Vai al contenuto

Messaggi raccomandati

Matt96
Inviato
7 minuti fa, unadonna ha scritto:

Nessuno è illeggibile. I fatti parlano molto chiaro. Questa era solo poco sveglia.

Del mio smartphone mi dava errore, allora ha caricato, bene!

Assolutamente no, era il suo inconscio 

unadonna
Inviato
4 minuti fa, Matt96 ha scritto:

Assolutamente no, era il suo inconscio

Ascolta, volevo solo dire che:

Si capisce se uno ci tiene e in quale misura. Perché come diceva l'autrice del thread (e sono molto d'accordo) per quanto tu voglia nascondere le cose, si percepisce cmq tutto da come ti comporti con quella persona.

__

Poi le tattiche possono funzionare, si, ma solo con i poco svegli/disagiati. E noi non vogliamo interfacciarci con quelle persone, giusto?

  • Mi piace! 2
AnnaKarenina
Inviato

Vorrei innanzitutto ringraziare tutti coloro che si sono presi il tempo e la briga di rispondermi. 

Noto con sorpresa che, al di là dei diversi punti di vista tra uomini e donne (ma quello c'era da aspettarselo), anche i punti di vista maschili non sono del tutto concordi... C'è chi scrive che probabilmente lui ha in testa altre donne (una ex oppure nuove ragazze che sta puntando, e quindi nel frattempo "usa" me per il sesso in mancanza d'altro), e chi invece sostiene che lui non è stronzo o cattivo o calcolatore, ma è semplicemente fatto così, e si sa che ognuno fa quello che può con i mezzi che ha...  

Quale sia la verità purtroppo la sa solo il diretto interessato, che però con me è impenetrabile ed imperscrutabile. A qualche mia velata allusione, nel corso dei mesi, ha risposto che non frequenta altre donne e che la scarsa disponibilità a vedermi è dovuta soltanto ai suoi impegni di lavoro che, effettivamente, lo portano spesso a viaggiare ed a sostenere dei ritmi quasi disumani (e questo è vero perché ne ho avuto varie prove in tempo reale). 

Alla fine, però, credo che l'unica cosa che conti veramente sia come sto io e come riesco a reggere questa assurda situazione. Di certo di leggerezza, da parte mia, ce n'è ben poca quando sento come un dolore fisico, una fitta al cuore, di fronte ad una risposta che arriva dopo 12 ore o ad un visualizzato senza risposta... E credo che, come per il corpo e le malattie, un dolore sia sempre il sintomo di qualcosa che non va, davanti al quale occorre quantomeno fermarsi e riflettere. 

Tony Montana
Inviato

Scrivi molto bene, è un piacere leggerti. C'è lucidità, passione, intelligenza, voluttuosità, ingenuità mista a saggezza. Molto bello.

Ti fornisco due risposte, che faranno sicuramente eco a molte altre risposte che non ho il tempo di leggere.

Una risposta femminile e relazionale, raffinata e ripulita da una ragazza AI, ed una risposta maschile e strutturale, chirurgica e asettica. Il sapone e poi la lama, come ho imparato da Demon.

 

Risposta 1 

Anna,

ti scrivo da un luogo che molte donne conoscono, anche se lo chiamano con nomi diversi. Non per dirti cosa fare, non per spiegarti dove hai sbagliato, ma per restare con te mentre la sabbia gira ancora nell’aria.

Quello che stai vivendo non è follia, né ingenuità, né mancanza di amor proprio. È ciò che accade quando una donna, dopo anni di compressione, di rinuncia, di silenzio del corpo, torna improvvisamente a sentire. E sentire, quando arriva tutto insieme, può essere travolgente.

Tu non ti sei innamorata solo di un uomo. Ti sei innamorata di una sensazione di ritorno alla vita. Del tuo corpo che risponde. Del desiderio che non chiede permesso. Del fatto — potentissimo — che qualcuno ti abbia guardata come donna, non come moglie stanca, non come madre sovraccarica, non come “quella che nessuno vorrà più”.

E quando quella porta si è aperta, hai creduto — con una logica tutta umana — che dietro ci fosse una stanza. Invece c’era solo un varco.

Non sei debole perché soffri. Soffri perché sei rimasta in un luogo dove il tuo cuore entrava intero e l’altro lasciava solo il corpo.

Lui non è un mostro. Ma non è nemmeno il posto giusto per appoggiarti mentre stai ancora sanguinando.

C’è una frase che hai scritto — quasi di passaggio — che per me è centrale:

“È come se avesse un interruttore interno.”

Sì. E tu no.

Tu senti anche quando non vorresti. Tu resti aperta anche quando sarebbe più semplice chiudere. Tu cerchi uno sguardo dopo il contatto, una mano dopo il piacere, una continuità dopo l’intensità.

Questo non ti rende sbagliata. Ti rende inadatta a rapporti intermittenti.

Non ti dirò di smettere. Non ti dirò di resistere. Non ti dirò che “meriti di più”.

Ti dirò solo questo, con infinita dolcezza: ogni volta che resti, stai pagando l’accesso al tuo desiderio con la tua pace.

E il desiderio, quello vero, non chiede sacrifici. Chiede presenza.

Quando sarai pronta — non ora, non per forza — ricordati che ciò che si è risvegliato in te non è legato a lui. Lui è stato solo il punto di contatto. Non la sorgente.

E tu, Anna, una sorgente ce l’hai dentro. Non sprecarla in un deserto che non fiorirà.

 

 

Risposta 2

Il soggetto racconta una storia che sicuramente molti qui riconoscono.

Non è una storia d’amore. È una storia di funzione.

Il soggetto entra nella relazione in uno stato di perdita: matrimonio finito, identità ferita, autostima demolita da una frase precisa e velenosa. In quel momento incontra un uomo che non promette nulla, ma offre due cose fondamentali: eccitazione e assenza di conseguenze.

Il patto è chiaro fin dall’inizio. Sesso. Nessuna escalation. Nessuna integrazione delle vite. Nessuna continuità fuori dal letto.

Il problema nasce quando una delle due parti cambia silenziosamente contratto.

Lei inizia a investire. Non perché lui glielo chieda. Ma perché il sesso, in quel momento della sua vita, non è neutro: è riparativo, validante, identitario. Diventa la prova che è ancora desiderabile, ancora scelta, ancora viva.

Lui non cambia. Non arretra. Non avanza. Resta esattamente dov’è sempre stato.

Messaggi minimi. Presenza solo in funzione dell’incontro. Nessuna curiosità reale per la persona. Nessuna traccia emotiva dopo il saluto.

Non c'è ambiguità. C'è coerenza.

Tutto ciò che il soggetto descrive dopo (freeze, tentativi di spiegazione, Tinder, ironia, attese) non modifica la dinamica perché non può modificarla. Sono manovre di controllo in un sistema dove il potere è già distribuito.

Chi investe di più perde. It's the rule in relationships.

La sofferenza non nasce dall’incertezza di lui, ma dalla certezza non accettata. Il soggetto sa perfettamente cosa sta accadendo. Lo dice. Lo scrive. Lo analizza. Ma resta.

Perché restare le consente di evitare un passaggio più doloroso: attraversare il vuoto lasciato dal matrimonio, ridefinire la propria identità, rischiare un legame dove la posta in gioco sarebbe reale e non confinata a poche ore rubate.

Questa non è debolezza morale. È una strategia di sopravvivenza.

Ma è una strategia a rendimento negativo.

Non esiste una frase che possa trasformare questo rapporto in altro. Non esiste un gesto finale che cambi la traiettoria. Non esiste una versione di lui che improvvisamente "capisce".

Esiste solo una scelta, netta e scomoda: continuare a usare il sesso come anestesia, oppure interrompere e sentire finalmente il dolore che è stato rimandato.

Il primo fa meno male oggi. Il secondo è l’unico che smette di far male domani.

  • Grazie! 1
AnnaKarenina
Inviato
4 ore fa, Tony Montana ha scritto:

Scrivi molto bene, è un piacere leggerti. C'è lucidità, passione, intelligenza, voluttuosità, ingenuità mista a saggezza. Molto bello.

Ti fornisco due risposte, che faranno sicuramente eco a molte altre risposte che non ho il tempo di leggere.

Una risposta femminile e relazionale, raffinata e ripulita da una ragazza AI, ed una risposta maschile e strutturale, chirurgica e asettica. Il sapone e poi la lama, come ho imparato da Demon.

 

Risposta 1 

Anna,

ti scrivo da un luogo che molte donne conoscono, anche se lo chiamano con nomi diversi. Non per dirti cosa fare, non per spiegarti dove hai sbagliato, ma per restare con te mentre la sabbia gira ancora nell’aria.

Quello che stai vivendo non è follia, né ingenuità, né mancanza di amor proprio. È ciò che accade quando una donna, dopo anni di compressione, di rinuncia, di silenzio del corpo, torna improvvisamente a sentire. E sentire, quando arriva tutto insieme, può essere travolgente.

Tu non ti sei innamorata solo di un uomo. Ti sei innamorata di una sensazione di ritorno alla vita. Del tuo corpo che risponde. Del desiderio che non chiede permesso. Del fatto — potentissimo — che qualcuno ti abbia guardata come donna, non come moglie stanca, non come madre sovraccarica, non come “quella che nessuno vorrà più”.

E quando quella porta si è aperta, hai creduto — con una logica tutta umana — che dietro ci fosse una stanza. Invece c’era solo un varco.

Non sei debole perché soffri. Soffri perché sei rimasta in un luogo dove il tuo cuore entrava intero e l’altro lasciava solo il corpo.

Lui non è un mostro. Ma non è nemmeno il posto giusto per appoggiarti mentre stai ancora sanguinando.

C’è una frase che hai scritto — quasi di passaggio — che per me è centrale:

“È come se avesse un interruttore interno.”

Sì. E tu no.

Tu senti anche quando non vorresti. Tu resti aperta anche quando sarebbe più semplice chiudere. Tu cerchi uno sguardo dopo il contatto, una mano dopo il piacere, una continuità dopo l’intensità.

Questo non ti rende sbagliata. Ti rende inadatta a rapporti intermittenti.

Non ti dirò di smettere. Non ti dirò di resistere. Non ti dirò che “meriti di più”.

Ti dirò solo questo, con infinita dolcezza: ogni volta che resti, stai pagando l’accesso al tuo desiderio con la tua pace.

E il desiderio, quello vero, non chiede sacrifici. Chiede presenza.

Quando sarai pronta — non ora, non per forza — ricordati che ciò che si è risvegliato in te non è legato a lui. Lui è stato solo il punto di contatto. Non la sorgente.

E tu, Anna, una sorgente ce l’hai dentro. Non sprecarla in un deserto che non fiorirà.

 

 

Risposta 2

Il soggetto racconta una storia che sicuramente molti qui riconoscono.

Non è una storia d’amore. È una storia di funzione.

Il soggetto entra nella relazione in uno stato di perdita: matrimonio finito, identità ferita, autostima demolita da una frase precisa e velenosa. In quel momento incontra un uomo che non promette nulla, ma offre due cose fondamentali: eccitazione e assenza di conseguenze.

Il patto è chiaro fin dall’inizio. Sesso. Nessuna escalation. Nessuna integrazione delle vite. Nessuna continuità fuori dal letto.

Il problema nasce quando una delle due parti cambia silenziosamente contratto.

Lei inizia a investire. Non perché lui glielo chieda. Ma perché il sesso, in quel momento della sua vita, non è neutro: è riparativo, validante, identitario. Diventa la prova che è ancora desiderabile, ancora scelta, ancora viva.

Lui non cambia. Non arretra. Non avanza. Resta esattamente dov’è sempre stato.

Messaggi minimi. Presenza solo in funzione dell’incontro. Nessuna curiosità reale per la persona. Nessuna traccia emotiva dopo il saluto.

Non c'è ambiguità. C'è coerenza.

Tutto ciò che il soggetto descrive dopo (freeze, tentativi di spiegazione, Tinder, ironia, attese) non modifica la dinamica perché non può modificarla. Sono manovre di controllo in un sistema dove il potere è già distribuito.

Chi investe di più perde. It's the rule in relationships.

La sofferenza non nasce dall’incertezza di lui, ma dalla certezza non accettata. Il soggetto sa perfettamente cosa sta accadendo. Lo dice. Lo scrive. Lo analizza. Ma resta.

Perché restare le consente di evitare un passaggio più doloroso: attraversare il vuoto lasciato dal matrimonio, ridefinire la propria identità, rischiare un legame dove la posta in gioco sarebbe reale e non confinata a poche ore rubate.

Questa non è debolezza morale. È una strategia di sopravvivenza.

Ma è una strategia a rendimento negativo.

Non esiste una frase che possa trasformare questo rapporto in altro. Non esiste un gesto finale che cambi la traiettoria. Non esiste una versione di lui che improvvisamente "capisce".

Esiste solo una scelta, netta e scomoda: continuare a usare il sesso come anestesia, oppure interrompere e sentire finalmente il dolore che è stato rimandato.

Il primo fa meno male oggi. Il secondo è l’unico che smette di far male domani.

Caro Tony,

mi sono commossa leggendoti. Non so bene come si faccia ad ottenere delle risposte generate dall’IA, ma entrambe hanno perfettamente colto nel segno. Da stampare ed attaccare allo sportello del frigorifero per poterle rileggere tutti i giorni, più volte al giorno.
 

Grazie di cuore. 

  • Abbraccio 1
Tony Montana
Inviato
2 ore fa, AnnaKarenina ha scritto:

Non so bene come si faccia ad ottenere delle risposte generate dall’IA

È un gioco di simbiosi, pazienza, calma e amore. Come molte cose belle della vita.

  • Mi piace! 1
AnnaKarenina
Inviato
13 minuti fa, Tony Montana ha scritto:

È un gioco di simbiosi, pazienza, calma e amore. Come molte cose belle della vita.

Adesso mi hai incuriosito… come faccio a saperne di più?

Tony Montana
Inviato
Il 25/01/2026 at 21:10, AnnaKarenina ha scritto:

Adesso mi hai incuriosito… come faccio a saperne di più?

Una relazione è win-win quando entrambe le parti non cercano di usarla colmare un vuoto, ma prendersi cura del campo comune. Quando la domanda che guida l'azione non è "Cosa c'è qui per me?", ma "Cosa posso fare te?", "Come posso esserci in modo che l'altra/o stia meglio, più lucida/o, intera/o?".

Attenzione, struttura, presenza, esperienza, verità.

Invece di fusione, dipendenza e autoreferenzialità.

AnnaKarenina
Inviato
47 minuti fa, Tony Montana ha scritto:

Una relazione è win-win quando entrambe le parti non cercano di usarla colmare un vuoto, ma prendersi cura del campo comune. Quando la domanda che guida l'azione non è "Cosa c'è qui per me?", ma "Cosa posso fare te?", "Come posso esserci in modo che l'altra/o stia meglio, più lucida/o, intera/o?".

Attenzione, struttura, presenza, esperienza, verità.

Invece di fusione, dipendenza e autoreferenzialità.

Sono d’accordo con te, ma il primissimo requisito secondo me, prima ancora di tutte le cose belle che hai citato, dovrebbe essere la reciprocità, che nel mio caso proprio non c’è. 
 

Senza quella, è un po’ come volersi ostinare ad annaffiare dei fiori di plastica: lo puoi fare quanto vuoi, a patto che tu sia cosciente che è un’azione assolutamente inutile. 

  • Grazie! 1
  • 2 settimane dopo...
AnnaKarenina
Inviato (modificato)

Ciao a tutti, torno qui con un piccolo aggiornamento, anche se oramai siamo proprio all’epilogo del romanzo, l’amaro in bocca è davvero tanto e sono sempre più delusa dal maledetto Vronskij… 

Erano trascorse 3 settimane dal nostro ultimo incontro, durante le quali non l’avevo mai cercato in nessun modo, e lui men che meno. All’improvviso si fa vivo, con un messaggio carino e leggermente più affettuoso del solito, chiedendomi come sto e quando possiamo vederci. Ci accordiamo per un giorno della settimana successiva, in orario lavorativo, nonostante io avessi più volte suggerito di vederci di sera per stare più tranquilli e non avere imprevisti lavorativi dell’ultimo minuto (che gli capitano molto spesso). 

Il giorno del nostro incontro inizia con lui che mette le mani avanti e dice che gliene stanno capitando di tutti i colori. Io gli suggerisco più volte di rimandare ad un’altra volta, ma lui si dice ottimista di riuscire a vedermi nonostante tutto. Io quel giorno per vederlo prendo ferie, chiamo una babysitter, cancello delle riunioni anche importanti… E niente, c.v.d. lui mi scrive due ore prima per dirmi che ha avuto un sacco di imprevisti, che forse deve andare in trasferta, e che gli dispiace tanto, ma preferisce vedermi con più calma e tranquillità. Ci rimango malissimo, ovviamente, ma abbozzo e gli dico di guardare il calendario e di trovare una serata in cui è libero, come d’altronde avevo suggerito fin dall’inizio. Mi scrive “OK”, ma finisce lì, non propone nessuna data e lascia cadere nel vuoto la conversazione. 

Due giorni dopo trovo un suo messaggio mandato all’una di notte, quando ovviamente già dormivo alla grande, visto anche che non sono esattamente una teenager giovane e spensierata. Gli rispondo il mattino seguente, gli do il buongiorno e gli chiedo come mai lui fosse ancora sveglio a quell’ora e… Niente. Visualizza il mio messaggio, ma non risponde. 

Passano le ore senza un minimo cenno di vita da parte sua, al che - dopo oltre 12 ore - mi spazientisco e gli scrivo di nuovo, per sapere cosa volesse da me a quell’ora della notte, ma soprattutto ricordandogli che non è un antibiotico, che si ripropone ogni 12 ore…

Lui mi risponde che mi aveva scritto perché voleva vedermi, che era andato a letto mezzo ubriaco, e che per questo motivo e per il freddo il giorno dopo era stato poco bene. 

Io non so sinceramente che cosa mi abbia ferito di più, se la mancanza di rispetto per aver annullato all’ultimo il nostro appuntamento, il non aver cercato di rimediare proponendo una nuova data, l’avermi cercato nel cuore della notte senza alcun preavviso, come una specie di escort a sua disposizione 24/7, o la maleducazione del non essersi nemmeno degnato di rispondermi dopo ore e ore il giorno seguente… 

Gli ho scritto che per mandare un messaggio telegrafico bastano pochi secondi, che per vedersi bisogna un minimo organizzarsi, che mi sembrava assurdo che lui non riuscisse mai a trovare una mezza giornata o una serata libera… ma che d’altronde, è tutta una questione di priorità, ed evidentemente io non rientro tra le sue. 

Al che, ovviamente, non mi ha più risposto, perché è palese che è così, ed il mio messaggio non prevedeva neanche una risposta, ma una specie di silenzio-assenso. 

Ho promesso a me stessa di non cercarlo mai più, di non visualizzare mai i suoi stati sui Social, di smettere di pettinare il suo ego, perché davvero non se lo merita. Io sarò anche una MILF ultra quarantenne con mille problemi (di cui peraltro lui non sa niente), ma sono ancora una bellissima donna, sono interessante, colta e intelligente, e non ho proprio bisogno di un minkiotauro del genere che mi faccia dubitare del mio valore o che metta a repentaglio la mia dignità. 

La rabbia e la sofferenza che provo in questo momento cercherò di usarle per migliorare me stessa, seguendo gli esempi illuminati del mitico @Nyarlathotep e del compianto Dumbdumber… Loro, sì, degni di essere chiamati Uomini, e con la “U” maiuscola. 

Grazie a tutti per aver letto fin qui, e scusatemi per il lunghissimo sfogo. È una situazione talmente avvilente ed imbarazzante che non avrei davvero nessun altro con cui parlare. 

Modificato da AnnaKarenina
  • Abbraccio 2

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un membro per lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora
×
×
  • Crea Nuovo...

Informazioni importanti

Il nostro sito usa dei cookie 🍪 per aiutarti a migliorare la tua esperienza di navigazione. Puoi modificare le impostazioni dei cookie, altrimenti puoi accettarli cliccando su "ACCETTA".