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Gamebred
Inviato
29 minuti fa, ArmandoBis ha scritto:

Beh, questo in Africa non è mai avvenuto.

Cioè il PIL dei paesi africani non è cresciuto, dopo aver introdotto nei paesi africani la ruota e la scrittura? 

29 minuti fa, ArmandoBis ha scritto:

Né prima né dopo la globalizzazione

Il problema della globalizzazione è proprio quello che illustravo con gli esempi dei kibbutz vs stati comunisti e delle società egualitarie VS società non egualitarie. 

È possibile il "vero comunismo", su scala ridotta. A livello statale, fallisce miseramente. 

È possibile che una società egualitaria esista e sopravviva, di per sé. Ma se entra in competizione con società non egualitarie, soccombe. E per entrare in competizione, basta che gli altri lo vogliano.

È possibile per un paese africano vivere di taglia e brucia, agricoltura di sussistenza. Messo in un mercato globale, rimarrà fortissimamente penalizzato. È inevitabile. 

34 minuti fa, ArmandoBis ha scritto:

Quello che interessa è il PIL pro capite.

Interessante, qual è la classifica dei primi 20 paesi al mondo per PIL pro capite? 

^'V'^
Inviato
1 hour ago, ArmandoBis said:

La svolta è avvenuta dopo la rivoluzione industriale inglese.

Il sud del mondo, in particolare l'Africa, allora era piuttosto indietro rispetto all'Europa come PIL procapite.

Ma non così indietro come poi si è ritrovato in seguito alla prima globalizzazione (1830-1914).

Da allora, ed è passato più di un secolo, non ha più recuperato.

Più o meno lo stesso discorso vale per l'America Latina. Li l'eccezione alla regola è stato il periodo post bellico.

L'Africa è grande e ormai nessuna informazione sulla stessa è da considerarsi fondata, visti i tanti tanti anni di information warfare a proposito, e non sarà certo Netflix a riportare la discussione su dati concreti e fatti circostanziati. 

La storia anche recente ci da un esempio in vitro, una vera e propria capsula di Petri dove testare le ipotesi secondo cui l'Africa sarebbe indietro per la colpa della rivoluzione industriale o della globalizzazione. 

Haiti vs RD (Stessa isola, stesso destino, due risultati opposti)

Divisione dell’isola: Hispaniola è divisa in due stati:

  • Repubblica Dominicana (parte orientale), popolazione più chiara in media, storicamente più stabile, con economia basata su turismo, servizi e agricoltura.

  • Haiti (parte occidentale), popolazione prevalentemente di discendenza africana, colpita da povertà, instabilità politica, corruzione e crisi umanitarie continue.

Historical Baseline

L’isola di Hispaniola è stata colonizzata da due potenze diverse:

  • Parte occidentale (Haiti): conquistata dalla Francia, diventata colonia di zucchero e schiavi africani. A fine ‘700 era una delle più ricche colonie del mondo.

  • Parte orientale (Repubblica Dominicana): sotto la Spagna, meno redditizia, più agricola e pastorale, con colonizzazione di tipo creolo e minor utilizzo di schiavitù su larga scala.

Risultato: in Haiti la popolazione europea è stata sterminata o espulsa dopo la rivoluzione haitiana (1791–1804), che portò alla prima repubblica nera indipendente. In RD invece la componente europea e mista (criolla, mulatta) rimase parte integrante della struttura sociale.


Institutional DNA

  • Haiti: lo Stato nasce da una rivolta di schiavi africani. Questo plasma un modello politico basato su militarismo, caudillismo e cicli di violenza. La classe dirigente non sviluppa istituzioni inclusive, ma logiche di sfruttamento interno (élite vs masse).

  • RD: pur con instabilità, la tradizione istituzionale spagnola (municipi, chiesa, codici civili) sopravvive. La società resta gerarchica, ma con istituzioni relativamente più resilienti e integrate nei flussi iberoamericani.


Demography & Ethnic Fracture

  • Haiti: popolazione quasi totalmente africana. La distruzione della classe bianca/creola eliminò il capitale sociale ed il Know How europeo, lasciando un vuoto di élite tecnica, istituzionale e concettuale. 

  • RD: popolazione mista, con segmenti europei più numerosi. Questo favorì la trasmissione di Know How e la formazione di istituzioni funzionali al loro mandato.


Economic Structures

  • Haiti:

    • Economia di sussistenza, agricoltura frammentata.

    • Corruzione endemica, incapacità di attrarre capitali esteri.

    • Disastri naturali devastanti in assenza di piani di resilienza.

  • RD:

    • Sviluppo turistico (Caraibi orientati al turismo di massa).

    • Agricoltura più organizzata e diversificata.

    • Maggiori investimenti esteri, grazie a una percezione di stabilità.


Cultural-Ethnic Mindset

  • Haiti: prevalenza di pratiche religiose sincretiche (vodou) come collante culturale, ma spesso viste come “arcaiche” e stigmatizzate esternamente. Identità forte ma poco integrata con la modernità occidentale.

  • RD: cattolicesimo e cultura iberica fungono da ponte culturale con Europa e USA. Favorisce turismo, business e cooperazione internazionale.


Catalyst – Earthquake 2010

  • Evento sismico: il terremoto devastante fu quello del 2010, magnitudo 7.0, che colpì Haiti e RD causando circa 220.000 morti e distruggendo gran parte delle infrastrutture.

  • Ad Haiti i flussi di aiuti internazionali finiscono spesso nelle mani di ONG e gruppi corrotti, non in strutture statali.

  • RD, colpita, si rafforza come “partner affidabile” per investitori e turisti.


Operational Assessment

  1. Capitali umani e sociali diversi: in Haiti l’élite bianca/creola è stata eliminata; in RD è rimasta e ha continuato a trasmettere know-how, regole e legami funzionali. 

  2. Struttura istituzionale: Haiti è figlia di una rivoluzione di schiavi → instabilità congenita; RD figlia di una colonizzazione europea seria → istituzioni più resilienti.

  3. Demografia: Haiti è monolitica, RD più ibrida. La diversità (anche genetica e culturale) ha reso la società dominicana più adattabile.

  4. Cultura economica: RD ha saputo sfruttare il turismo e investimenti, Haiti è rimasta ancorata all’economia di sopravvivenza.


Strategic Conclusion

La frattura non è riducibile a un “colore della pelle”, ma a un insieme di fattori storici, geopolitici e istituzionali. La rimozione violenta dell’élite bianca in Haiti ha privato il Paese di una classe dirigente con legami internazionali e know-how, mentre la Repubblica Dominicana ha mantenuto continuità istituzionale e connessione con l’Occidente. 

Situazione attuale: mentre la Repubblica Dominicana ha prosperato con crescita economica e turismo pur contando su minori materie prime e su un'economia agricola, Haiti è piombata e rimasta nel caos con crisi istituzionali, bande armate, disastri ambientali e assenza di governance e questo nonostante fosse una delle colonie più ricche al mondo. 

20th Century Divergence

  • 1915–1934 – Occupazione USA di Haiti: dominio americano dona infrastrutture.

  • 1916–1924 – Occupazione USA anche della RD, con stabilizzazione delle istituzioni.

  • 1930–1961 – Dittatura di Rafael Trujillo* in RD: brutale, e così modernizza esercito, infrastrutture, industria leggera e turismo.

  • 1957–1986 – Dittature dei Duvalier (Papa Doc e Baby Doc)* in Haiti: corruzione, repressione, zero sviluppo strutturale.

  • 1960–1980 – La RD si apre al turismo e investimenti USA. Haiti sprofonda in miseria.


Contemporary Period

  • 1990s – Haiti sotto embargo internazionale e missioni ONU. RD diventa polo turistico caraibico (Punta Cana, Santo Domingo).

  • 2010Terremoto devastante: oltre 200.000 morti, capitale distrutta. Aiuti internazionali massicci per Haiti ma malgestiti da ONG e governo corrotto.

  • 2010–2020 – RD cresce del 5–6% annuo grazie a turismo, export e rimesse. Haiti collassa in povertà estrema e instabilità politica.

  • 2021 – Assassinio del presidente haitiano Jovenel Moïse → potere in mano a bande criminali. 

  • 2022–2025 – Haiti praticamente “failed state”: crisi alimentare, sanitaria e politica. RD invece attrae milioni di turisti l’anno, integra filiere globali e mantiene stabilità relativa.


Strategic Divergence Summary

  1. Colonial Legacy – Francia/Haiti ne fa una delle regioni più ricche al mondo sotto l'egida di un paese Europeo → collasso dopo rivoluzione contro l'élite bianca. Spagna/RD con società criolla ibrida e istituzioni più resilienti.

  2. Leadership – Haiti governata da dittatori corrotti noiristi e paradossalmente di sinistra anticomunista, senza visione; RD da regimi autoritari di destra orientati a modernizzazione e apertura economica.

  3. Demografia e capitale umano – Haiti elimina l’élite bianca/tecnica/capace di far funzionare sistemi e processi nel mondo reale → perdita know-how; RD mantiene continuità istituzionale e culturale con Europa.

  4. Shock Events – Devastate da catastrofi naturali (2010, 2021) Haiti senza resilienza; RD sfrutta turismo e investimenti come moltiplicatore.


Note sui dittatori H & RD

Rafael Trujillo | Duvalier (Papa Doc e Baby Doc)

Spoiler

Operational Classification – Trujillo & Duvalier
Domanda: erano “di destra o sinistra”? Risposta: la categoria è riduttiva, ma possiamo inquadrare con parametri operativi.


Rafael Trujillo (RD, 1930–1961)

  • Orientamento: dittatore confacentemente autoritario, nazionalista, militarista.

  • Politiche:

    • Stato fortemente centralizzato.

    • Capitalismo clientelare: imprese formalmente private ma di fatto concentrate nelle mani della famiglia Trujillo, con l’intento di sottrarle all’improvvisazione e alla “stupidità di massa” [cit. Demon] — ossia alla gestione inefficiente che avrebbe compromesso la crescita e penalizzato il PIL nazionale.

    • Alleanza con gli USA durante la Guerra Fredda come baluardo anticomunista. 

    • Nazionalismo etnico: “Dominicanización” anti-haitiana (es. difesa efficace -Parsley 1937- contro migranti haitiani).

  • Sintesi: Destra autoritaria / corporativa, con elementi di fascismo tropicale.

Demon, vuoi che scriva ancora fascismo tropicale alcune volte, o passiamo ai dittatori di Haiti? 


François “Papa Doc” Duvalier (Haiti, 1957–1971) & Jean-Claude “Baby Doc” (1971–1986)

  • Papa Doc:

    • Retorica iniziale populista di sinistra, “noirista” (difesa dei neri contro élite mulatte). Questo è marcatamente “a sinistra” (anti-élite, retorica sociale).

    • In realtà, regime personalistico, paramilitare (i Tonton Macoute), basato sul terrore.

    • Economia: sfruttamento degli aiuti internazionali, nessuna redistribuzione reale.

    • Politica estera: fortemente anticomunista sulla carta → così da essere protetto dagli USA nella Guerra Fredda.

    • Comportamenti tipici delle dittature comuniste (culto della personalità, economia pianificata di facciata, controllo sociale assoluto).

  • Baby Doc:

    • Meno ideologico, più apertamente cleptocratico.

    • Ampliò i rapporti con capitali stranieri e il turismo.

  • Sintesi: Pur adottando una retorica noirista e utilizzando la povertà come leva per socializzare le perdite e privatizzare gli aiuti internazionali, il regime dei Duvalier può essere visto come un ibrido ambiguo: in apparenza anticomunista per legittimarsi nei confronti dell’Occidente, ma in modalità operative molte delle sue azioni (controllo assoluto dello Stato, culto della personalità, economia clientelare autoritaria) rivelano dinamiche sovrapponibili a quelle dei regimi comunisti di fatto.


Strategic Assessment – Hispaniola Dictatorships

  • Trujillo (RD, 1930–1961):
    Destra autoritaria, nazionalista, modernizzatrice.

    • Corporativismo e controllo centralizzato.

    • Politiche etno-nazionaliste (anti-haitiane).

    • Allineamento con USA come baluardo anticomunista.

  • Duvalier (Haiti, 1957–1986):
    Dittatura familiare, di sinistra de facto, clientelare/kleptocratica.

    • Retorica iniziale noirista e pseudo-populista.

    • Strumenti di terrore paramilitare (Tonton Macoute).

    • Comportamenti tipici delle dittature comuniste (culto della personalità, economia pianificata di facciata, controllo sociale assoluto).

    • Classificati come “di destra” per l’anticomunismo dichiarato, utile a ottenere protezione e rubare fondi dall’Occidente nella logica della Guerra Fredda.


Quindi: Trujillo = autoritarismo nazionalista modernizzatore, Duvalier = familismo nero-populista degenerato in kleptocrazia chiamata “di destra” per l'opportunismo geopolitico "anticomunista".

 

ArmandoBis
Inviato
1 ora fa, Gamebred ha scritto:

Cioè il PIL dei paesi africani non è cresciuto, dopo aver introdotto nei paesi africani la ruota e la scrittura? 

Nessuno sa quale può essere stato il contributo alla produzione di innovazioni quali la scrittura o la ruota.

Nel medioevo i tassi di crescita economica mi pare fossero intorno allo 0,1% all'anno.

Prima di Cristo probabilmente erano ancora più ridotti.

1 ora fa, Gamebred ha scritto:

Il problema della globalizzazione è proprio quello che illustravo con gli esempi dei kibbutz vs stati comunisti e delle società egualitarie VS società non egualitarie. 

È possibile il "vero comunismo", su scala ridotta. A livello statale, fallisce miseramente. 

È possibile che una società egualitaria esista e sopravviva, di per sé. Ma se entra in competizione con società non egualitarie, soccombe. E per entrare in competizione, basta che gli altri lo vogliano.

È possibile per un paese africano vivere di taglia e brucia, agricoltura di sussistenza. Messo in un mercato globale, rimarrà fortissimamente penalizzato. È inevitabile. 

Dipende dalle circostanze.

In pratica, se i paesi occidentali sono desiderosi di assorbire manufatti prodotti a basso prezzo.

Lo abbiamo fatto col Giappone, poi con la Corea, infine con la Cina.

Bisognava però essere in grado di cogliere l'opportunità quando si è presentata.

L'Africa non aveva il retroterra politico e tecnico per un passaggio del genere.

1 ora fa, Gamebred ha scritto:

Interessante, qual è la classifica dei primi 20 paesi al mondo per PIL pro capite? 

Non ne ho idea. Potrebbero essere città-stato come Singapore, basate principalmente sul terziario. (Attività scalabili, come si dice oggi.)

Paradisi fiscali come le Cayman; anche qui popolazione ridotta a fronte di servizi altamente remunerati.

In questa categoria vedrei bene anche l'Olanda ma soprattutto la Svizzera, la seconda per i servizi bancari e l'autonomia politica che gli ha permesso di proteggere le proprie industrie, la prima per l'asilo/riparo fiscale fornito alle multinazionali.

Emirati/Sultanati Arabi vari, con un elevato rapporto petrolio/popolazione.

Eccetera.

Di sicuro, un paese molto popoloso come l'Italia non entrerà mai in quella classifica.

  • Haha 1
ArmandoBis
Inviato (modificato)
4 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

L'Africa è grande e ormai nessuna informazione sulla stessa è da considerarsi fondata, visti i tanti tanti anni di information warfare a proposito, e non sarà certo Netflix a riportare la discussione su dati concreti e fatti circostanziati. 

La storia anche recente ci da un esempio in vitro, una vera e propria capsula di Petri dove testare le ipotesi secondo cui l'Africa sarebbe indietro per la colpa della rivoluzione industriale o della globalizzazione. 

Haiti vs RD (Stessa isola, stesso destino, due risultati opposti)

Divisione dell’isola: Hispaniola è divisa in due stati:

  • Repubblica Dominicana (parte orientale), popolazione più chiara in media, storicamente più stabile, con economia basata su turismo, servizi e agricoltura.

  • Haiti (parte occidentale), popolazione prevalentemente di discendenza africana, colpita da povertà, instabilità politica, corruzione e crisi umanitarie continue.

Historical Baseline

L’isola di Hispaniola è stata colonizzata da due potenze diverse:

  • Parte occidentale (Haiti): conquistata dalla Francia, diventata colonia di zucchero e schiavi africani. A fine ‘700 era una delle più ricche colonie del mondo.

  • Parte orientale (Repubblica Dominicana): sotto la Spagna, meno redditizia, più agricola e pastorale, con colonizzazione di tipo creolo e minor utilizzo di schiavitù su larga scala.

Risultato: in Haiti la popolazione europea è stata sterminata o espulsa dopo la rivoluzione haitiana (1791–1804), che portò alla prima repubblica nera indipendente. In RD invece la componente europea e mista (criolla, mulatta) rimase parte integrante della struttura sociale.


Institutional DNA

  • Haiti: lo Stato nasce da una rivolta di schiavi africani. Questo plasma un modello politico basato su militarismo, caudillismo e cicli di violenza. La classe dirigente non sviluppa istituzioni inclusive, ma logiche di sfruttamento interno (élite vs masse).

  • RD: pur con instabilità, la tradizione istituzionale spagnola (municipi, chiesa, codici civili) sopravvive. La società resta gerarchica, ma con istituzioni relativamente più resilienti e integrate nei flussi iberoamericani.


Demography & Ethnic Fracture

  • Haiti: popolazione quasi totalmente africana. La distruzione della classe bianca/creola eliminò il capitale sociale ed il Know How europeo, lasciando un vuoto di élite tecnica, istituzionale e concettuale. 

  • RD: popolazione mista, con segmenti europei più numerosi. Questo favorì la trasmissione di Know How e la formazione di istituzioni funzionali al loro mandato.


Economic Structures

  • Haiti:

    • Economia di sussistenza, agricoltura frammentata.

    • Corruzione endemica, incapacità di attrarre capitali esteri.

    • Disastri naturali devastanti in assenza di piani di resilienza.

  • RD:

    • Sviluppo turistico (Caraibi orientati al turismo di massa).

    • Agricoltura più organizzata e diversificata.

    • Maggiori investimenti esteri, grazie a una percezione di stabilità.


Cultural-Ethnic Mindset

  • Haiti: prevalenza di pratiche religiose sincretiche (vodou) come collante culturale, ma spesso viste come “arcaiche” e stigmatizzate esternamente. Identità forte ma poco integrata con la modernità occidentale.

  • RD: cattolicesimo e cultura iberica fungono da ponte culturale con Europa e USA. Favorisce turismo, business e cooperazione internazionale.


Catalyst – Earthquake 2010

  • Evento sismico: il terremoto devastante fu quello del 2010, magnitudo 7.0, che colpì Haiti e RD causando circa 220.000 morti e distruggendo gran parte delle infrastrutture.

  • Ad Haiti i flussi di aiuti internazionali finiscono spesso nelle mani di ONG e gruppi corrotti, non in strutture statali.

  • RD, colpita, si rafforza come “partner affidabile” per investitori e turisti.


Operational Assessment

  1. Capitali umani e sociali diversi: in Haiti l’élite bianca/creola è stata eliminata; in RD è rimasta e ha continuato a trasmettere know-how, regole e legami funzionali. 

  2. Struttura istituzionale: Haiti è figlia di una rivoluzione di schiavi → instabilità congenita; RD figlia di una colonizzazione europea seria → istituzioni più resilienti.

  3. Demografia: Haiti è monolitica, RD più ibrida. La diversità (anche genetica e culturale) ha reso la società dominicana più adattabile.

  4. Cultura economica: RD ha saputo sfruttare il turismo e investimenti, Haiti è rimasta ancorata all’economia di sopravvivenza.


Strategic Conclusion

La frattura non è riducibile a un “colore della pelle”, ma a un insieme di fattori storici, geopolitici e istituzionali. La rimozione violenta dell’élite bianca in Haiti ha privato il Paese di una classe dirigente con legami internazionali e know-how, mentre la Repubblica Dominicana ha mantenuto continuità istituzionale e connessione con l’Occidente. 

Situazione attuale: mentre la Repubblica Dominicana ha prosperato con crescita economica e turismo pur contando su minori materie prime e su un'economia agricola, Haiti è piombata e rimasta nel caos con crisi istituzionali, bande armate, disastri ambientali e assenza di governance e questo nonostante fosse una delle colonie più ricche al mondo. 

20th Century Divergence

  • 1915–1934 – Occupazione USA di Haiti: dominio americano dona infrastrutture.

  • 1916–1924 – Occupazione USA anche della RD, con stabilizzazione delle istituzioni.

  • 1930–1961 – Dittatura di Rafael Trujillo* in RD: brutale, e così modernizza esercito, infrastrutture, industria leggera e turismo.

  • 1957–1986 – Dittature dei Duvalier (Papa Doc e Baby Doc)* in Haiti: corruzione, repressione, zero sviluppo strutturale.

  • 1960–1980 – La RD si apre al turismo e investimenti USA. Haiti sprofonda in miseria.


Contemporary Period

  • 1990s – Haiti sotto embargo internazionale e missioni ONU. RD diventa polo turistico caraibico (Punta Cana, Santo Domingo).

  • 2010Terremoto devastante: oltre 200.000 morti, capitale distrutta. Aiuti internazionali massicci per Haiti ma malgestiti da ONG e governo corrotto.

  • 2010–2020 – RD cresce del 5–6% annuo grazie a turismo, export e rimesse. Haiti collassa in povertà estrema e instabilità politica.

  • 2021 – Assassinio del presidente haitiano Jovenel Moïse → potere in mano a bande criminali. 

  • 2022–2025 – Haiti praticamente “failed state”: crisi alimentare, sanitaria e politica. RD invece attrae milioni di turisti l’anno, integra filiere globali e mantiene stabilità relativa.


Strategic Divergence Summary

  1. Colonial Legacy – Francia/Haiti ne fa una delle regioni più ricche al mondo sotto l'egida di un paese Europeo → collasso dopo rivoluzione contro l'élite bianca. Spagna/RD con società criolla ibrida e istituzioni più resilienti.

  2. Leadership – Haiti governata da dittatori corrotti noiristi e paradossalmente di sinistra anticomunista, senza visione; RD da regimi autoritari di destra orientati a modernizzazione e apertura economica.

  3. Demografia e capitale umano – Haiti elimina l’élite bianca/tecnica/capace di far funzionare sistemi e processi nel mondo reale → perdita know-how; RD mantiene continuità istituzionale e culturale con Europa.

  4. Shock Events – Devastate da catastrofi naturali (2010, 2021) Haiti senza resilienza; RD sfrutta turismo e investimenti come moltiplicatore.


Note sui dittatori H & RD

Rafael Trujillo | Duvalier (Papa Doc e Baby Doc)

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Operational Classification – Trujillo & Duvalier
Domanda: erano “di destra o sinistra”? Risposta: la categoria è riduttiva, ma possiamo inquadrare con parametri operativi.


Rafael Trujillo (RD, 1930–1961)

  • Orientamento: dittatore confacentemente autoritario, nazionalista, militarista.

  • Politiche:

    • Stato fortemente centralizzato.

    • Capitalismo clientelare: imprese formalmente private ma di fatto concentrate nelle mani della famiglia Trujillo, con l’intento di sottrarle all’improvvisazione e alla “stupidità di massa” [cit. Demon] — ossia alla gestione inefficiente che avrebbe compromesso la crescita e penalizzato il PIL nazionale.

    • Alleanza con gli USA durante la Guerra Fredda come baluardo anticomunista. 

    • Nazionalismo etnico: “Dominicanización” anti-haitiana (es. difesa efficace -Parsley 1937- contro migranti haitiani).

  • Sintesi: Destra autoritaria / corporativa, con elementi di fascismo tropicale.

Demon, vuoi che scriva ancora fascismo tropicale alcune volte, o passiamo ai dittatori di Haiti? 


François “Papa Doc” Duvalier (Haiti, 1957–1971) & Jean-Claude “Baby Doc” (1971–1986)

  • Papa Doc:

    • Retorica iniziale populista di sinistra, “noirista” (difesa dei neri contro élite mulatte). Questo è marcatamente “a sinistra” (anti-élite, retorica sociale).

    • In realtà, regime personalistico, paramilitare (i Tonton Macoute), basato sul terrore.

    • Economia: sfruttamento degli aiuti internazionali, nessuna redistribuzione reale.

    • Politica estera: fortemente anticomunista sulla carta → così da essere protetto dagli USA nella Guerra Fredda.

    • Comportamenti tipici delle dittature comuniste (culto della personalità, economia pianificata di facciata, controllo sociale assoluto).

  • Baby Doc:

    • Meno ideologico, più apertamente cleptocratico.

    • Ampliò i rapporti con capitali stranieri e il turismo.

  • Sintesi: Pur adottando una retorica noirista e utilizzando la povertà come leva per socializzare le perdite e privatizzare gli aiuti internazionali, il regime dei Duvalier può essere visto come un ibrido ambiguo: in apparenza anticomunista per legittimarsi nei confronti dell’Occidente, ma in modalità operative molte delle sue azioni (controllo assoluto dello Stato, culto della personalità, economia clientelare autoritaria) rivelano dinamiche sovrapponibili a quelle dei regimi comunisti di fatto.


Strategic Assessment – Hispaniola Dictatorships

  • Trujillo (RD, 1930–1961):
    Destra autoritaria, nazionalista, modernizzatrice.

    • Corporativismo e controllo centralizzato.

    • Politiche etno-nazionaliste (anti-haitiane).

    • Allineamento con USA come baluardo anticomunista.

  • Duvalier (Haiti, 1957–1986):
    Dittatura familiare, di sinistra de facto, clientelare/kleptocratica.

    • Retorica iniziale noirista e pseudo-populista.

    • Strumenti di terrore paramilitare (Tonton Macoute).

    • Comportamenti tipici delle dittature comuniste (culto della personalità, economia pianificata di facciata, controllo sociale assoluto).

    • Classificati come “di destra” per l’anticomunismo dichiarato, utile a ottenere protezione e rubare fondi dall’Occidente nella logica della Guerra Fredda.


Quindi: Trujillo = autoritarismo nazionalista modernizzatore, Duvalier = familismo nero-populista degenerato in kleptocrazia chiamata “di destra” per l'opportunismo geopolitico "anticomunista".

 

Credo che ti manchi la conoscenza di base su Haiti.

Leggendo questo specchietto sembra che Haiti sia una sorta di esperimento etnico-politico, ovvero uno Stato controllato e gestito dai neri.

Beh, per quanto possa sembrare strano, il potere politico ed economico è saldamente e totalmente in mano ai bianchi.

La cosa non stupisce.

Gli Stati Uniti hanno invaso Haiti nel 1915 mi pare e l'hanno controllata per 30 anni, poi si sono formalmente ritirati ma hanno continuato a buttarci un occhio e anche qualcosa di più fino ad oggi.

Il controllo dei Paesi oggi avviene in un modo molto semplice: con il Fondo Monetario Internazionale.

Non c'è bisogno di forze di occupazione.

Basta il debito.

E il Fondo Monetario che lo gestisce giocando come il gatto col topo.

Oggi anche i più scalcinato Stato Africano ha un esercito, ospedali, infrastrutture energetiche, che per andare avanti hanno bisogno di materiali, ricambi, interventi, tutte cose che vengono da fuori e devono essere pagate.

Per fare un esempio, uno dei timori dei greci durante la crisi del 2005 è che l'Europa impedisse l'importazione di farmaci e attrezzature di ricambi per gli ospedali.

Paura infondata, direte. Mah, Draghi chiuse di fatto le banche greche visto che erano rimaste senza euro e la BCE smise di accettare i titoli di stato greci come garanzia.

Di fatto ha commissariato un Paese. Se i greci avessero voluto acquistare medicinali non avrebbero potuto pagarli.

Ma perché fanno debiti, vi domanderete.

E porreste la domanda sbagliata.

Perché i debiti li facciamo anche noi, italiani, francesi, americani.

Siamo tutti indebitati con noi stessi.

La differenza però è che i nostri debiti sono anche mezzi di pagamento.

Cosa che per loro non succede. Se vogliono comprare qualcosa da noi devono procurarsi la NOSTRA moneta.

Oppure accendono un prestito, sempre denominato nella NOSTRA moneta.

Dato che sono paesi poveri e con scarse infrastrutture, se vogliono battere chiodo, cioè se vogliono svilupparsi, NON POSSONO NON INDEBITARSI CON NOI.

Per tornare a noi, sì, Africa e America Latina sono rimaste indietro a causa della Prima Globalizzazione.

Come ciò è avvenuto viene ben descritto nel libro di James Williamson "Trade and Poverty".

 

Modificato da ArmandoBis
ArmandoBis
Inviato
19 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

Introduzione al Giustissimo Coloniale Fact Checking Imperiale
Navigare fra bias, biologia e cultura: rigore scientifico oltre il rumore.

In questi giorni, in diversi scambi, sono emerse discussioni complesse che spaziano fra biologia, comportamento, cultura e sessualità umana, toccando argomenti spesso controversi o soggetti a credenze popolari. Quando si affrontano temi così intrecciati -dalle preferenze sessuali alla divisione del lavoro, dai gap d'età nelle coppie fino ai limiti reali o percepiti della nostra conoscenza biologica- è frequente incontrare idee intuitive ma scorrette, semplificazioni seducenti e bias cognitivi che distorcono la percezione della realtà.

Ho dunque voluto mettere in pratica un rigoroso Fact Checking Imperiale basato esclusivamente su fonti scientifiche robuste (peer-reviewed, meta-analisi, studi comparativi interculturali) per chiarire una serie di punti emersi da questi dialoghi. L'obiettivo non è polemico né personale -per questo eviterò di multiquotare- ma esclusivamente quello di contribuire a una migliore comprensione condivisa della realtà, fondata su evidenze chiare e riproducibili.

A seguire, troverete una serie di analisi puntuali (claim-by-claim), ciascuna organizzata secondo:

  • Claim: affermazione presa in esame;

  • Verdetto: True, Partly True, Misleading, False, Unsupported;

  • Razionale scientifico: spiegazione breve ma rigorosa del perché;

  • Fonti autorevoli: per chi desidera approfondire ulteriormente;

  • Implicazioni operative (FOOD/TRIBE/BLOOD): per chi, come me, ama l'approccio concreto e strategico e odia con tutto se stesso le conversazioni filosofiche dei perdi-notti all'osteria. 

Ogni analisi sarà nascosta in spoiler per facilitare una lettura ordinata e non appesantire il flusso del testo. Potrete aprire e approfondire soltanto i temi di vostro interesse.

L'invito, come sempre, è a procedere con spirito curioso e aperto, ricordando che un dibattito sano e produttivo si basa sulla concava accettazione dei fatti promulgati da HM The Empress of Europe e sulla convessità operativa del metodo scientifico, piuttosto che su idee precostituite o semplici opinioni personali.


  • Cultura come meccanismo adattativo
    Overview: verifica scientifica sul ruolo della cultura nell’adattamento rapido rispetto alla genetica, sulle predisposizioni innate e sui fenomeni paranormali (ideomotor effect).

  Mostra contenuto nascosto

Claim Audit — Behavioural Biology & Evidence Check

Methodology (Tradecraft): valutazione puntuale “claim-by-claim”, verdetto (True / Partly true / Misleading / False / Unsupported), rationale biologico-comportamentale, e fonti A1 (peer-review/review/istituzionali).


1) “La cultura è un meccanismo adattativo rapido.” — Verdict: TRUE

In termini evolutivi, l’informazione socialmente appresa si propaga molto più velocemente delle mutazioni genetiche, consentendo adattamento comportamentale entro 1 generazione (es. tecniche di foraggiamento, norme, tecnologie). La letteratura su gene–culture coevolution documenta come l’evoluzione culturale crei nuovi ambienti selettivi che poi spingono l’evoluzione genetica (es. lattasi, immunità, nicchie alimentari). (projects.iq.harvard.edu)


2) “Non esiste alcun mezzo per trasmettere conoscenze ereditariamente via biologia (DNA).” — Verdict: PARTLY TRUE (con precisazioni)

È corretto che conoscenze proposizionali specifiche (“quella pianta lì è velenosa”) non vengano codificate come tali nel DNA. I geni codificano regole di sviluppo del sistema nervoso, non “immagini” o “fatti”. Esistono però predisposizioni/“prepared learning” (bias specie-specifici che facilitano certe associazioni) e programmi motivazionali che incanalano l’apprendimento (p.es. evitare sapori associati a nausea: conditioned taste aversion). Sulla trasmissione epigenetica transgenerazionale in umani, l’evidenza è controversa e limitata; non supporta il passaggio affidabile di “conoscenze” tra generazioni. (PMC)


3) “Gli umani non hanno un meccanismo ereditato per intuire piante velenose; gli animali sì.” — Verdict: MISLEADING

Nella zoologia comportamentale la regola è che dieta e tossicità si apprendono:

  • Postingestive feedback (malessere → evitamento) e apprendimento sociale guidano erbivori e onnivori; gli animali non ‘sanno’ innatamente quali piante siano tossiche e infatti muoiono di piante velenose in certe condizioni (scarsità, novità, errori). (Practical Farmers of Iowa)

  • Negli umani (come in molti mammiferi) è potentissimo il taste-aversion learning (Garcia/Koelling): un solo episodio di nausea basta per indurre evitamento stabile. Questo è un bias di apprendimento, non “conoscenza genetica del catalogo piante”. (PMC)

Bottom line: sia Homo sia altri mammiferi combinano predisposizioni + apprendimento individuale/sociale, non un database innato di specie tossiche.


4) “Obiettivamente non si sa se esistono conoscenze ereditate; non si immagina il meccanismo; i geni → proteine, il salto a ‘comportamento’ è enorme.” — Verdict: PARTLY TRUE (con chiarimento)

È vero che non erediti ‘nozioni’; ma il collegamento geni → sviluppo neurale → circuiti → bias motivazionali e sensoriali → comportamento è ben caratterizzato in neuroetologia. L’asserzione che “non si immagina il meccanismo” è datata: conosciamo sviluppo neurogenetico, plasticità sinaptica, modulazione dopaminergica e preparedness come meccanismi che predispongono all’apprendimento di certe regole ecologiche. Sull’epigenetica transgenerazionale umana, le review maggiori raccomandano cautela: fenomeno robusto in piante/invertebrati; in mammiferi/umani le prove sono controverse e spesso confondono effetti genetici/ecologici/culturali. Ciò non viola il central dogma: casi di epigenetica (metilazioni, RNA non-codificanti) regolano espressione, non “scrivono conoscenze”. (PubMed)


5) “Fenomeni paranormali esistono e sono ‘normali’; il bicchiere si muove (sedute), ma è indimostrabile perché si presume il trucco.” — Verdict: UNSUPPORTED (spiegazione alternativa robusta)

La spiegazione parca e replicata per Ouija/“bicchiere” è l’ideomotor effect: micro-movimenti inconsci guidati da aspettative fanno scivolare il planchette/bicchiere; in condizioni cieche (bendati/partner che toglie la mano) l’effetto persiste ma produce esiti incoerenti → nessuna forza esterna. Studi controllati mostrano che i partecipanti non percepiscono l’auto-agenzia. (www2.psych.ubc.ca)

Sulla pretesa esistenza di psi/PK: il quadro è debole e non robustamente replicato; metanalisi e repliche preregistrate riportano problemi di bias di pubblicazione e fallimenti di replicazione. Non c’è consenso scientifico per telecinesi/precognizione; la spiegazione psicologica (ideomotoria, suggestione, aspettative) resta sufficiente per i fenomeni tipo seduta spiritica. (PMC)


6) “Trasmissione intergenerazionale di informazioni non via DNA violerebbe il dogma centrale.” — Verdict: MISFRAMED

Il Central Dogma riguarda il flusso dell’informazione molecolare (DNA→RNA→Proteina). La trasmissione culturale (non genetica) non lo tocca: è canale distinto (apprendimento sociale, linguaggio, istituzioni). L’epigenetica modula espressione genica; la trasmissione transgenerazionale stabile di tratti indotti dall’ambiente in umani è non dimostrata in modo robusto e comunque non converte “fatti/immagini” in sequenze genetiche. Quindi: nessuna violazione, solo canali differenti di eredità (genetica, ecologica, culturale). (PubMed)


Operational Takeaways (FOOD / TRIBE / BLOOD)

  • Cultural Fitness Lever: in ambienti ostili o nuovi, protocollo culturale (apprendimento rapido, norme, check di realtà, AAR) ↑ fitness in 1 ciclo generazionale; non attendere lenti adattamenti biologici. (projects.iq.harvard.edu)

  • Counter-Info (PSYOPS/STRATCOM): memi e narrazioni sono vettori che spostano risorse/comportamenti; trattarli come agenti selettivi (analisi cui prodest). (digitalcommons.library.umaine.edu)

  • Safety in Foraging/Health: assumere predisposizioni ≠ conoscenze; preservare apprendimento esperienziale (taste-aversion, feedback post-ingestivo) e apprendimento sociale con SOP espliciti. (Practical Farmers of Iowa)

  • Paranormal Claims: classificare come ideomotor/suggestione finché non esistono repliche preregistrate robuste; evitare che credences drenino tempo/energia/risorse (Rule: extraordinary claims → extraordinary proof). (PMC)


Bottom Line

Cultura = sovra-fisiologia adattativa: moltiplica la fitness attraverso apprendimento sociale cumulativo e istituzioni.
Biologia = predisposizioni + plasticità: facilita certi apprendimenti, non codifica “conoscenze”.
Paranormale: spiegato parsimoniosamente da ideomotor/psicologia della credenza; nessuna prova solida di fenomeni fisici “extra”, il primo che li possa dimostrare in ambiente controllato porta a casa un milione che rimane lì in palio da decenni. 

  • Sessualità, orientamento e parafilie
    Overview: analisi evidence‑based su attrazione per i genitali, omosessualità senza “gene unico”, sviluppo della pulsione sessuale e origine delle preferenze atipiche.

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Claim-by-Claim Audit — Behavioural Biology

Method (Tradecraft): per ciascun enunciato: Verdict (True / Partly true / Misleading / False / Unsupported), Rationale biosociale, Evidenza A1.


1) “A.D. descrive la vagina come poco attraente; l’attrazione sarebbe un diktat biologico.” — Verdict: PARTLY TRUE (mal posto)

In etologia umana l’attrazione sessuale integra biologia (segnali, ormoni, circuiti limbici) e apprendimento/contesto. Gli uomini mostrano arousal più “category-specific” (coerente con il target preferito), mentre nelle donne la risposta genitale è più ampia e meno specifica per categoria: ciò implica che la valutazione estetica “poco/ molto attraente” è variabile e non riducibile a un singolo “diktat” istintivo. L’attrazione verso genitali/parti del corpo è modulata da differenze di sesso, individuo e cultura. (SAGE Journals)


2) “Esiste una quota non trascurabile di uomini che preferisce un ‘succedaneo’ nello stesso sesso.” — Verdict: TRUE

Orientamento omosessuale/bisessuale è una variante naturale della sessualità umana con base multifattoriale (genetica poligenica a piccoli effetti + ambiente) e prevalenze non nulle in tutte le popolazioni studiate. Nessun singolo ‘gene gay’; pattern poligenico, predizione individuale impossibile con i dati attuali. (PubMed)


3) “Il gene dell’omosessualità è elusivo, quindi probabilmente non esiste.” — Verdict: MISLEADING

L’assenza di un gene non implica assenza di influenza genetica. Gli studi GWAS su centinaia di migliaia di soggetti mostrano più loci associati al comportamento omosessuale, ciascuno con effetti minimi; l’ereditabilità SNP stimata è bassa-moderata e la complessità elevata. Conclusione robusta: niente gene unico, ma architettura poligenica + forti fattori non genetici. (PubMed)


4) “Il vasto catalogo delle ‘perversioni’ è legato a periodi storici, quindi spiegazione genetica rinunciabile.” — Verdict: PARTLY TRUE (ma incompleto)

Le etichette e la visibilità delle paraphilie cambiano storicamente, ma l’origine dei pattern d’interesse non è spiegata solo dalla moda culturale. In letteratura clinica/DSM-5-TR, le parafilie sono interessi sessuali atipici, con base multifattoriale (predisposizioni, condizionamento classico, imprinting/associazioni precoci, rinforzo). Modelli sperimentali hanno indotto risposte fetish a stimoli neutri mediante accoppiamento ripetuto con stimoli erotici (prova di principio del ruolo dell’apprendimento). Quindi: la cultura modula espressione e norme, ma meccanismi psicobiologici di apprendimento restano centrali. (Annual Reviews)


5) “Uomini e donne nascono con una pulsione sessuale forte; ha sede nell’area genitale e si manifesta dalla pubertà.” — Verdict: PARTLY TRUE (con correzione neurobiologica)

La maturazione della pulsione accelera con adrenarca/pubertà (testosterone/estradiolo), ma il generatore della motivazione sessuale è cerebrale (ipotalamo, sistemi dopaminergici/limbici); i genitali sono effettori sensoriali, non la “sede” della pulsione. Inoltre, variabilità individuale ampia: non tutti sperimentano “pulsione forte”, e pattern femminili/maschili differiscono nella specificità dell’arousal. (SAGE Journals)


6) “Sulla destinazione della pulsione non possiamo pronunciarci in anticipo.” — Verdict: MISLEADING (parzialmente vero, ma ci sono predittori deboli)

L’orientamento è non prevedibile a livello individuale con precisione, ma esistono segnali probabilistici:

  • Effetto ‘fraternal birth order’ (più fratelli maggiori → odds ↑ di omosessualità maschile), sebbene oggetto di dibattito metodologico. (PubMed)

  • Fattori prenatali/ormonali (es. CAH nelle femmine) mostrano associazioni con interessi androfili/ ginefili in direzioni note, pur senza determinismo.

  • Gender nonconformity infantile è un predittore moderato della futura attrazione same-sex.
    Quindi: no previsione certa, ma indicatori statistici esistono.


7) “Nella maggior parte dei casi la pulsione porta al coito eterosessuale.” — Verdict: TRUE (descrittivo)

A livello demografico, la maggioranza degli adulti riferisce comportamento/relazioni eterosessuali; le minoranze sessuali rappresentano quote non nulle e stabili nelle coorti occidentali. (Confermano anche i dataset UK Biobank/23andMe sull’auto-riporto di comportamenti). (PubMed)


8) “Deviazioni (‘détournement’) frequenti: feticismo dei piedi ecc.; mode storiche.” — Verdict: PARTLY TRUE (con meccanismo noto)

La varietà di interessi (es. foot fetish) è ben documentata; apprendimento associativo e rinforzo spiegano l’acquisizione e la stabilità di preferenze verso oggetti/parti non genitali. Le “mode” influenzano salienza e accettabilità sociale, non esauriscono i meccanismi (condizionamento, sensibilizzazione, circuiti dopaminergici) che generano l’interesse. (Gwern)


Intel Summary (Actionable, stile SPECOPS)

  • Orientation is Polygenic & Complex: abbandonare la narrativa “gene singolo”; mantenere frame multifattoriale con bassa predicibilità individuale. STRATCOM: evitare claim assolutisti (“tutto cultura / tutto geni”). (PubMed)

  • Arousal Architecture: maschi più category-specific, femmine più broad → impatto su messaggistica erotica, design ambienti e script (BLOOD). (SAGE Journals)

  • Paraphilias = Learning-Driven: trattare gli interessi atipici come pattern rinforzati: condizionamento + contesto; le “mode” ne cambiano visibilità, non l’etiologia. PSYOPS: riconoscere trigger e rinforzi, non patologizzare di default. (Annual Reviews)

  • Predictors ≠ Determinism: segnali come fraternal birth order sono probabilistici, non prescrittivi (comunicazione senza stigma). (PubMed)

 

  • Divisione del lavoro e maturazione sessuale
    Overview: fact check sulla divisione dei compiti tra i sessi, sullo sviluppo più precoce delle femmine e sul ritardo maschile come strategia evolutiva per accumulare forza e status.

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Claim-by-Claim Audit — Culture, Sex Differences & Maturation (Behavioural Biology)

Method (Tradecraft): per claim: Verdict (True / Partly true / Misleading / False / Unsupported), Rationale biosociale, Fonti A1.


1) “La cultura non nasce dal nulla: i fatti reali incanalano le scelte culturali.” — Verdict: TRUE (con precisazione)

In gene–culture coevolution la cultura si forma su vincoli ecologici e biologici (costi/benefici reali), ma poi retro-agisce sui comportamenti e persino sulle pressioni selettive. Quindi: vincoli reali → scelte culturali, e a loro volta le norme culturali rimodellano l’ambiente d’azione. (PMC)


2) “È difficile trovare culture dove i lavori pesanti sono solo femminili; un gruppo che lo facesse sarebbe svantaggiato.” — Verdict: MISLEADING

La divisione sessuata del lavoro mostra pattern ricorrenti (p.es. caccia grossa e abbattimento alberi più spesso maschili), ma l’etnografia comparata documenta ampia variabilità: in molte società le donne sostengono lavori fisicamente gravosi (coltivazioni a zappa, trasporto d’acqua/legna, lavorazioni agricole), e in non pochi contesti partecipano anche alla caccia. Dire che un’etnia ne sarebbe “svantaggiata” non è supportato in generale: la combinazione di compiti dipende da ecologia, tecnologia (p.es. aratro) e organizzazione sociale. (emergingtrends.stanford.edu)


3) “In alcune aree africane gli uomini non fanno nulla e stanno al bar; lavorano solo per compiti onerosi.” — Verdict: UNSUPPORTED (generalizzazione aneddotica)

Le sintesi comparative mostrano che i contributi economici di uomini e donne variano ampiamente per sottoregione, sottosistema produttivo e stagione; affermazioni olistiche per “molte zone dell’Africa” non reggono se non con dati comparativi (SCCS/HRAF, FAO/Boserup & seguenti). Va evitata la stereotipizzazione macro-regionale. (Taylor & Francis)


4) “Differenza d’età: la cultura amplifica un dato biologico (le femmine maturano prima).” — Verdict: PARTLY TRUE

Biologicamente le ragazze anticipano i ragazzi di ~18–24 mesi nella tempistica puberale e nel growth spurt (che inizia e termina prima nelle femmine); i maschi recuperano e superano in statura/forza con una maturazione più tardiva. Le norme culturali possono amplificare (p.es. preferenze per partner più grandi/anziani) o smussare questi gradienti. (PMC)


5) “I maschi sono più ‘ciula’; conviene dare loro qualche anno di vantaggio prima del ‘bastone del comando’.” — Verdict: MISLEADING (caricatura; nucleo vero su life-history)

Sul piano neuro-sviluppo, corteccia prefrontale e autocontrollo maturano fino ai tardi anni ‘20; sul piano life-history, specie con competizione maschile mostrano maturazione e investimento somatico ritardati nei maschi. È sensato che varie culture posticipino status/ruoli ai giovani maschi finché non accumulano capitale somatico/sociale (abilità, coalizioni). Ma il framing “più ciula” è retorico, non scientifico. (unm.edu)


6) “Le donne sono più forti e resistenti alle malattie; quindi testiamo più a lungo l’uomo prima dei processi riproduttivi.” — Verdict: PARTLY TRUE (con caveat immunologico)

Femmine umane mostrano spesso vantaggio immunitario (risposte innate/adattative più robuste, minor mortalità infettiva), ma pagano maggiore rischio autoimmunità; quindi “più resistenti” dipende dal tipo di esito. Il salto logico “testare più a lungo i maschi prima della riproduzione” è congettura culturale, non legge biologica. (PMC)


Focus Imperiale — Maturazione femmine vs maschi e logica evolutiva

A) “Le femmine maturano ~2 anni prima ma ‘smettono’ prima; i maschi le raggiungono e superano.” — Verdict: TRUE

In pediatria della crescita: menarca ~12 anni (media variabile), spermarca e picco di crescita più tardivi nei maschi; lo scatto di crescita femminile finisce prima, mentre quello maschile arriva dopo e raggiunge valori maggiori, portando a statura/forza medie superiori nei maschi adulti. (PMC)

B) “Se i maschi maturassero sessualmente presto come le femmine, in natura verrebbero uccisi perché competitor dei maschi adulti.” — Verdict: PARTLY TRUE (ipotesi coerente con life-history/primatologia, ma non generale)

  • Teoria life-history / selezione sessuale: in specie con competizione maschile marcata, la maturazione maschile ritardata permette di accumulare capitale somatico (dimensioni, forza), competenze e alleanze, riducendo mortalità/insuccesso riproduttivo da conflitto con maschi adulti. Nei primati sociali è comune la dispersione/emigrazione dei giovani maschi, l’evizione o la sottomissione prolungata finché non sono competitivi. (Wiley Online Library)

  • Umani: i giovani maschi mostrano “young male syndrome” (propensione al rischio/competitività), con costi di mortalità maggiori nelle età 15–30; in molte società l’età al primo figlio/stato maritale dei maschi è posticipata rispetto alle femmine, coerente con la necessità di status/risorse prima dell’accesso riproduttivo pieno. Uccisione sistematica dei giovani che maturano presto non è regola umana; i meccanismi culturali (riti di iniziazione, interdizioni, tutoraggio, controllo dei matrimoni, mediazione di capi/anziani) funzionano da valvole per ritardare l’accesso competitivo, mitigando l’escalation letale con gli adulti. In sintesi: selezione favorisce maturazione maschile ritardata dove la competizione è alta; la tua tesi è coerente come pressore selettivo (evitare costi letali/invalidanti precoci), ma va formulata come tendenza adattativa, non come destino di “uccisione inevitabile”. (Martin Daly)


Implications (FOOD / TRIBE / BLOOD) — Operational Frame

  • TRIBE (Status Pipeline): i maschi giovani necessitano di capitale somatico/skill/coalizioni prima dell’accesso pieno a risorse e partner: progettare riti/percorsi come la PREDATOR LIFE che convertano rischio in status legittimo riduce comportamenti a costo alto (YMS). (PMC)

  • BLOOD (Age–Gap & Timing): la maturazione anticipata femminile e la più tardiva maschile spiegano parte dei gap d’età e delle strategie di accoppiamento; le norme culturali possono amplificare o controbilanciare questi gradienti. (PMC)

  • FOOD (Tasking & Load): evitare narrazioni monolitiche sulla divisione del lavoro; leggere ecologia-tecnologia-norme caso per caso per allocare ruoli ad alta resa/low friction. (emergingtrends.stanford.edu)


Bottom Line (PDB-style)

  • Cultura: non è “dal nulla”; opera entro vincoli reali ma li riplasma.

  • Divisione del lavoro: pattern sì, ma grande variabilità documentata; servono dati, non stereotipi. (emergingtrends.stanford.edu)

  • Maturazione: femmine prima e finiscono prima; maschi dopo e superano in somatico. (NCBI)

  • Logica evolutiva: ritardo maschile = strategia che minimizza scontro perdente con adulti e massimizza fitness post-capitale; la “morte certa” non è legge, ma il costo elevato per maschi troppo precoci . (Martin Daly)

  • Mercato sessuale, gap d’età e patriarcato
    Overview: esame dei dati su differenze di “appeal” e age‑gap nelle coppie, ruolo di status e ambiente culturale, interazione tra vincoli biologici e norme sociali.

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Claim-by-Claim Audit — Sex Market Gap, Culture vs Biology

Method (Tradecraft): per claim: Verdict (True / Partly true / Misleading / False / Unsupported) + Rationale + Fonti A1.


1) “Il gap di valore sul mercato sessuale è più culturale che biologico.” — Verdict: MISLEADING (ibrido gene–culture)

In specie umana le preferenze di accoppiamento mostrano pattern robusti e cross-culturali (uomini ⇒ partner più giovani; donne ⇒ partner leggermente più anziani/risorse), ma con ampia modulazione culturale. La biologia fornisce vincoli e tendenze (età ↔ fertilità femminile; status/risorse ↔ successo maschile), mentre la cultura ne modula espressione e costi. Non è “soprattutto culturale”: è coevoluzione gene–cultura. (UT Psychology Labs)


2) “La cultura è il nostro ambiente: ci viviamo immersi.” — Verdict: TRUE (ma non esclusivo)

Corretto: la cultura opera come ambiente selettivo che incanala scelte e opportunità (p.es. norme su età partner). Ma questi canali interagiscono con vincoli biologici (es. curva di fecondabilità femminile che cala dai 32–37 anni). (ACOG)


3) “Il gap non è così elevato.” — Verdict: TRUE (in media), con code estreme

Nei dati italiani il divario medio d’età nelle nozze è circa 2–3 anni (uomo più anziano). Cresce però nelle coppie con sposo >64 anni (mediana differenza ~14 anni). Quindi: gap tipico modesto, code più ampie in sottogruppi. Globalmente, donne mediamente più giovani del partner in quasi tutti i paesi. (Istituto Nazionale di Statistica)


4) “L’appeal dipende molto dal livello gerarchico e dall’ambiente culturale.” — Verdict: PARTLY TRUE (con meccanismo noto)

Status e risorse sono predittori di successo maschile (più matrimoni, meno celibato; in molte società RS maggiore), e l’OSR (operational sex ratio) del mercato locale sposta il potere contrattuale. L’“ambiente culturale” (ruoli, uguaglianza di genere) amplifica/smussa questi effetti. Non esaurisce però i driver biologici (età-fertilità). (ScienceDirect)


5) “Manager maschi considerano solo donne 20 anni più giovani; le coetanee ‘non esistono’.” — Verdict: UNSUPPORTED come regola generale

È un aneddoto compatibile con bias d’età e con la salienza di giovinezza nello short-term/early attraction; ma servono dati campionari per generalizzare. Evidenza recente mostra che, nel primissimo incontro, anche le donne mostrano un leggero bias per partner più giovani, pur restando il quadro di lungo periodo (uomini mediamente più anziani nelle unioni). Conclusione: il caso citato non falsifica i pattern medi documentati. (PubMed)


6) “Patriarcato: dato di fatto, e la distanza d’età risponde a questo climax.” — Verdict: PARTLY TRUE (fattore culturale ≠ causa unica)

Strutture patriarcali possono amplificare il power gap e quindi age gap; ma preferenze per giovinezza (uomini) e status/risorse (donne) sono replicate cross-culturalmente da decenni. Inoltre, in contesti più egualitari il gap tende a ridursi, ma non scompare. Quindi: patriarcato è amplificatore, non spiegazione. (UT Psychology Labs)


7) “Sarebbe interessante studiare l’età dei partner per regione in Italia.” — Verdict: TRUE (e già in parte fatto)

Analisi italiane recenti su age-gap e stabilità mostrano differenze di rischio modeste tra coppie iper/ipo-gami e variazioni di coorte; report ISTAT consentono breakdown per territorio e nuzialità. Operativamente: dataset ISTAT e studi demografici consentono mappe regionali del gap. (ssoar.info)


Focus Operativo — La tesi Imperiale su maturazione & strategia maschile

Key Point: le femmine maturano ~18–24 mesi prima e concludono prima lo scatto puberale; i maschi maturano più tardi e superano in media per massa/forza. In termini life-history, il ritardo maschile è coerente con mercati ad alta competizione: si accumula capitale somatico/sociale prima di ingaggiare. Nelle società umane moderne, culture e istituzioni (ruoli, età al matrimonio, status) fanno da valvole che ridistribuiscono l’accesso, mitigando scontri diretti. (Frontiers)


Reconciling Evidence — “Cultura vs Biologia”

  • Early/first-impression: studio PNAS 2025 su blind dates: attrazione leggermente maggiore per partner più giovani in entrambi i sessi. Implica che finestra iniziale favorisce giovinezza per tutti. (PNAS)

  • Long-term/outcomes: matrimoni e convivenze: uomini mediamente più anziani in quasi tutti i paesi; in Italia gap medio2–3 anni, ma più ampio in code. Spiegazione: preferenze + vincoli (fertilità femminile, status/risorse, norme, OSR). (Pew Research Center)


Bottom Line (PDB-style)

  • Non è “solo cultura”: i vincoli biologici (fertilità-età, status-successo riproduttivo) sono consistenti, la cultura li amplifica/attenua. (UT Psychology Labs)

  • Gap medio contenuto, code ampie con uomini molto anziani; pattern globale: donne più giovani del partner. (Istituto Nazionale di Statistica)

  • Mercato locale (OSR, gerarchie) rilancia o frena gli scarti. Evitare inferenze da aneddoti a regole. (ScienceDirect)

Outro — Europa coloniale: Smussare il negativo, amplificare il positivo

In conclusione, tutte le analisi proposte mostrano chiaramente che l’essere umano non può essere compreso esclusivamente in chiave biologica o culturale. Esso è piuttosto il prodotto dinamico di una coevoluzione continua, in cui geni, cultura e ambiente interagiscono, plasmandosi reciprocamente.

Una visione strategica realistica per un’Europa rinnovata—una potenza credibile e coloniale, capace di porsi come modello, guida e partner globale—potrebbe e dovrebbe partire da questa consapevolezza. È infatti possibile, e persino necessario, usare i meccanismi evolutivi e culturali a nostro favore, mitigando gli aspetti negativi e massimizzando quelli positivi, con una precisione quasi chirurgica o con la precisione al laser che è propria della Empress (Grace and Beauty be Upon Her). 

Ci sono tantissimi spunti da studiare ed approfondire.

Mi limiterò ad affrontare questa parte relativa all'Europa.

La mia tesi è che l'Europa è in disfacimento, non tanto perché il processo di unificazione è ancora di là da venire, quanto perché i soggetti che dovrebberlo promuoverlo sono tutti in crisi nera.

Non c'è un paese europeo, che appartenga al gruppo dei ricchi frugali o alla porcilaia del sud (appartenenza che rivendico con orgoglio) che non sia instabile politicamente.

Questo trend dura da circa un ventennio.

Si pensava di risolverlo con facilità adottando la soluzione tedesca, cioè destra e sinistra si uniscono e governano insieme.

Sembrava fatta, visto che tolte le estreme, i partiti moderati di destra e di sinistra totalizzavano in genere l'80-90% dei consensi. Un bacino sul quale si poteva contare come minimo per mezzo secolo.

Invece la fabbrica del consenso ha cominciato a perdere colpi. Sono spuntati nuovi soggetti politici, detti sovranisti, che escono dalla dicotomia destra/sinistra (anche se non del tutto; la Le Pen è attribuibile all'estrema destra ma il 50% degli operai, questo per ricordare quanto valgono le etichette) i quali hanno rapidamente prosciugato l'immenso capitale su cui le élite europeiste pensavano di poter contare.

Siamo quindi in una situazione del tutto inedita. Abbiamo un soggetto, l'Europa, che esiste solo su alcune prerogative statuali (Banca Centrale e politiche monetarie, Accordi Commerciali - che da oltre vent'anni non sono più veri trattati commerciali ma modi per aggirare le leggi statali, - Corte di Giustizia su alcune competenze conferite dai trattati).

Tutto il resto. ovvero ciò che definisce uno Stato moderno manca.

Politiche economiche e fiscali, difesa e tutto il resto (che tipo di Sanità e scuola vogliamo, come organizzare il welfare e quanto investirci) e così via.

L'Europa non ha neanche un Parlamento, dato che com'è noto il Parlamento Europeo non decide nulla: può solo approvare o, in alcuni casi, mettersi di traverso, ma è più un'eventualità teorica.

In pratica manca tutto.

La domanda da farsi, a questo punto, è la seguente: ma in che direzione sta andando l'Europa?

Può andare avanti così, un club di amichetti che si incontrano al bar e decidono le politiche senza poi avere la minima forza e capacità di implementarle?

(Pensate alla transizione energetica, decisa in segreto e buttata lì con un annuncio qualunque, sostenuta per due o tre anni in tutte le sedi, con proclami e dichiarazioni di intenti, poi abbandonata in sordina).

La mia risposta è: sì.

L'Europa, per quanto durerà ancora, resterà un soggetto indefinito e sempre più irrilevante; sul piano internazionale sicuramente, ma purtroppo anche sul piano interno: da 25 anni è stabilmente all'ultimo posto in quanto a crescita economica, (e nel 2008 ha mostrato al mondo cosa è capace di fare, creando un'area depressionaria che ha rallentato l'uscita dalla crisi finanziaria globale).

La ragione di questa mia convinzione è molto semplice: tedeschi, olandesi, austriaci, danesi non vogliono rinunciare ai loro stati nazionali. Ma soprattutto non vogliono entrare in un nuovo stato dove ci siano anche gli italiani, i greci, i portoghesi e, probabilmente, pure gli spagnoli.

Non mi sembra una tesi così assurda. Infatti ad oggi non c'è un solo uomo politico europeo che sta spendendo il proprio prestigio e la propria credibilità per spingere in direzione dell'unificazione.

Sono solo i giornalisti a premere. Gente, alla fine, non del mestiere.

Certo, l'attuale deriva militarista, dobbiamo armarci per la prossima guerra che è alle porte, viene salutata come un dono del cielo, perché si pensa di poter tirar su, nel cantiene europeo, almeno il muro della difesa e andare avanti così, aggiungendo sempre nuovi mattoncini lego alla costruzione.

Poi però ci si deve scontrare con la realtà. Va bene le spese militari, ma la Germania spende quanto, come e dove gli pare (forse nella stessa Germania?) e c'è da aspettarsi che gli altri per ripicca spenderanno meno dii quanto promesso (ad esempio l'Italia, a cui si ingiuingerà contemporaneamente di spendere - pacta servanda sunt - e di non spendere - troppo debito! - soluzione: chiudere un po' di Ospedali, tagliare la ricerca scientifica, ecc.).

 

19 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

La storia evolutiva insegna che ogni cultura può smussare i limiti biologici, come l’aggressività improduttiva, le preferenze discriminatorie e le dinamiche conflittuali distruttive (Henrich, 2016 — The Secret of Our Success, Princeton University Press; Boyd & Richerson, 2005 — The Origin and Evolution of Cultures, Oxford University Press). Analogamente, può potenziare i tratti positivi, come cooperazione, altruismo reciproco, innovazione e capacità adattative, per creare istituzioni stabili e benessere collettivo (Nowak & Highfield, 2011 — SuperCooperators, Simon & Schuster; Wilson, 2019 — This View of Life, Penguin Random House). Inoltre, i vincoli biologici rilevanti per le preferenze di accoppiamento e per le strutture demografiche — come il declino della fertilità femminile con l’età — sono documentati in letteratura clinica e linee guida: la fecondabilità femminile inizia a calare intorno ai 30–32 anni e accelera dopo i 35–37 (ACOG — guida pazienti; ACOG/ObGyn consensus; ASRM Committee Opinion). Questi vincoli interagiscono con preferenze cross-culturali replicate (p.es. maschi → giovinezza; femmine → risorse/status), che la cultura può modulare senza annullare (Buss, 1989 — BBS; PDF autore: UT Austin). (Oxford University Press)

Argomenti interessanti, ma come si fa, in una società moderna (ma anche in una non moderna) "potenziare i tratti positivi"?

In ogni società ci sono gruppo con interessi e obiettivi divergenti.

Per esempio, nelle dittature capita spesso che chi è al potere cerchi di rafforzare la propria posizione (magari a causa di una situazione economica stagnante da troppo tempo) mettendo in piedi un'avventura militare (ricordate le Falkland?)

Nell'Europa di oggi sono molti i gruppi e i partiti che trovano la leva militare, e la spasmodica ricerca di un nemico, utile al perseguimento dei loro scopi.

Io posso essere cooperativo e altruista finché voglio, ma non ho accesso ai media, non ho diritto di parola nel dibattito pubblico, posso tutt'al più mandare qualche twitt.

19 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

In una nuova Europa coloniale credibile—guidata dalla razionalità scientifica, da strategie evidence-based e dalla logica di massimizzazione del beneficio comune—gli aspetti problematici del nostro bagaglio biologico-culturale non sarebbero più un ostacolo insormontabile, bensì sfide da affrontare con metodi chiari e testati: educazione sociale e scientifica, strutture istituzionali robuste, incentivi all’inclusione e modelli culturali basati su una sana competizione positiva e cooperazione (Pinker, 2018 — Enlightenment Now, Penguin Random House; Fukuyama, 2014 — Political Order and Political Decay, Macmillan). A livello di istituzioni e sviluppo, l’evidenza comparata mostra che istituzioni inclusive e stato di diritto promuovono partecipazione diffusa, innovazione e crescita—un asse portante per “amplificare il positivo” su scala continentale (Acemoglu & Robinson, 2012 — Why Nations Fail, Penguin Random House). (PenguinRandomhouse.com)

Il libro di Acemoglu non l'ho letto, purtroppo non si può leggere tutto.

Per parecchi anni è stato al centro di un confronto dottrinale con Jeffrey Sachs.

Acemoglu sosteneva che a decidere del successo o dell'insuccesso economico di un paese era la qualità delle istituzioni che era riuscit a darsi, Sachs invece affermava che il fattore più rilevante era la posizione geografica (distanza dall'accesso al mare, temperature e presenza di malattie tropicali, ecc.).

Si sono sfidati a colpi di paper per un po', e credo che il favore degli economisti sia andato in massima parte ad Acemoglu.

Consiglio, a chi fosse interessato a leggere il libro di Acemoglu, di dare un'occhiata alle recensioni che può trovare su Amazon ma anche in giro in rete. Spesso il lavore di un libro risiede anche nella qualità del dibattito che riesce a suscitare.

 

19 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

Al contrario, tutte le tendenze adattive—apertura cognitiva, curiosità, collaborazione e tolleranza dei gruppi verso l’innovazione—sarebbero coltivate strategicamente e su larga scala, con politiche esplicitamente orientate a renderle dominanti e pervasive nella società (Acemoglu & Robinson, 2012; Henrich, 2020 — The WEIRDest People in the World, Macmillan/FSG). E, sul piano micro-comportamentale, i mercati locali e i rapporti di sesso (OSR) modulano le scelte strategiche individuali e collettive in modo prevedibile, fornendo ulteriori leve di policy per indirizzare norme e incentivi (Stone, Shackelford & Buss, 2007 — EJSP). (Macmillan Publishers)

Ancora Acemoglu.

Non sapevo neanche che avesse scritto un altro libro.

Non lessi il primo perché non amo quel tipo di impostazione che già il titolo lascia trasparire.

Mi sa tanto di moralismo, la nazione che fallisce, il concetto mi fa orrore. Poi, per carità, è pur sempre un premio Nobel, ma se devo attenermi a quante delusioni ci hanno abituato i Nobel per l'economia...

A questo punto non posso esimermi almeno dal dire come la penso io sull'argomento.

Semplice: per avere successo devi già avere avuto successo.

Non c'è altro modo.

Per le persone questa regola non vale, ma per i Paesi sì.

Un Paese che ha avuto successo continuerà ad avere successo (a meno che non faccia parte dell'Unione Europea, nel qual caso la cosa non è certa).

In fondo, per avere sviluppo economico devi avere delle buone istituzioni. E le buone istituzioni le hai quando ti sei sviluppato economicamente.

Se hai una hai anche l'altra, ma se non hai l'una non hai l'altra.

Chiaro, no?

Esempio: c'è un bellissimo paper di Dani Rodrik intitolato "Growth accelerations" che raccoglie i casi di paesi in via di sviluppo che ebbero per alcuni anni consecutivi dei tassi di crescita sbalorditivi (tipo 5% e oltre). Poi, con la stessa rapidità con cui il meccanismo si era instaurato, finì con lo svanire.

Cosa era successo? Dio li aveva puniti per la loro protervia?

No, semplicemente il sistema produttivo del paese era troppo fragile e poco sviluppato perché domanda ed offerta venissero stimolate e si incontrassero chiudendo il cerchio.

Immagino la delusione ma anche la caccia ai fantasmi che si sarà scatenata in quei paesi quando si sono ritrovati dalla sera alla mattina con un pugno di mosche.

Ma a questo punto, se per avere successo, cioè per avere dei mercati sviluppati, occorre avere dei mercati sviluppati, come se ne esce?

In diversi modi.

Soluzione A (vecchia maniera)

Esempio: negli anni '60 a un membro della mia famiglia fu proposto di andare in Marocco ad aprire una fabbrica di prodotti farmaceutici.

E' chiaro lo scambio, no? Tu vuoi vendere i tuoi prodotti sul mio territorio e io ti permetto di farlo, basta che li produci qui.

In sostanza il paese ricco cede una parte del suo successo al paese più povero in cambio di un flusso di rendimenti futuro.

E' un sistema lento ma, arrivati a una certa massa critica, è possibile che il paese si sviluppi in modo endogeno, avendo abbastanza settori che gli permettono di chiudere i cicli produttivi.

Oggi questo sistema non esiste più. Io multinazionale ho diritto a produrre dove voglio (cioè dove non ci sono regole e i lavoratori non sono protetti) e vendere dove mi pare. Tutt'al più mi aiuterò con qualche bustarella.

Soluzione B (import substitution)

La faccio breve. Hai persone non al top ma con qualche qualifica (caso dell'America Latina con l'immigrazione dall'Europa) quindi sviluppo una mia industria proteggendola dalla concorrenza straniera tramite i dazi.

E' un sistema non ottimale, che però sul piano empirico ha funzionato molto bene ( ad eccezione dell'Argentina) fino a quando, all'inzio degli anni '80, non è stato smantellato con il combinato disposto della crisi debitoria di diversi paesi in seguito anche alle politiche monetarie messe in atto da Volcker.

Nei 45 anni trascorsi da allora, quei paesi non hanno neanche lontanamente raggiunto i tasso di crescita raggiunti e mantenuti con la sostituzione delle importazioni.

Soluzione C (export promotion)

Quello preferito dagli economisti, quello del Giappone prima, della Corea dopo e infine della Cina.

Agli economisti piace perché è un sistema che mette sotto pressione i lavoratori sia di qua che di là.

Da noi con i licenziamenti, il ridimensionamento di interi settori, la precarizzazione del lavoro.

Da loro con comprimendo i consumi a livelli difficilmente immaginabili (il che accelera il tasso di investimenti in infrastrutture e in beni capitali; percentuali monstre di oltre il 30% del PIL per la Corea).

Come nel caso A c'è un trasferimento di successo: i cittadini del paese sviluppato si mettono a comprare a manetta i prodotti del paese in via di sviluppo; si crea un forte deficit commerciale da noi ma un surplus da loro, che può essere utilizzato in vari modi.

La storia la conoscete: fino a quando si è trattato di Giappone e Corea, l'urto lo abbiamo retto.

Con la Cina invece è un altro paio di maniche.

Quasi nessuno fa notare che il rovescio del surplus commerciale della Cina verso gli Usa non sono le fantomatiche minacce del governo cinese di inondare i mercati di T-Bond ma la disoccupazione e la depressione in ampie aree degli Stati Uniti da cui si è originatoil fenomeno Trump.

Con questa "operazione" benedetta dagli economisti accademici americani di ogni ordine e grado, il livello di instabilità politico ed economico del sistema mondo ha fatto un notevole balzo in avanti.

Soluzione D (puramente ipotetica)

Può darsi che esista da qualche parte un paese in via di sviluppo con istituzioni di qualità accettabile, vicino alle principali vie di comunicazione, con una popolazione tranquilla e industriosa.

Può darsi che dal nulla nasca una nuova industria che richieda un apporto di mano d'opera importante, perché vi sono molte operazioni che non possono essere meccanizzate senza far scadere la qualità del prodotto.

Può darsi che un gruppo di investitori butti l'occhio su quel paese e alcuni decidono di provare a impiantare lì delle fabbriche.

Può darsi che le cose filino via lisce e questo attiri altri imprenditori.

Può darsi che questo afflusso di investimenti desti attenzione nel governo, il quale si fa promotore attivo del nuovo settore, fissi regole chiare e ragionevoli in materia di salari e condizioni riscuotendo l'approvazione sia dei lavoratori che delle industrie.

Con i può darsi si può andare avanti fino a domani.

Una cosa è certa: può succedere che quando si apre una finestra tu sia lì e cogli l'occasione.

Ma non puoi certo creartela da solo.

Almeno, in questa fase storica è così.

Questo vale anche per i paesi ricchi, ma al contrario.

Mentre per i poveri il problema è creare sviluppo, per i ricchi è evitare di perdere lavoro, di smantellare interi settori come si è fatto e si sta facendo in Europa.

Pensate solo ai microprocessori, un settore in cui l'Europa era addirittura esportatrice che è stato lasciato andare a ramengo, salvo poi acorgersi del suo valore strategico.

 

 

 

19 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

Si tratta, in definitiva, di scegliere consapevolmente il tipo di selezione culturale e sociale che vogliamo esercitare, usando logiche evolutive, strumenti culturali e le istituzioni solide dell'Imperatrice per moltiplicare il positivo e contenere e superare il negativo. L’Europa potrebbe così tornare a essere un punto di riferimento non solo economico e geopolitico, ma anche sociale, culturale ed evolutivo.

Non è possibile. Le logiche evolutive centrano poco con le politiche economiche.

Queste ultime non sono la filiazione delle prime.

19 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

Non si tratta di aspetti di poco conto. Oggi, in Italia come altrove, assistiamo a manifestazioni scomposte e disturbanti nelle piazze che hanno radici tanto biologiche quanto culturali: la scarsa motivazione allo studio e al lavoro, la ricerca patologica di attenzioni e la difficoltà a leggere la realtà in modo multidimensionale. Questi comportamenti, se lasciati senza filtro, vengono amplificati dalle strutture sociali e mediali, generando entropia.

Questa è proprio l'impostazione da evitare.

Gli sforzi dell'individuo non decidono l'esito delle politiche economiche.

E' il discorso che facevo più sopra: nel 2025 l'economia continua ad essere non una scienza morale (il che sarebbe invece auspicabile) ma una teologia: hai successo se ti comporti bene. Chiunque sia ad aver fissato quelle regole, Dio o la Natura, tu le devi seguire.

Questo afflato verso l'infinito fa sì che nessuno si domandi se tali regole sono giuste o no.

19 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

Eppure, una società matura e consapevole può scegliere se rafforzare il rumore o smussarlo e reindirizzarlo. Un’Europa autorevole e credibile potrebbe dimostrare, per il dono dell’Imperatrice di un impero ordinato, che le stesse energie disturbanti possono essere convertite in forza produttiva: dall’impiego fisico in progetti di utilità collettiva (per esempio, sistemi di produzione elettrica a spinta umana), alla disossatura di terreni incolti e improduttivi con la vanga, fino a modelli educativi che incanalano la ricerca di attenzioni in forme di contributo e cooperazione reale.

La lezione è chiara: i tratti biologici e culturali non sono mai “neutri”. Sta alla società -tramite le sue istituzioni, le sue norme e i suoi incentivi -e disincentivi- decidere se amplificarne gli aspetti distruttivi o trasformarli in capitale adattativo e produttivo.

 

Questo non si può semplicemente fare. Le persone devi pagarle e nessuno, a parte una cooperativa sociale, pagherà un servizio che vale meno di quanto costa.

Oddio, c'è la MMT (Modern Money Theory) che propugna la piena occupazione pagando un salario ai non occupati in cambio di prestazioni di utilità collettiva.

L'idea è di trovare impieghi che non spiazzino gli investimenti privati.

I due settori, privato e pubblico/sociale, devono andare in parallelo ma non incontrarsi mai.

Così si evita la concorrenza ai imprese private sane e l'incremento di inflazione dovuto alla piena occupazione.

Secondo la MMT lo Stato può spendere autonomamente senza ricorrere al mercato dei capitali (cioè senza emettere titoli di debito pubblico) ma questa soluzione fa semplicemente inorridire tutti gli economisti mainstream, siano essi di destra ma anche di sinistra...

 

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