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Inviato
4 ore fa, Bad_Medicine93 ha scritto:

Le ho proposto un giorno prima di vederci se era libera da impegni in un posto dove non sarebbe stata isolata, dove c'era gente e poteva divertirsi, non ci vedo nulla di male.

Ma il tuo obiettivo è vederla in un posto non isolato o scoparla? Perché se l'obiettivo è f-chiuderla (come si diceva un tempo) la scaldavi un po' in chat e magari le facevi venire voglia di uscire con te in un luogo appartato e fare quello che entrambi avreste avuto voglia di fare 

Bad_Medicine93
Inviato
35 minuti fa, Edo ha scritto:

Ma il tuo obiettivo è vederla in un posto non isolato o scoparla? Perché se l'obiettivo è f-chiuderla (come si diceva un tempo) la scaldavi un po' in chat e magari le facevi venire voglia di uscire con te in un luogo appartato e fare quello che entrambi avreste avuto voglia di fare 

Certo che voglio scoparla Edo.

Ma so anche che potrebbe essere difficile adesso, purtroppo come hai già detto tu, dovevo prima scaldarla un po' via chat, ma ahimè ho peccato d'arroganza.

Se si farà viva in questi giorni, cercherò di modulare di più il mio atteggiamento.

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Quintessenza
Inviato
8 minuti fa, Bad_Medicine93 ha scritto:

Ma so anche che potrebbe essere difficile adesso, purtroppo come hai già detto tu, dovevo prima scaldarla un po' via chat, ma ahimè ho peccato d'arroganza.

Non intripparti troppo il cervello amico.

Anche io mi son fatto paranoie simili (tra cui una qualche mese fa proprio nel mio diario).

Poi mi capitano situazioni come questa, proprio fresca di ieri:

Spoiler

Le foto verranno automaticamente cancellate tra 24 ore

https://ibb.co/wFLZV57Q

https://ibb.co/xS5m94pd

Guarda bene gli orari: conosciuta lei e altre due amiche nel tardo pomeriggio, contattata durante la notte e raggiunta nel suo alloggio nel quale si era "casualmente recata per andare in bagno", ritrovato con le mani nella sue mutandine qualche ora dopo.

E quindi mi ricordo che non esiste nessuno scaldare, nessuna arroganza, nessuna tempistica giusta da seguire.

Se la attrai e le piaci davvero tutto il resto passa in secondo piano.

Il tuo l'hai fatto (nonostante per me il lasciarle il numero così a random sia stata una gran cagata); se vuole sa come cercarti.

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Bad_Medicine93
Inviato (modificato)
47 minuti fa, Quintessenza ha scritto:

E quindi mi ricordo che non esiste nessuno scaldare, nessuna arroganza, nessuna tempistica giusta da seguire.

Se la attrai e le piaci davvero tutto il resto passa in secondo piano.

Grazie @Quintessenza.

Sempre stato fautore di questa teoria, anche perché si è sempre dimostrata l'unica veritiera.

Se non si farà viva pazienza, come hai anche già rimarcato tu il mio l'ho fatto.

Rettifico, gran bel colpo quello nelle foto, bravissimo.

Modificato da Bad_Medicine93
  • Grazie! 1
Bad_Medicine93
Inviato
14 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

Alice Image Aug 18, 2026, 08_13_27 PM.jpg

Prima di tutto: questa tua frase è molto solida. Ci torno alla fine, perché ha un nome tecnico e vale la pena tu sappia qual è.

Essendo un concetto importante per tutti, ne scrivo bene e non da biscotti della fortuna, se a qualcuno dà noia un post lungo in agosto, comprensibile: può scorrerlo fino in fondo. 

Nel settore, per anni, si è ragionato con due immagini. Entrambe prese in prestito dalla balistica, entrambe comode, entrambe sbagliate — e sbagliate nello stesso punto.

La prima era la machine gun. Smitragliata di tentativi PUA, volume come strategia: per la legge dei grandi numeri, se ci provi con cento, cinque erano uscite quella sera apposta e a qualcuna piaci. Non è una tesi assurda: il volume funziona davvero, nel senso statistico stretto e se sei in vacanza dove non ti conoscono o in una megalopoli. Provarci con cento tipe nelle città italiane significa inabissarsi il social proof in tre settimane. Ma anche dove funziona, il problema è che funziona distruggendo la cosa che stai cercando. Il volume si ottiene abbassando la calibrazione, e la calibrazione — incontrare un match con quella persona e non una qualsiasi — è precisamente quello che vorremmo quasi tutti. Ottimizzi sul numero di tiri e degradi ogni singolo tiro. Ed è un'ottimizzazione che si vede: le persone percepiscono con notevole precisione di essere il tentativo numero quaranta e che stai recitando un pitch memorizzato. 

Lo si capisce con i venditori porta a porta che lo fanno di mestiere e se ne fregano se non ti interessa, basta che non perdano tempo... figurati se non si capisce con uno che per forza di cose ci prova con molti meno prospect al giorno, dipende moltissimo dal risultato e vorrebbe proteggersi dai rifiuti... 

La seconda, per reazione, era la metafora dello sniper. L'ho usata anche io in passato. Per reazione, appunto. Un colpo solo, quello giusto, calcolato bene: studia le variabili, correggi, e aumenti le probabilità proprio con quelle che ti interessano in particolare. Sembra l'opposto della prima. Non lo è.

Entrambe le metafore prendono leggi che valgono a un livello di organizzazione — la fisica di un corpo inerte in volo — e le trasportano a un livello dove le variabili non sono inerti: sono agenti, e sono agite da forze in gran parte non conoscibili. È un errore di livello, non di precisione. Non si corregge calcolando meglio.

Vale la pena vedere quanto è profondo il gap, e per farlo bisogna prendere sul serio il tiro al bersaglio. Non è una digressione: target è la parola che usiamo davvero. Nel business si parla di target di mercato, nelle vendite di target di vendita, nella socializzazione di persone da "agganciare", e nell'incontro col sesso preferito il vocabolario è lo stesso da trent'anni. Nessuno ha scelto questa metafora: l'abbiamo ereditata. E le metafore ereditate lavorano di nascosto — decidono cosa ti sembra ovvio prima che tu abbia cominciato a ragionare.

Quindi prendiamola sul serio fino in fondo, e vediamo cosa calcola davvero un tiratore a lunga distanza.

Distanza reale, non stimata a occhio. Velocità iniziale del proiettile, che cambia con la temperatura della polvere — la stessa munizione a gennaio e ad agosto non parte alla stessa velocità. Coefficiente balistico. Densità dell'aria, funzione di temperatura, pressione barometrica, umidità e quota. Il vento — e non il vento, ma il vento in ogni segmento della traiettoria, che a trecento metri può soffiare in direzione opposta rispetto a dove sei tu. Angolo di sito, in salita o in discesa. Deriva giroscopica, perché il proiettile ruota e quindi scappa di lato da solo. Effetto Coriolis, la rotazione della Terra, che dipende dalla latitudine e dalla direzione del tiro. Miraggio e luce, che spostano il bersaglio apparente rispetto a dove il bersaglio sta davvero. E infine sé stesso: respirazione, battito, appoggio, pressione sul grilletto, accompagnamento del colpo.

Fonte: il cinema. Lo dichiaro perché la mia su questo è debole: ho sparato al massimo a cento metri. Quella lista arriva quasi parola per parola da Shooter, dove Swagger elenca umidità, elevazione, temperatura, vento, spin-drift, sei-dieci secondi di tempo di volo — quindi devi sparare dove il bersaglio sarà, non dov'è — e l'effetto Coriolis. È lo stesso film di "slow is smooth, smooth is fast" che in italiano conosciamo come "lento vuol dire preciso, preciso vuol dire veloce". Ma l'originale non parla di precisione, parla di economia del movimento, e ci torneremo.

E qui un dettaglio: il grado basso e cinematografico della fonte non danneggia l'argomento. Non sto sostenendo che la lista sia completa o esatta — un tiratore vero mi correggerebbe su metà ma non siamo in gara su questo. Sto sostenendo qualcosa che vale anche se la lista fosse sbagliata, perché riguarda una proprietà che tutte quelle variabili condividono.

Un dettaglio merita una sosta. Il miraggio nel tiro non ti fa vedere male: ti fa vedere un'altra cosa, e te la fa vedere nitida. La rifrazione dell'aria calda sposta il bersaglio apparente rispetto al bersaglio reale, e tu miri con precisione assoluta a un punto dove non c'è nessuno. Non è un caso che i sostenitori della Terra piatta usino proprio i miraggi marittimi come prova: sopra il mare, in certe condizioni di inversione termica, la luce si incurva e ti restituisce navi che dovrebbero essere già sotto l'orizzonte. Loro fotografano la nave o l'isola e concludono che la curvatura non esiste. Un artefatto dello strumento, letto come dato, diventa una cosmologia demenziale. Teniamolo a mente, perché fra poco vedremo la versione di questo errore che riguarda noi.

L'ultima voce della lista è l'unica che non sta fuori dal tiratore, ed è la più ostinata. Il corpo. In Metal Gear Solid, prendevi il diazepam per fermare il tremore del reticolo — questa è una fonte molto più seria: MGS è un giochino per gente seria. Ma fonti a parte il problema che rappresenta è reale, ed è più banale di quanto sembri: chiunque abbia provato a girare un video decente col telefono a qualcosa di lontano ha dovuto imparare a respirare, a puntellare i gomiti, a smettere di correggere in continuazione. Stessa competenza, posta in gioco molto più bassa se spari a qualcuno che se stai facendo un video alla vicina che si spoglia in camera con le tende aperte. La variabile che ti sta più vicina, il controllo del tuo gioco, è quella che comandi peggio, e nessuno può allenarla al posto tuo.

Battito del cuore e tensione personale a parte, quella delle variabili in campo è una lista lunga e antipatica. Ma ha una proprietà che la rende governabile, e questa proprietà è tutto il punto: nessuna di quelle variabili sa che stai mirando.

Il vento non cambia perché hai deciso di sparare. La pressione barometrica non ti ha visto arrivare. La latitudine non ha un'opinione su di te. Sono variabili misurabili, indifferenti e stabili: stesse condizioni, circa stesso risultato al netto del caos. Anche messo in una morsa lo stesso fucile triggerato nello stesso modo contro bersaglio fermo in stanza senza vento, non colpisce lo stesso identico punto, esiste il caos, ma la balistica è addestrabile — puoi ripetere mille volte e ogni ripetizione ti insegna qualcosa. Inoltre, gli studiosi del fenomeno ci hanno detto con largo anticipo dove esattamente sarebbe stata visibile l'eclissi, a che percentuale, e soprattutto che ci sarebbe stata un'eclissi quel giorno e a quell'ora. Le stesse persone non saprebbero dirti cosa starebbe facendo Sara il 24 agosto di pomeriggio anche conoscendola bene. 

Nelle dinamiche sociali e passionali il bersaglio non è un bersaglio. È un altro tiratore.

Ha un'opinione su di te prima che tu apra bocca. La modifica mentre parli. E continua a modificarla dopo, in tua assenza, in conversazioni a cui non partecipi e che puoi solo supporre, come nel tuo caso con l'amica che ha potenziale di sabotaggio attivo. L'altra persona ti osserva mentre la osservi, e il fatto stesso che tu stia mirando entra nel suo calcolo — spesso come dato principale. In balistica l'osservazione non altera la traiettoria. Qui la altera sempre.

Poi c'è tutto ciò che non è misurabile perché non ti è accessibile. La telefonata che ha ricevuto stamattina. Come è finita la sua storia precedente, e quanto tempo fa. La serie che sta guardando su Netflix. Il carico di lavoro di questo mese. La sorella che si sposa. L'uomo che le scrive da febbraio, di cui non sai nulla. La sua storia con gli uomini che ti assomigliano — variabile che ti riguarda in pieno e che non hai generato tu. Lei nasconderà molto altro per malizia o solo per fare buona impressione, ma questi non sono dati nascosti per malizia: sono il suo sistema, non il tuo, e nessuna quantità di analisi te li rende visibili e calcolabili. 

E il sistema non è stabile. Lo stesso tiro, sulla stessa persona, a tre settimane di distanza, non è lo stesso tiro: nel frattempo lei è cambiata, tu sei cambiato, il contesto intorno a voi si è riconfigurato e a lei cambia molto se sta ovulando o no. E anche se conoscessi il suo calendario mestruale, non sapresti cosa cambia a lei, ma alla media delle donne. Tu sembri la media dei maschi? Io no. Forse nemmeno lei. In balistica correggi e ritenti nelle stesse condizioni. Qui non esistono le stesse condizioni due volte.

Da qui il danno vero della metafora sniper, che è metodologico prima che "morale". Se ti valuti sull'esito, in un sistema con questo rumore, non riesci a distinguere il tiro pulito andato a vuoto dal tiro sporco che ha fatto centro per caso.

Questo forum nella sezione dei diari e dei report è PIENO di persone che hanno dipinto il bersaglio attorno a dove si è piantata la freccia. Lo facciamo tutti. Ma qui l'esito non ti insegna niente: ti insegna superstizioni. Ed è esattamente da lì che è arrivata la maggior parte delle "tecniche" circolate nel settore — rumore letto come segnale, coincidenze promosse a regola.

Ho conosciuto qui sopra anche persone che hanno fondato un metodo di seduzione basandosi su una cosa che stavano provando a fare con una sola tipa, che nemmeno ci stava. Ti sembrerà assurdo ma sono meglio di moltissimo materiale che circola e che proviene da persone che non ci hanno mai nemmeno provato con una tipa. In ogni caso, è materiale inutile in senso assoluto, l'uno e l'altro. Meglio o peggio che sia in termini relativi. 

Machine gun e sniper, quindi, non sono due scuole opposte. Sono la stessa scuola. Una tratta l'altra persona come bersaglio intercambiabile, e conta il numero di colpi in sagoma, l'altra come bersaglio prezioso e conta il numero di colpi alla testa o nel bersaglio piccolo al centro del tronco: in entrambi i casi come bersaglio, cioè come oggetto passivo che sta lì e aspetta il colpo, un colpo influenzato da variabili fisiche e calcolabili. 

Kyudo

Ai tempi di Schegge di Cuore avevo introdotto un'altra immagine, e la ritiro fuori qui perché è l'unica delle tre che non ha bisogno di un bersaglio-oggetto per funzionare.

Il Kyudo è il tiro con l'arco giapponese, e la sua particolarità è epistemologica. Il tiro è giudicato sulla forma, non sul centro. Il principio si chiama seisha seichū — "tiro corretto, centro corretto". Non vuol dire che chi tira bene colpisce sempre. Vuol dire che il centro è una conseguenza, non un obiettivo: l'unica cosa su cui hai giurisdizione è la tua esecuzione.

E l'esecuzione è scomposta in otto fasi, l'hassetsu, ognuna allenabile e correggibile: la posizione dei piedi, l'assetto di busto e bacino, l'impostazione dell'arco, l'alzata, l'apertura, la pienezza — l'arco teso al massimo, prima del rilascio, la fase più difficile perché sembra tempo perso e non lo è — il rilascio, e poi l'ottava.

L'ottava non riguarda la freccia. Si chiama zanshin, e riguarda te, dopo: la forma e la compostezza che mantieni quando il colpo è già partito e non puoi più intervenire. Nel Kyudo il tiro non finisce quando la freccia parte o colpisce, ma quando smetti di essere in forma. Un tiro tecnicamente perfetto con uno zanshin scomposto è un tiro sbagliato.

A nessun arciere si chiede di controllare il vento. Gli si chiede di controllare le sue caviglie.

E attenzione, perché qui si annida l'equivoco: valutarsi sulla forma invece che sull'esito non è più indulgente, è più severo. Chi si valuta sul risultato ha sempre un alibi pronto — non era il momento, non era la persona giusta. Oppure ha il vento a favore che gli aggiusta un tiro maldestro regalando un risultato. Chi si valuta sulla forma deve rivedere il proprio tiro fotogramma per fotogramma, e lì gli alibi e la fortuna non entrano.

Tradotto sul terreno, la separazione è netta e vale la pena tenerla scritta da qualche parte.

Dipende da te: cosa dici e come lo dici, il tempismo, la calibrazione sulla persona reale e non su un modello, il tuo stato fisico e nervoso, la logistica che hai preparato, il valore che hai accumulato prima del tiro, il modo in cui esci di scena, e cosa fai nelle settantadue ore dopo, ossia quando hai già scoccato e speri nel risultato. 

Non dipende da te: la sua storia, il suo momento, le sue alternative, i suoi tempi, la sua decisione, le persone che le parlano male di te, ecc. 

Il lavoro sta tutto nella prima colonna. La seconda è il meteo.

E qui torno alla tua frase.

"Se non si farà viva, pazienza, il mio l'ho fatto."

Quello è zanshin. Non consolazione né rassegnazione mascherata da equilibrio: è l'ottava fase, eseguita correttamente. Hai mantenuto la forma dopo il rilascio.

La differenza tra dirlo per rimanere in piedi nella frustrazione e dirlo perché è tecnicamente vero è che nel secondo caso diventa ripetibile. Lo puoi fare continuamente. E un uomo che sa tirare pulito e tenere lo zanshin può tirare ancora, molte volte, senza consumarsi a ogni colpo che non arriva.

E adesso la parte che sembra un paradosso e non lo è.

Una persona che tira pulito lo fa molte volte. Non decine di tentativi in una sera: molte volte nell'arco di una vita, con la stessa cura ogni volta. E a quel punto è lecito chiedersi dove sia la differenza dalla machine gun, visto che i colpi sono tanti in entrambi i casi.

La differenza sta in cosa stai ottimizzando. La machine gun ottimizza il volume di tentativi per prendere almeno qualcosa: prendere qualcosa a caso è l'obiettivo e la qualità del singolo tiro è il prezzo che paghi per averla. Il Kyudo ottimizza il tiro: la quantità arriva come conseguenza, perché un tiro pulito ti costa poco e uno sporco ti consuma. 

Chi smitraglia si logora su due fronti, e conviene tenerli distinti perché non si pagano nella stessa valuta.

Il primo è interno. Ogni tiro sparato senza cura sperando di colpire qualcosa è comunque un tiro caricato di aspettativa, e ogni aspettativa disattesa lascia un residuo. Il residuo si accumula in due forme che sembrano opposte e lavorano insieme: aspettative sempre più gonfie, per giustificare lo sforzo, e paura sempre più concreta, perché il conto dei no cresce e ferisce. Un uomo così arriva al colpo successivo già carico, e la carica si sente prima che apra bocca. È il motivo per cui il volume degrada proprio quello che dovrebbe migliorare: dopo un po' non stai più calibrando su chi hai davanti, stai gestendo il tuo stato in emergenza perché hai bisogno del risultato. 

Il secondo fronte a logorarsi è sociale, ed è il più costoso perché non è custodito da te. La tua reputazione non sta nella tua testa: sta nella testa degli altri, e gli altri parlano continuamente tra loro se c'è da criticare. Nei contesti dove viviamo che non siano vacanze o megalopoli — il quartiere, la palestra, il lavoro, il giro di amici, l'ambiente universitario — smitragliare non produce cento tentativi indipendenti. Produce una singola voce inabissante che cammina, e che arriva prima di te. Entro un paio di stagioni hai bruciato il terreno su cui sarebbero cresciute le prossime.

E qui sta l'asimmetria che decide tutto. Il logoramento interno si recupera: basta fermarsi, magari andare a pagamento, e il serbatoio si ricarica. Quello sociale no, addirittura può peggiorare con le pro, per assurdo — perché è depositato in persone su cui non hai giurisdizione, che non ti devono un aggiornamento e che non hanno alcun motivo di rivedere il loro giudizio, ma ci tengono che sia svalutante. Il primo fronte personale lo paghi tu. Il secondo fronte sociale lo paga il tuo futuro.

Il tiro pulito è l'unico che non consuma il campo. Un no incassato con forma non ti toglie niente: quella persona parlerà di te, e ne parlerà in modo che lavora a tuo favore anche dove tu non arrivi. Chi tira in forma può continuare per anni senza consumarsi a ogni colpo che non arriva, e senza consumare il terreno intorno.

Il volume, in questo caso, non è la strategia per prendere almeno qualcosa, ma è l'effetto collaterale della sostenibilità.

E qui c'è la seconda cosa, che è quella che conta.

Nel Giappone del Seicento un monaco Rinzai, Takuan Sōhō, scrive una lettera al maestro di spada Yagyū Munenori — istruttore di scherma dei primi tre shogun Tokugawa, quindi non un teorico. Il testo si chiama Fudōchi Shinmyōroku, "Testimonianza segreta della saggezza immobile", è contenuto ne "Lo Zen e l'Arte della Spada" e la sua tesi centrale è una sola, ripetuta in venti modi: il problema del combattente non è la distrazione, è la mente che si ferma.

In italiano l'immagine migliore per capire "mente che si ferma" è "luogo di stallo (in cui la mente si ferma)", rende meglio di qualunque perifrasi esoticheggiante. 

Se la tua mente si ferma sulla spada dell'avversario, muori. Perché nell'istante in cui si è fissata su un punto ha smesso di essere disponibile per tutti gli altri. La soluzione proposta non è concentrarsi di più: è mushin, la "non-mente" — che non significa mente vuota, e non significa disinteresse. Significa mente che non si aggrappa. Takuan la descrive come un gatto davanti al topo: attentissimo, e attaccato a niente.

Ma conosco una metafora migliore, da un poema del monaco Bukkoku: lo spaventapasseri, pur non prestando alcuna attenzione al proprio compito, non è collocato invano nei campi di montagna.

Lo spaventapasseri non prova a "non fissarsi" sul risultato del suo lavoro di spaventare uccelli, sta lì nel posto giusto e nella forma giusta ed è la sua presenza a fare il lavoro.

Ora rileggi la metafora sniper con questa chiave di lettura, questa lente. Il cecchino è la mente che si ferma in un luogo di stallo. Tutta la sua tecnica consiste nel fissarsi su un punto — è il suo vanto, e ci lavora molto, non è una critica o un suo difetto accidentale. E l'esito è esattamente quello che Takuan descrive: chi si ferma su un bersaglio smette di percepire il campo. Infatti deve avere l'accompagnatore che tiene d'occhio il campo. Il cecchino non vede più chi altro c'è nella stanza, non vede più i dati che gli dicono che quella traiettoria è chiusa, non vede più nemmeno la persona reale — vede un bersaglio e le variabili in gioco.

Ed è per questo che perde il potere di scegliere, che era la cosa che la metafora gli aveva promesso. Avevamo detto che chi smitraglia rinuncia a scegliere per definizione: prende quello che risponde. Chi fa il cecchino crede di essere l'unico che sceglie, ma avendo puntato tutto su un bersaglio ed essendo in stallo sul calcolo delle variabili per quel bersaglio finisce per accettare e ricalcolare qualunque condizione quel bersaglio gli conceda — briciole, tempi impossibili, ambiguità che non tollererebbe da nessun altro. Arrivano allo stesso posto per strade opposte: nessuno dei due sceglie più. Uno per eccesso di apertura, l'altro per eccesso di fissazione.

E attenzione a un punto, perché qui si sbaglia quasi sempre. Mushin non si ottiene decidendo di non fissarsi e sfocando la visuale. Takuan è esplicito: lo sforzo di non fermare la mente è a sua volta un modo di fermarla. "Non pensare a lei" è pensare a lei. Chi si impone il distacco sta lavorando sul bersaglio esattamente quanto chi si ossessiona, solo con più fatica e peggiori risultati — e si vede benissimo da fuori, perché il distacco esibito è la cosa più trasparente che un uomo possa fare. La mente non si stacca dal bersaglio a comando e sicuramente non fissandosi che si debba staccare dal bersaglio. Si stacca quando ha altro di reale su cui posarsi: una vita che non è in attesa, un lavoro che ti prende, persone che ti interessano davvero, un corpo da vivere, tiri puliti da caricare e lasciar andare. La non-fissazione non è uno stato mentale che decidi. È la conseguenza di come hai costruito la tua vita — ed è il motivo per cui tutto il lavoro serio si fa prima del tiro, non durante.

L'unico che continua a scegliere è chi tira pulito, non controlla comunque il risultato. Ma non si è mai messo nella condizione di dover accettare cose che non sceglie. Accettare quello che risponde "colpito" nel caso del mitragliatore, accettare distanza, vento, condizioni di tiro nel caso dello sniper.

Dettato e riletto mentre mi sono scoperto a pensare a cosa rispondere a una ragazza che mi ha scritto. Una che da fine maggio non ho né visto né avuto modo di considerare.

La prima domanda che mi sono fatto nel pensare a cosa rispondere è stata: qual è il mio scopo con questo messaggio? Che obiettivo ho?

Non ne avevo. Vogliamo cose diverse e se c'è stato finalmente un allontanamento non lo voglio bruciare con un contatto, le voglio dare lo spazio per conoscere qualcuno, e comunque non ho tempo per TRIBE o BLOOD, non ne ho. 

Poi mi sono fermato. Perché quella domanda lì è il luogo di stallo. È la mente che si ferma sul bersaglio. Sull'obiettivo che voglio colpire con la comunicazione. Avevo appena finito di dettare tremila parole sulla forma a prescindere dal bersaglio, e stavo cercando il bersaglio a cui mirare. 

Mi sono ricordato che l'obiettivo è un tiro pulito e degno.

E ho scritto.

Non so come andrà a finire ed è irrilevante: quella parte lì non mi riguarda. Ma il messaggio che è partito era migliore di quello che avrei calcolato — perché ha risposto due audio ma non sto guardando cosa risponde, sto bene per cosa ho scritto. 

Uno spaventapasseri nel luogo giusto, nella forma giusta. 

[Alice, ti dispiace creare un'immagine con me spaventapasseri in Giappone con tutti i passerotti che mi camminano sulle braccia, che beccano i semini per terra... che carini...]

Ho letto ieri notte il tuo messaggio mentre stavo per entrare in discoteca, e tra la confusione e un po' d'alcol, capisci bene che non riuscivo ad elaborare una risposta al tuo messaggio, lo faccio adesso e con calma.

Vorrei innanzitutto ringraziarti per il tempo che hai speso per scrivere questa bellissima risposta, tra l'altro l'associazione che hai fatto all'arte del Kyudo giapponese l'ho apprezzata tantissimo, come del resto ho apprezzato tempo fa' la serie sul tubo, schegge di cuore.

Non sono mai stato una machine gun, ieri in disco vedevo uomini che vagavano senza una meta, che sparavano i propri colpi con una benda sugli occhi, ciechi, un colpo dopo l'altro senza mai ottenere nessun risultato, nessuna reazione dal bersaglio che precedentemente avevano cerchiato.

Io stavo beato invece, mi godevo la serata, si certo vi erano donne che spesso e volentieri mi lanciavano sguardi, su tutte una morettina che stava accompagnata dalla sua amica bionda, perseverava con l'eye contact, ma non mi attizzava, per quanto poteva muoversi sensualmente e lanciare segnali di fuoco per farsi facilmente bersagliare, ho preso il mio tempo per capire e ragionare sulla questione, perché illuderla?

Perché passare ad una cinta di munizioni da guerra, quando con una faretra e poche frecce da scoccare mi trovo a mio agio.

Le ho solo fatto un cenno col bicchiere in mano, e un sorriso, si è messa a ridere e ha ricambiato, stavo bene così, proprio come il tuo zanshin.

Non amo forzare gli esiti, e non mi piace sparare a raffica su cento bersagli sperando di colpirne almeno uno, sto bene così.

Grazie Aivia.

  • Grazie! 1
  • Abbraccio 2
Wyatt99
Inviato
3 minuti fa, Bad_Medicine93 ha scritto:

Ho letto ieri notte il tuo messaggio mentre stavo per entrare in discoteca, e tra la confusione e un po' d'alcol, capisci bene che non riuscivo ad elaborare una risposta al tuo messaggio, lo faccio adesso e con calma.

Vorrei innanzitutto ringraziarti per il tempo che hai speso per scrivere questa bellissima risposta, tra l'altro l'associazione che hai fatto all'arte del Kyudo giapponese l'ho apprezzata tantissimo, come del resto ho apprezzato tempo fa' la serie sul tubo, schegge di cuore.

Non sono mai stato una machine gun, ieri in disco vedevo uomini che vagavano senza una meta, che sparavano i propri colpi con una benda sugli occhi, ciechi, un colpo dopo l'altro senza mai ottenere nessun risultato, nessuna reazione dal bersaglio che precedentemente avevano cerchiato.

Io stavo beato invece, mi godevo la serata, si certo vi erano donne che spesso e volentieri mi lanciavano sguardi, su tutte una morettina che stava accompagnata dalla sua amica bionda, perseverava con l'eye contact, ma non mi attizzava, per quanto poteva muoversi sensualmente e lanciare segnali di fuoco per farsi facilmente bersagliare, ho preso il mio tempo per capire e ragionare sulla questione, perché illuderla?

Perché passare ad una cinta di munizioni da guerra, quando con una faretra e poche frecce da scoccare mi trovo a mio agio.

Le ho solo fatto un cenno col bicchiere in mano, e un sorriso, si è messa a ridere e ha ricambiato, stavo bene così, proprio come il tuo zanshin.

Non amo forzare gli esiti, e non mi piace sparare a raffica su cento bersagli sperando di colpirne almeno uno, sto bene così.

Grazie Aivia.

Bravo! Ti capisco molto bene.

Non giudico coloro che vagano senza una meta, perché l'ho fatto anche io.

Ma capisco bene il tuo punto di vista: probabilmente è proprio quando arrivano questi momenti che capiamo cosa significa "essere in pace con se stessi".

Eh si, bei ricordi e bei momenti. Molti direbbero: "hai perso N occasioni" però poi ci pensi a questa frase e sorridi.

Bravo! andiamo avanti su questa strada, amico mio.

  • Grazie! 1
Seth44
Inviato (modificato)
20 ore fa, Quintessenza ha scritto:

E quindi mi ricordo che non esiste nessuno scaldare, nessuna arroganza, nessuna tempistica giusta da seguire.

Se la attrai e le piaci davvero tutto il resto passa in secondo piano.

È indiscutibile, ma sai bene come il più delle volte ci si trovi in una situazione intermedia in cui possono essere i dettagli a fare la differenza; una situazione, vale a dire, in cui non si strappa i capelli per te ma tutto sommato un po' le piaci, le piaciucchi, non le dispiaci. Non abbastanza da farle aprire le gambe in tempo zero, ma magari abbastanza da poterla spingere a farlo, nelle giuste circostanze e con le giuste azioni. E lì sì che ci si deve lavorare. 

Modificato da Seth44
  • Mi piace! 1
Bad_Medicine93
Inviato
1 ora fa, Seth44 ha scritto:

E lì sì che ci si deve lavorare. 

E mi chiedo quale siano ste azioni?

Qual'è potrebbe essere mai la chiave di volta in questo caso, cosa dire, o fare in un contesto dove già la sua natura ha già deciso a priori.

Io credo invece, che una donna sappia se le piaci o meno, il resto dei freni se li crea con le sue paranoie, quelle del suo retaggio culturale e sociale.

Ma la sua vagina sa già dal primo sguardo che vi siete scambiati, se ti vorrebbe dentro o no.

Seth44
Inviato
15 minuti fa, Bad_Medicine93 ha scritto:

il resto dei freni se li crea con le sue paranoie, quelle del suo retaggio culturale e sociale.

Hai detto poco... 

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