molder [Élite] 967 Inviato 13 Giugno 2024 Inviato 13 Giugno 2024 @Dott.Mauro Grillini Mi sento come se la mia essenza fosse divisa in due parti distinte. Da un lato, nel mio lavoro quotidiano, gestisco situazioni estremamente difficili, come persone affette da gravi problemi di ludopatia che minacciano il suicidio e che hanno rovinato la vita di amici e parenti. Questi racconti non mi toccano più emotivamente; sono diventato estremamente cinico e desensibilizzato, pur riuscendo comunque ad aiutare efficacemente ogni singolo caso. Dall'altro lato, nella mia vita sentimentale, mi trovo estremamente vulnerabile. Situazioni apparentemente insignificanti, come un rifiuto da una persona conosciuta da poco, e che mi piace ma non provo un sentimento d'amore, mi feriscono molto più del dovuto. Come posso lavorare per integrare meglio queste due parti di me stesso e sviluppare una maggiore resilienza emotiva nelle mie relazioni personali? Kurt Bi e OdetoJoy ha reagito a questo 1 1
Dott.Mauro Grillini [Élite] 410 Inviato 14 Giugno 2024 Inviato 14 Giugno 2024 Il 13/06/2024 at 18:53, molder ha scritto: @Dott.Mauro Grillini Mi sento come se la mia essenza fosse divisa in due parti distinte. Da un lato, nel mio lavoro quotidiano, gestisco situazioni estremamente difficili, come persone affette da gravi problemi di ludopatia che minacciano il suicidio e che hanno rovinato la vita di amici e parenti. Questi racconti non mi toccano più emotivamente; sono diventato estremamente cinico e desensibilizzato, pur riuscendo comunque ad aiutare efficacemente ogni singolo caso. Dall'altro lato, nella mia vita sentimentale, mi trovo estremamente vulnerabile. Situazioni apparentemente insignificanti, come un rifiuto da una persona conosciuta da poco, e che mi piace ma non provo un sentimento d'amore, mi feriscono molto più del dovuto. Come posso lavorare per integrare meglio queste due parti di me stesso e sviluppare una maggiore resilienza emotiva nelle mie relazioni personali? Caro @molder a prescindere dai fatti in sé, una delle cose che condiziona il nostro livello di benessere e di attivazione psico-emotiva è il significato o i significati che tali eventi hanno per noi. Sono proprio come delle "manopole" che regolano l'afflusso delle nostre emozioni, e anche a parità di dolorosità, l'intensità di questa varia notevolmente in base a come codifichiamo il ricordo di un evento dentro di noi. Probabilmente quelle situazioni "apparentemente insignificanti" nascondono una messa in discussione di bisogni e valori personali importanti, o possono rimandare a particolari concezioni profonde di noi stessi non in linea con una sana visione di Sè. Senza la pretesa di essere esaustivo, il mio consiglio è quello di provare a focalizzarsi sul cosa comporta per noi il venire rifiutato da queste persone e come noi lo traduciamo nella nostra mente e nelle azioni quotidiane. Ti invito anche a prestare discreta attenzione all'aspetto lavorativo: lavorare con un certo tipo di utenza può non essere immediatamente percepito come logorante, soprattutto data l'abitudine consolidata. Tuttavia questo tipo di professionalità si lega a un certo rischio di burnout che sarebbe bene non sottovalutare. Ci torno su nei prossimi giorni se ti va...per entrambi gli argomenti molder ha reagito a questo 1
molder [Élite] 967 Inviato 14 Giugno 2024 Autore Inviato 14 Giugno 2024 Grazie mille, e mi farebbe senz'altro piacere tornarci su su entrambi gli argomenti. A tal proposito: 1 ora fa, Dott.Mauro Grillini ha scritto: Probabilmente quelle situazioni "apparentemente insignificanti" nascondono una messa in discussione di bisogni e valori personali importanti, o possono rimandare a particolari concezioni profonde di noi stessi non in linea con una sana visione di Sè. Senza la pretesa di essere esaustivo, il mio consiglio è quello di provare a focalizzarsi sul cosa comporta per noi il venire rifiutato da queste persone e come noi lo traduciamo nella nostra mente e nelle azioni quotidiane. Ho pensato molto a questo punto, e trovo la risposta in una mancanza di sicurezza e, forse, di un po' di autostima. Ho sempre pensato che realizzando una carriera di successo, tutto mi sarebbe stato in qualche modo dovuto e automaticamente riconosciuto. Avrei dimostrato a tutte quelle ragazze che non ho avuto, "cosa si sono perse" e quanto hanno sbagliato. Da ragazzo ero molto timido, e sicuramente provavo imbarazzo nei rapporti con l'altro sesso. Ora non è più così, non ho certo timori particolari a frequentare ragazze, fare appuntamenti e così via....però è probabile che quell'insicurezza passata non si sia mai "rimarginata" e in qualche modo mi condizioni ancora. L'essere "scartato" in favore di qualcun altro, sebbene quella ragazza mi piaccia, ma senza sentimenti, lo trovo ancora insopportabile e mi trovo poi a rimuginare sul "cosa avrei potuto fare" di diverso. Per quanto riguarda questo aspetto: 1 ora fa, Dott.Mauro Grillini ha scritto: Ti invito anche a prestare discreta attenzione all'aspetto lavorativo: lavorare con un certo tipo di utenza può non essere immediatamente percepito come logorante, soprattutto data l'abitudine consolidata. Tuttavia questo tipo di professionalità si lega a un certo rischio di burnout che sarebbe bene non sottovalutare. Sento sicuramente di essere in burnout. Gli ultimi tre anni di vita sono stati mostruosamente impegnativi e stressanti sotto il profilo lavorativo. Sono tre anni che non riesco a staccare mai dal lavoro, zero vacanze e zero riposo. L'essermi buttato completamente (ma anche necessariamente direi, perché senza di me l'azienda non funzionava: ogni giorno di assenza si traduceva in potenzialmente migliaia di euro di mancati introiti, e non era sostenibile) sul lavoro mi ha fatto anche tagliare un po' di rapporti e amicizie. Ora, finalmente, ho più tempo libero e vorrei dedicarmi molto di più a me stesso, riprendendo hobby (come giocare a tennis) e mi piacerebbe riallacciare rapporti di amicizia che ho perso. OdetoJoy, Dott.Mauro Grillini e Kurt Bi ha reagito a questo 2 1
Dott.Mauro Grillini [Élite] 410 Inviato 17 Giugno 2024 Inviato 17 Giugno 2024 Il 14/06/2024 at 21:12, molder ha scritto: Grazie mille, e mi farebbe senz'altro piacere tornarci su su entrambi gli argomenti. A tal proposito: Ho pensato molto a questo punto, e trovo la risposta in una mancanza di sicurezza e, forse, di un po' di autostima. Ho sempre pensato che realizzando una carriera di successo, tutto mi sarebbe stato in qualche modo dovuto e automaticamente riconosciuto. Avrei dimostrato a tutte quelle ragazze che non ho avuto, "cosa si sono perse" e quanto hanno sbagliato. Da ragazzo ero molto timido, e sicuramente provavo imbarazzo nei rapporti con l'altro sesso. Ora non è più così, non ho certo timori particolari a frequentare ragazze, fare appuntamenti e così via....però è probabile che quell'insicurezza passata non si sia mai "rimarginata" e in qualche modo mi condizioni ancora. L'essere "scartato" in favore di qualcun altro, sebbene quella ragazza mi piaccia, ma senza sentimenti, lo trovo ancora insopportabile e mi trovo poi a rimuginare sul "cosa avrei potuto fare" di diverso. Per quanto riguarda questo aspetto: Sento sicuramente di essere in burnout. Gli ultimi tre anni di vita sono stati mostruosamente impegnativi e stressanti sotto il profilo lavorativo. Sono tre anni che non riesco a staccare mai dal lavoro, zero vacanze e zero riposo. L'essermi buttato completamente (ma anche necessariamente direi, perché senza di me l'azienda non funzionava: ogni giorno di assenza si traduceva in potenzialmente migliaia di euro di mancati introiti, e non era sostenibile) sul lavoro mi ha fatto anche tagliare un po' di rapporti e amicizie. Ora, finalmente, ho più tempo libero e vorrei dedicarmi molto di più a me stesso, riprendendo hobby (come giocare a tennis) e mi piacerebbe riallacciare rapporti di amicizia che ho perso. La cosa positiva che noto è che sembri molto consapevole della situazione e già questo può permetterti di ragionare su priorità di vita - come descrivi bene nella parte finale del post - e sull'eventuale ruolo di quelle convinzioni sottolineate all'inizio del tuo intervento. Succede spesso che di fronte ad alcune aspettative granitiche si possa andare incontro a invalidazione, cioè quando le cose vanno in maniera diversa da come speriamo e vogliamo: a seconda di quanto "centrale" e profonda è quell'aspettativa nel tuo sistema psichico - in altre parole, quanto senti che arriva a definirti sul piano del valore personale e dell'immagine di te stesso verso te stesso e verso gli altri - quanto più il sistema rischia di entrare in perturbazione e possiamo sentirci come "scossi dalle fondamenta". Può anche darsi che tutto ciò sia indipendente da un più globale senso di autostima ed efficacia personale: questo sia perchè possiamo vivere diversi livelli di competenza ed efficacia in diversi domini esistenziali (mi sento capace es. sul lavoro e meno sulle relazioni), sia perchè in alcune aree di vita possono annidarsi bisogni più forti di quelli espressi in altre aree, spesso feriti o ignorati anche sul piano reale, la cui cassa di risonanza emotiva tende a totalizzare le nostre attenzioni sul dolore e sul senso di mancanza. In questo senso, il recupero di un buon livello di benessere nelle aree precedentemente sacrificate al lavoro può avere un grande valore. Facci sapere!! OdetoJoy, Kurt Bi e molder ha reagito a questo 2 1
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