Semplice [Lurker] 3 Inviato 22 Febbraio 2020 Inviato 22 Febbraio 2020 “Chi si fida delle donne può fidarsi anche dei ladri.” mi spiego meglio: il maschilismo o meglio la misoginia è sostanzialmente debolezza? La responsabilità dell’amarezza, la quale genera disillusione, è da ricercare nella forza della precedente illusione? La sfiducia prodotta è responsabilità del tradito o dell’azione del traditore? Lasciamo da parte le spiegazioni fisiologiche/neuronali, guardiamo invece le ragioni mentali, le strutture di pensiero, le costanti, perché le vediamo tutti ( anche solo leggendo questo forum), ma riusciamo, chi più chi meno, ad esprimerle solamente attraverso iper razionalizzazioni, per lo più sterili, o attraverso iperboli poetiche, altrettanto sterili. Come possiamo recepire l’esperienza come esperienza particolare? Come si mantiene viva la sana ingenuità ( necessaria per continuare)? Come si dirige quello che sembra essere un pilota automatico di piacere/illusione dolore/disillusione? Da parte mia trovo il disincanto come la più profonda e peggiore delle illusioni, forse addirittura un danno nei confronti della vita. Stanchi di vivere. Stanchi di illudersi. xyz- ha reagito a questo 1
Edo [Donna] 15361 Inviato 22 Febbraio 2020 Inviato 22 Febbraio 2020 Non ho la risposta ma seguo Da parte mia mi sono stancata di illudermi ormai anni e anni fa, ma non sono per niente stanca di vivere, anzi
Igor123 [Partecipante] 1240 Inviato 22 Febbraio 2020 Inviato 22 Febbraio 2020 6 ore fa, Semplice ha scritto: “Chi si fida delle donne può fidarsi anche dei ladri.” mi spiego meglio: il maschilismo o meglio la misoginia è sostanzialmente debolezza? La responsabilità dell’amarezza, la quale genera disillusione, è da ricercare nella forza della precedente illusione? La sfiducia prodotta è responsabilità del tradito o dell’azione del traditore? Lasciamo da parte le spiegazioni fisiologiche/neuronali, guardiamo invece le ragioni mentali, le strutture di pensiero, le costanti, perché le vediamo tutti ( anche solo leggendo questo forum), ma riusciamo, chi più chi meno, ad esprimerle solamente attraverso iper razionalizzazioni, per lo più sterili, o attraverso iperboli poetiche, altrettanto sterili. Come possiamo recepire l’esperienza come esperienza particolare? Come si mantiene viva la sana ingenuità ( necessaria per continuare)? Come si dirige quello che sembra essere un pilota automatico di piacere/illusione dolore/disillusione? Da parte mia trovo il disincanto come la più profonda e peggiore delle illusioni, forse addirittura un danno nei confronti della vita. Stanchi di vivere. Stanchi di illudersi. Condivido la proposta di confrontarsi al netto azzardate iperboli poetiche. Venendo al tema, l'illusione è una proiezione di noi stessi, dei nostri desideri. È impossibile illudersi quando si assume in partenza che quella realtà solo immaginata non possa materializzarsi, oppure quando non sussiste l'esigenza legata al desiderio. In altri termini, ci si illude di raggiungere un obiettivo, sia esso l'amore di una donna, una vittoria sportiva, un riconoscimento lavorativo, quando lo si brama, non escludendo a priori la possibilità ottenerlo. L'illusione è legata a un anelito, a un desiderio di raggiungere qualcosa che è ritenuto alla portata di chi lo immagina. Da piccoli si vuole essere astronauti, medici, pompieri, soldati, ballerine, poi col tempo si conoscono le proprie aspirazioni e i propri limiti, perdendo progressivamente ingenuità. Questo accade perché l'esperienza rende coscienti. Tuttavia quest'ultima è sempre limitata, legata a quanto si è vissuto e si sta vivendo. Si è stanchi di vivere quando non si intravedono stimoli, si è stanchi di amare quando l'ambiente circostante non offre alternative e relega il pensiero alle vecchie storie andate o a quelle mai concretizzatesi. La mia stanchezza esisterà finché non avrò brama di un'altra donna, pur sapendo che di lei non potrò fidarmi. D'altra parte se sono disilluso sulla trasparenza dei rapporti uman so di poter essere ancora accecato dal desiderio. E in effetti questo è ancora possibile, a meno che le prossima non sia la mia ultima notte.
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