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Leggendo "La Prima Educazione Sentimentale" di Flaubert (Mondadori 1995) mi sono imbattuto nella descrizione del personaggio di Morel, che ho trovato molto verosimile e attuale, in quanto "persona per bene" che giustifica le sue mancanze come prova di virtù e soddisfa i suoi bisogni con dei piaceri surrogati.

 

"Questo Morel era un tipo piuttosto singolare, uno di quelli che i borghesi considerano degli originali, che gli uomini d'affari reputano artisti e che gli artisti trovan volgari, con un'intelligenza abbastanza raffinata ma con un modo di sentire che lo è troppo poco, senza lussi e senza vanità, dotati di una certa dirittura morale e d'un indubbio buonsenso; era un due quarti d'avvocato che si sposavano ad altri due quarti di banchiere, ma senza le vili reticenze del primo e l'avidità del secondo, e tuttavia partecipava alla natura d'entrambi grazie al brio e alla disinvoltura, al senso dell'ordine e alla dedizione quasi poetica con cui affrontava gli interessi d'infimo grado e il lavoro subalterno.
Era una di quelle persone che tutte le qualità di cui sono dotate dovrebbero immancabilmente condurre al successo - se solo vi aggiungessero qualche vizio - ma che la tranquillità dello spirito o altre avverse circostanze tengono sempre alla larga da un potere il cui esercizio, se non proprio a grandi imprese, li avrebbero almeno portati a compiere buone imprese; uno di quegli uomini nati sì per l'azione ma per un'azione di tutti i Ciao giorni, semplice e industriosa, che non si lascian mai sopraffare dal loro lavoro e lo eseguono invece con l'accanimento di un operaio a cottimo e il genio di un primo commesso, ottimi segretari, infine, ma pessimi ministri, bravissimi a prendere appunti ma incapaci di scrivere una sola riga - macchine intelligenti e nulla più.
Povero, aveva dovuto inventarsi un mestiere; educato al commercio, vi si era gettato anima e corpo. La frequentazione degli agenti di cambio, dei procuratori, dei notai, dei faccendieri e dei trafficanti di denaro d'ogni specie - il mondo in cui insomma viveva - non era stata sufficiente a cancellare del tutto il suo primitivo senso dell'onore né a corrompere quella sua buona natura che, con un cuore un po' più ardente e un po' piu d'immaginazione, avrebbe forse potuto guidare verso gesti più eroici e cose più degne. Pur avendo assistito a mille infamie, non ne aveva preso parte a nessuna, e dimostrava invece nei confronti dei colpevoli quel risentimento accidioso che le persone di spirito sentano a giustificare. Pur vivendo a tu per tu ogni giorno con dei milionari, si limitava a sognare per sé una rendita di ventimila lire; li trattava tutti da imbecilli e da parvenues e il più delle volte non si faceva scrupolo a dir loro in faccia tutto ciò che pensava: il che, oltre a dargli una parvenza d'autonomia, faceva di lui un vero gentiluomo, nonostante fosse nato in provincia e sapesse ancora un po' troppo d'uffici di procura. Non aveva mai avuto il tempo né di amare né di giocare, e questo lo autorizzava a deridere l'amore e a disprezzare i giocatori - una presa in giro un po' greve, da uomo onesto che non ha mai conosciuto le passioni e ignora le tempeste non avendo mai visto il mare. Non era mai stato un sognatore, nemmeno da giovane - esiste pur gente fatta così. Gran bravo ragazzo, del resto, buon gaudente, sibarita per il poco che poteva, sensuale quant'è giusto per l'uomo moderno che ama sì l'orgia ma finché non si eccede, sarebbe stato l'uomo ideale d'Orazio se solo avesse avuto più gusto [...] Nessun altro argomento stimolava tanto il suo lato pittoresco ed eloquente; tutto ciò che in merito era stato scritto dagli esperti - letteratura oggi dimenticata che ha divertito i nostri nonni - lui l'aveva letto; tutto ciò che avveniva a Parigi di deliziosamente osceno e di piacevolmente infame, lo veniva a sapere prima degli altri; tutto ciò che si poteva osare in fatto di porcherie, l'aveva osato; tutto ciò che e ogni giorno si vende, l'aveva comprato. La prostituta era la sua amante, le canzoni sporche le sue romanze preferite; eppure non avrebbe saputo corteggiare la moglie di un droghiere o farsi amare da una fanciullina di dodici anni. Non aveva mai amato, non era mai stato amato da una donna. Non sentendone il bisogno, ne faceva tranquillamente a meno; avendo assistito con orrore, negli altri, ai terribili effetti di questa follia che chiamiamo amore, aveva finito per considerarsi un uomo fortunato."

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