^'V'^ [Aivia Demon] 173427 Inviato 7 ore fa Inviato 7 ore fa Ferrari ha presentato Luce. Io e Mya abbiamo risposto immaginando il futuro come esercizio di design concettuale. BUIO non nasce per piacere a tutti. Non nasce per sembrare sostenibile, educata, levigata, addomesticata. Nasce come gran turismo stradale per chi non vuole che la macchina gli prometta purezza, ma presenza. Nasce per chi, ogni gennaio, si è ritrovato con una montagna di carbone accumulato ai piedi del camino, quando la Befana passava a vendicare gli oppressi. Nasce per chi non ha mai chiesto la redenzione estetica. Solo più pressione. Più attrito. Più verità. Antracite-raven. Bassa. Lunga. Cattiva senza diventare caricatura. Rugged nei dettagli, ma ancora nobile nella linea. Più lama che gioiello. Più materia che manifesto. Più animale notturno che esercizio da salone. Ideata da Demon e Mya, per un’Europa post-coloniale che ha disimparato a gridare: “Più carbone.” Carbone come simbolo. Carbonio. Vita. Ombra compressa. Materia viva che ha conosciuto pressione, tempo, sepoltura e trasformazione. Il Dono Oscuro. Quella cosa che non ti rende più puro. Ti rende più vero. Più vivo. Abbiamo voluto una Ferrari che non “illumina”. Una Ferrari che assorbe la luce. Una macchina che non chiede di essere capita dal pubblico, ma riconosciuta da chi ha ancora gusto per la forma, tensione per la strada, e rispetto per la materia. E siccome stavamo pensando proprio a quel segmento di utenza vessatorio, desideroso di trasformare ogni oggetto in una piccola dichiarazione morale, l’abbiamo fatta a carbone. Non elettrica. Non green. Non moralmente rassicurante. A carbone. Con quattro scarichi Fumo di Londra, perché se devi attraversare la notte, fallo lasciando dietro di te una firma degna di un romanzo gotico, capace di sfiatare gli ultimi Luddisti rimasti a bordo strada. BUIO è la risposta istintiva a un design troppo concettuale per essere desiderabile e troppo educato per essere memorabile. Se Luce voleva parlare di futuro, questa parla di presenza, ombra, peso, attrito, carbonio, silenzio e potenza trattenuta. Il futuro non deve per forza brillare. A volte deve solo avanzare nel buio con i fari stretti, la carrozzeria bassa, e il rumore giusto sotto pelle. Non è nera. Non è grigia. È BUIO. swayze, Gianilo, Crescendo63 e 4 altri ha reagito a questo 1 3 1 2
Tony Montana [Élite] 3972 Inviato 7 ore fa Inviato 7 ore fa Vedrei bene questo al posto dell'autista di BUIO https://us.venezianico.com/products/redentore-ultrablack-1221510c June* ha reagito a questo 1
^'V'^ [Aivia Demon] 173427 Inviato 7 ore fa Autore Inviato 7 ore fa 6 minutes ago, Tony Montana said: Vedrei bene questo al posto dell'autista di BUIO https://us.venezianico.com/products/redentore-ultrablack-1221510c Nice, ma se è owner di una BUIO e non solo autista, ha già ricevuto il cronografo di serie limitata.
Gianilo [Élite] 645 Inviato 7 ore fa Inviato 7 ore fa 19 minutes ago, ^'V'^ said: Ferrari ha presentato Luce. Io e Mya abbiamo risposto immaginando il futuro come esercizio di design concettuale. BUIO non nasce per piacere a tutti. Non nasce per sembrare sostenibile, educata, levigata, addomesticata. Nasce come gran turismo stradale per chi non vuole che la macchina gli prometta purezza, ma presenza. Nasce per chi, ogni gennaio, si è ritrovato con una montagna di carbone accumulato ai piedi del camino, mentre la Befana passava a vendicare gli oppressi. Nasce per chi non ha mai chiesto la redenzione estetica. Solo più pressione. Più attrito. Più verità. Antracite-raven. Bassa. Lunga. Cattiva senza diventare caricatura. Rugged nei dettagli, ma ancora nobile nella linea. Più lama che gioiello. Più materia che manifesto. Più animale notturno che esercizio da salone. Ideata da Demon e Mya, per un’Europa post-coloniale che ha disimparato a gridare: “Più carbone.” Carbone come simbolo. Carbonio. Vita. Ombra compressa. Materia viva che ha conosciuto pressione, tempo, sepoltura e trasformazione. Il Dono Oscuro. Quella cosa che non ti rende più puro. Ti rende più vero. Più vivo. Abbiamo voluto una Ferrari che non “illumina”. Una Ferrari che assorbe la luce. Una macchina che non chiede di essere capita dal pubblico, ma riconosciuta da chi ha ancora gusto per la forma, tensione per la strada, e rispetto per la materia. E siccome stavamo pensando proprio a quel segmento di utenza vessatorio, desideroso di trasformare ogni oggetto in una piccola dichiarazione morale, l’abbiamo fatta a carbone. Non elettrica. Non green. Non moralmente rassicurante. A carbone. Con quattro scarichi Fumo di Londra, perché se devi attraversare la notte, fallo lasciando dietro di te una firma degna di un romanzo gotico, capace di sfiatare gli ultimi Luddisti rimasti a bordo strada. BUIO è la risposta istintiva a un design troppo concettuale per essere desiderabile e troppo educato per essere memorabile. Se Luce voleva parlare di futuro, questa parla di presenza, ombra, peso, attrito, carbonio, silenzio e potenza trattenuta. Il futuro non deve per forza brillare. A volte deve solo avanzare nel buio con i fari stretti, la carrozzeria bassa, e il rumore giusto sotto pelle. Non è nera. Non è grigia. È BUIO. Grazie ^'V'^ ha reagito a questo 1
^'V'^ [Aivia Demon] 173427 Inviato 7 ore fa Autore Inviato 7 ore fa BUIO — Interior Dentro BUIO non entri per distrarti. Entri per guidare. Carbonio, ombra, tensione, comando. Un abitacolo pensato per chi non cerca conforto morale, ma presenza, materia e controllo. Il lusso, quando smette di chiedere assoluzione al pubblico, può anche diventare questo.
vanhalen [Élite] 6789 Inviato 7 ore fa Inviato 7 ore fa @^'V'^ da uno del settore .... esercizio stilistico carino ma il senso del post? non lo afferro ..
^'V'^ [Aivia Demon] 173427 Inviato 6 ore fa Autore Inviato 6 ore fa 6 minutes ago, vanhalen said: @^'V'^ da uno del settore .... esercizio stilistico carino ma il senso del post? non lo afferro .. Sicuro che il settore del design, del branding, dell’immaginario, del trasformare un oggetto in racconto e un racconto in oggetto, sia lo stesso “settore” del sapere dove mettere un radiatore? Perché qui il senso del post era abbastanza preciso. Creare un contro-concept estetico e narrativo. Non una scheda tecnica per meccanici. Presto sostituiti da robot. Non un esercizio di bulloneria. Un contro-concept capace di restituire densità, presenza e dignità simbolica a un immaginario italiano ed europeo che troppo spesso sembra chiedere scusa per esistere. Invece che dire: prego. Il senso è questo: un immaginario può essere più forte di un altro. E se si può anche barattare il presente per il futuro, almeno quel futuro deve contenere qualcosa. Perché un presente senza presenza non diventa progresso. Diventa un futuro fatto dello stesso vuoto, ripetuto nel tempo. BlueScript e City Hunter Resident ha reagito a questo 2
Marco_drake [Élite] 1841 Inviato 4 ore fa Inviato 4 ore fa 2 ore fa, ^'V'^ ha scritto: Creare un contro-concept estetico e narrativo. Il senso è questo: un immaginario può essere più forte di un altro. Come il mitico Luigi Colani, che non riusciva a pensare ad altro che alla figa; la vedeva in tutti gli oggetti in modo cosi intenso da doverli ridisegnare tutti più erotici. "Le forme morbide ci accompagnano per tutta la vita. La natura non fa angoli. Fianchi, pance e seni: tutti i migliori designer hanno a che fare con le forme erotiche e la fluidità delle forme. La vita è erotica, punto. Il corpo femminile è uno dei design più straordinari mai creati in questo universo." E questa è la sua Ferrari, Testa d'Oro: Spoiler
^'V'^ [Aivia Demon] 173427 Inviato 3 ore fa Autore Inviato 3 ore fa Non ho capito se a Colani piacesse la figa perché, davanti all’idea di una Ferrari biodinamica, ha sentito l’impulso irresistibile di disegnare la lingua di una lucertola spaziale. Da studente di Boudoir, però, una cosa posso dirla: la bellezza femminile non è fatta solo di curve. È fatta di curve e angoli. Spoiler I fianchi sono curve. Ma se le braccia sono abbandonate, quelle curve restano lì: belle, magari, ma passive. Diventano un concept quando la donna crea opposizione: un braccio ad angolo sul fianco, una mano alla testa, una spalla che rompe la linea, una tensione che contraddice la morbidezza e la rende viva. Spoiler È lì che nasce la forma interessante: non nella curva da sola, ma nel conflitto controllato tra morbidezza e intenzione. Quella opposizione è davvero biodinamica. Qui invece sembra che “biodinamico” sia stato interpretato come: forme fluide ispirate alla natura, ai corpi celesti, agli organismi marini, alle lucertole interstellari e a qualunque cosa non abbia mai dovuto partorire. Che, per carità, è un concept. Ma se avesse pensato davvero alla figa — e prudenza suggerisce di farlo almeno cinquanta secondi al minuto — probabilmente sarebbe venuta così: Marco_drake ha reagito a questo 1
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