Caraibika [Élite] 2380 Inviato 3 Ottobre 2022 Inviato 3 Ottobre 2022 Il 1/10/2022 at 17:13, ArmandoBis ha scritto: Lo scenario che hai prospettato non solo è irrealistico, è completamente assurdo. Riporti semplicemente quello che scrivono i giornali. Non c'è nessun paper, nessuna ricerca scientifica, che avalla questa spazzatura. Il valore atteso di una nuova lira rispetto all'euro è circa l'80%. In caso di turbolenza dei mercati - situazione quanto mai probabile - si introduce una restrizione sui movimenti di capitali. Tutto qui. Quando nel '92 l'Italia uscì dallo SME la lira si deprezzò rispetto al Marco di più del 20%. Nei mesi successivi il deprezzamento toccò il 40%. Non ci fu nessuna impennata dei prezzi, nessuna fuga di capitali, nessuna crescita del debito pubblico. Nessuno se ne accorse. E l'Italia ricominciò a crescere a ritmo sostenuto. L'Italia di oggi non è l'Italia del 1992, siamo peggiorati praticamente in tutto. Pensare che una uscita dall'Euro comporti un deprezzamento solo del 20% mi sembra tremendamente ingenuo, considerando che da decenni ci fanno crollare governi a piacimento con semplici movimenti di mercato. Non sottovalutare le conseguenze politiche che avrebbe una simile decisione, ce la farebbero pagare molto cara. Inoltre devo ancora capire in base a quale idea la classe politica ridicola che ci ritroviamo sarebbe in grado di gestire una transizione del genere e riportare il paese a crescere, quando sanno solo andare avanti a mance e puttanate da campagna elettorale, zero volontà di controllare una spesa pubblica fuori controllo, zero piani energetici ed economici di ampio respiro e una situazione debitoria drammatica. Per me, per il tipo di situazione in cui siamo come paese e per la mentalità dell'italiano medio, finiremmo come l'Argentina, paese che fino agli anni '70 era una potenza ma che è sprofondato con politiche suicide e decisioni idiote. RefPat ha reagito a questo 1
ArmandoBis [Partecipante] 5475 Inviato 3 Ottobre 2022 Inviato 3 Ottobre 2022 24 minuti fa, Caraibika ha scritto: L'Italia di oggi non è l'Italia del 1992, siamo peggiorati praticamente in tutto. Pensare che una uscita dall'Euro comporti un deprezzamento solo del 20% mi sembra tremendamente ingenuo, considerando che da decenni ci fanno crollare governi a piacimento con semplici movimenti di mercato. Non sottovalutare le conseguenze politiche che avrebbe una simile decisione, ce la farebbero pagare molto cara. Inoltre devo ancora capire in base a quale idea la classe politica ridicola che ci ritroviamo sarebbe in grado di gestire una transizione del genere e riportare il paese a crescere, quando sanno solo andare avanti a mance e puttanate da campagna elettorale, zero volontà di controllare una spesa pubblica fuori controllo, zero piani energetici ed economici di ampio respiro e una situazione debitoria drammatica. Per me, per il tipo di situazione in cui siamo come paese e per la mentalità dell'italiano medio, finiremmo come l'Argentina, paese che fino agli anni '70 era una potenza ma che è sprofondato con politiche suicide e decisioni idiote. Guarda che siamo in avanzo primario da non so quanti anni. La spesa pubblica aumenta perché i prezzi aumentano anche in periodi di bassa inflazione. Il debito aumenta in rapporto al PIL perché l'economia non cresce. E non cresce perché ogni merce prodotta in Italia ha il sovrapprezzo della moneta sopravvalutata. Un tempo era il 20%. Adesso non so. Paragoni con l'Argentina non hanno senso. Non solo perché l'Argentina esporta principalmente materie prime mentre l'Italia è un paese industriale avanzato. La caratteristica dell'Argentina è il non avere uno spazio monetario strutturato, e questo è dovuto alla scarsa presa che lo Stato ha sugli operatori economici del paese. Quando l'Argentina ha prima modificato poi abbandonato la parità col dollaro, il valore del peso si è ridotto in tre, quattro mesi a un terzo. Non si è mai vista una cosa del genere, dimostrazione che il peso era un'entità priva di un vero circuito monetario. Questo perché l'Argentina non è mai stata un vero Stato sovrano, non ha mai avuto una classe dirigente che si identificava con le sorti del paese. Le classi alte hanno sempre cercato di detenere dollari. In sostanza è sempre stato, e lo è ancora oggi, un paese economicamente anarchico.
Caraibika [Élite] 2380 Inviato 3 Ottobre 2022 Inviato 3 Ottobre 2022 5 ore fa, ArmandoBis ha scritto: Guarda che siamo in avanzo primario da non so quanti anni. La spesa pubblica aumenta perché i prezzi aumentano anche in periodi di bassa inflazione. Il debito aumenta in rapporto al PIL perché l'economia non cresce. E non cresce perché ogni merce prodotta in Italia ha il sovrapprezzo della moneta sopravvalutata. Un tempo era il 20%. Adesso non so. Paragoni con l'Argentina non hanno senso. Non solo perché l'Argentina esporta principalmente materie prime mentre l'Italia è un paese industriale avanzato. La caratteristica dell'Argentina è il non avere uno spazio monetario strutturato, e questo è dovuto alla scarsa presa che lo Stato ha sugli operatori economici del paese. Quando l'Argentina ha prima modificato poi abbandonato la parità col dollaro, il valore del peso si è ridotto in tre, quattro mesi a un terzo. Non si è mai vista una cosa del genere, dimostrazione che il peso era un'entità priva di un vero circuito monetario. Questo perché l'Argentina non è mai stata un vero Stato sovrano, non ha mai avuto una classe dirigente che si identificava con le sorti del paese. Le classi alte hanno sempre cercato di detenere dollari. In sostanza è sempre stato, e lo è ancora oggi, un paese economicamente anarchico. Siamo in avanzo primario se non si considerano gli interessi sul debito, che fanno sì che di fatto siamo sempre in deficit. Continuiamo a prendere prestiti per mantenere una spesa pubblica insostenibile, senza il minimo segnale che le cose cambino, per questo abbiamo problemi a reperire risorse anche in una situazione difficile come quella attuale, saremo obbligati a offrire tassi d'interesse elevati, indebitandoci ancora di più. RefPat ha reagito a questo 1
ArmandoBis [Partecipante] 5475 Inviato 3 Ottobre 2022 Inviato 3 Ottobre 2022 4 ore fa, Caraibika ha scritto: Siamo in avanzo primario se non si considerano gli interessi sul debito, che fanno sì che di fatto siamo sempre in deficit. Continuiamo a prendere prestiti per mantenere una spesa pubblica insostenibile, senza il minimo segnale che le cose cambino, per questo abbiamo problemi a reperire risorse anche in una situazione difficile come quella attuale, saremo obbligati a offrire tassi d'interesse elevati, indebitandoci ancora di più. Questa è la storia che raccontano i giornali. Alquanto bizzarra, perché basta riprendere le semplici identità macroeconomiche che si trovano nelle prime pagine di ogni manuale dove emerge chiaramente che se la spesa pubblica eccede le tasse ciò può accadere solo per un motivo, ovvero che i cittadini non hanno consumato/hanno rinunciato a consumare parte del PIL prodotto. Immaginiamo che il tesoro emetta dei titoli e nessuno li compri. Quando questo accade? Quando i cittadini fanno di quel denaro un altro uso, o lo spendono, o lo risparmiano, cioè lo investono (la famosa identità S=I). In questo caso il Tesoro non potrebbe neanche spendere senza creare fiammate inflazionistiche, perché ci troveremmo nella condizione ideale della prima identità Y=C+I. Quindi i cittadini o spendono tutto, e consumano ciò che hanno prodotto, o risparmiano/investono (partecipano a un'emissione di titoli azionari) o comprano titoli di Stato, cioè si astengono dal consumo e lo Stato consuma al posto loro. L'alternativa è che la produzione viene consumata solo in parte, inducendo una recessione. In sostanza, il debito pubblico è la quantità di ricchezza finanziaria che i cittadini desiderano possedere. Nulla di criminogeno. Il problema è quando la crescita economica è inferiore al tasso di crescita del debito. Succede anche alle imprese: si fanno prestare del denaro, poi le cose vanno storte e non sono in grado di restituirlo. I prestatori andranno quindi incontro a perdite in conto capitale. Dov'è lo scandalo? Il nocciolo della questione è che se un'impresa va in default, nessuno dice niente, se lo fa lo Stato si scatena il finimondo. Perché? Perché se nessuno può impedire a un privato di non pagare i debiti, con lo Stato è una faccenda diversa. La cosa si fa politica. E i mezzi di informazione, che rappresentano gli interessi dei pochi cittadini più ricchi, spingono sempre per il pagamento dei debiti, cioè per il ricorso alla fiscalità generale. Che significa spremere i cittadini e trasferire le loro risorse ai grandi patrimoni. Gli Stati non devono fare default solo per questo motivo. E nonostante ciò vanno in default comunque.
Caraibika [Élite] 2380 Inviato 3 Ottobre 2022 Inviato 3 Ottobre 2022 5 minuti fa, ArmandoBis ha scritto: Questa è la storia che raccontano i giornali. Alquanto bizzarra, perché basta riprendere le semplici identità macroeconomiche che si trovano nelle prime pagine di ogni manuale dove emerge chiaramente che se la spesa pubblica eccede le tasse ciò può accadere solo per un motivo, ovvero che i cittadini non hanno consumato/hanno rinunciato a consumare parte del PIL prodotto. Immaginiamo che il tesoro emetta dei titoli e nessuno li compri. Quando questo accade? Quando i cittadini fanno di quel denaro un altro uso, o lo spendono, o lo risparmiano, cioè lo investono (la famosa identità S=I). In questo caso il Tesoro non potrebbe neanche spendere senza creare fiammate inflazionistiche, perché ci troveremmo nella condizione ideale della prima identità Y=C+I. Quindi i cittadini o spendono tutto, e consumano ciò che hanno prodotto, o risparmiano/investono (partecipano a un'emissione di titoli azionari) o comprano titoli di Stato, cioè si astengono dal consumo e lo Stato consuma al posto loro. L'alternativa è che la produzione viene consumata solo in parte, inducendo una recessione. In sostanza, il debito pubblico è la quantità di ricchezza finanziaria che i cittadini desiderano possedere. Nulla di criminogeno. Il problema è quando la crescita economica è inferiore al tasso di crescita del debito. Succede anche alle imprese: si fanno prestare del denaro, poi le cose vanno storte e non sono in grado di restituirlo. I prestatori andranno quindi incontro a perdite in conto capitale. Dov'è lo scandalo? Il nocciolo della questione è che se un'impresa va in default, nessuno dice niente, se lo fa lo Stato si scatena il finimondo. Perché? Perché se nessuno può impedire a un privato di non pagare i debiti, con lo Stato è una faccenda diversa. La cosa si fa politica. E i mezzi di informazione, che rappresentano gli interessi dei pochi cittadini più ricchi, spingono sempre per il pagamento dei debiti, cioè per il ricorso alla fiscalità generale. Che significa spremere i cittadini e trasferire le loro risorse ai grandi patrimoni. Gli Stati non devono fare default solo per questo motivo. E nonostante ciò vanno in default comunque. Il sistema in cui ci troviamo, volenti o nolenti, questo è. Siamo in ballo e tocca ballare seguendo le regole stabilite dalla finanza, non sono scese dal cielo adesso, ci siamo dentro da anni, per questo dico che andrebbero fatti gli adeguamenti necessari ad essere meno deboli e ricattabili (per quanto possibile).
ArmandoBis [Partecipante] 5475 Inviato 4 Ottobre 2022 Inviato 4 Ottobre 2022 11 ore fa, Caraibika ha scritto: Il sistema in cui ci troviamo, volenti o nolenti, questo è. Siamo in ballo e tocca ballare seguendo le regole stabilite dalla finanza, non sono scese dal cielo adesso, ci siamo dentro da anni, per questo dico che andrebbero fatti gli adeguamenti necessari ad essere meno deboli e ricattabili (per quanto possibile). Il sistema non è più in grado di funzionare. Il debito sta aumentando ovunque, non solo in Italia. Il problema ovviamente non è il debito pubblico, cioè il numeratore, ma il PIL, il denominatore, che non cresce più. In tutti i paesi del mondo avanzato si sta ripetendo lo stesso identico copione: ovvero, la politica economica è costretta all'interno di un sentiero che assicuri la sostenibilità del debito. Solo che regolarmente succedono eventi esterni, i cosiddetti shock, che urtano il denominatore. Per evitare che il denominatore si contragga spaventosamente si aumenta il numeratore, cioè il debito. È inutile fingere che il sistema funzioni, che sia un problema dell'Italia. Mi pare che il Giappone viaggi intorno al 200% di rapporto debito/PIL... Comunque, ricordo che esistono degli indicatori che fissano i parametri all'interno dei quali un debito pubblico è sostenibile o no (sempre nell'ipotesi che non si verifichino shock esterni). La materia non mi appassiona, ma ne avessi mai visto citato uno una volta, sulla stampa o nei programmi dei partiti. Abbondano invece le soluzioni fai da te (proposte da politici o da gente comune, non fa differenza, non è economia) cioè una superpatrimoniale che dovrebbe abbattere il debito e renderlo, nelle intenzioni, di nuovo sostenibile (magari lo è già, sostenibile, ma questo non importa, bisogna fare qualcosa, è in gioco il futuro dei nostri figli!). È evidente che non c'è speranza, ma non perché il popolo è bue e il carrellista o il caldaista non passano le loro serate a studiare come risolvere i problemi del paese. La speranza non c'è perché non si cerca un modo per risolvere il problema dal lato dell'economia reale, cioè fare crescere il PIL, cosa che richiederebbe il coordinamento degli agenti economici. Allora sì che ha un senso il discorso che i problemi globali richiedono risposte globali. Il punto è che quasi nessuno è interessato ad accordi di questi genere. L'Europa ad esempio è una finzione. Esiste solo perché la Germania ne ricava dei vantaggi (la storia del gas dovrebbe averlo reso evidente) ovviamente secondo la logica win-lose. Carlins ha reagito a questo 1
^'V'^ [Aivia Demon] 173806 Inviato 5 Ottobre 2022 Inviato 5 Ottobre 2022 22 ore fa, ArmandoBis ha scritto: Mi pare che il Giappone viaggi intorno al 200% di rapporto debito/PIL... Ed è un caso l'Eroico Giappone abbia perso la guerra insieme a noi? 22 ore fa, ArmandoBis ha scritto: La speranza non c'è perché non si cerca un modo per risolvere il problema dal lato dell'economia reale, cioè fare crescere il PIL, cosa che richiederebbe il coordinamento degli agenti economici. Secondo me, questo è un problema tribale, non statale. Voglio dire che ritengo impossibile gestire e coordinare milioni di persone, e rigetto il senso stesso dello stato. E' assolutamente possibile invece coordinare verso un incremento produttivo - di senso, ragione e prodotto interno lordo - 150 persone. Se questo viene fatto da diversi network allineati e coperti, abbiamo una colonna vertebrale per lo stato, ma è nello stato, non dello stato, e se lo stato non riconosce con animo grato il merito, il network prende il passaporto e cambia habitat. Se questo non è possibile, perché è una dittatura... I network sono il dito al culo peggiore che una dittatura possa trovarsi in casa. Fossi in lei, costruirei ponti d'oro. Il 3/10/2022 at 23:10, Caraibika ha scritto: Il sistema in cui ci troviamo, volenti o nolenti, questo è. Siamo in ballo e tocca ballare seguendo le regole stabilite dalla finanza, non sono scese dal cielo adesso, ci siamo dentro da anni, per questo dico che andrebbero fatti gli adeguamenti necessari ad essere meno deboli e ricattabili (per quanto possibile). Infatti. Kaihō-sha e Marco_drake ha reagito a questo 2
ArmandoBis [Partecipante] 5475 Inviato 5 Ottobre 2022 Inviato 5 Ottobre 2022 3 ore fa, ^'V'^ ha scritto: Ed è un caso l'Eroico Giappone abbia perso la guerra insieme a noi? Secondo me, questo è un problema tribale, non statale. Voglio dire che ritengo impossibile gestire e coordinare milioni di persone, e rigetto il senso stesso dello stato. E' assolutamente possibile invece coordinare verso un incremento produttivo - di senso, ragione e prodotto interno lordo - 150 persone. Se questo viene fatto da diversi network allineati e coperti, abbiamo una colonna vertebrale per lo stato, ma è nello stato, non dello stato, e se lo stato non riconosce con animo grato il merito, il network prende il passaporto e cambia habitat. Se questo non è possibile, perché è una dittatura... I network sono il dito al culo peggiore che una dittatura possa trovarsi in casa. Fossi in lei, costruirei ponti d'oro. Infatti. Beh, stai capovolgendo la sequenza causa effetto. Il Giappone è stato uno straordinario caso di successo dal punto di vista dell'economia. Assieme a Germania ed Italia è stata fra le nazioni che hanno performato meglio dopo la seconda guerra mondiale. Tanto che molti hanno avanzato l'idea che perdere una guerra si traduca in un vantaggio e non in uno svantaggio. È una tesi che non ha un supporto solido. Al di là delle apparenze, Giappone, Italia e Germania hanno storie diverse. Riguardo allo Stato, il tuo discorso non trova conferma nella storia economica. L'epoca attuale vede gli Stati ridimensionati nelle loro funzioni. In sostanza servono solo a ripianare le perdite delle crisi finanziarie create dai privati. La storia economica dice però che gli Stati che sono diventati ricchi lo hanno fatto proteggendo le loro imprese (e questo solo lo Stato lo può fare), usando la leva degli investimenti pubblici (le grandi imprese americane nel settore TLC e farmaceutico non sarebbero così forti senza la ricerca pubblica, per non parlare del peso che le commesse militari hanno su diverse filiere industriali), creando le condizioni per un forte sviluppo della domanda interna (attraverso la sindacalizzazione delle maestranze; corollario: volete che l'Italia torni a crescere? Avete bisogno di un governo monocolore di Rifondazione Comunista). Il coordinamento degli agenti economici presuppone una cosa molto semplice: gli agenti economici. Ovvero un tessuto molto ampio di imprese dei più diversi settori e specializzazioni. A coordinare il tutto bastano i prezzi e le informazioni (le varie imprese devono conoscere le caratteristiche le une delle altre.) Lo Stato non ha mai ostacolato questi due aspetti. Non viviamo in un sistema di prezzi amministrati e in più lo Stato ha sempre cercato di proteggere le imprese del suo territorio (un tempo non era possibile chiudere qui e aprire altrove. E se lo avessi fatto, i giornali non ti avrebbero descritto come un genio dell'imprenditoria). L'idea che lo Stato sia per definizione il nemico è abbastanza diffusa, frutto di un misunderstanding, ovvero l'idea che la competitività di un'azienda sia danneggiata dalla bassa qualità delle altre imprese, che per questo causano una lievitazione dei costi (ad esempio, un sistema postale inefficiente che costringe a ricorrere ai corrieri privati.) È la teoria del famoso sistema-paese che piace tanto ai Montezemolo. La cosa è stata abbandonata già ai tempi di Ricardo, con la teoría dei vantaggi comparati, che ha sostituito la teoria di Smith dei vantaggi assoluti. (Montezemolo è fermo a Smith). ^'V'^ ha reagito a questo 1
^'V'^ [Aivia Demon] 173806 Inviato 5 Ottobre 2022 Inviato 5 Ottobre 2022 2 ore fa, ArmandoBis ha scritto: Il Giappone è stato uno straordinario caso di successo dal punto di vista dell'economia. Assieme a Germania ed Italia è stata fra le nazioni che hanno performato meglio dopo la seconda guerra mondiale. Interessante. Non ho le tue competenze economiche, parlerò come mangia una bestia, come fa Salvini. L'America nel dopoguerra stampa dollari falsi, non coperti da controvalore. Inonda Italia, Germania, Giappone di questi dollari falsi, comprando con essi lavoro e materie prime vere. I giapponesi hanno esportato tantissime auto negli USA, e così i tedeschi, e tanto hanno prodotto gli italiani. Solo che i dollari erano falsi, stampati a caso. Invece le vite delle persone passate a costruire le auto più precise al mondo, passate nelle scuole più rigorose e disciplinate al mondo, così come i materiali di cui erano fatte le auto, erano tutte controvalore reale. Parlo di auto per non ampliare troppo il discorso, ma vale per tutto l'export verso gli USA. Dopo la seconda guerra mondiale... tutti e tre schiavi super performanti, pagati in dollari falsi. Ma presi per buoni. Ad un certo punto... il castello di carte... soffia il vento... e crolla. E' davvero, la storia di tre economie trainanti? Abbiamo dato i migliori prodotti del mondo, che sono quelli giapponesi, italiani e tedeschi, per pochi dollari stampati a caso. Questo è performare in economia? BlueScript, ATTAR, Outsider e 1 altro ha reagito a questo 3 1
ArmandoBis [Partecipante] 5475 Inviato 5 Ottobre 2022 Inviato 5 Ottobre 2022 3 ore fa, ^'V'^ ha scritto: Interessante. Non ho le tue competenze economiche, parlerò come mangia una bestia, come fa Salvini. L'America nel dopoguerra stampa dollari falsi, non coperti da controvalore. Inonda Italia, Germania, Giappone di questi dollari falsi, comprando con essi lavoro e materie prime vere. I giapponesi hanno esportato tantissime auto negli USA, e così i tedeschi, e tanto hanno prodotto gli italiani. Solo che i dollari erano falsi, stampati a caso. Invece le vite delle persone passate a costruire le auto più precise al mondo, passate nelle scuole più rigorose e disciplinate al mondo, così come i materiali di cui erano fatte le auto, erano tutte controvalore reale. Parlo di auto per non ampliare troppo il discorso, ma vale per tutto l'export verso gli USA. Dopo la seconda guerra mondiale... tutti e tre schiavi super performanti, pagati in dollari falsi. Ma presi per buoni. Ad un certo punto... il castello di carte... soffia il vento... e crolla. E' davvero, la storia di tre economie trainanti? Abbiamo dato i migliori prodotti del mondo, che sono quelli giapponesi, italiani e tedeschi, per pochi dollari stampati a caso. Questo è performare in economia? Che il dollaro non sia "coperto" da un controvalore è opinione diffusa (ma non fondata). Diffusa al punto che molti affermano la stessa cosa dell'euro, e, a maggior ragione, di qualsiasi valuta. Come è noto, dal 1971 il dollaro non è più garantito dall'oro. (Mentre prima di quella data le altre monete si impegnavano a mantenere un rapporto fisso col dollaro.) Coloro che seguono questa linea di pensiero hanno quasi sempre in mente anche la soluzione, ovvero il ritorno al gold standard. Purtroppo questa linea di pensiero implica sentieri piuttosto discutibili. (Il gold standard viene osteggiato dai banchieri centrali e dai politici che perderebbero il potere di creare moneta dal nulla - a beneficio dei loro clientes. Spesso questi discorsi prendono una piega antisemita.) Ora, il discorso sarebbe troppo lungo, ma il gold standard ha fallito in più di una circostanza il compito che gli era stato assegnato. In ogni caso, è uno strumento indicato per un contesto ultraliberale come era quello della fine ottocento inizi novecento. Inoltre, non è esagerato dire che è grazie alla sua rigidità che dobbiamo la Seconda Guerra Mondiale (l'avvento di Hitler è avvenuto in pochi mesi in coincidenza con l'esacerbarsi della crisi del debito tedesco). Al di là di queste considerazioni, l'idea che gli Stati Uniti beneficino del ruolo del dollaro come moneta di riserva e mezzo di pagamento per numerose materie prime è parimenti estremamente diffusa. Anche senza che gli Usa mettano in piedi chissà quali maneggi, basta che la quantità di dollari fuori degli Stati Uniti aumenti per rispondere alle esigenze di un economia in crescita, che gli americani si ritrovano in casa l'equivalente in merci che non hanno pagato. Ma è veramente così? No. Immaginate un paese A che abbia i conti con l'estero in pareggio. Tanto importa, tanto esporta. Poi le cose cambiano. I suoi partner commerciali hanno un problema secolare di sottoccupazione che vogliono risolvere e vogliono farlo in fretta. Allora, abbassano il valore delle loro monete. Le esportazioni aumentano, le importazioni diminuiscono. Questi paesi consumano meno di quanto producono, importano domanda di beni dal paese A. La disoccupazione/sottoccupazione cala. Per il paese A la situazione è speculare. I suoi abitanti consumano più di quanto producono. È un pasto gratis, come molti credono? No, perché una parte della domanda di beni del paese A non si è diretta verso le merci prodotte in loco ma all'estero. Prima A era in pareggio, adesso la sua bilancia commerciale è in deficit. E meno produzione all'interno si traduce in più disoccupazione (e se è un paese avanzato, deve pure aumentare la spesa pubblica per sostenere il deficit.) Paesi strutturati per consumare meno di quanto producono sono ad esempio la Germania, la Cina, la Corea del Sud. Tra i paesi A troviamo Stati Uniti (ormai da decenni) e Italia (nel primo periodo dell'euro si è perpetrato il dramma della nostra industria; il nostro surplus commerciale non deve ingannare, si è prodotto successivamente come contraccolpo delle misure di austerità di Monti che hanno distrutto la domanda interna.) Consumare più di quanto si produce sembrerebbe una furbata. Invece è una fregata. Aghori e ^'V'^ ha reagito a questo 2
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