integrarsi a scuola e cavarsela con quel poco che ha: la battuta pronta e una buona capacità di socializzare. È un maschio adolescente senza rete di protezione per cui è immediatamente vittima di intimidazioni e violenze da parte dei bulli locali. La simpatia che il personaggio femminile sembra provare per lui (un nuovo maschio allogeno spiantato e isolato che nonostante tutto si mostra coraggioso e con la volontà di esercitare un buono spirito di adattamento la incuriosisce un bel po’) fa scattare le reazioni facili dei maschi locali: le prende. E le prende ancora. Viene emarginato anche nella squadra di calcio della scuola. Risorse a disposizione: una bici e pochi dollari. Gli altri hanno moto, auto sportive e un karate migliore. Questo lo scenario operativo dato. A questo punto appare il mentore come deus ex machina: lo avvicina, conquista la sua fiducia con un paio di gesti cortesi assolutamente gratuti. Ma, soprattutto, gli mostra l’orizzonte verso cui muovere. Che non è avere il karate migliore. Prendersi cura di un bonsai ogni giorno come fosse la cosa più preziosa al mondo. Tenere sempre lucidate le auto nel parcheggio. Imbiancare la staccionata. Tinteggiare la casa. Levigare il camminamento in legno in giardino. “Non è quello che sembra” gli ripete il Maestro quando il ragazzino protesta per quello che ritiene puro sfruttamento del suo tempo mentre gli altri si divertono, escono con le ragazze e si allenano insieme in palestra. “Non è quello che sembra”. Quando, a seguito della ennesima provocazione, il protagonista vorrebbe vendicarsi agendo impulsivamente, il mentore lo aiuta a guadagnare tempo. Fino al torneo di arti marziali. Ecco l’obiettivo. Lo scopo. Ma quello è un traguardo fittizio che serve al ragazzino. È la lepre agitata a pochi metri dal muso del segugio nel cinodromo perché questi corra. E rimanga concentrato. Il vero programma riguarda quello che accade nel mentre: lo aiuta a trovare un costume per una festa in maschera a cui il ragazzino non aveva nessuna intenzione di partecipare. Gli aggiusta la bici rotta perché possa spostarsi e muoversi in città. Lo accompagna nel dojo degli avversari perché possa guadagnare tempo perché possa imparare quanto può essere difficile (ma utile) ottenere un gentleman agreement con persone poco collaborative. Alcune lezioni le imparerà da solo perché il mentore delle sere esce in camicia hawaiana a divertirsi e delle volte si ubriaca per il dolore lancinante di ricordi troppo dolorosi. Si, anche i Maestri apparentemente intoccabili soffrono fino a non poterne più senza anestetici. Quali che siano. Impara a non ascoltare la protagonista femminile quando questa gli dice che deve continuare ad affrontare i bulli. Lui, allontanandosi, le dice una cosa importantissima: “io risolvo i problemi a modo mio, tu a modo tuo”. Una ragazzina non può capire che le sue parole contro i bulli non producono alcun effetto negativo mentre le stesse identiche battute sulla bocca di lui produrrebbero calci. E lui è stanco di prender calci. E impara che in quei brevi e fugacissimi momenti in cui una ragazzina parecchio benestante preferisce passare del tempo con te alle giostre piuttosto che a bagno maria in piscina nelle ville in collina dei ragazzini con le auto, non devi mostrarti incredulo. Costi quel che costi. Per quanto difficile. E impara quanto è importante rimanere attaccati a quel momento. Come fosse l’ultimo momento dell’esistenza Prendersi cura del bonsai come fosse l’unica cosa preziosa del mondo. Socializza costruendosi una rete sociale, esercita la disciplina, impara a vivere il presente, apre gli occhi sui sacrifici che fa la madre riconoscendone i meriti, impara a tracciare confini nelle relazione con gli altri, sperimenta il valore della conoscenza e della competenza, vive il valore della pazienza e sperimenta il prezzo altissimo che paghi se manchi di fortezza d’animo quando hai a che fare con il predatore più raffinato e pericoloso apparso sulla Terra. Solo allora è pronto a partecipare al torneo. Dove può mostrare quanto sia migliore rispetto al Daniel (il nome del protagonista) di pochi mesi prima. L’avversario da battere non è il biondino invasato. È il Daniel ragazzino che non sapeva cosa non sapeva. “Non è quello che sembra” Certo appartenere alla divina Scuola di Hokuto Shin Ken avrebbe aiutato. Sin dall’inizio. Grazie. Quanto sotto in spoiler è davvero OT ed è una vera pera per la maggior parte degli umidi. Lo metto perché rimanga con una data, per i posteri. Così che quando conosceranno la risposta a: Che cosa succederebbe se un segnale unico e debole andasse in fase con segnali diversi e tutti veri, a quali leggi risponde la sinfonia emergente? Sappiano che qualche troglodita si era fatto la domanda nel primo secolo del 2000. Spoiler Quindici anni fa avevo imparato a farmi raccontare un film o un libro che conoscevo già bene. Per il delta. Un'opera è un artefatto congelato: in questo caso è identica da quarant'anni, uguale per tutti quelli che la guardano. È l'unica cosa che in una conversazione funziona da variabile di controllo. Nei racconti personali quella variabile non c'è — manca l'evidenza oggettiva conservata identica per il confronto, e allora non capisci se stai leggendo la persona o l'evento. Con un film sì. Vedi dove ha messo l'attenzione. Confronti con dove l'avevo messa io. E in quello scarto c'è come rapportarmi a quella persona, e come leggere le sue reazioni a stimoli simili. Molti usano questa comprensione per vendere o convincere. Secondo me è un uso inefficiente di wetware inference, ma è legittimo e infatti io imparai questo modus in un contesto per imprenditori, capacitati a creare la storia del loro prodotto in linea con le storie che si raccontano i clienti. Poi ho smesso di chiedere che film preferito, o che libro stessero leggendo e sono passato a quale serie su Netflix. La domanda interna era diventata un'altra: come posso essere utile a questa persona in un modo che capisca, se il "prodotto" è il suo vantaggio mutuale col mio ma sono stati spesi miliardi perché capisse il contrario di tutto ciò che vede. Quando qualcuno racconta una serie, ci sono tre strati. Il primo è quello che il regista e lo sceneggiatore hanno inteso comunicare. Un mio cliente che sta leggendo è un regista e quando ha pubblicato un film internazionale, ha trovato anche ispirazione, nei commenti positivi dei critici che spiegavano cosa volesse trasmettere il regista, e che lui non aveva invece mai pensato. Attenzione: è una realtà di secondo livello. Capire cosa significa "una rosa" per chi l'ha scritta non significa che quello sia oggettivamente fare esperienza di una rosa, ma è utile come artefatto standardizzato per confrontare il delta sullo stesso stimolo. Il secondo è il contrario del rappresentato. Catene di "quindi" giganti con i piedi d'argilla, una cultura installata e fondata su assunti deboli. Non è un forma di comprensione ma di associazione automatizzata: non esiste nella realtà né nelle intenzioni di chi ha scritto. Il terzo è quello che mi interessa. Un residuo fragile che non è né il significato inteso, né l'inverso appreso. Un indizio di prospettiva personale. Una singolarità che non è esistita prima nella storia e finirà entro cento anni. Ho commesso l'errore, per un po', mentre facevo esperimenti in doppio cieco su Alice reale e Alice agita da un agente per vedere a parità di modello quale varianza rimanesse davanti allo stesso stimolo standardizzato, con moltissime ripetizioni e test per isolare la normale varianza del modello davanti allo stesso stimolo, di chiamarlo come un file. Un SOUL.md. È sbagliato: un file implica un contenuto, qualcosa che la persona ha dentro e che potresti farti dire. Non è un contenuto della persona. È una funzione di trasferimento: come trasforma l'input. Ecco perché non la ottieni chiedendo "chi sei", nemmeno se lo chiedi ad un santone che ha passato la vita sotto un fico a conoscere se stesso. La ricavi solo dal delta su uno stimolo controllato. Può suonare accordata o scordata, a seconda che sia alla giusta tensione o lasca o troppo tesa. Ma il suono è quello, ed è diverso da quello di chiunque altro. Nel 2018 tre ricercatori hanno messo persone in risonanza magnetica funzionale a guardare liberamente dei video, hanno misurato la similarità delle risposte neurali su 861 coppie di soggetti, e hanno trovato che la similarità era massima fra amici stretti e calava all'aumentare della distanza sociale nella rete reale. arxiv Stesso stimolo congelato. Stesso delta. Una macchina da qualche milione al posto di una domanda a cena. E qui la mia domanda interna diventa di scala. Chi finanzia un sistema sociale ha due leve rapide per farlo crescere senza che collassi per il moltiplicarsi degli errori. Una è mettere più soldi per imporre la visione originale. Chiamiamolo fondamentalismo. L'altra è mettere più soldi in slogan, semplificazioni e shortcut che facciano vedere in ogni cosa l'esatto contrario di quello che realmente significa. Ha troppi nomi, uno per ogni cluster di visualizzatori identificato dall'algoritmo, e sono ogni anno più granulari. Entrambe funzionano solo su una popolazione già normalizzata, che non manifesta pulsazioni individuali. Scalano in fretta. L'attrito arriva dopo, sotto forma di polarizzazione. So che quando scrivo che vengono messi miliardi, a molte persone piace pensare ad un complotto, ma non serve postulare un "loro" che decide. Sono semplicemente le uniche due leve che il capitale sa tirare in fretta, e vengono tirate perché sono le uniche che conosce. Il meccanismo in sé è più solido del complotto, e non ha bisogno di intenzioni magiche per funzionare, proprio come l'evoluzione o il fulmine. Ma esiste una terza leva, ed è quella meno usata: scalare il protocollo invece del contenuto. Il centro impone la sintassi, non la semantica. Internet funziona così. I mercati, il linguaggio, l'open source. Nessuno di questi ha dovuto normalizzare ciò che ci passa dentro. Mi diranno i soliti corvi: i ritorni decrescenti. Avrebbero visto particelle subatomiche organizzarsi e avrebbero parlato di ritorni decrescenti. Poi gli atomi. Poi le molecole disporsi in sinfonie. Poi le proteine: instabili gli amminoacidi che le compongono. Poi le cellule fare agglomerati inefficienti se scalati. Poi gli organismi, e nel caso umano il numero di Dunbar: oltre i 150 non è più una tribù, l'ho creduto per anni e l'ho detto e ridetto con la faccia seria. Anche io, a modo mio, ho tracciato grafici che mostravano ritorni decrescenti all'aumentare degli organismi. Il vizio, che ha colpito anche me, è sempre lo stesso: si calcola lo scaling di un sistema con le leggi che governano lo stato attuale dei suoi componenti. Non è una mia intuizione — Anderson lo ha scritto nel 1972, in un articolo di quattro pagine che si intitola Less Is Different e che sostiene che a ogni stadio servono leggi, concetti e generalizzazioni interamente nuovi, con la stessa dose di ispirazione e creatività richiesta al livello precedente. Chiude osservando che fra la biologia molecolare e l'etologia umana esistono probabilmente più livelli di organizzazione che fra il DNA e l'elettrodinamica quantistica, e che ogni livello può richiedere un'intera nuova struttura concettuale. arxiv arxiv E il 150 regge molto meno di quanto credessi. Nel 2021 tre ricercatori svedesi hanno rifatto l'analisi di Dunbar con metodi statistici aggiornati: i metodi bayesiani danno dimensioni medie di gruppo fra 69 e 109, i minimi quadrati generalizzati fra 16 e 42, ma gli intervalli di confidenza al 95% vanno da 4 a 520 e da 2 a 336. La loro conclusione è che specificare un numero qualsiasi è futile, e un limite cognitivo alla dimensione del gruppo umano non è derivabile in questo modo. Royal Society Open Science ScienceDaily Insomma, il mio numero preferito dopo il tre e il nove non era una legge, era un'estrapolazione da una retta di regressione, con un intervallo di confidenza largo due ordini di grandezza. Parlando di scalare sistemi, di emergenza, di nuove leggi, ogni grande transizione di individualità — molecole che diventano cromosoma, cellule che diventano organismo, individui che diventano colonia — è avvenuta rinunciando a qualcosa. Lo dicono Maynard Smith e Szathmáry, 1995. Entità che prima si riproducevano autonomamente diventano parte di un insieme, perdono la capacità di riprodursi indipendentemente, e la stabilità del nuovo tutto è assicurata dalla divisione del lavoro e da vari meccanismi di policing. arxiv Sembra che si scali normalizzando. Sembra. Ma guarda cosa viene soppresso davvero. Il collettivo è instabile per via dei defector che perseguono il proprio interesse; i meccanismi che alleviano il problema sono quelli che allineano gli interessi delle unità minori — parentela, policing, divisione del lavoro. Quello che si sopprime è la defezione, non la varietà. PhilSci-Archive La varietà, nel frattempo, esplode. Invece abbiamo visto che quando il capitale fa leva per ottenere gruppi di persone gestibili, la prima cosa che sopprime è la varietà, perché sposta l'attrito più avanti. È letteralmente la seconda delle proprietà comuni che i due autori elencano: le entità minori si differenziano diventando parte dell'entità maggiore — DNA e proteine, organelli, tessuti, caste. Un neurone e un epatocita sono incomparabilmente più diversi fra loro di quanto lo siano due protozoi. arxiv Da cui la formulazione a cui tengo: la normalizzazione è un modo economico di comprare allineamento distruggendo varietà. È la scorciatoia, ed è la sola leva che il capitale sa tirare in fretta. Chi compra allineamento in altro modo — posta in gioco condivisa, fiducia, correzione dell'errore a basso costo — può permettersi la varietà. E può permettersela perché conviene. Ashby, 1956: la regolazione è possibile solo se il sistema regolante è vario e flessibile quanto il sistema da regolare. Nella sua formula: solo la varietà può distruggere la varietà. Ne segue che normalizzare non è brutto — è una perdita netta di capacità di governo. Chi normalizza si amputa. E lo stesso Ashby aggiunge il colpo di grazia: questo principio liquida il mito per cui le situazioni straordinariamente complesse richiederebbero la concentrazione di poteri straordinari in un'entità centrale. ScienceDirect ScienceDirect La variabile giusta per scalare segnali diversi, è l'accoppiamento. Il modello di Kuramoto descrive N oscillatori con frequenze naturali diverse, accoppiati fra loro, e ha una proprietà che è esattamente il punto: esiste una forza critica di accoppiamento in corrispondenza della quale avviene una transizione di fase dall'incoerenza alla sincronizzazione. Sotto la soglia, rumore. Sopra, ordine. E la transizione può essere esplosiva, brusca, del primo ordine: non si vede una curva dolce, si vede quel salto che parte a quello che chiamiamo inflexion point. arxiv arxiv Qui devo essere onesto su cosa la sincronizzazione preserva e cosa no, perché il punto è delicato. Non è che ognuno tiene il proprio tempo: le frequenze convergono verso la media del gruppo e gli oscillatori si agganciano in fase. Quello che resta distinto sono le differenze di fase fisse. L'identità non sopravvive come tempo separato. Sopravvive come posizione nella geometria — ognuno occupa un punto che nessun altro può occupare, e quel punto è determinato dalla sua frequenza naturale. arxiv Non è la stessa cosa che sognavo, ed anche è più interessante, perché tante volte noi siamo capaci di sognare solo quello che già capiamo, che è governato la leggi diverse, da quello che capiamo ad un livello di organizzazione maggiore. C'è comunque un prezzo, che non voglio nascondere: se le frequenze naturali hanno valori simili il sistema si sincronizza, se sono troppo lontane no. La soglia critica cresce con la dispersione. In un esempio elementare con tre oscillatori distribuiti fra 10 e 70 rad/s, il guadagno necessario è 51,13, e a 50 le fasi ancora divergono. Substack arxiv Che è la stessa cosa che dice Ashby, vista dall'altro lato. La diversità non è gratis: si paga in accoppiamento. Chi non vuole pagare quel prezzo normalizza, e normalizzando abbassa la soglia perché ha appiattito la dispersione. Funziona. Costa la geometria. Ecco che qui il sogno di veder emergere una sinfonia di segnali singolari, inizia a frangersi contro gli scogli della realtà allo stesso livello che l'ha generata, secondo le leggi che governavano quel sogno. MA C'è anche una via di mezzo che vale più della sincronizzazione totale, e la matematica la prevede: a seconda del rapporto fra accoppiamento e ampiezza delle frequenze naturali possono emergere configurazioni multi-cluster oltre a quella mono-cluster. Trecento persone non devono diventare un unico coro fatto di segnali individuali. Devono diventare una struttura di grappoli agganciati. È un obiettivo più basso e infinitamente più utile. arxiv Resta il problema serio, e non è quello che immaginereste. Torniamo allo studio del 2018. Se la similarità della risposta neurale predice l'amicizia, allora ogni sistema fondato su relazioni spontanee seleziona per risonanza: filtra via esattamente i segnali che gli servirebbero, perché li sente stonati. Come specie tribale ha senso. Per una fioritura scalare sistemica è un difetto di progetto. Ma gli autori aggiungono una cosa che cambia la partita. Scrivono che quella similarità riflette probabilmente sia omofilia sia processi di influenza sociale. Cioè: la rete non registra soltanto chi sei. Ti forma. La causalità va anche nell'altro verso. Nature Se la struttura scolpisce la risposta, allora una struttura progettata può scolpirla verso la differenziazione invece che verso la convergenza. È quello che fa un organismo con le sue cellule. È l'unica ragione per cui la cosa non è disperata in partenza. E il modo di fallimento più probabile non è che i segnali deboli non trasmettano. I segnali deboli sono quello che resta se registrando molti racconti sullo stesso film appena visto o serie di Netflix, togli quello che davvero voleva comunicare l'autore e togli tutte le interferenze culturamente imposte nella persona, quelle per cui vede il contrario di quello che è comunicato dall'autore. E il rischio avendo tolto la normalizzazione, e avendo visto i limiti dell'accoppiamento, è che il mio segnale debole diventi la nuova normalizzazione. Quando parlo con delle persone posso essere il nodo con più autorità e più varianza. Se l'ingresso è gated sulla risonanza con me, ho costruito un'antenna che ripete un solo segnale con un'estetica migliore e più varianza del normale — e l'omofilia neurale garantisce che succeda da sola, senza che nessuno lo decida, me compreso. La contromisura non è morale, è strutturale: i segnali che mi stonano vanno protetti esplicitamente, o la soglia di accoppiamento resta irraggiungibile per costruzione, perché avrò ridotto la dispersione invece di pagarla. Serve anche un discriminatore, altrimenti la cosa è infalsificabile e chi semplicemente ricorda male il film diventa una singolarità. Il criterio è la ricorrenza: il segnale vero è stabile fra artefatti diversi, il rumore no. Una deviazione idiosincratica che ritorna su tre stimoli scorrelati è un prior percettivo. Su uno solo è caso. E serve una ragione per il numero trecento. Trecento non è il doppio di Dunbar — sarebbe numerologia, e per giunta appoggiata su un numero che abbiamo appena visto reggersi su un intervallo di confidenza da 4 a 520. È il primo N in cui puoi avere una decina di grappoli da trenta con ponti fra i grappoli: cioè il primo N in cui la struttura, e non la conoscenza personale reciproca, diventa la forza legante. Servono O(n) relazioni, non O(n²). È anche, non a caso, la scala a cui il multi-cluster diventa una configurazione sensata invece di un ripiego per paura di parlare del monocluster. Voglio scoprire cosa succede se trecento singolarità di segnale debole e unico vengono incoraggiate a trasmettere e ad agganciarsi in fase su una geometria che nessuno ha disegnato in anticipo. Una che risponde a leggi diverse da quelle che conosciamo sugli organismi. Ho visto un suono debole e bellissimo nella tua riflessione su un film standardizzato e congelato identico da quarant'anni. E' stato bellissimo e mi ha fatto piangere, sono ore che l'ho letto e ore che parlo da solo sognando un mondo di possibilità e di meraviglia che ancora non so nominare. L'ho visto quel suono, quel segnale unico e debole, mentre rivedevo Karate Kid dai tuoi occhi. Che cosa succederebbe se andasse in fase con segnali diversi e tutti veri, a quali leggi risponde la sinfonia emergente? È bellissimo non saperlo. Possibilità, meraviglia. Grazie per insegnarmi e mostrarmi queste cose bellissime, Gianilo. lola123, ATTAR e Gianilo ha reagito a questo 3
^'V'^ [Aivia Demon] 174559 Inviato 4 Agosto Inviato 4 Agosto 1 hour ago, City Hunter Resident said: E pensa che costa solo 5 euro per entrare.. Grazie del pensiero, davvero, ma non bestemmiamo la Sacra Scuola di Hokuto.
City Hunter Resident [Élite] 206 Inviato 4 Agosto Inviato 4 Agosto 5 minuti fa, ^'V'^ ha scritto: Grazie del pensiero, davvero, ma non bestemmiamo la Sacra Scuola di Hokuto. Hai ragione... chiedo ammenda andando a comprare del pane fatto in casa da donare in beneficienza ^'V'^ e Gianilo ha reagito a questo 1 1
Batman33 [Partecipante] 1001 Inviato 4 Agosto Inviato 4 Agosto (modificato) 14 ore fa, JoieDeVivre ha scritto: È innegabile che parte di queste frasi da Manosphere ripetute ad arte abbiano un fondo di verità, ma volevo mettere l’accento sulla tua visione del mondo e di come sia deleteria, soprattutto per chi ti legge (considerato il luogo in cui la scrivi). A me sembra che ormai il forum sia andato a puttane in gran parte per colpa di queste semplificazioni, credenze dettate da una sotto “cultura” dal quale sembra non vi rendete neanche conto di attingere. La realtà è sempre stata macabra e rappresentarla in questo modo fa passare l’idea che fino a pochi anni fa fosse facile avere un harem di donne di altissima qualità quasi a costo zero. Davvero non capisco quale tipo di contributo volete portare con commenti del genere. Sono state scritte decine di migliaia di risposte e discussioni, forse più, e ancora vi indignate se una donna ha più like di un uomo di Tinder senza fare un cazzo? Veramente? IMHO deleterio è vedere il mondo di oggi con le lenti di anni e anni fa. Non serve scomodare - ad esempio - gli anni 80, basta tornare ai primi anni 2000 (fondazione del forum) ed è innegabile che c'è un abisso tra allora e oggi. E' vero che le donne hanno sempre avuto possibilità maggiori rispetto agli uomini? Si. Tra l'altro, mai detto che anni fa fosse facile. E' vero che oggi però questa disparità è amplificata alla n-esima potenza e che l'ipergamia femminile è ai massimi storici? Si. I movimenti di cui tu parli (red pill, incel, ecc.) non avrebbero così tanto successo altrimenti. Il declino della civiltà occidentale passa anche da questo, e cioé dal fatto che ormai l'anormale è la regola, ed è tutto sdoganato e normalizzato. Basta aprire un secondo TikTok per ritrovarsi video di tipe che si vantano di aver tradito il fidanzato, con gente che nei commenti scrive "Divaaa", o "Hai fatto beneee". Ma stiamo scherzando? Io non voglio portare alcun tipo di contributo, volevo solo far riflettere su quella che è la realtà oggi. P.S.: Il forum è andato a puttane perché tutti i forum sono andati a puttane e non li usa quasi più nessuno, e non di certo perché qualcuno ogni tanto ripete l'ovvio. Modificato 4 Agosto da Batman33 Matt96, Crescendo63 e KovaCs ha reagito a questo 2 1
Matt96 [Partecipante] 329 Inviato 4 Agosto Inviato 4 Agosto 4 ore fa, Batman33 ha scritto: IMHO deleterio è vedere il mondo di oggi con le lenti di anni e anni fa. Non serve scomodare - ad esempio - gli anni 80, basta tornare ai primi anni 2000 (fondazione del forum) ed è innegabile che c'è un abisso tra allora e oggi. E' vero che le donne hanno sempre avuto possibilità maggiori rispetto agli uomini? Si. Tra l'altro, mai detto che anni fa fosse facile. E' vero che oggi però questa disparità è amplificata alla n-esima potenza e che l'ipergamia femminile è ai massimi storici? Si. I movimenti di cui tu parli (red pill, incel, ecc.) non avrebbero così tanto successo altrimenti. Il declino della civiltà occidentale passa anche da questo, e cioé dal fatto che ormai l'anormale è la regola, ed è tutto sdoganato e normalizzato. Basta aprire un secondo TikTok per ritrovarsi video di tipe che si vantano di aver tradito il fidanzato, con gente che nei commenti scrive "Divaaa", o "Hai fatto beneee". Ma stiamo scherzando? Io non voglio portare alcun tipo di contributo, volevo solo far riflettere su quella che è la realtà oggi. P.S.: Il forum è andato a puttane perché tutti i forum sono andati a puttane e non li usa quasi più nessuno, e non di certo perché qualcuno ogni tanto ripete l'ovvio. Condivido ogni singola frase e aggiungo: mai come negli ultimi anni sono aumentati su YouTube i video di seduzione: come approcciare, cosa scrivere ecc… Batman33 ha reagito a questo 1
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