Questo è un messaggio popolare. Nyarlathotep [Partecipante] 144 Inviato 14 Agosto 2025 Questo è un messaggio popolare. Inviato 14 Agosto 2025 Questo è un racconto come tanti. La mia storia non ha nulla di speciale. Ma vuole avere due funzioni: sedimentare in me i fatti risalenti all'anno scorso e dare un aiuto a chi adesso si trova dove mi trovavo io poco più di un anno fa. Ho solo una premessa da farvi: io non mi ero mai innamorato, prima. Mai. Iniziamo Capitolo Uno - La Promessa del Futuro Era la fine del 2023, ero da poco tornato single. La mia ex dell'epoca mi aveva tradito nel modo più spudorato (ma questa è un'altra storia), regalandomi mesi di inquietudine e poi settimane di risate. Quindi ero single da 5 mesi, felice e spensierato. Le mie giornate erano scandite dai soliti, rassicuranti e penosi rituali quotidiani: sveglia, lavoro, uscite. Vivevo con mia madre, guadagnavo bene e potevo permettermi di togliermi un sacco di sfizi. Ma questa vita fatta di routine, aveva piantato in me il seme dell'insoddisfazione senza che neanche me ne accorgessi. Tenetelo bene a mente, ci tornerà utile un po' più avanti. Un giorno, ho un'idea per tentare di uscire dal tedio: "io non ho mai usato le app di dating!", penso fra me e me. Allora, cellulare alla mano, inizio a scaricare le più famose. Non ne risparmio una. Le installo, creo un profilo per ciascuna di essa e mi metto a smanettare. Orrore. Una rottura di coglioni insostenibile. Mi ritrovo a fare "m'ama - non m'ama" con lo schermo del cellulare, mentre mi scorrono davanti cessi atomici e fiche stellari. Mi fa male il pollice e sto diventando impotente. Le mollo per un'oretta e vengo tempestato di notifiche. "Sono uno sventrapassere, guarda quanti like!" Ma tanto non potevo vedere chi li aveva messi, perché non avevo il "premium ultra elite diodellamadonna" che ovviamente era a pagamento. Mi scasso il cazzo e le elimino tutte... Tranne una. Quella soldi non sembra chiederne. Mmmh, tolgo le notifiche e la lascio lì, nel caso io volessi farmi un giro al supermercato online della fessa. Avanti di qualche giorno ed è il Santo Natale. Mi ritrovo a pranzo con i parenti, sobrio. Una condizione che reputo disumana ed indegna. Pongo immediatamente rimedio alla seconda, per cercare di sopportare la prima. Ma è troppo anche per il me ubriaco, non ce la faccio più a sopportare le urla laceranti dei nipoti ed i discorsi sconclusionati dei parenti più vetusti. Mi sposto quindi sul divano, da solo. Bicchiere di rum alla mano, tiro fuori il cellulare. Ohibò, quest'app me l'ero dimenticata. Vediamo un po'. La apro e noto che una ragazza mi aveva scritto, ma avendo tolto le notifiche non me ne ero accorto minimamente. Guardo la data e scopro che il messaggio risaliva a 72h prima. Un messaggio simpatico, arguto. Qui lo chiamerebbero un bell'opener. Le rispondo, pensando che tanto dopo 72h non mi avrebbe neanche filato di striscio. Invece, risponde. Capitolo Due - La Menzogna del Presente Quella risposta, il giorno di Natale, aveva causato una reazione a catena che chiamano conversazione. Io non lo sapevo, ma ero appena salito su un treno che avrebbe preso una velocità spaventosa per portarmi a destinazione. Quale? Un muro di cemento armato, rinforzato con piastre d'acciaio spesse 5mt. Passiamo un giorno a conversare. Botta e risposta per nulla banali, lei risponde a tono, si interessa, fa domande e commenta intelligentemente. Si parla del più e del meno, ci si racconta sommariamente stando bene attenti a non mostrare all'altro/a troppo. Casomai dovessimo capire che siamo due mostri. La via del mio cuore è attraverso le parole. Se la ragazza in questione è una buona conversatrice, mi attrae. C'era però un unico neo: esteticamente, non mi piaceva per nulla. Zero. Quindi lascio scorrere due o tre giorni, spostiamo a scalini la conversazione su canali sempre più privati: prima l'app, poi Instagram ed infine sul cellulare. Il terzo giorno però mi rompo il cazzo di fare il liceale e le chiedo di uscire. Lei accetta di buon grado e prendiamo accordi per un dopocena. Subito dopo, però, mi pento. Il dubbio sulla sua estetica mi tormenta. Ne parlo con gli amici più fidati ed ancora ricordo la risposta di una mia amica alle mie perplessità: -"Ma tu, escici. In foto non puoi avere un'idea chiara. Quali sono le sue espressioni del viso, come muove la bocca, come ti guarda." Mi aveva convinto. Il giorno, arriva. Per me è l'ennesimo appuntamento, esco di casa sereno ed inconsapevole. Mi reco sul luogo concordato ed aspetto qualche minuto. Lei arriva e scende dalla macchina. Mi viene incontro. La abbraccio per salutarla. -"Ciao Nyarlathotep, come stai?" Vengo letteralmente investito dal suo profumo. Letteralmente. Un odore delicato che parte dal naso, mi attraversa il petto e mi arriva al cazzo. Avete presente? Sale sulla mia macchina e non c'è il minimo imbarazzo. Mentre raggiungiamo il locale, parliamo come due persone che si conoscono da una vita. Il suono della sua voce ha un che di familiare ed eccitante. Il suo timbro non è per nulla femminile, ma ha una profondità che mi fa venire voglia di farle una carezza sul viso. L'appuntamento è un successo clamoroso. Divertente, stimolante, al contempo rilassante. Rimaniamo al pub fino a chiusura, fra parole e risate. Le chiedo se ha voglia di venire in un posto con me, molto romantico ma altrettanto isolato. Lei accetta. Quella sera non la bacerò neanche. Lei ci rimarrà male, le farà venire dubbi sul mio reale interesse. Ma me lo confesserà solo in seguito. Ci salutiamo alle 05:00 di mattina. Eravamo insieme dalle 21:30. Il tempo è volato via senza che noi neanche ce ne accorgessimo. Lei quella mattina doveva lavorare. Follia. Passa una settimana e ci riorganizziamo per vederci. Stesso identico copione, posti diversi. Faccio una cosa che non ho mai fatto in vita mia: la guardo negli occhi e le dico che voglio un bacio da lei. -"I baci non si chiedono." Vengo redarguito con fare simpatico, dolce. Come un ragazzino alle prime armi. Mi avvicino, lentamente. Molto lentamente. Ogni millimetro è un misto di anticipazione ed ansia che cresce. Mentre ci avviciniamo, noto le sue labbra che si allargano fino a rompersi in un sorriso. Ci baciamo. Un bacio delicato, intenso, dalle note quasi malinconiche. Come due amanti che hanno affrontato l'Orrore della vita più volte, ma ne sono usciti insieme. Mi spacca il cuore e lo ricompone. La terza sera, scoppia una passione irrefrenabile. Sui sedili posteriori della macchina. Si mette a cavalcioni sopra di me. Mi guarda fissa negli occhi, mentre mi guida con la mano dentro di lei. Voleva dirmi "non farmi del male, ti prego. Mi hanno già fatta a pezzi troppe volte". Non dimenticherò mai quello sguardo. Mai. Capitolo Tre - Le Verità del Passato Nacque una storia meravigliosa. Qualcosa che non avevo ancora vissuto. Il tempo passava e dentro di me cresceva qualcosa di cui ancora non avevo piena contezza. Mi sentivo come se la conoscessi da sempre. Guardavo dentro i suoi occhi azzurri e vedevo me stesso. Ogni volta che facevamo l'amore, dentro di me albergavano due volontà all'apparenza antitetiche, ma figlie della stessa lucidissima follia: Volevo riempirla di sborra, mentre la tenevo ferma. Stringerle i polsi fino a farle male. Volevo aggrapparmi alla sua gola, mentre le spingevo il cazzo il più a fondo possibile, quasi a volerle toccare il cuore da dentro. Volevo guardarla negli occhi e tenerle il viso fra le mani. Sussurrarle parole che ancora non erano state scoperte. Abbracciarla e fare del mio petto la sua casa. Una sera, mesi dopo, mentre eravamo intenti a coccolarci sui sedili posteriori (quasi a voler rendere omaggio alla prima volta) e mentre lei era a cavalcioni (vestita) sopra di me, ridiamo insieme: lei alza lo sguardo mentre ride e poi smettiamo insieme. Poco a poco. Il suo sguardo incontra il mio. E' languido, ma lei sorride amaramente. Passiamo qualche secondo così, senza dire una parola. Solo due persone che si scrutano dentro l'un l'altra. Rompo il silenzio: -"...Anche io." Il suo sguardo si fa stupito, quasi spaventato. Subito dopo i suoi occhi si bagnano e sorride. Mi abbraccia, si stringe forte a me. Senza dire una parola. Quella, fu la sera della Fine. Passano i giorni, le settimane, i mesi. Una meraviglia dietro l'altra. Sempre più affiatati, sempre più uniti. Ognuno mantiene la sua più sana autonomia ma vado praticamente a vivere a casa sua. Ci concediamo anche una vacanza. Penso sia la donna della mia vita. Il futuro si è unito al presente. Un giorno, mentre ero a casa mia, mi arriva un messaggio: "Oggi mi sento strana. Stavo facendo la spesa ed ho avuto qualche pensiero sulla nostra storia." Sento distintamente che qualcosa si è rotto. Disintegrato. In lontananza. Non vedo cosa, odo il rumore del vetro che si infrange. Vengo pervaso da un senso di inquietudine, misto a smarrimento. Provo orrore, nausea. Rimango impietrito col telefono in mano. Leggo il messaggio. Le parole sono chiare, ma io non capisco. -"Ti va di parlarne?" Rispondo. -"Oggi parto per lavoro. Al mio ritorno, parliamo." Lei parte ed alla distanza fisica che ci separa, segue immediatamente quella emotiva. Immediatamente, i messaggi si fanno distanti. Nelle tempistiche e nei contenuti. Mi arrivano dei "report" asettici sulle sue attività. Amore faccio questo, amore sono di qua, amore vado a dormire. Realizzo che è finita. La ragazza che amo con tutto me stesso, non esiste più. La consapevolezza si fa chiara come come una sentenza pronunciata da un giudice. Ci vediamo. Parliamo. Cerco di farla ragionare, le dico che la amo e che sono disposto ad affrontare qualsiasi sofferenza per aiutarla a risolvere questo suo senso di smarrimento. Ma quella bocca che prima mi baciava con tutto l'amore che ero capace di contenere, adesso si riempie di bugie: "Non sei tu, sono io. Ho bisogno di lavorare su me stessa. Non sono pronta per una relazione." Mi infligge tutto il corollario, mentre piange disperata. Tutto. Sembra una commedia di quart'ordine, recitata però da un mostro sacro del cinema. Io sono immobile, impassibile, pietrificato. Non respiro, non parlo, non piango. -"Non voglio stare con qualcuno che non mi ami. Non più. E' meglio che ci lasciamo." E' l'unica cosa che riesco a dirle. Vorrei poter dire di averla lasciata io, ma la verità è che mi ha lasciato lei. Non so quando, ma l'aveva fatto. Lo sapevo e lo sentivo distintamente. E pur avendo pronunciato io quelle parole, sapevo che non era quello che volevo. L'avevo fatto unicamente per impedire a me stesso di dover vivere mesi di freddezza glaciale ed agonia lancinante, prima dell'inevitabile epilogo. Quella settimana mi era bastata, non avrei passato un singolo secondo in più in preda allo sconforto. Lei mi guarda e piange. Io la guardo, le faccio un'ultima carezza. "Forse è meglio che tu vada", le dico mentre la mia mano sfiora per l'ultima volta la sua guancia. Torno verso casa. Rimango tutta la notte in macchina ad aspettare di veder sorgere il sole sul mare. Nel mentre, sono in balia del Vuoto. Un senso di innaturale ottundimento mi pervade. Non sono triste, non sono arrabbiato, non sono niente. Il giorno dopo, mi sveglio dopo qualche ora di sonno ed istintivamente prendo il cellulare. -"CAZZO, MI SONO SCORDATO DI SCRIVERLE CHE SONO TORNATO IERI SERA. CHISSA' QUANTO SARA' INCAZZ..." La potenza dell'abitudine. Non mi ricordavo che mi aveva lasciato, ci credete? Ripiombo immediatamente nello stato della sera precedente. Continuo a non sentire nulla. Sono un cadavere che si aggira per il mondo in pilota automatico. Quella mattina, faccio un patto con me stesso: Mi prometto che non l'avrei mai cercata, finché non mi sarebbe stata indifferente. Prometto inoltre che non avrei mai e poi mai guardato i suoi social, né riletto i messaggi. Con un'unica condizione: non avrei cancellato NIENTE. Tutto sarebbe stato a portata di mano. Sempre. Silenziai solo le storie dal feed, per non guardarle per errore. La sofferenza per me, era diventata una missione. Avrei attraversato l'inferno, per riappropriarmi di me stesso. Me la sarei goduta tutta, causandomene altra senza ricorrere a stratagemmi. Ma non ci sarei mai ricascato. Il mio Amore per lei era vero, profondo, autentico. L'avrei celebrato accusando tutto il dolore che era capace di donarmi. Da solo, con dignità. Il calvario ebbe inizio. Passa qualche giorno e mi scrive un papiro per il mio compleanno. Le rispondo "grazie". Laconico. Poi inizia a mettere like a qualsiasi cosa. Per me, leggere il suo nome ogni volta, era una pugnalata. Un dolore acuto che si alleggeriva solamente quando subentrava il senso di nausea. La mancanza era quasi insostenibile. La mia mente mi riportava sempre a lei. Sempre. Ed ogni volta che lo faceva, io riportavo la mia mente al presente. Le ripetevo che lei non c'era più, che non voleva né lei e né il nostro cuore. Nel mentre, poco alla volta, inizia per me un profondo percorso di automiglioramento. Vi ricordate il senso di insoddisfazione di cui parlavo all'inizio? Bene, era ora di fare qualcosa a riguardo. Il dolore, la perdita, la mancanza diventarono per me dei carburanti: -Provo dolore? Vado in palestra. Così il dolore fisico, alleggerirà le pene del cuore. -Provo senso di perdita? Programmo i prossimi step della mia vita. Il mio lavoro non mi soddisfa più, non ne sarò schiavo. Farò quello che ho sempre voluto fare, ma che fino ad ora mi sono negato. -Provo mancanza? La userò per rafforzare il legame con le persone a cui voglio bene e crearne di nuovi. Feci così per tre mesi. Tre mesi di assoluta, lacerante agonia. Di ferrea disciplina. Senza mai saltare un giorno. Senza mai guardare quello che faceva sui social. Senza mai leggere uno stralcio di conversazione. Senza mai scriverle. Anche sei avrei voluto fare tutto questo, Dio solo sa quanto. Dopo soli 3 mesi, ero diventato un'altra persona. Avevo un fisico invidiabile. Avevo una nuova posizione lavorativa. Avevo rapporti ancora migliori con gli amici di una vita e me ne ero fatto di nuovi. Una persona nuova. Più consapevole. Più soddisfatta. Più felice. Ma soprattutto, avevo sviluppato un nuovo approccio alla Vita. Avevo accettato la sofferenza. L'avevo accolta nella mia esistenza, senza rifuggirla. E questo mi ha dato l'insegnamento più prezioso di tutti: qualsiasi cosa accada, sono in grado di affrontarla. Mancava però un pezzo. Ora ero calmo, centrato, rilassato. Stavo per trasferirmi in una grande città per merito del mio nuovo lavoro... Era arrivato il momento di scriverle. Così feci. Lei mi rispose. Felice che l'avessi fatto. Lo aspettava. Lessi il suo messaggio... Provai un senso di delusione. La trovai esattamente come l'avevo lasciata. Non era cambiata di una virgola. Stessi schemi, stessi problemi, stessa vita. Ma come? Guarda quanta strada ho fatto. Tu non hai fatto niente? Sei davvero rimasta uguale? La risposta è si. E questo suo immobilismo, fu il colpo di grazia per quel poco che ancora provavo per lei. Epilogo L'avevo idealizzata. Quello che provavo per lei era (in parte) la manifestazione di quello che io avrei voluto provare verso me stesso. Avevo preso ciò che non volevo darmi e l'avevo riversato totalmente ed unicamente su di lei. Io non mi ascoltavo? Lei sapeva ascoltarmi come nessun altro. Mi guardavo allo specchio e vedevo un uomo mediocre? Lei era l'essere più unico e speciale del creato. La mia vita era un pendolo che oscillava fra la noia e l'insoddisfazione? Con lei acquistava un senso. L'avevo amata, si. Tanto. Tantissimo. Ma mi ero dimenticato di amare me stesso. Per chiunque si trovi o si sia trovato nella mia situazione: amatevi. Ma soprattutto, accettate la Morte. Perché se volete Risorgere, quello è il primo passo. eunoia, Batman33, Geralt e 14 altri ha reagito a questo 3 4 4 6
Bad_Medicine93 [Partecipante] 466 Inviato 14 Agosto 2025 Inviato 14 Agosto 2025 (modificato) Abbiamo tutti la stessa vita. Grazie. Modificato 14 Agosto 2025 da Bad_Medicine93 Wave721 e Nyarlathotep ha reagito a questo 2
Nyarlathotep [Partecipante] 144 Inviato 14 Agosto 2025 Autore Inviato 14 Agosto 2025 7 minuti fa, Bad_Medicine93 ha scritto: Abbiamo tutti la stessa vita. Grazie. Tutti. Nessuno escluso.
Nila [Partecipante] 795 Inviato 14 Agosto 2025 Inviato 14 Agosto 2025 Mamma mia. Grazie. Nyarlathotep ha reagito a questo 1
Nyarlathotep [Partecipante] 144 Inviato 14 Agosto 2025 Autore Inviato 14 Agosto 2025 2 ore fa, Nila ha scritto: Mamma mia. Grazie. Al vostro servizio.
Wave721 [Lurker] 23 Inviato 17 Agosto 2025 Inviato 17 Agosto 2025 Il 14/08/2025 at 14:23, Nyarlathotep ha scritto: Questo è un racconto come tanti. La mia storia non ha nulla di speciale. Ma vuole avere due funzioni: sedimentare in me i fatti risalenti all'anno scorso e dare un aiuto a chi adesso si trova dove mi trovavo io poco più di un anno fa. Grazie. Ho apprezzato tantissimo il tuo racconto, nella forma e nel contenuto. Viviamo davvero tutti la stessa vita e sapere questa cosa, in qualche modo, è terapeutico. Il 14/08/2025 at 14:23, Nyarlathotep ha scritto: ... Era arrivato il momento di scriverle. Così feci. Posso chiederti cosa le hai scritto? E perchè? (cioè qual'era il razionale dietro questa mossa? che intento avevi?) Il 14/08/2025 at 14:23, Nyarlathotep ha scritto: Provai un senso di delusione. La trovai esattamente come l'avevo lasciata. Non era cambiata di una virgola. Stessi schemi, stessi problemi, stessa vita. Ma come? Guarda quanta strada ho fatto. Tu non hai fatto niente? Sei davvero rimasta uguale? La risposta è si. E questo suo immobilismo, fu il colpo di grazia per quel poco che ancora provavo per lei. Fosse stato il contrario, per te sarebbe cambiato qualcosa? Difficilmente dopo una rottura una donna smuove mari e monti. Non nel senso con cui lo facciamo noi. Piuttosto, nel senso che meno vorremmo sapere. Anyway, avesse fatto un'evoluzione importante in questi 3 mesi, avrebbe comunque avuto senso sentirla? Ti avrebbe fatto bene saperlo? Il 14/08/2025 at 14:23, Nyarlathotep ha scritto: Per chiunque si trovi o si sia trovato nella mia situazione: amatevi. Ma soprattutto, accettate la Morte. Perché se volete Risorgere, quello è il primo passo. Ho sentito tutto il tuo scritto sulla mia pelle e ti ringrazio per la tua condivisione. Dobbiamo mangiare la polvere per poi mordere qualcosa di più dolce. Morire per rinascere. Mi sono interrogato spesso e tutt'ora in questi giorni mi interrogo su cosa significhi per un maschio amarsi e volersi bene? Sono quelle cose che sento dire spesso alle ragazze, dalla propria rete di supporto. Roba da pussy, insomma. In quel caso, non faccio fatica a capirne il significato e la traiettoria che prenderà chi interiorizza questo messaggio. Quando lo diciamo a noi stessi invece, non riesco mai a visualizzarlo davvero nella mia mente. Non riesco a tramutarlo nel mondo reale in qualcosa di operativo. Universalmente riconosciuto. Resta qualcosa di vago nella mia mente, che scade più nel vuoto cliché. Ordunque, per te: cosa ha significato amarti? Nyarlathotep ha reagito a questo 1
Nyarlathotep [Partecipante] 144 Inviato 18 Agosto 2025 Autore Inviato 18 Agosto 2025 (modificato) 15 ore fa, Wave721 ha scritto: Grazie. Ho apprezzato tantissimo il tuo racconto, nella forma e nel contenuto. Viviamo davvero tutti la stessa vita e sapere questa cosa, in qualche modo, è terapeutico. Era lo scopo di questo racconto. Nessuno di noi è solo. Io sono con voi, voi siete con me. 15 ore fa, Wave721 ha scritto: Posso chiederti cosa le hai scritto? E perchè? (cioè qual'era il razionale dietro questa mossa? che intento avevi?) Non ti dirò cosa le ho scritto. Non per segretezza, non per privacy... Ma perché è totalmente ininfluente. La volontà di farlo, è l'unica cosa che conta. La forma, è solo il mezzo. Avrei potuto scriverle che era l'amore della mia vita, che la odiavo o che quel giorno mi ero dimenticato di svuotare il portacenere. Avrebbe avuto lo stesso, medesimo risultato. Il perché? Ce ne erano diversi. Una prima motivazione era la curiosità di vedere a che punto della sua vita fosse. Non mi interessava riaverla, non nella stessa condizione in cui ci eravamo lasciati. Un'altra motivazione era quella di vedere la mia reazione: cosa avrei provato. Ci sarei ricascato con tutte le scarpe? Sarei rimasto completamente indifferente? Avrei avuto paura? Volevo realmente "testare" la bontà del mio percorso, se quella sensazione di pace ed equilibrio fosse solida o traballante. 15 ore fa, Wave721 ha scritto: Fosse stato il contrario, per te sarebbe cambiato qualcosa? Difficilmente dopo una rottura una donna smuove mari e monti. Non nel senso con cui lo facciamo noi. Piuttosto, nel senso che meno vorremmo sapere. Anyway, avesse fatto un'evoluzione importante in questi 3 mesi, avrebbe comunque avuto senso sentirla? Ti avrebbe fatto bene saperlo? Se fosse stato il contrario, ne sarei stato felice. Tanto dolore avrebbe portato a migliorarci entrambi, dando senso a tutta la pena, il vuoto, la mancanza e chiudendo un cerchio. Mi sarei detto "dopotutto abbiamo avuto una bella storia e la fine non è stata vana". Che lei si stesse scopando qualcun altro o meno, non me ne sarebbe fregato un cazzo. Che ci sia un'altra persona, è una matematica certezza. Forse, questa terza persona (reale o immaginaria, chi lo sa) era stata proprio l'artefice della Fine. Ma queste persone, non contano mai un cazzo. Sono solo un pretesto. Se mi avesse lasciato per un altro o perché banalmente non provava più gli stessi sentimenti, il finale sarebbe stato il medesimo. La Volontà, alla fine, è l'unica cosa che conta. Sono certo che abbia visto altre persone, in seguito (non so quanto presto). Ma non avendo fatto nessun cambiamento, il risultato è sempre stato il medesimo: la fine della storia condita da orrendi e penosi post sui social che lamentavano l'incostanza degli uomini tutti, la fine dei valori, la distruzione della fiducia, ecc... Un orrendo vittimismo figlio della propria negligenza. 15 ore fa, Wave721 ha scritto: Ho sentito tutto il tuo scritto sulla mia pelle e ti ringrazio per la tua condivisione. Dobbiamo mangiare la polvere per poi mordere qualcosa di più dolce. Morire per rinascere. Mi sono interrogato spesso e tutt'ora in questi giorni mi interrogo su cosa significhi per un maschio amarsi e volersi bene? Sono quelle cose che sento dire spesso alle ragazze, dalla propria rete di supporto. Roba da pussy, insomma. In quel caso, non faccio fatica a capirne il significato e la traiettoria che prenderà chi interiorizza questo messaggio. Quando lo diciamo a noi stessi invece, non riesco mai a visualizzarlo davvero nella mia mente. Non riesco a tramutarlo nel mondo reale in qualcosa di operativo. Universalmente riconosciuto. Resta qualcosa di vago nella mia mente, che scade più nel vuoto cliché. Ordunque, per te: cosa ha significato amarti? Prima di rispondere, occorre fare una doverosa premessa: l'Amore non esiste. Non nell'accezione che gli diamo normalmente. "Amare" è un verbo talmente soggettivo, che ognuno di noi ha la libertà ed il dovere di interpretarlo nel modo che più si confa alla propria persona. PER ME l'Amore è prima di tutto una scelta, che nulla ha a che fare con ciò che proviamo. I sentimenti e le emozioni sono transitori, a volte ciclici. Verso sé stessi e verso gli altri. Amarsi significa elevare il concetto scorporandolo dalle emozioni momentanee, lasciando che diventi appunto Volontà e non sentimento. Amarsi significa iniziare a conoscersi e riconoscersi. Guardarsi allo specchio ed accettare che in noi convivranno sempre le Vette più alte e gli Abissi più profondi. Significa farsi carico di queste vette e non lasciare che ci elevino al di sopra degli altri o (peggio) di noi stessi. Significa farsi carico di questi abissi e non lasciare che ci abbassino al di sotto degli altri o (peggio) di noi stessi. Significa imparare a rivolgere a noi stessi le attenzioni che normalmente riserviamo al prossimo, spesso spinti unicamente dalla paura di rimanere soli. Significa riconoscersi delle potenzialità e lavorare per esprimerle al meglio. Senza il timore di fallire. Il fallimento ci sarà, è una tappa obbligata verso il "successo". Il "successo" è una meta immaginaria, non esiste. E' il processo che dobbiamo apprezzare, i risultati sono completamente fuori dal nostro controllo. Il duro lavoro, no. Significa imparare a vedere ed accettare le altre persone per quello che sono: esseri fallibili ed imperfetti. E nella loro fallibilità ed imperfezione, trovare la comunione di cui abbiamo bisogno. Significa imparare a dare, senza pretendere nulla in cambio. Dare per il piacere di dare. Significa imparare ad accogliere pienamente quello che ci viene offerto. Significa imparare a lasciare andare, poiché nulla ci appartiene. Ma questa è la mia concezione personale. Lungi da me pensare che sia oggettivamente così. Se dovessi riassumere il mio pensiero, ti direi questo: ognuno si sceglie il proprio sistema di valori. "Amarsi" significa seguirlo. Modificato 18 Agosto 2025 da Nyarlathotep Geralt e Wave721 ha reagito a questo 1 1
Batman33 [Partecipante] 991 Inviato 18 Agosto 2025 Inviato 18 Agosto 2025 Giunsi ormai anni fa alla conclusione che il cambiamento richieda qualità che al giorno d'oggi sono vergognosamente difficili da trovare. Ogni mia relazione - più o meno lunga - si è conclusa esattamente come quella di cui hai parlato. Ed ogni singola volta io sono diventato una persona esponenzialmente migliore tramite lacrime, sofferenza, fatica, sudore, notti insonni e chi più ne ha più ne metta. Attraverso la mia morte. Non tornerei indietro e non tornerei con nessuna di loro nemmeno per tutto l'oro del mondo. Già, perché loro sono rimaste - nella migliore delle casistiche - esattamente com'erano. Figurati nella peggiore. A fare lo stesso lavoro di cui si lamentavano continuamente, a fare la stessa vita di cui si lamentavano continuamente, a vivere nello stesso posto di cui si lamentavano continuamente, con persone di cui si lamentavano continuamente. A riempire vuoti derivanti dall'infanzia e da traumi vari con illusioni che le facciano sentire importanti: il like di quello, il drink offerto da quell'altro, la serata, il viaggetto, il tatuaggino nuovo, la tinta nuova... Sostanza? Poca. Da un lato le capisco: perché cambiare quando il mondo non solo legittima i loro comportamenti, ma li premia anche? Perché cambiare quando possono semplicemente convincersi che l'altra persona era il problema e quindi sostituirla senza fare un minimo di introspezione e di sano lavoro sull'io? E' più comodo scegliere la via facile... e infatti. Ho imparato che la vita, appunto, spesso ti pone davanti a un bivio: la via facile e quella difficile. La prima ti porta benefici a breve termine ma ti presenta sempre il conto dopo, e spesso può essere salatissimo. La seconda ti fa pagare in anticipo, ma ti promette un ritorno sull'investimento incredibilmente alto. Io ho scelto, scelgo, e sceglierò sempre quella difficile. Loro... no. P.S.: Complimenti per la scrittura. Mi è sembrato di tornare indietro di anni e anni, a leggere uno dei vecchi topic del forum scritto dagli utenti più conosciuti. Un abbraccio. Quintessenza, Nyarlathotep e Wave721 ha reagito a questo 3
Nyarlathotep [Partecipante] 144 Inviato 18 Agosto 2025 Autore Inviato 18 Agosto 2025 3 minuti fa, Batman33 ha scritto: Giunsi ormai anni fa alla conclusione che il cambiamento richieda qualità che al giorno d'oggi sono vergognosamente difficili da trovare. Ogni mia relazione - più o meno lunga - si è conclusa esattamente come quella di cui hai parlato. Ed ogni singola volta io sono diventato una persona esponenzialmente migliore tramite lacrime, sofferenza, fatica, sudore, notti insonni e chi più ne ha più ne metta. Attraverso la mia morte. Non tornerei indietro e non tornerei con nessuna di loro nemmeno per tutto l'oro del mondo. Già, perché loro sono rimaste - nella migliore delle casistiche - esattamente com'erano. Figurati nella peggiore. A fare lo stesso lavoro di cui si lamentavano continuamente, a fare la stessa vita di cui si lamentavano continuamente, a vivere nello stesso posto di cui si lamentavano continuamente, con persone di cui si lamentavano continuamente. A riempire vuoti derivanti dall'infanzia e da traumi vari con illusioni che le facciano sentire importanti: il like di quello, il drink offerto da quell'altro, la serata, il viaggetto, il tatuaggino nuovo, la tinta nuova... Sostanza? Poca. Da un lato le capisco: perché cambiare quando il mondo non solo legittima i loro comportamenti, ma li premia anche? Perché cambiare quando possono semplicemente convincersi che l'altra persona era il problema e quindi sostituirla senza fare un minimo di introspezione e di sano lavoro sull'io? E' più comodo scegliere la via facile... e infatti. Ho imparato che la vita, appunto, spesso ti pone davanti a un bivio: la via facile e quella difficile. La prima ti porta benefici a breve termine ma ti presenta sempre il conto dopo, e spesso può essere salatissimo. La seconda ti fa pagare in anticipo, ma ti promette un ritorno sull'investimento incredibilmente alto. Io ho scelto, scelgo, e sceglierò sempre quella difficile. Loro... no. P.S.: Complimenti per la scrittura. Mi è sembrato di tornare indietro di anni e anni, a leggere uno dei vecchi topic del forum scritto dagli utenti più conosciuti. Un abbraccio. Caro Batman33, Ringraziamo gli inetti, i codardi, gli ignavi, i pazzi. Loro sono tutto quello che noi siamo stati e che non saremo mai più. Sorridi a coloro che agiscono in preda al loro caos, tendigli una mano. Fagli una carezza. L'Orrore che provano è secondo solamente a quello che diffondono. Ricorda sempre che tutto ha una controparte: se sei in grado di provare una sofferenza lancinante, vuol dire che hai la possibilità di provare l'estasi più pura. Se hai sofferto, hai amato. Non lamentiamoci per quello che è Finito, ma rallegriamoci perché è Iniziato. Andiamo tutti nella stessa direzione, non c'è scampo: tanto vale godersi il viaggio. Nero, Bianco e scala di Grigi compresi. Un Abbraccio Batman33 ha reagito a questo 1
Scannachiappolo [Partecipante] 749 Inviato 20 Agosto 2025 Inviato 20 Agosto 2025 Il 14/08/2025 at 14:23, Nyarlathotep ha scritto: Quello che provavo per lei era (in parte) la manifestazione di quello che io avrei voluto provare verso me stesso. Avevo preso ciò che non volevo darmi e l'avevo riversato totalmente ed unicamente su di lei. Bellissimo. Grazie. Non serve aggiungere altro Un abbraccio, e una stretta di mano come su Predator con Schwarzenegger Nyarlathotep ha reagito a questo 1
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