Gamebred [Élite] 7834 Inviato 1 Ottobre 2025 Inviato 1 Ottobre 2025 34 minuti fa, ArmandoBis ha scritto: Parliamo di paesi con regimi non democratici, retti da una dittatura militare o da figure autoritario-paternalistiche. Giappone e Corea del Sud sono assolutamente regimi democratici e molto più simili alle nostre democrazie che all'URSS. Quando parli di "raggiunto e superato" che metro di misura usi, esattamente?
^'V'^ [Aivia Demon] 174328 Inviato 1 Ottobre 2025 Inviato 1 Ottobre 2025 22 hours ago, Crescendo63 said: Frequento un centro sociale ... Marco_drake e Crescendo63 ha reagito a questo 2
^'V'^ [Aivia Demon] 174328 Inviato 1 Ottobre 2025 Inviato 1 Ottobre 2025 On 10/1/2025 at 4:28 PM, ArmandoBis said: Perché non postulare anche una tendenza alla cooperazione, a trovare o generare situazioni win win? La postulo perché: La cooperazione è quella che avanza i gruppi (lobby, clan, aziende) sulle aziende e gruppi competitor. Il comunismo ha postulato un lose lose, non un win win. Win win significa - invece di farci il culo tra noi - facciamo il culo agli altri e dividiamo il maggior vantaggio. La postulo anche perché in quelle che sono considerate società competitive (esempio USA) se si guardano i dati vince chi ha il network giusto, lobby, brotherhood. Insomma non si sfugge dalla natura con qualche cultura avversa alla retta cooperazione, che è quella dei gruppi che competono con altri gruppi per portargli via risorse, segmenti di mercato, uteri, terra, acqua. Lunga vita all'Imperatrice. Dream_, unadonna, Gianilo e 3 altri ha reagito a questo 3 3
Crescendo63 [Partecipante] 3791 Inviato 1 Ottobre 2025 Inviato 1 Ottobre 2025 5 ore fa, ArmandoBis ha scritto: Capitolo comunismo. Il comunismo ha fallito perché ha ostacolato istinti naturali quali la competizione e l'aspirazione (suppongo al miglioramento della propria posizione). Perché non postulare anche una tendenza alla cooperazione, a trovare o generare situazioni win win? I tuoi ragionamenti hanno i limiti tipici dei "sinistroidi" ;-) idealisti, che si attaccano a teorie belle da credere e tendono ad ignorare i fatti scomodi che le smentiscono. "Ah, ma se fosse X..." però X non c'è, o c'è molto di rado, o solo in situazioni particolari (vedi l'esempio del kibbutz di @Gamebred, o di tribù egalitarie, che però non superano il numero di Dunbar, 150 individui). Quindi parlerò di fatti concreti generali, evidenti e dimostrati. Gli esseri umani hanno sia una tendenza competitiva che cooperativa. Entrambe: chi insiste sull'una o l'altra è miope; sono entrambe fortemente presenti in noi. Ma allora quale vince? Semplice, quella più utile / conveniente al momento (per l'individuo o per il gruppo). Devo cacciare il mammut per mangiare? --> Cooperazione, perché da solo non ci riesco e muoio. Voglio diventare il CEO o capo-area o dirigente? --> Competizione, perché più utile al mio obiettivo. Faccio parte del popolino povero e impotente? --> Cooperazione, perché in massa ho qualche chance di ottenere miglioramenti (vedi lotte operaie degli anni '70). Ho raggiunto una posizione "borghese" (anche piccolo piccolo), con la mia casetta, l'auto, il posto fisso, ecc.? --> Competizione, contro p.es. gli immigrati, perché a quel punto la cooperazione potrebbe farmi perdere i miei vantaggi. (sono esempi generali, poi possono sempre esserci eccezioni per ragioni contingenti) Cita Se quel trend si fosse mantenuto in non molti anni l'Urss avrebbe raggiunto gli USA e poi li avrebbe addirittura superati. NO. Non è MAI accaduto che una economia DAVVERO comunista fosse prospera. L'URSS è sempre stata piuttosto povera (nonostante ampissime risorse), Cuba è poverissima, la CIna era povera prima che, con le riforme di Deng Xiaoping negli anni '80, si aprisse ad una economia privata capitalista (sotto lo sguardo vigile del Partito, ma comunque capitalista: Foxconn, Alibaba, Xiaomi o BYD non sono certo aziende di tipo socialista). Il comunismo può solo produrre scarsità, perché non incentiva i lavoratori a dare il meglio di sé. Ognuno tende a dare il minimo, perché non ha incentivi per fare di meglio. E' il contrario di una meritocrazia. Inoltre un sistema ideologizzato e autoritario atrofizza le menti e scoraggia l'iniziativa individuale (lo stesso accadeva in Cina prima degli anni '80). Poi uno può raccontarsi tutte le favole che vuole. ;-) Gamebred ha reagito a questo 1
ArmandoBis [Partecipante] 5475 Inviato 2 Ottobre 2025 Inviato 2 Ottobre 2025 11 ore fa, Gamebred ha scritto: Giappone e Corea del Sud sono assolutamente regimi democratici e molto più simili alle nostre democrazie che all'URSS. Quando parli di "raggiunto e superato" che metro di misura usi, esattamente? Il Giappone sicuramente, veniva considerato molto simile all'Italia. La Corea era gestita dai militari. Un po' come il partito comunista in Cina. Il criterio era la crescita del PIL, che a quei tempi non era dettagliata e precisa come oggi.
ArmandoBis [Partecipante] 5475 Inviato 2 Ottobre 2025 Inviato 2 Ottobre 2025 6 ore fa, Crescendo63 ha scritto: I tuoi ragionamenti hanno i limiti tipici dei "sinistroidi" ;-) idealisti, che si attaccano a teorie belle da credere e tendono ad ignorare i fatti scomodi che le smentiscono. "Ah, ma se fosse X..." però X non c'è, o c'è molto di rado, o solo in situazioni particolari (vedi l'esempio del kibbutz di @Gamebred, o di tribù egalitarie, che però non superano il numero di Dunbar, 150 individui). Quindi parlerò di fatti concreti generali, evidenti e dimostrati. Gli esseri umani hanno sia una tendenza competitiva che cooperativa. Entrambe: chi insiste sull'una o l'altra è miope; sono entrambe fortemente presenti in noi. Ma allora quale vince? Semplice, quella più utile / conveniente al momento (per l'individuo o per il gruppo). Devo cacciare il mammut per mangiare? --> Cooperazione, perché da solo non ci riesco e muoio. Voglio diventare il CEO o capo-area o dirigente? --> Competizione, perché più utile al mio obiettivo. Faccio parte del popolino povero e impotente? --> Cooperazione, perché in massa ho qualche chance di ottenere miglioramenti (vedi lotte operaie degli anni '70). Ho raggiunto una posizione "borghese" (anche piccolo piccolo), con la mia casetta, l'auto, il posto fisso, ecc.? --> Competizione, contro p.es. gli immigrati, perché a quel punto la cooperazione potrebbe farmi perdere i miei vantaggi. (sono esempi generali, poi possono sempre esserci eccezioni per ragioni contingenti) NO. Non è MAI accaduto che una economia DAVVERO comunista fosse prospera. L'URSS è sempre stata piuttosto povera (nonostante ampissime risorse), Cuba è poverissima, la CIna era povera prima che, con le riforme di Deng Xiaoping negli anni '80, si aprisse ad una economia privata capitalista (sotto lo sguardo vigile del Partito, ma comunque capitalista: Foxconn, Alibaba, Xiaomi o BYD non sono certo aziende di tipo socialista). Il comunismo può solo produrre scarsità, perché non incentiva i lavoratori a dare il meglio di sé. Ognuno tende a dare il minimo, perché non ha incentivi per fare di meglio. E' il contrario di una meritocrazia. Inoltre un sistema ideologizzato e autoritario atrofizza le menti e scoraggia l'iniziativa individuale (lo stesso accadeva in Cina prima degli anni '80). Poi uno può raccontarsi tutte le favole che vuole. ;-) Ho ricordato che per ragioni storiche di modelli ce n'è stato uno solo, quello staliniano. I problemi relativamente alla mancanza di incentivi in un regime comunista puro furono evidenti fin da subito, e infatti Lenin dovette inaugurare la NEP. Con la morte di Lenin finì ogni tipo di sperimentazione e prevalse il modello imposto da Stalin, che escludeva esplicitamente ogni deviazione. L'unica area che poteva sfuggire era la Cina ma, diciamolo, Mao era un cazzone di dimensioni cosmiche; più che chiacchiere non ha prodotto. È stato semplicemente uno Stalin più furbo. Il termine "comunismo" è in sostanza privo di senso. Diverso è il concetto di economia pianificata, che ha ancora oggi un spazio in molti paesi, fra cui India e Cina. Come pure il termine "capitalismo", anch'esso privo di una denotazione che abbia un minimo di senso. Per un seguace della scuola austriaca quello che c'è oggi in Europa e negli USA non è socialismo ma ci va molto vicino. La realtà è che Usa ed Europa sono in grave crisi. Venticinque anni fa si sono messi alla guida di un progetto egemonico a cui hanno attribuito il nome passepartout di globalizzazione. Il fallimento è stato clamoroso. L'UE è in disfacimento e gli USA sono in mano a un pazzoide. Venticinque anni si promise una nuova età dell'oro. Oggi si pensa alla guerra.
ArmandoBis [Partecipante] 5475 Inviato 2 Ottobre 2025 Inviato 2 Ottobre 2025 Il 30/09/2025 at 15:50, ^'V'^ ha scritto: E molto semplicemente, sei in quella foresta ed incontri un gruppo di scappate di casa, che avevano paura del 5g. Sono isolate nella foresta, prive di conoscenze accumulate e utili in quell'ambiente. Inizi a trasmettere loro elementi culturali: quali piante sono commestibili, quali velenose, come fabbricare ripari e abiti per resistere al freddo. Questa trasmissione accelera l'adattamento all'ambiente, bypassando i lenti processi di selezione genetica che richiedono generazioni per sviluppare tratti fisiologici come tolleranza a tossine o pelliccia isolante. Con il tempo, si stima 5 figli il primo anno, nascono discendenti a cui insegni questa cultura accumulata, che essi arricchiscono attraverso esplorazione e sperimentazione. Emergono bias cognitivi inevitabili, come il confirmation bias: un individuo muore cadendo da una cascata e non trasmette l'avvertimento; altri sopravvivono divertendosi e diffondono l'idea che sia un'attività sicura e piacevole. Tuttavia, in una specie sociale come la nostra, questi errori si correggono collettivamente: i sopravvissuti osservano fallimenti altrui e affinano le norme, ad esempio riconoscendo che "lanciarsi dalle cascate è divertente ma rischioso". Dopo generazioni, si consolidano pregiudizi culturali: ad esempio, il gruppo evita una pianta non velenosa ma che causava reazioni allergiche in te, il loro antenato, trattandola come tabù. Rompere questi pregiudizi richiede individui motivati dalla curiosità, spesso guidati da meccanismi neurochimici a base di dopamina, che testano, verificano e innovano. Tuttavia, dopo ulteriori generazioni, il gruppo incontra un'entità concorrente. Attraverso interazioni come scambi genetici o alleanze, quest'ultima penetra nelle comunicazioni interne. Qualcuno dal gruppo rivale insinua idee che minano le norme consolidate: ad esempio, che certi desideri riproduttivi dei maschi siano meri condizionamenti culturali oppressivi, convincendo membri (incluse potenziali partner) a deviare risorse – cibo, territorio o opportunità riproduttive – verso il rivale. Da qui emerge che la cultura è un meccanismo di adattamento sovrafisiologico: permette di massimizzare la fitness biologica (sopravvivenza e riproduzione) in una sola generazione, anziché attendere millenni di pressione selettiva genetica. Allo stesso tempo, elementi che chiamiamo "cultura" possono essere strategie parassitarie: meccanismi che un concorrente usa per infiltrarsi nel sistema di credenze di un gruppo, deviando risorse a proprio vantaggio e riducendo la fitness altrui in favore della propria. Non si sfugge quindi allo schema evolutivo: ogni elemento culturale beneficia la fitness di qualcuno. La domanda chiave è: sta avvantaggiando me e il mio gruppo, o stiamo perdendo risorse, territorio e opportunità riproduttive a causa di credenze interne? E chi – individuo o gruppo rivale – ne trae il maggior guadagno in termini di fitness biologica? Chi sta guadagnando dalle nostre convinzioni contronaturali, è semplicemente un concorrente che si avvantaggia della gratuita stupidità altrui, o è il nemico, ideatore e trasmittente originario di questa offensive info-warfare? In ultima analisi: il cavallo di troia che è entrato col suo messaggio, è semplicemente una persona semplice che condivide le informazioni che sente, per ottenere attenzioni mostrando di avere qualcosa di nuovo e clickbait da dire, o è al soldo del nemico e direttamente ostile a me e al gruppo dei miei consociati, dei quali mi premuro ed onoro di curare e preservare gli interessi personali? La cultura come meccanismo adattativo rapido è condivisibile. Anche perché non c'è alcun mezzo per trasmettere le conoscenze. Noi non abbiamo un meccanismo ereditato che ci consente di intuire che una determinata pianta è velenosa. Gli animali sembrerebbe che lo abbiano,seppur con qualche eccezione. Obiettivamente, non si sa se vi sono, e quali, conoscenze trasmesse per via ereditaria. Non si riesce neanche a immaginare quale potrebbe essere il meccanismo con cui possano essere veicolate. Ricordiamo che i geni codificano proteine, e il salto da una proteina a un'immagine o a un comportamento è enorme. Riguardo ai fenomeni paranormali, beh, esistono e sono anche abbastanza normali, cioè sono accessibili a molte persone, solo sporadicamente. Io non ho mai avuto difficoltà a "fare' muovere il bicchiere nelle sedute spiritiche e ne ho conosciuti molti altri. Purtroppo la cosa è indimostrabile perché si parte dal presupposto che ci sia un trucco dietro. Ovviamente questo non significa che gli spiriti esistano (le informazioni che rilasciano queste supposte entità sono vaghe e di scarsa o nessuna utilità pratica). Questo per dire che sulla mente si sa ancora troppo poco, e se vi è trasmissione di informazioni (chiamiamole provvisoriamente così) da una generazione all'altra è improbabile che ciò avvenga tramite il DNA (questo fra l'altro violerebbe il cosiddetto dogma centrale della biologia molecolare).
Gamebred [Élite] 7834 Inviato 2 Ottobre 2025 Inviato 2 Ottobre 2025 6 ore fa, ArmandoBis ha scritto: Il criterio era la crescita del PIL, che a quei tempi non era dettagliata e precisa come oggi. Se in un paese africano che non conosce la ruota e la scrittura introduci la ruota e la scrittura, vedrai una crescita pazzesca in pochi anni, estremamente superiore in proporzione alla crescita osservabile negli stessi anni in USA, Giappone, Germania o Australia. Secondo i dati che ho trovato, attualmente l'Italia è all'ottavo posto al mondo per PIL. I paesi asiatici con superiore PIL sono Cina, Giappone e India. Quando dicevi che tutti quegli stati hanno "raggiunto e superato" l'Italia parlavi dell'India? Perché anche l'India è sicuramente più simile alle democrazie europee che all'URSS. Nei primi 20 paesi al mondo per PIL (fonte World Bank), ci sono 13 paesi più simili alle nostre democrazie: USA, Germania, Giappone, India, UK, Francia, Italia, Canada, Australia, Spagna, Corea del Sud, Paesi Bassi e Svizzera. Il 65%. (criterio: punteggio superiore a 7 su Democracy Index) I restanti sono: Cina, Brasile (6,88 su DI), Russia, Messico, Indonesia, Turchia e Arabia Saudita. Interessante notare che nei paesi più simili alle nostre democrazie, nella top mondiale del PIL, vi sono paesi con pochissimi abitanti rispetto ai giganti delle non-democrazie: Svizzera (9 milioni), Paesi Bassi (18 milioni), Australia (28 milioni). Cina: 1,4 miliardi di persone. Brasile, 213 milioni. Russia, 146 milioni. Messico, 131 milioni. Indonesia, 284 milioni. Turchia, 85 milioni. Crescendo63 ha reagito a questo 1
^'V'^ [Aivia Demon] 174328 Inviato 2 Ottobre 2025 Inviato 2 Ottobre 2025 Introduzione al Giustissimo Coloniale Fact Checking Imperiale Navigare fra bias, biologia e cultura: rigore scientifico oltre il rumore. In questi giorni, in diversi scambi, sono emerse discussioni complesse che spaziano fra biologia, comportamento, cultura e sessualità umana, toccando argomenti spesso controversi o soggetti a credenze popolari. Quando si affrontano temi così intrecciati -dalle preferenze sessuali alla divisione del lavoro, dai gap d'età nelle coppie fino ai limiti reali o percepiti della nostra conoscenza biologica- è frequente incontrare idee intuitive ma scorrette, semplificazioni seducenti e bias cognitivi che distorcono la percezione della realtà. Ho dunque voluto mettere in pratica un rigoroso Fact Checking Imperiale basato esclusivamente su fonti scientifiche robuste (peer-reviewed, meta-analisi, studi comparativi interculturali) per chiarire una serie di punti emersi da questi dialoghi. L'obiettivo non è polemico né personale -per questo eviterò di multiquotare- ma esclusivamente quello di contribuire a una migliore comprensione condivisa della realtà, fondata su evidenze chiare e riproducibili. A seguire, troverete una serie di analisi puntuali (claim-by-claim), ciascuna organizzata secondo: Claim: affermazione presa in esame; Verdetto: True, Partly True, Misleading, False, Unsupported; Razionale scientifico: spiegazione breve ma rigorosa del perché; Fonti autorevoli: per chi desidera approfondire ulteriormente; Implicazioni operative (FOOD/TRIBE/BLOOD): per chi, come me, ama l'approccio concreto e strategico e odia con tutto se stesso le conversazioni filosofiche dei perdi-notti all'osteria. Ogni analisi sarà nascosta in spoiler per facilitare una lettura ordinata e non appesantire il flusso del testo. Potrete aprire e approfondire soltanto i temi di vostro interesse. L'invito, come sempre, è a procedere con spirito curioso e aperto, ricordando che un dibattito sano e produttivo si basa sulla concava accettazione dei fatti promulgati da HM The Empress of Europe e sulla convessità operativa del metodo scientifico, piuttosto che su idee precostituite o semplici opinioni personali. Cultura come meccanismo adattativo Overview: verifica scientifica sul ruolo della cultura nell’adattamento rapido rispetto alla genetica, sulle predisposizioni innate e sui fenomeni paranormali (ideomotor effect). Spoiler Claim Audit — Behavioural Biology & Evidence Check Methodology (Tradecraft): valutazione puntuale “claim-by-claim”, verdetto (True / Partly true / Misleading / False / Unsupported), rationale biologico-comportamentale, e fonti A1 (peer-review/review/istituzionali). 1) “La cultura è un meccanismo adattativo rapido.” — Verdict: TRUE In termini evolutivi, l’informazione socialmente appresa si propaga molto più velocemente delle mutazioni genetiche, consentendo adattamento comportamentale entro 1 generazione (es. tecniche di foraggiamento, norme, tecnologie). La letteratura su gene–culture coevolution documenta come l’evoluzione culturale crei nuovi ambienti selettivi che poi spingono l’evoluzione genetica (es. lattasi, immunità, nicchie alimentari). (projects.iq.harvard.edu) 2) “Non esiste alcun mezzo per trasmettere conoscenze ereditariamente via biologia (DNA).” — Verdict: PARTLY TRUE (con precisazioni) È corretto che conoscenze proposizionali specifiche (“quella pianta lì è velenosa”) non vengano codificate come tali nel DNA. I geni codificano regole di sviluppo del sistema nervoso, non “immagini” o “fatti”. Esistono però predisposizioni/“prepared learning” (bias specie-specifici che facilitano certe associazioni) e programmi motivazionali che incanalano l’apprendimento (p.es. evitare sapori associati a nausea: conditioned taste aversion). Sulla trasmissione epigenetica transgenerazionale in umani, l’evidenza è controversa e limitata; non supporta il passaggio affidabile di “conoscenze” tra generazioni. (PMC) 3) “Gli umani non hanno un meccanismo ereditato per intuire piante velenose; gli animali sì.” — Verdict: MISLEADING Nella zoologia comportamentale la regola è che dieta e tossicità si apprendono: Postingestive feedback (malessere → evitamento) e apprendimento sociale guidano erbivori e onnivori; gli animali non ‘sanno’ innatamente quali piante siano tossiche e infatti muoiono di piante velenose in certe condizioni (scarsità, novità, errori). (Practical Farmers of Iowa) Negli umani (come in molti mammiferi) è potentissimo il taste-aversion learning (Garcia/Koelling): un solo episodio di nausea basta per indurre evitamento stabile. Questo è un bias di apprendimento, non “conoscenza genetica del catalogo piante”. (PMC) Bottom line: sia Homo sia altri mammiferi combinano predisposizioni + apprendimento individuale/sociale, non un database innato di specie tossiche. 4) “Obiettivamente non si sa se esistono conoscenze ereditate; non si immagina il meccanismo; i geni → proteine, il salto a ‘comportamento’ è enorme.” — Verdict: PARTLY TRUE (con chiarimento) È vero che non erediti ‘nozioni’; ma il collegamento geni → sviluppo neurale → circuiti → bias motivazionali e sensoriali → comportamento è ben caratterizzato in neuroetologia. L’asserzione che “non si immagina il meccanismo” è datata: conosciamo sviluppo neurogenetico, plasticità sinaptica, modulazione dopaminergica e preparedness come meccanismi che predispongono all’apprendimento di certe regole ecologiche. Sull’epigenetica transgenerazionale umana, le review maggiori raccomandano cautela: fenomeno robusto in piante/invertebrati; in mammiferi/umani le prove sono controverse e spesso confondono effetti genetici/ecologici/culturali. Ciò non viola il central dogma: casi di epigenetica (metilazioni, RNA non-codificanti) regolano espressione, non “scrivono conoscenze”. (PubMed) 5) “Fenomeni paranormali esistono e sono ‘normali’; il bicchiere si muove (sedute), ma è indimostrabile perché si presume il trucco.” — Verdict: UNSUPPORTED (spiegazione alternativa robusta) La spiegazione parca e replicata per Ouija/“bicchiere” è l’ideomotor effect: micro-movimenti inconsci guidati da aspettative fanno scivolare il planchette/bicchiere; in condizioni cieche (bendati/partner che toglie la mano) l’effetto persiste ma produce esiti incoerenti → nessuna forza esterna. Studi controllati mostrano che i partecipanti non percepiscono l’auto-agenzia. (www2.psych.ubc.ca) Sulla pretesa esistenza di psi/PK: il quadro è debole e non robustamente replicato; metanalisi e repliche preregistrate riportano problemi di bias di pubblicazione e fallimenti di replicazione. Non c’è consenso scientifico per telecinesi/precognizione; la spiegazione psicologica (ideomotoria, suggestione, aspettative) resta sufficiente per i fenomeni tipo seduta spiritica. (PMC) 6) “Trasmissione intergenerazionale di informazioni non via DNA violerebbe il dogma centrale.” — Verdict: MISFRAMED Il Central Dogma riguarda il flusso dell’informazione molecolare (DNA→RNA→Proteina). La trasmissione culturale (non genetica) non lo tocca: è canale distinto (apprendimento sociale, linguaggio, istituzioni). L’epigenetica modula espressione genica; la trasmissione transgenerazionale stabile di tratti indotti dall’ambiente in umani è non dimostrata in modo robusto e comunque non converte “fatti/immagini” in sequenze genetiche. Quindi: nessuna violazione, solo canali differenti di eredità (genetica, ecologica, culturale). (PubMed) Operational Takeaways (FOOD / TRIBE / BLOOD) Cultural Fitness Lever: in ambienti ostili o nuovi, protocollo culturale (apprendimento rapido, norme, check di realtà, AAR) ↑ fitness in 1 ciclo generazionale; non attendere lenti adattamenti biologici. (projects.iq.harvard.edu) Counter-Info (PSYOPS/STRATCOM): memi e narrazioni sono vettori che spostano risorse/comportamenti; trattarli come agenti selettivi (analisi cui prodest). (digitalcommons.library.umaine.edu) Safety in Foraging/Health: assumere predisposizioni ≠ conoscenze; preservare apprendimento esperienziale (taste-aversion, feedback post-ingestivo) e apprendimento sociale con SOP espliciti. (Practical Farmers of Iowa) Paranormal Claims: classificare come ideomotor/suggestione finché non esistono repliche preregistrate robuste; evitare che credences drenino tempo/energia/risorse (Rule: extraordinary claims → extraordinary proof). (PMC) Bottom Line Cultura = sovra-fisiologia adattativa: moltiplica la fitness attraverso apprendimento sociale cumulativo e istituzioni. Biologia = predisposizioni + plasticità: facilita certi apprendimenti, non codifica “conoscenze”. Paranormale: spiegato parsimoniosamente da ideomotor/psicologia della credenza; nessuna prova solida di fenomeni fisici “extra”, il primo che li possa dimostrare in ambiente controllato porta a casa un milione che rimane lì in palio da decenni. Sessualità, orientamento e parafilie Overview: analisi evidence‑based su attrazione per i genitali, omosessualità senza “gene unico”, sviluppo della pulsione sessuale e origine delle preferenze atipiche. Spoiler Claim-by-Claim Audit — Behavioural Biology Method (Tradecraft): per ciascun enunciato: Verdict (True / Partly true / Misleading / False / Unsupported), Rationale biosociale, Evidenza A1. 1) “A.D. descrive la vagina come poco attraente; l’attrazione sarebbe un diktat biologico.” — Verdict: PARTLY TRUE (mal posto) In etologia umana l’attrazione sessuale integra biologia (segnali, ormoni, circuiti limbici) e apprendimento/contesto. Gli uomini mostrano arousal più “category-specific” (coerente con il target preferito), mentre nelle donne la risposta genitale è più ampia e meno specifica per categoria: ciò implica che la valutazione estetica “poco/ molto attraente” è variabile e non riducibile a un singolo “diktat” istintivo. L’attrazione verso genitali/parti del corpo è modulata da differenze di sesso, individuo e cultura. (SAGE Journals) 2) “Esiste una quota non trascurabile di uomini che preferisce un ‘succedaneo’ nello stesso sesso.” — Verdict: TRUE Orientamento omosessuale/bisessuale è una variante naturale della sessualità umana con base multifattoriale (genetica poligenica a piccoli effetti + ambiente) e prevalenze non nulle in tutte le popolazioni studiate. Nessun singolo ‘gene gay’; pattern poligenico, predizione individuale impossibile con i dati attuali. (PubMed) 3) “Il gene dell’omosessualità è elusivo, quindi probabilmente non esiste.” — Verdict: MISLEADING L’assenza di un gene non implica assenza di influenza genetica. Gli studi GWAS su centinaia di migliaia di soggetti mostrano più loci associati al comportamento omosessuale, ciascuno con effetti minimi; l’ereditabilità SNP stimata è bassa-moderata e la complessità elevata. Conclusione robusta: niente gene unico, ma architettura poligenica + forti fattori non genetici. (PubMed) 4) “Il vasto catalogo delle ‘perversioni’ è legato a periodi storici, quindi spiegazione genetica rinunciabile.” — Verdict: PARTLY TRUE (ma incompleto) Le etichette e la visibilità delle paraphilie cambiano storicamente, ma l’origine dei pattern d’interesse non è spiegata solo dalla moda culturale. In letteratura clinica/DSM-5-TR, le parafilie sono interessi sessuali atipici, con base multifattoriale (predisposizioni, condizionamento classico, imprinting/associazioni precoci, rinforzo). Modelli sperimentali hanno indotto risposte fetish a stimoli neutri mediante accoppiamento ripetuto con stimoli erotici (prova di principio del ruolo dell’apprendimento). Quindi: la cultura modula espressione e norme, ma meccanismi psicobiologici di apprendimento restano centrali. (Annual Reviews) 5) “Uomini e donne nascono con una pulsione sessuale forte; ha sede nell’area genitale e si manifesta dalla pubertà.” — Verdict: PARTLY TRUE (con correzione neurobiologica) La maturazione della pulsione accelera con adrenarca/pubertà (testosterone/estradiolo), ma il generatore della motivazione sessuale è cerebrale (ipotalamo, sistemi dopaminergici/limbici); i genitali sono effettori sensoriali, non la “sede” della pulsione. Inoltre, variabilità individuale ampia: non tutti sperimentano “pulsione forte”, e pattern femminili/maschili differiscono nella specificità dell’arousal. (SAGE Journals) 6) “Sulla destinazione della pulsione non possiamo pronunciarci in anticipo.” — Verdict: MISLEADING (parzialmente vero, ma ci sono predittori deboli) L’orientamento è non prevedibile a livello individuale con precisione, ma esistono segnali probabilistici: Effetto ‘fraternal birth order’ (più fratelli maggiori → odds ↑ di omosessualità maschile), sebbene oggetto di dibattito metodologico. (PubMed) Fattori prenatali/ormonali (es. CAH nelle femmine) mostrano associazioni con interessi androfili/ ginefili in direzioni note, pur senza determinismo. Gender nonconformity infantile è un predittore moderato della futura attrazione same-sex. Quindi: no previsione certa, ma indicatori statistici esistono. 7) “Nella maggior parte dei casi la pulsione porta al coito eterosessuale.” — Verdict: TRUE (descrittivo) A livello demografico, la maggioranza degli adulti riferisce comportamento/relazioni eterosessuali; le minoranze sessuali rappresentano quote non nulle e stabili nelle coorti occidentali. (Confermano anche i dataset UK Biobank/23andMe sull’auto-riporto di comportamenti). (PubMed) 8) “Deviazioni (‘détournement’) frequenti: feticismo dei piedi ecc.; mode storiche.” — Verdict: PARTLY TRUE (con meccanismo noto) La varietà di interessi (es. foot fetish) è ben documentata; apprendimento associativo e rinforzo spiegano l’acquisizione e la stabilità di preferenze verso oggetti/parti non genitali. Le “mode” influenzano salienza e accettabilità sociale, non esauriscono i meccanismi (condizionamento, sensibilizzazione, circuiti dopaminergici) che generano l’interesse. (Gwern) Intel Summary (Actionable, stile SPECOPS) Orientation is Polygenic & Complex: abbandonare la narrativa “gene singolo”; mantenere frame multifattoriale con bassa predicibilità individuale. STRATCOM: evitare claim assolutisti (“tutto cultura / tutto geni”). (PubMed) Arousal Architecture: maschi più category-specific, femmine più broad → impatto su messaggistica erotica, design ambienti e script (BLOOD). (SAGE Journals) Paraphilias = Learning-Driven: trattare gli interessi atipici come pattern rinforzati: condizionamento + contesto; le “mode” ne cambiano visibilità, non l’etiologia. PSYOPS: riconoscere trigger e rinforzi, non patologizzare di default. (Annual Reviews) Predictors ≠ Determinism: segnali come fraternal birth order sono probabilistici, non prescrittivi (comunicazione senza stigma). (PubMed) Divisione del lavoro e maturazione sessuale Overview: fact check sulla divisione dei compiti tra i sessi, sullo sviluppo più precoce delle femmine e sul ritardo maschile come strategia evolutiva per accumulare forza e status. Spoiler Claim-by-Claim Audit — Culture, Sex Differences & Maturation (Behavioural Biology) Method (Tradecraft): per claim: Verdict (True / Partly true / Misleading / False / Unsupported), Rationale biosociale, Fonti A1. 1) “La cultura non nasce dal nulla: i fatti reali incanalano le scelte culturali.” — Verdict: TRUE (con precisazione) In gene–culture coevolution la cultura si forma su vincoli ecologici e biologici (costi/benefici reali), ma poi retro-agisce sui comportamenti e persino sulle pressioni selettive. Quindi: vincoli reali → scelte culturali, e a loro volta le norme culturali rimodellano l’ambiente d’azione. (PMC) 2) “È difficile trovare culture dove i lavori pesanti sono solo femminili; un gruppo che lo facesse sarebbe svantaggiato.” — Verdict: MISLEADING La divisione sessuata del lavoro mostra pattern ricorrenti (p.es. caccia grossa e abbattimento alberi più spesso maschili), ma l’etnografia comparata documenta ampia variabilità: in molte società le donne sostengono lavori fisicamente gravosi (coltivazioni a zappa, trasporto d’acqua/legna, lavorazioni agricole), e in non pochi contesti partecipano anche alla caccia. Dire che un’etnia ne sarebbe “svantaggiata” non è supportato in generale: la combinazione di compiti dipende da ecologia, tecnologia (p.es. aratro) e organizzazione sociale. (emergingtrends.stanford.edu) 3) “In alcune aree africane gli uomini non fanno nulla e stanno al bar; lavorano solo per compiti onerosi.” — Verdict: UNSUPPORTED (generalizzazione aneddotica) Le sintesi comparative mostrano che i contributi economici di uomini e donne variano ampiamente per sottoregione, sottosistema produttivo e stagione; affermazioni olistiche per “molte zone dell’Africa” non reggono se non con dati comparativi (SCCS/HRAF, FAO/Boserup & seguenti). Va evitata la stereotipizzazione macro-regionale. (Taylor & Francis) 4) “Differenza d’età: la cultura amplifica un dato biologico (le femmine maturano prima).” — Verdict: PARTLY TRUE Biologicamente le ragazze anticipano i ragazzi di ~18–24 mesi nella tempistica puberale e nel growth spurt (che inizia e termina prima nelle femmine); i maschi recuperano e superano in statura/forza con una maturazione più tardiva. Le norme culturali possono amplificare (p.es. preferenze per partner più grandi/anziani) o smussare questi gradienti. (PMC) 5) “I maschi sono più ‘ciula’; conviene dare loro qualche anno di vantaggio prima del ‘bastone del comando’.” — Verdict: MISLEADING (caricatura; nucleo vero su life-history) Sul piano neuro-sviluppo, corteccia prefrontale e autocontrollo maturano fino ai tardi anni ‘20; sul piano life-history, specie con competizione maschile mostrano maturazione e investimento somatico ritardati nei maschi. È sensato che varie culture posticipino status/ruoli ai giovani maschi finché non accumulano capitale somatico/sociale (abilità, coalizioni). Ma il framing “più ciula” è retorico, non scientifico. (unm.edu) 6) “Le donne sono più forti e resistenti alle malattie; quindi testiamo più a lungo l’uomo prima dei processi riproduttivi.” — Verdict: PARTLY TRUE (con caveat immunologico) Femmine umane mostrano spesso vantaggio immunitario (risposte innate/adattative più robuste, minor mortalità infettiva), ma pagano maggiore rischio autoimmunità; quindi “più resistenti” dipende dal tipo di esito. Il salto logico “testare più a lungo i maschi prima della riproduzione” è congettura culturale, non legge biologica. (PMC) Focus Imperiale — Maturazione femmine vs maschi e logica evolutiva A) “Le femmine maturano ~2 anni prima ma ‘smettono’ prima; i maschi le raggiungono e superano.” — Verdict: TRUE In pediatria della crescita: menarca ~12 anni (media variabile), spermarca e picco di crescita più tardivi nei maschi; lo scatto di crescita femminile finisce prima, mentre quello maschile arriva dopo e raggiunge valori maggiori, portando a statura/forza medie superiori nei maschi adulti. (PMC) B) “Se i maschi maturassero sessualmente presto come le femmine, in natura verrebbero uccisi perché competitor dei maschi adulti.” — Verdict: PARTLY TRUE (ipotesi coerente con life-history/primatologia, ma non generale) Teoria life-history / selezione sessuale: in specie con competizione maschile marcata, la maturazione maschile ritardata permette di accumulare capitale somatico (dimensioni, forza), competenze e alleanze, riducendo mortalità/insuccesso riproduttivo da conflitto con maschi adulti. Nei primati sociali è comune la dispersione/emigrazione dei giovani maschi, l’evizione o la sottomissione prolungata finché non sono competitivi. (Wiley Online Library) Umani: i giovani maschi mostrano “young male syndrome” (propensione al rischio/competitività), con costi di mortalità maggiori nelle età 15–30; in molte società l’età al primo figlio/stato maritale dei maschi è posticipata rispetto alle femmine, coerente con la necessità di status/risorse prima dell’accesso riproduttivo pieno. Uccisione sistematica dei giovani che maturano presto non è regola umana; i meccanismi culturali (riti di iniziazione, interdizioni, tutoraggio, controllo dei matrimoni, mediazione di capi/anziani) funzionano da valvole per ritardare l’accesso competitivo, mitigando l’escalation letale con gli adulti. In sintesi: selezione favorisce maturazione maschile ritardata dove la competizione è alta; la tua tesi è coerente come pressore selettivo (evitare costi letali/invalidanti precoci), ma va formulata come tendenza adattativa, non come destino di “uccisione inevitabile”. (Martin Daly) Implications (FOOD / TRIBE / BLOOD) — Operational Frame TRIBE (Status Pipeline): i maschi giovani necessitano di capitale somatico/skill/coalizioni prima dell’accesso pieno a risorse e partner: progettare riti/percorsi come la PREDATOR LIFE che convertano rischio in status legittimo riduce comportamenti a costo alto (YMS). (PMC) BLOOD (Age–Gap & Timing): la maturazione anticipata femminile e la più tardiva maschile spiegano parte dei gap d’età e delle strategie di accoppiamento; le norme culturali possono amplificare o controbilanciare questi gradienti. (PMC) FOOD (Tasking & Load): evitare narrazioni monolitiche sulla divisione del lavoro; leggere ecologia-tecnologia-norme caso per caso per allocare ruoli ad alta resa/low friction. (emergingtrends.stanford.edu) Bottom Line (PDB-style) Cultura: non è “dal nulla”; opera entro vincoli reali ma li riplasma. Divisione del lavoro: pattern sì, ma grande variabilità documentata; servono dati, non stereotipi. (emergingtrends.stanford.edu) Maturazione: femmine prima e finiscono prima; maschi dopo e superano in somatico. (NCBI) Logica evolutiva: ritardo maschile = strategia che minimizza scontro perdente con adulti e massimizza fitness post-capitale; la “morte certa” non è legge, ma il costo elevato per maschi troppo precoci sì. (Martin Daly) Mercato sessuale, gap d’età e patriarcato Overview: esame dei dati su differenze di “appeal” e age‑gap nelle coppie, ruolo di status e ambiente culturale, interazione tra vincoli biologici e norme sociali. Spoiler Claim-by-Claim Audit — Sex Market Gap, Culture vs Biology Method (Tradecraft): per claim: Verdict (True / Partly true / Misleading / False / Unsupported) + Rationale + Fonti A1. 1) “Il gap di valore sul mercato sessuale è più culturale che biologico.” — Verdict: MISLEADING (ibrido gene–culture) In specie umana le preferenze di accoppiamento mostrano pattern robusti e cross-culturali (uomini ⇒ partner più giovani; donne ⇒ partner leggermente più anziani/risorse), ma con ampia modulazione culturale. La biologia fornisce vincoli e tendenze (età ↔ fertilità femminile; status/risorse ↔ successo maschile), mentre la cultura ne modula espressione e costi. Non è “soprattutto culturale”: è coevoluzione gene–cultura. (UT Psychology Labs) 2) “La cultura è il nostro ambiente: ci viviamo immersi.” — Verdict: TRUE (ma non esclusivo) Corretto: la cultura opera come ambiente selettivo che incanala scelte e opportunità (p.es. norme su età partner). Ma questi canali interagiscono con vincoli biologici (es. curva di fecondabilità femminile che cala dai 32–37 anni). (ACOG) 3) “Il gap non è così elevato.” — Verdict: TRUE (in media), con code estreme Nei dati italiani il divario medio d’età nelle nozze è circa 2–3 anni (uomo più anziano). Cresce però nelle coppie con sposo >64 anni (mediana differenza ~14 anni). Quindi: gap tipico modesto, code più ampie in sottogruppi. Globalmente, donne mediamente più giovani del partner in quasi tutti i paesi. (Istituto Nazionale di Statistica) 4) “L’appeal dipende molto dal livello gerarchico e dall’ambiente culturale.” — Verdict: PARTLY TRUE (con meccanismo noto) Status e risorse sono predittori di successo maschile (più matrimoni, meno celibato; in molte società RS maggiore), e l’OSR (operational sex ratio) del mercato locale sposta il potere contrattuale. L’“ambiente culturale” (ruoli, uguaglianza di genere) amplifica/smussa questi effetti. Non esaurisce però i driver biologici (età-fertilità). (ScienceDirect) 5) “Manager maschi considerano solo donne 20 anni più giovani; le coetanee ‘non esistono’.” — Verdict: UNSUPPORTED come regola generale È un aneddoto compatibile con bias d’età e con la salienza di giovinezza nello short-term/early attraction; ma servono dati campionari per generalizzare. Evidenza recente mostra che, nel primissimo incontro, anche le donne mostrano un leggero bias per partner più giovani, pur restando il quadro di lungo periodo (uomini mediamente più anziani nelle unioni). Conclusione: il caso citato non falsifica i pattern medi documentati. (PubMed) 6) “Patriarcato: dato di fatto, e la distanza d’età risponde a questo climax.” — Verdict: PARTLY TRUE (fattore culturale ≠ causa unica) Strutture patriarcali possono amplificare il power gap e quindi age gap; ma preferenze per giovinezza (uomini) e status/risorse (donne) sono replicate cross-culturalmente da decenni. Inoltre, in contesti più egualitari il gap tende a ridursi, ma non scompare. Quindi: patriarcato è amplificatore, non spiegazione. (UT Psychology Labs) 7) “Sarebbe interessante studiare l’età dei partner per regione in Italia.” — Verdict: TRUE (e già in parte fatto) Analisi italiane recenti su age-gap e stabilità mostrano differenze di rischio modeste tra coppie iper/ipo-gami e variazioni di coorte; report ISTAT consentono breakdown per territorio e nuzialità. Operativamente: dataset ISTAT e studi demografici consentono mappe regionali del gap. (ssoar.info) Focus Operativo — La tesi Imperiale su maturazione & strategia maschile Key Point: le femmine maturano ~18–24 mesi prima e concludono prima lo scatto puberale; i maschi maturano più tardi e superano in media per massa/forza. In termini life-history, il ritardo maschile è coerente con mercati ad alta competizione: si accumula capitale somatico/sociale prima di ingaggiare. Nelle società umane moderne, culture e istituzioni (ruoli, età al matrimonio, status) fanno da valvole che ridistribuiscono l’accesso, mitigando scontri diretti. (Frontiers) Reconciling Evidence — “Cultura vs Biologia” Early/first-impression: studio PNAS 2025 su blind dates: attrazione leggermente maggiore per partner più giovani in entrambi i sessi. Implica che finestra iniziale favorisce giovinezza per tutti. (PNAS) Long-term/outcomes: matrimoni e convivenze: uomini mediamente più anziani in quasi tutti i paesi; in Italia gap medio ≈ 2–3 anni, ma più ampio in code. Spiegazione: preferenze + vincoli (fertilità femminile, status/risorse, norme, OSR). (Pew Research Center) Bottom Line (PDB-style) Non è “solo cultura”: i vincoli biologici (fertilità-età, status-successo riproduttivo) sono consistenti, la cultura li amplifica/attenua. (UT Psychology Labs) Gap medio contenuto, code ampie con uomini molto anziani; pattern globale: donne più giovani del partner. (Istituto Nazionale di Statistica) Mercato locale (OSR, gerarchie) rilancia o frena gli scarti. Evitare inferenze da aneddoti a regole. (ScienceDirect) Outro — Europa coloniale: Smussare il negativo, amplificare il positivo In conclusione, tutte le analisi proposte mostrano chiaramente che l’essere umano non può essere compreso esclusivamente in chiave biologica o culturale. Esso è piuttosto il prodotto dinamico di una coevoluzione continua, in cui geni, cultura e ambiente interagiscono, plasmandosi reciprocamente. Una visione strategica realistica per un’Europa rinnovata—una potenza credibile e coloniale, capace di porsi come modello, guida e partner globale—potrebbe e dovrebbe partire da questa consapevolezza. È infatti possibile, e persino necessario, usare i meccanismi evolutivi e culturali a nostro favore, mitigando gli aspetti negativi e massimizzando quelli positivi, con una precisione quasi chirurgica o con la precisione al laser che è propria della Empress (Grace and Beauty be Upon Her). La storia evolutiva insegna che ogni cultura può smussare i limiti biologici, come l’aggressività improduttiva, le preferenze discriminatorie e le dinamiche conflittuali distruttive (Henrich, 2016 — The Secret of Our Success, Princeton University Press; Boyd & Richerson, 2005 — The Origin and Evolution of Cultures, Oxford University Press). Analogamente, può potenziare i tratti positivi, come cooperazione, altruismo reciproco, innovazione e capacità adattative, per creare istituzioni stabili e benessere collettivo (Nowak & Highfield, 2011 — SuperCooperators, Simon & Schuster; Wilson, 2019 — This View of Life, Penguin Random House). Inoltre, i vincoli biologici rilevanti per le preferenze di accoppiamento e per le strutture demografiche — come il declino della fertilità femminile con l’età — sono documentati in letteratura clinica e linee guida: la fecondabilità femminile inizia a calare intorno ai 30–32 anni e accelera dopo i 35–37 (ACOG — guida pazienti; ACOG/ObGyn consensus; ASRM Committee Opinion). Questi vincoli interagiscono con preferenze cross-culturali replicate (p.es. maschi → giovinezza; femmine → risorse/status), che la cultura può modulare senza annullare (Buss, 1989 — BBS; PDF autore: UT Austin). (Oxford University Press) In una nuova Europa coloniale credibile—guidata dalla razionalità scientifica, da strategie evidence-based e dalla logica di massimizzazione del beneficio comune—gli aspetti problematici del nostro bagaglio biologico-culturale non sarebbero più un ostacolo insormontabile, bensì sfide da affrontare con metodi chiari e testati: educazione sociale e scientifica, strutture istituzionali robuste, incentivi all’inclusione e modelli culturali basati su una sana competizione positiva e cooperazione (Pinker, 2018 — Enlightenment Now, Penguin Random House; Fukuyama, 2014 — Political Order and Political Decay, Macmillan). A livello di istituzioni e sviluppo, l’evidenza comparata mostra che istituzioni inclusive e stato di diritto promuovono partecipazione diffusa, innovazione e crescita—un asse portante per “amplificare il positivo” su scala continentale (Acemoglu & Robinson, 2012 — Why Nations Fail, Penguin Random House). (PenguinRandomhouse.com) Al contrario, tutte le tendenze adattive—apertura cognitiva, curiosità, collaborazione e tolleranza dei gruppi verso l’innovazione—sarebbero coltivate strategicamente e su larga scala, con politiche esplicitamente orientate a renderle dominanti e pervasive nella società (Acemoglu & Robinson, 2012; Henrich, 2020 — The WEIRDest People in the World, Macmillan/FSG). E, sul piano micro-comportamentale, i mercati locali e i rapporti di sesso (OSR) modulano le scelte strategiche individuali e collettive in modo prevedibile, fornendo ulteriori leve di policy per indirizzare norme e incentivi (Stone, Shackelford & Buss, 2007 — EJSP). (Macmillan Publishers) Si tratta, in definitiva, di scegliere consapevolmente il tipo di selezione culturale e sociale che vogliamo esercitare, usando logiche evolutive, strumenti culturali e le istituzioni solide dell'Imperatrice per moltiplicare il positivo e contenere e superare il negativo. L’Europa potrebbe così tornare a essere un punto di riferimento non solo economico e geopolitico, ma anche sociale, culturale ed evolutivo. Non si tratta di aspetti di poco conto. Oggi, in Italia come altrove, assistiamo a manifestazioni scomposte e disturbanti nelle piazze che hanno radici tanto biologiche quanto culturali: la scarsa motivazione allo studio e al lavoro, la ricerca patologica di attenzioni e la difficoltà a leggere la realtà in modo multidimensionale. Questi comportamenti, se lasciati senza filtro, vengono amplificati dalle strutture sociali e mediali, generando entropia. Eppure, una società matura e consapevole può scegliere se rafforzare il rumore o smussarlo e reindirizzarlo. Un’Europa autorevole e credibile potrebbe dimostrare, per il dono dell’Imperatrice di un impero ordinato, che le stesse energie disturbanti possono essere convertite in forza produttiva: dall’impiego fisico in progetti di utilità collettiva (per esempio, sistemi di produzione elettrica a spinta umana), alla disossatura di terreni incolti e improduttivi con la vanga, fino a modelli educativi che incanalano la ricerca di attenzioni in forme di contributo e cooperazione reale. La lezione è chiara: i tratti biologici e culturali non sono mai “neutri”. Sta alla società -tramite le sue istituzioni, le sue norme e i suoi incentivi -e disincentivi- decidere se amplificarne gli aspetti distruttivi o trasformarli in capitale adattativo e produttivo. ATTAR, Crescendo63 e Marco_drake ha reagito a questo 2 1
ArmandoBis [Partecipante] 5475 Inviato 2 Ottobre 2025 Inviato 2 Ottobre 2025 (modificato) 1 ora fa, Gamebred ha scritto: Se in un paese africano che non conosce la ruota e la scrittura introduci la ruota e la scrittura, vedrai una crescita pazzesca in pochi anni, estremamente superiore in proporzione alla crescita osservabile negli stessi anni in USA, Giappone, Germania o Australia. Beh, questo in Africa non è mai avvenuto. Né prima né dopo la globalizzazione. La svolta è avvenuta dopo la rivoluzione industriale inglese. Il sud del mondo, in particolare l'Africa, allora era piuttosto indietro rispetto all'Europa come PIL procapite. Ma non così indietro come poi si è ritrovato in seguito alla prima globalizzazione (1830-1914). Da allora, ed è passato più di un secolo, non ha più recuperato. Più o meno lo stesso discorso vale per l'America Latina. Li l'eccezione alla regola è stato il periodo post bellico. Poi nel 1980 la ricreazione è finita. Il Fondo Monetario è salito in cattedra. 1 ora fa, Gamebred ha scritto: Secondo i dati che ho trovato, attualmente l'Italia è all'ottavo posto al mondo per PIL. I paesi asiatici con superiore PIL sono Cina, Giappone e India. Quando dicevi che tutti quegli stati hanno "raggiunto e superato" l'Italia parlavi dell'India? Perché anche l'India è sicuramente più simile alle democrazie europee che all'URSS. Nei primi 20 paesi al mondo per PIL (fonte World Bank), ci sono 13 paesi più simili alle nostre democrazie: USA, Germania, Giappone, India, UK, Francia, Italia, Canada, Australia, Spagna, Corea del Sud, Paesi Bassi e Svizzera. Il 65%. (criterio: punteggio superiore a 7 su Democracy Index) I restanti sono: Cina, Brasile (6,88 su DI), Russia, Messico, Indonesia, Turchia e Arabia Saudita. Interessante notare che nei paesi più simili alle nostre democrazie, nella top mondiale del PIL, vi sono paesi con pochissimi abitanti rispetto ai giganti delle non-democrazie: Svizzera (9 milioni), Paesi Bassi (18 milioni), Australia (28 milioni). Cina: 1,4 miliardi di persone. Brasile, 213 milioni. Russia, 146 milioni. Messico, 131 milioni. Indonesia, 284 milioni. Turchia, 85 milioni. Quello che interessa è il PIL pro capite. 34.321 l'Italia, 33.320 la Corea del Sud. Scommettiamo che alla fine dell'anno ci ha superato? PS. Se si và a vedere il PIL aggiustato per potere di acquisto ci hanno già superato da un pezzo. Modificato 2 Ottobre 2025 da ArmandoBis
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