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Il mercato libero delle relazioni


Cerpin
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Cerpin

È da un po' di tempo che mi pongo questa domanda, e vorrei rifletterne con voi del forum.

- Quanto il nostro pensiero moderno sulle relazioni ( non destinate a durare, hypergamia, relazioni aperte ecc ) è influenzato dal periodo che stiamo vivendo? Siamo arrivati al semplice punto in cui accettiamo e capiamo la nostra biologia, e quindi questo è quel che siamo?  Dove porterà questa filosofia dei rapporti cosi "consumistica"?

Puoi scegliere chi essere, cosa comprare, quando comprarlo, che protesi infilarti sotto alla pelle, che genitali avere, che bambino comprare e da quale parte del mondo farlo arrivare.. un mondo che ti vuole consumatore, capriccioso e impaziente come un bambino di quattro anni davanti ad un gelato, pronto a consumare qualsiasi tipo di merce, a calpestare qualsiasi valore.. 

Inizio a domandarmi se cercare di far funzionare un rapporto sia da fessi vecchia scuola, o se in qualche modo segreto della felicità sia più vicino alle storie d'amore raccontate dai miei nonni. 

 

Edited by Cerpin
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thehappyunicorn
5 ore fa, Cerpin ha scritto:

Dove porterà questa filosofia dei rapporti cosi "consumistica"?

A volte penso che stiamo tornando alle gens matriarcali preistoriche, dove le donne vivevano in gruppo e l'uomo era lasciato avvicinare solo nel loro periodo fertile, usato per ingravidare e poi allontanato. Scherzo ovviamente. Anzi, no. 

Ho smesso di farmi domande come la tua diverso tempo fa. Meglio concentrarsi a capire se il quantitative easing e l'incredibile quantità di denaro iniettato nel sistema stia innescando una bolla inflazionistica. Per quanto mi riguarda le donne vivono già in gens matriarcali. Quando mi lasciano avvicinare ai fini previsti e ai loro termini, a servizio finito poi ringrazio e vado via, senza che nemmeno me lo abbiano prima chiesto. Come un treno si ferma al capolinea e tu scendi prima che il capotreno passi per il vagone a sbatterti fuori, anche se su quel sedile stavi bene e saresti rimasto a bordo, così faccio io. Una volta c'erano poi molti più treni a coprire linea di lunghezza quali Torino-Salerno o comunque di lunga percorrenza. Oggi credo che il servizio tipico impiegabile copra tratte del tipo Milano Centrale - Milano Porta Garibaldi o roba del genere  

 

Edited by thehappyunicorn
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ArmandoBis
Il 12/8/2021 at 19:56, Cerpin ha scritto:

È da un po' di tempo che mi pongo questa domanda, e vorrei rifletterne con voi del forum.

- Quanto il nostro pensiero moderno sulle relazioni ( non destinate a durare, hypergamia, relazioni aperte ecc ) è influenzato dal periodo che stiamo vivendo? Siamo arrivati al semplice punto in cui accettiamo e capiamo la nostra biologia, e quindi questo è quel che siamo?  Dove porterà questa filosofia dei rapporti cosi "consumistica"?

Puoi scegliere chi essere, cosa comprare, quando comprarlo, che protesi infilarti sotto alla pelle, che genitali avere, che bambino comprare e da quale parte del mondo farlo arrivare.. un mondo che ti vuole consumatore, capriccioso e impaziente come un bambino di quattro anni davanti ad un gelato, pronto a consumare qualsiasi tipo di merce, a calpestare qualsiasi valore.. 

Inizio a domandarmi se cercare di far funzionare un rapporto sia da fessi vecchia scuola, o se in qualche modo segreto della felicità sia più vicino alle storie d'amore raccontate dai miei nonni. 

 

Riguardo alle storie d'amore del tempo dei tuoi nonni, sì, erano e sono felici.

Ma questo non ha niente a che fare con le favole della Disney, come spesso si sente dire.

Avevano e hanno una diversa costituzione psichica. Sono ancorati al tempo presente.

Non vanno alla ricerca delle "farfalle nello stomaco" non perché non sia bello essere sulle nuvole come gli innamorati, ma perché è qualcosa che non c'è nel tempo presente.

C'è un proverbio tibetano che dice: ciò che è in questo luogo è in ogni luogo, ciò che non è in questo luogo non è in nessun luogo. 

Oltre che per lo spazio, vale anche per il tempo.

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Diagonale

Ne parlava @^'V'^ da qualche parte. Il fatto è che relazione per i nostri nonni e padri aveva un significato molto concreto, ovvero sposarsi appena si trova il primo lavoro stabile, sfornare subito da 2 a 4 bambini (per i nostri nonni 4, per i nostri padri 2), lavorare e investire su di essi quotidianamente.

Cioè per loro dire sto in una relazione aveva un significato tanto concreto quanto quello di dire "sono un meccanico" o "faccio il notaio". Come dice Covey in "7 habits", amare è un verbo e un verbo implica un'azione. Ecco per le generazioni passate "amare" non era una questione di farfalle nello stomaco, di like, di visualizzati e non risposti, di sottili non detti. Per loro amare era un'azione concreta ripetuta quotidianamente, andando a lavorare e investendo tutto il loro tempo e denaro nella famiglia, nel comprare la casa insieme e nell'educare e crescere i figli.

Quindi se non c'è un bel mutuo condiviso, un matrimonio in comunione dei beni, dei figli o comunque qualsiasi altra forma di legame (per esempio lavorativo) che leghi le due persone concretamente per me dire di essere in una "relazione" è un abuso di notazione. Stiamo continuando a usare parole vecchie in accezioni completamente nuove da lì la confusione del linguaggio e tutte le domande esistenziali che si pone @Cerpin.

Citando Wittgenstein: "ogni problema filosofico è in realtà un gioco linguistico" (cioè un uso ambiguo del linguaggio).

https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dei_giochi_linguistici

  • Grazie! 2
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Cerpin
3 ore fa, Diagonale ha scritto:

Ne parlava @^'V'^ da qualche parte. Il fatto è che relazione per i nostri nonni e padri aveva un significato molto concreto, ovvero sposarsi appena si trova il primo lavoro stabile, sfornare subito da 2 a 4 bambini (per i nostri nonni 4, per i nostri padri 2), lavorare e investire su di essi quotidianamente.

Cioè per loro dire sto in una relazione aveva un significato tanto concreto quanto quello di dire "sono un meccanico" o "faccio il notaio". Come dice Covey in "7 habits", amare è un verbo e un verbo implica un'azione. Ecco per le generazioni passate "amare" non era una questione di farfalle nello stomaco, di like, di visualizzati e non risposti, di sottili non detti. Per loro amare era un'azione concreta ripetuta quotidianamente, andando a lavorare e investendo tutto il loro tempo e denaro nella famiglia, nel comprare la casa insieme e nell'educare e crescere i figli.

Quindi se non c'è un bel mutuo condiviso, un matrimonio in comunione dei beni, dei figli o comunque qualsiasi altra forma di legame (per esempio lavorativo) che leghi le due persone concretamente per me dire di essere in una "relazione" è un abuso di notazione. Stiamo continuando a usare parole vecchie in accezioni completamente nuove da lì la confusione del linguaggio e tutte le domande esistenziali che si pone @Cerpin.

Citando Wittgenstein: "ogni problema filosofico è in realtà un gioco linguistico" (cioè un uso ambiguo del linguaggio).

https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dei_giochi_linguistici

Intervento dalla quale penso di poter imparare molto. 
Si vede quando qualcuno ha studiato filosofia.

grazie

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