clitomane [Lurker] 0 Inviato 7 Maggio Inviato 7 Maggio Ciao a tutti, LTR appena conclusa, mi trovo di nuovo a caccia e con una gran voglia arretrata di ritornare a fare un po' il galletto con possibilmente più di una pollastrella, ma mi sto riscoprendo anche un bel po' arrugginito, sarà che non ho più la spensieratezza dei vent'anni (38) o chissà cosa, ma urge rioliatura dei meccanismi... perciò eccomi qui!
Questo è un messaggio popolare. ^'V'^ [Aivia Demon] 174093 Inviato 12 Maggio Questo è un messaggio popolare. Inviato 12 Maggio On 5/7/2026 at 12:26 PM, clitomane said: Ciao a tutti, LTR appena conclusa, mi trovo di nuovo a caccia e con una gran voglia arretrata di ritornare a fare un po' il galletto con possibilmente più di una pollastrella, ma mi sto riscoprendo anche un bel po' arrugginito, sarà che non ho più la spensieratezza dei vent'anni (38) o chissà cosa, ma urge rioliatura dei meccanismi... perciò eccomi qui! Ciao, provo a darti un modello visivo. Prendi una whiteboard e segna un punto zero. Poi traccia una linea orizzontale a metà, diciamo a 5, che rappresenta una condizione media: non sei al top, ma nemmeno a terra. Una zona di funzionamento normale. Ora, dopo una LTR appena chiusa, soprattutto se dentro quella relazione hai vissuto privazioni, frustrazione, desiderio di varietà represso, poche alternative e poche consolazioni, è facile sentirsi al punto zero. Ma perché il tuo sistema interno, in questo momento, percepisce: umiliazione; FOMO; loss aversion; dolore; voglia di recuperare tutto subito; urgenza di dimostrare a te stesso e/o al mondo che sei ancora vivo, desiderabile, operativo. E allora nasce l’impulso classico: “Adesso torno fuori e spacco tutto.” Vuoi fare uno sprint da 0 a 10. Vedi il 10 come obiettivo, e se ti bevi la fanfaronata degli obiettivi SMART, è pure peggio. Succede spesso. È lo stesso meccanismo per cui uno, dopo un’umiliazione legata al fisico, magari perché la tipa che gli piaceva è andata con uno più in forma, perché è stato lasciato, perché si è visto male in foto, perché gli è stata toccata una ferita narcisistica, si iscrive in palestra e per due mesi ci va quattro volte a settimana. Prima ha pagato l’annuale. Poi ha svuotato Decathlon. Poi parte in modalità guerra santa contro la pancetta per due mesi. Poi si distrae con altro. Il dolore funziona così: è un propulsore veloce, ma quasi sempre breve. Se ti siedi su un sasso a punta, sei motivatissimo a muoverti. Ma appena ti sposti di dieci centimetri e trovi un posto più comodo, quella motivazione evapora. Ecco il primo pezzo del grafico. La curva parte da zero e sale. All’inizio spingi forte. Hai rabbia, adrenalina, voglia arretrata, fame di conferme, desiderio di rivincita. Quello sprint può funzionare. Ti rimetti in moto. Riprendi contatti. Torni a uscire. Fai cose che prima non facevi. Ricominci a esporti. Magari torni anche a chiudere qualcosa. La curva supera la linea media del 5 e arriva a 6, magari a 7. E quando arrivi a 7, succede una cosa interessante: ti senti meglio. Male, molto male. Perché non sei diventato una persona nuova e non si è alzata l'asticella della media. Sei spesso la stessa persona di prima, ma temporaneamente caricata dal dolore, dalla rabbia, dalla frustrazione e dalla voglia di rimbalzo. E a quel punto sei anche stressato. Perché quello sprint ti è costato. Ti è costato energia, attenzione, soldi, tempo, fatica, esposizione, rischio, disciplina e costi di opportunità. Mentre facevi quello, stavi rinunciando ad altro che ti piace, ti chiama, ti rilassa o ti dà comfort immediato. Quindi, arrivato a 7, il tuo sistema ti presenta il conto. E ti dice: “Bravo. Ora ti meriti una ricompensa.” Uno scarico. Una pausa. Un po’ di comfort. Ed è qui che bisogna stare attenti. Perché la persona che arriva a 7 e vuole scaricare stress è spesso la stessa persona che prima è finita in LTR con una sola, magari una a cui non andava bene che tu frequentassi altre donne. È la stessa persona che si è lasciata arrugginire. È la stessa persona che si è trovata senza opzioni. È la stessa persona che, non avendo alternative reali, si è aggrappata a quella che c’era, finendo poi in un tunnel senza luce in fondo. Lo sto assumendo, ovviamente. Se invece hai scelto la tua ex tra dieci opzioni migliori esteticamente, perché avevate davvero un’affinità elettiva rara, esiste. Può succedere. Ma nel mondo reale, di solito, non è quello il caso medio. Il caso medio è molto meno romantico: uno non sceglie liberamente tra molte opzioni buone. Uno si adatta alla migliore opzione disponibile in quel momento, spesso dopo mesi di deprivazioni sessuali e affettive, poi costruisce sopra quella scelta una narrativa accettabile. Quindi il punto non è solo “rimettersi a caccia”. Quello è il livello superficiale. Il punto è chiedersi: quale struttura mi ha portato a restare senza opzioni, ad arrugginirmi, a ridurre il mio campo d’azione e a dipendere troppo da una singola fonte di validazione? Perché se non tocchi quella struttura, fai solo il classico ciclo: dolore → sprint → miglioramento → stress → ricompensa → ricaduta. Arrivi a 7, ma non ci resti. Perché a 7 non sei ancora stabile. Sei solo temporaneamente sopra la media, grazie a una spinta emotiva molto intensa. Ma se sotto hai ancora gli stessi vizi, le stesse debolezze, le stesse autoindulgenze, gli stessi pattern relazionali e la stessa tendenza a cercare comfort appena aumenta lo stress, allora la curva scende di nuovo. Da 7 torni a 5. Poi a 3. Poi, se il ciclo si ripete abbastanza, torni vicino allo zero. Questa è la sinusoide della traiettoria di vita di moltissime persone. Il che non la rende meno demenziale. Il vero obiettivo, secondo me, non è il 10. Se vuoi continuo. Mi piace dare consigli non richiesti, ma so che possono dare fastidio. Brif, Remo Lupercali, Xeniade e 8 altri ha reagito a questo 3 7 1
CrowBagger [Élite] 30 Inviato 13 Maggio Inviato 13 Maggio A me piacerebbe continuassi, se per l'op non è un problema. Mi rivedo nella situazione in maniera abbastanza precisa e vorrei capire proprio come non far scendere la sinusoide arrivati a questo ipotetico 7 Francesco_F291, ^'V'^ e City Hunter Resident ha reagito a questo 2 1
Questo è un messaggio popolare. ^'V'^ [Aivia Demon] 174093 Inviato 14 Maggio Questo è un messaggio popolare. Inviato 14 Maggio Il vero obiettivo, secondo me, non è il 10. Il vero obiettivo è alzare il pavimento. Cioè smettere di vivere con lo zero come base implicita, e decidere che da oggi in poi il tuo nuovo minimo non è più zero, ma 2. Questo è il punto che quasi tutti saltano, perché quasi tutti pensano in termini di picco. Voglio tornare fortissimo, voglio arrivare a 10, voglio spaccare, voglio rifarmi, voglio recuperare tutto. Ed è proprio lì che si incastrano. Perché il picco è sexy. Il picco è narrabile. Il picco ti fa sentire vivo. Ma il picco, da solo, non stabilizza niente. Se tu continui a fare zero, dieci, zero, dieci, zero, la tua media non cambia davvero. Hai avuto delle fiammate, non hai costruito una nuova struttura. Se invece fai un’altra cosa, cambia tutto. Metti che il tuo vecchio schema fosse questo: minimo zero, massimo dieci. La media è cinque. Adesso immaginiamo una cosa diversa. Il picco resta dieci. Non ti sto dicendo di rinunciare ai picchi, non ti sto dicendo di accontentarti, anzi, può darsi che puntare a 10 ti copra gli occhi su opportunità da 25. Non c'è limite volontario al meglio, al soffitto. Nemmeno ti sto proponendo una vita da ragioniere triste che deve solo “essere costante”. Ti sto dicendo una cosa più intelligente: non accettare più lo zero. Quindi il nuovo minimo diventa 2, il massimo resta 10, e la media diventa 6. Sembra un dettaglio, ma non lo è. È tutto. Sono troppi anni che sento le persone affermare di avere standard elevati, ma stanno parlando di cosa si possono permettere quando le cose gli vanno o gli sono andate bene, non stanno parlando di MAS. Quel 2 è il tuo MAS, il tuo Minimum Acceptable Standard. Il livello sotto il quale non accetti più di scendere. Non il tuo sogno, non il tuo ideale, non il tuo massimo. Il tuo minimo non negoziabile. Ed è qui che cambia il cervello. Finché pensi in termini di obiettivi, vivi di entusiasmo. Quando invece pensi in termini di standard minimi, inizi a vivere di struttura. È un frame completamente diverso. E infatti è molto più utile, perché il problema della maggior parte delle persone non è che non sanno partire. È che partono forte e poi collassano. Soprattutto quando partono per dolore. Il dolore è un buon detonatore, ma un pessimo motore di lungo periodo. Ti accende come una candela d'innesco, non è un trattore. Quindi, dopo la LTR finita, dopo l’umiliazione, dopo la FOMO, dopo il senso di perdita, dopo la rabbia, tu puoi anche fare il tuo sprint. Benissimo. Puoi anche tornare a 10. Puoi fare un periodo ottimo, uscire molto, allenarti tanto, scrivere a più donne, rimetterti in gioco, ricostruire presenza, energia, contatti. Ma la domanda è un’altra: quando finisce lo sprint, dove atterri? Torni a zero o atterri a 2? Perché è lì che si decide la tua traiettoria: la nuova media. Il picco è interessante. Il pavimento è inevitabile. Faccio l’esempio della palestra, che è banale ma rende bene. Uno, dopo una delusione, parte in modalità guerra santa. Va in palestra quattro volte a settimana per tre mesi. Poi molla. Poi magari dopo qualche mese riparte un altro po’. Poi ristacca. Poi riprende. Schema classico: dolore, sprint, ricaduta. Se lo guardi da vicino, sembra uno che “quando si mette, si mette”. Se lo guardi sull’anno, scopri che magari la sua media vera è ridicola. Facciamola semplice: tre mesi a quattro volte a settimana e nove mesi a zero fanno circa 48 allenamenti in un anno. Cioè, in media, circa una volta a settimana. Capisci il punto? Uno può raccontarsela come vuole. Può dire che ha avuto periodi fortissimi, può dire che quando decide una cosa la fa, può anche postare le storie in palestra col pump e la faccia coi filtri da spartano. Ma la sua media reale resta bassa, perché il suo pavimento è ancora zero. Caso diverso: uno decide una cosa meno eroica, ma molto più potente. Qualunque cosa succeda, sotto due volte a settimana non scendo. Questo è il MAS. Questo è alzare il pavimento. Non significa che andrà solo due volte. Significa che due è il nuovo zero. È il livello sotto il quale non si scende più. Poi ci saranno mesi in cui andrà tre volte, mesi in cui andrà quattro, magari qualche settimana ne farà anche cinque. Ma non torna più a zero. E allora la media si alza davvero. Per esempio, se fa sei mesi a due volte a settimana, tre mesi a tre volte e tre mesi a quattro volte, la media annua diventa 2,75 volte a settimana. Quindi nello schema sprint e stop hai circa una volta a settimana di media annua. Nello schema MAS hai circa 2,75 volte a settimana. Quasi il triplo. Senza bisogno di vivere sempre al massimo. Senza bisogno di essere sempre carico. Senza bisogno di stare sempre male per muoverti. Questo è il punto che mi interessa. Non diventare una macchina da guerra per otto settimane, ma costruire una baseline più alta. Ad un passo che puoi sostenere per tutta la maratona. Perché quello che prima era un crollo, adesso si ferma a 2. Quello che prima era “mollo tutto”, adesso diventa “ok, questa settimana faccio il minimo”. Questa è la parte che mi interessa molto di più del “tornare galletto”. Perché “tornare galletto” è ancora un pensiero da picco. Il picco piace a tutti, fa scena, dà dopamina, dà storytelling. Ma se non alzi il tuo minimo, resti uno che vive di oscillazioni. Sinusoide pura. La traiettoria di vita di moltissime persone. Il vero salto di livello arriva quando smetti di negoziare col tuo stesso decadimento. Quando alcune cose smettono di essere opzionali. Sotto questo fisico non scendo. Sotto questa vita sociale non scendo. Sotto questo livello di esposizione al mondo non scendo. Sotto questo livello mentale delle donne con cui vado non scendo. Sotto questo livello di dignità della gente che frequento non scendo. Sotto X mila euro sul conto non scendo, se ne ho 3000 vuol dire che ne ho zero, e se ho mal di denti me lo tengo e soffro, perché non ci sono i soldi per il dentista. Sotto questo numero minimo di conversazioni nuove, uscite, manutenzione estetica, allenamenti, contatti e occasioni sociali non scendo. Questo è il MAS. Non è motivazione. Non è un poster mentale. Non è “credici forte”. È una decisione strutturale: il due diventa il nuovo zero. E una volta che fai questo, succede una cosa interessante. I picchi continuano a esistere. Puoi ancora fare mesi ottimi, puoi ancora andare a 10, puoi ancora superare il tuo vecchio massimo. Ma quei picchi non sono più l'obiettivo, che diventa migliorare i processi e i sistemi che ti portano ad alzare la media in modo consistente. E qui arriva il punto fastidioso. Capire questa cosa non ti serve quasi a niente. Ti può dare un’immagine mentale utile, certo. Può farti dire: “Ok, forse non devo inseguire solo il picco, forse devo alzare il pavimento.” Bene. Ma tra capirlo e farlo c’è la stessa differenza che passa tra guardare un video di uno che fa squat e mettersi sotto il bilanciere con una scheda sensata, progressione, recupero, tecnica e qualcuno che ti corregge quando fai schifo. La parte difficile non è dire dieci volte: “Il 2 deve diventare il mio nuovo zero.” La parte difficile è costruire un sistema in cui questo succede davvero. Perché se il tuo sistema attuale ti ha portato a zero, non basta decidere che da domani sei uno da 2. Il tuo sistema vecchio ti conosce. Sa dove molli. Sa dove ti racconti balle. Sa quali comfort usi per anestetizzarti. Sa quali attenzioni femminili ti fanno dimenticare tutto. Sa quali scuse usi quando sei stanco. Sa come riportarti esattamente dove eri prima. Quindi no, il problema non è “motivarsi”. E non è nemmeno “avere capito il concetto”. Il problema è trasformare un’intuizione in una struttura che regge quando tu non hai voglia di reggerla. E questa è un’altra faccenda. Se vuoi continuo nel prossimo post, perché qui si apre la parte davvero interessante: come si alza il pavimento senza raccontarsela. marcosx, Kaihō-sha, City Hunter Resident e 16 altri ha reagito a questo 16 3
gelsomino [Partecipante] 7817 Inviato 14 Maggio Inviato 14 Maggio 33 minuti fa, ^'V'^ ha scritto: Il problema è trasformare un’intuizione in una struttura che regge quando tu non hai voglia di reggerla rem tene verba sequantur.... fare il grosso... fare il grosso..minchia quantè difficile!
Francesco_F291 [Élite] 6 Inviato 14 Maggio Inviato 14 Maggio 4 ore fa, ^'V'^ ha scritto: Se vuoi continuo nel prossimo post, perché qui si apre la parte davvero interessante: come si alza il pavimento senza raccontarsela. A me interessa molto, grazie CrowBagger ha reagito a questo 1
Brif [Élite] 385 Inviato 14 Maggio Inviato 14 Maggio 10 ore fa, ^'V'^ ha scritto: Se vuoi continuo nel prossimo post, perché qui si apre la parte davvero interessante: come si alza il pavimento senza raccontarsela. Siamo tutti in febbrile attesa! City Hunter Resident e Francesco_F291 ha reagito a questo 2
shaco [Donna] 20 Inviato 14 Maggio Inviato 14 Maggio 10 ore fa, ^'V'^ ha scritto: Se vuoi continuo nel prossimo post, perché qui si apre la parte davvero interessante: come si alza il pavimento senza raccontarsela. mi metto in fila anch’io, sono curiosa di saperlo! Brif ha reagito a questo 1
City Hunter Resident [Élite] 200 Inviato 14 Maggio Inviato 14 Maggio We dottò, ci interessa assai Brif ha reagito a questo 1
Questo è un messaggio popolare. ^'V'^ [Aivia Demon] 174093 Inviato 15 Maggio Questo è un messaggio popolare. Inviato 15 Maggio Riparto da qui: come si alza il pavimento senza raccontarsela? Prima cosa: bisogna smettere di confondere il capire con il sentire e con il fare. Capire un concetto ti dà sollievo. Ti sembra di aver messo ordine nella testa. Leggi una cosa, ti riconosci, ti dici “eh, cazzo, è vero”, e per qualche minuto hai perfino l’impressione di essere già cambiato. In realtà hai solo capito meglio il problema. Che non è inutile, per carità. È già meglio del caos. Però non è ancora una modifica del sistema che produce la tua vita. È la stessa differenza che passa tra leggere Atomic Habits e cambiare davvero abitudini. Quando andava di moda, perché è stato un best seller, molte persone la cui vita era un casino, IRL, mi hanno chiesto se lo avessi letto perché gli aveva aperto gli occhi bla bla bla. Bla bla bla. Il libro di Clear è utile, scritto bene, pieno di immagini che restano. Però una delle immagini più famose del libro, quella della squadra britannica di ciclismo, viene spesso capita nel modo sbagliato. Nel racconto, British Cycling era messa malissimo: decenni di mediocrità, solo sconfitte, nessun britannico capace di vincere una medaglia, reputazione talmente bassa che perfino alcuni produttori di bici non volevano essere associati a loro per cui non gliele vendevano. Poi arriva Dave Brailsford. E qui bisogna capire bene chi era Dave Brailsford, perché il punto non è James Clear. Clear racconta la storia. Brailsford crea la storia. Brailsford non era un motivatore, non era uno che arrivava nello spogliatoio a dire “ragazzi, credeteci più forte”, non era il tizio del post ispirazionale sui social con la foto in bianco e nero e la frase sui vincenti. Un uomo esperto di miglioramento sistemico continuo ed ottimizzazione dei processi nella vita reale, diventa il performance director di British Cycling. Uno pagato per prendere un sistema che produceva risultati mediocri e cambiarne la traiettoria. Il suo lavoro non era far sentire meglio i ciclisti. Era farli andare più forte con meno sforzo. Rendere la loro vita più bella, e moltiplicare i risultati. E per farli andare più forte non ha cercato “la grande svolta”. Ha preso il sistema e lo ha smontato in pezzi. Allenamento, recupero, materiali, aerodinamica, postura, sella, gomme, tessuti, sonno, igiene, manutenzione, logistica, micro-errori, micro-attriti. Poi ha iniziato a chiedersi dove poteva togliere spreco, ridurre attrito, migliorare anche solo dell’1%, rendere un dettaglio meno stupido, meno casuale, meno lasciato all’umore del giorno. Questa è ottimizzazione dei processi. Ed è per questo che il parallelo interessante, qui, non è tra me e James Clear. Non sto facendo il James Clear della della vita sociale o dell’uomo post-LTR. Il parallelo, se proprio vogliamo farlo, è più vicino a Brailsford. Cioè a uno che guarda una traiettoria mediocre, instabile, piena di picchi e ricadute, e non dice: “Serve più entusiasmo.” Dice: “Vediamo quale sistema produce questa merda per cui cadi a zero invece che a due.” Sisifo avrebbe fatto molta più fatica all'inizio, ma molta meno fatica strada facendo, se invece di spingere la palla in salita si fosse fermato a scavare gradoni quadrati ogni cinque passi. A quel punto, se la palla rotola giù, si ferma sull'ultimo pavimento piano. Per deformazione professionale, (sono certificato Lean, poi Lean Six Sigma Black Belt, e probabilmente a novembre diventerò anche Lean Master. Potrei dare l’esame già adesso, sono i 3k necessari a rallentare l’operazione), la guardo così. Quando sento uno dire: “sono arrugginito, voglio tornare fuori, voglio rifare il galletto”, non sento solo il contenuto emotivo. Quello lo lascio a chi si occupa di emozioni, terapia e rielaborazione interiore. Sento un processo rotto, una baseline bassa, un sistema senza manutenzione, un ciclo che si ripete. Sento un ciclo con perdita di valore aggiunto: dolore, sprint, ricompensa, comfort, ricaduta. Sento uno che magari ha anche voglia, ma ha ancora un ambiente, delle abitudini, delle soglie e dei criteri decisionali che gli permettono di tornare a zero. E allora, se vuoi alzare il pavimento, il lavoro non è “motivarti di più” o "pensarlo più forte in positivo così l'universo te lo tira in capo". È progettare meglio. Lifestyle Design. Si cambia per tragedia o per disegno. E siccome la maggior parte delle persone mi cerca solo dopo una tragedia, direi che non c’è niente di nuovo sotto il sole. Del resto, anche quando arriva una fortuna improvvisa, se sotto non c’è una struttura capace di reggerla, spesso non cambia il livello della persona: amplifica solo il suo disordine. La narrativa dei vincitori della lotteria finiti molto male è nota, e i numeri precisi cambiano secondo fonte, ma sono la maggioranza schiacciante e il principio resta: senza sistema, anche un picco positivo può trasformarsi in sciagura. Se vinci un milione, ma resti lo stesso soggetto che grattava compulsivamente gratta e vinci o giocava alla lotteria i numeri ritardatari, non sei diventato improvvisamente un uomo più lucido. Sei lo stesso soggetto di prima, solo con un perimetro operativo allargato a un milione di errori possibili. I soldi sono una lente di ingrandimento del Sé. Tanti soldi, senza struttura, spesso significano solo più volume sulle stesse cazzate. La motivazione da dolore è un acceleratore. Non è una struttura. Può farti partire. Non può sostituire un sistema. Il MAS serve esattamente a questo: prendere una cosa dalla wish list che oggi tratti come “sarebbe bello” e trasformarla in standard minimo operativo. Non “voglio essere in forma come il tipo di questa copertina, devo allenarmi molto”. Non “voglio avere una vita sociale da tavoli e bengala con tanti amici e un entourage di supporto”. Non “vorrei più opzioni del mio tipo di donna ideale”. Queste sono frasi morbide. Frasi che non mordono indietro, è come picchiare il sacco. Frasi che puoi ripeterti per anni mentre resti uguale. Un MAS invece è diverso. È un pavimento, una valvola leonardiana, una soglia. È il punto sotto il quale non tratti più. Esempio: “sotto due allenamenti a settimana non scendo”; “ogni settimana devo avere un'esposizione reale al mondo come proof of life documendola con foto e video”. Non “voglio donne migliori” e non "voglio donne bellissime intelligenti amorevoli femminili bla bla bla", ma “sotto questo specifico livello mentale, estetico, emotivo e di dignità relazionale non mi abbasso più solo perché sono affamato”. Molto meno romantico del dire “torno a spaccare”. Però è molto più potente. “Torno a spaccare” dipende da come ti svegli, da quanto dolore hai addosso, da quanto sei incazzato, da quanto vuoi dimostrare qualcosa alla ex, al mondo o a te stesso. Il MAS invece deve funzionare anche quando non sei epico. Nel mio caso, non sono epico per almeno il 95% del tempo. Quando sei stanco, hai avuto una settimana piena, una tipa ti dà abbastanza attenzioni da farti rilassare, inizi a pensare “dai, questa volta posso anche mollare un po’”. Quando il tuo vecchio sistema, quello che ti ha già portato a zero, prova a riprendersi il comando. Ed è qui che si vede se hai costruito qualcosa o se hai solo letto una cosa intelligente. Perché il tuo sistema ti conosce. Sa dove cedi. Sa come ti anestetizzi. Sa quali scuse usi. Sa come renderti comodo lo sbrago. Mentre scrivo ho una camicia bianca pulita e stirata, i capelli appena fatti, sono in ordine. Ai piedi ho scarpe tattiche, non babbucce. Nel 99,7% dei casi non servirà a niente. Non deve servire a niente. È semplicemente il mio minimum acceptable standard da casa. Poi capita quella volta in cui un bambino sta affogando in mare, la madre urla, e la gente in ciabatte non sa come superare gli scogli taglienti senza aprirsi i piedi o ammazzarsi prima di arrivare. E allora, per un attimo, tutti capiscono perché sono pronto. Non perché vivo in paranoia. Non perché “deve succedere qualcosa”. Ma perché anche durante lo sbrago resto operativo con tempo di attivazione online di secondi, non di minuti. Questa è la differenza tra rest-comfort (riposo) e decadimento-comfort (sbrago). Il comfort recupera energia. Il decadimento abbassa la prontezza operativa. Per questo non basta “capire”. Per capire perché parcheggio con il muso fuori, anche quando mi costa due manovre in più, basta chiedere. Per farlo davvero, invece, anche quando sei stanco, anche quando piove, anche quando hai fretta, anche quando “tanto torno subito”, devi cambiare altro. Devi cambiare cue, attriti, routine, feedback, soglie, ambiente, standard, modo di misurarti e modo di correggerti. Parcheggiare pronto all’exfil non è una frase figa. È un’abitudine operativa, che diventa istinto. E un’abitudine operativa non nasce perché una volta hai capito il concetto. Nasce quando il concetto diventa procedura, e la procedura diventa normale amministrazione inconscia. Non tutto insieme. Non facendo il fenomeno per due settimane. Un pezzo alla volta. Un processo alla volta. Prima guardi cosa succede davvero, non cosa ti racconti. Poi definisci il minimo. Poi costruisci il modo più semplice e con meno frizione per rispettarlo. Poi guardi dove salta. Poi correggi. Poi ripeti. Poi, quando quel pavimento regge, lo alzi ancora, di poco. Di "cinque passi". Non è sexy come il grande picco. Ma il grande picco senza sistema è intrattenimento per i follower di Instagram. Ti fa sentire vivo per un attimo e poi la palla rotola a valle. Il sistema invece è più silenzioso. Meno spettacolare. Meno instagrammabile. Ma dopo qualche mese o dopo un paio di anni, ti accorgi che la tua “giornata mediocre” è diventata migliore della tua vecchia settimana buona. Questo a parità di condizioni esteriori, la settimana mediocre di un ucraino al momento in cui scrivo, potrebbe davvero essere peggiore della settimana buona nel 2021, anche se ha applicato il MAS. E quella è trasformazione. Non voglio deragliare troppo dal topic, ma quando avete una settimana mediocre ricordatevi una cosa: Luigi XIV, il Re Sole, quello a cui viene attribuita la frase “lo Stato sono io”, non ha mai avuto una settimana così comoda, sicura e piena di possibilità. Molte delle cose che oggi date per scontate come acqua calda, elettricità, anestesia, antibiotici, conservazione del cibo, trasporti, comunicazioni istantanee, igiene, strumenti digitali, per un re assoluto erano lusso da miracolo o direttamente qualcosa di impossibile da immaginare. E non le hanno costruite i motivatori. Non i politici. Non gli scrittori di best seller. Non gli oratori con la loro retorica. Le hanno costruite uomini che capendo come funzionano le cose nel mondo reale hanno fatto editing scientifico e ingegneristico della cultura e della natura delle cose: osservazione, tentativi, errori, correzioni, standardizzazione, iterazione, processi. Misura, correggi, ripeti. Quasi tutto ciò che rende la vostra settimana mediocre più comoda della vita di un sovrano assoluto nasce da gente che ha modificato sistemi, ridotto attriti, abbassato errori, aumentato affidabilità e costruito sopra ogni miglioramento precedente. Dentro PREDATOR LIFE, MAS sta diventando proprio questo: non un corso da leggere, ma un pezzo dell’OS. Un modo per tradurre desideri vaghi in standard, standard in comportamenti, comportamenti in feedback, feedback in correzioni, correzioni in una nuova baseline. Anche per questo lo porterò dentro come Daimon GPT dedicata: non per avere un altro giocattolo, ma per avere un sistema che ti aiuti a calcolare le soglie minime accettabili per te, e i modi per strutturare e disegnare la tua vita in modo da rispettarle. Brailsford non ha reso in cinque anni la peggior squadra di ciclismo della storia, il team che ha vinto più medaglie e riconoscimenti della storia facendogli leggere un libro sulle abitudini o sul miglioramento a compound. Ha cambiato il sistema che produceva la prestazione. E lo ha fatto a compound, ad interesse composito, agendo su parametri e fattori reali. Nella vita personale è uguale, solo che il campo di gara è ad eliminazione sotto alla media del sette, non a traguardo. E se il tuo sistema attuale produce ciclicamente scarsità, arrugginimento, poche opzioni, dipendenza emotiva e sprint di rabbia seguiti da ricaduta, allora il problema è che stai ancora vivendo dentro un sistema progettato per riportarti alla vecchia media. Il MAS è uno dei modi per iniziare a smontarla. Non la bacchetta magica. Ma un buon punto di attacco serio, pulito, professionale. swayze, Brif, Tony Montana e 15 altri ha reagito a questo 10 8
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