ξรô†ïcø [Élite] 1508 Inviato 13 Luglio 2013 Inviato 13 Luglio 2013 Sto ipotizzando di soffrire di questo disturbo, esperienze a riguardo?
Vanity [Élite] 225 Inviato 13 Luglio 2013 Inviato 13 Luglio 2013 è un disturbo che riguarda chi fa specifiche professioni. Tu che professione svolgi?
ξรô†ïcø [Élite] 1508 Inviato 14 Luglio 2013 Autore Inviato 14 Luglio 2013 (modificato) Faccio il sistemista.Mi ritrovo perché ricevo numerose chiamate dai clienti interni, sono rimasto solo a gestire la baracca (quando il mio socio se ne è andato non hanno assunto nessuno per compensare, è da febbraio che sono solo), l'organizzazione della mia azienda fa schifo e i clienti interni si trovano spesso senza servizi che io non ho tempo materiale di ripristinare. E si lamentano tutti con me. Inoltre ho mille "capi", ciascuno che dà un ordine differente (spesso, divergenti), e quasi nessuno di loro è abbastanza tecnico da percepire le priorità, quindi si attaccano alle lamentazioni dei clienti interni che frignano di più (anche se magari sono sciocchezze). in tutto questo aggiungiamoci: mancato riconoscimento professionale (livello), da 5 anni, non esisto neanche nell'organigramma, sensazione di inutilità, di impotenza, mancanza di controllo nei processi decisionali che dovrebbero riguardarmi (mi ritrovo a dover risolvere i problemi tecnici per via di decisioni prese da altri, sulle quali un consulto avrebbe risolto tantissime rogne), e una generale mancanza di speranza che la situazione cambi. In effetti vorrei cambiare azienda ma in questo stato (sto ricadendo in depressione) non me la sento di lasciare un T.I. Vorrei tornare in forma a sufficienza da riuscirmi a proporre fuori. Modificato 14 Luglio 2013 da ξรô†ïcø
Vanity [Élite] 225 Inviato 14 Luglio 2013 Inviato 14 Luglio 2013 La sindrome da burnout colpisce chi esercita professioni di "aiuto" ovvero quelle professioni in cui si interagisce con con il prossimo allo scopo di salvargli la vita o migliorarla, ad esempio, medici, infermieri, assistenti sociali, insegnanti, educatori, poliziotti, ecc..In sostanza chi intraprende con troppo entusiasmo una professione con la quale si prefigge lo scopo di cambiare il mondo, dedicando la propria vita agli altri per raggiungere questo scopo è un possibile bersaglio della sindrome da burnout poichè a lungo andare si renderà conto che il suo slancio eroico e la sua dedizione non sono adeguatamente ricompensati da un risultato concreto. Ciò porta ad una frustrazione e ad un senso di fallimento dell'individuo dal punto di vista professionale ma anche personale, poichè egli identifica lo scopo della propria professione con la missione della propria vita. Rassegnandosi al fallimento e convinto che ogni suo sforzo sia stato vano, raggiungerà uno stato di cinismo e di distaccamento dal proprio lavoro antitetico all' entusiasmo iniziale e una condizione generale di apatia e depressione nei confronti anche di ogni altro aspetto della sua vita.Ora per quanto riguarda la tua situazione mi sembra che abbia poco a che vedere con la sindrome da burnout, ma sia un generale senso di frustrazione per il tuo lavoro dovuto alla difficoltà nel rapporto con i tuoi capi e l'insoddisfazione per il tuo mancato riconoscimento professionale. Personalmente odio il lavoro dipendente, la mia aspirazione è una libera professione poichè non sopporto l'idea che qualcuno possa darmi degli ordini, ma è una concezione soggettiva e mi rendo conto che se per tutti fosse così il sistema cadrebbe a rotoli, quindi non sono la persona più adatta a fornire consigli in questo campo.Un consiglio però sempre valido che si può applicare anche in questo campo e che a me ha cambiato molto la concezione della vita è quello di trovare il proprio valore in sè stessi e non nell'approvazione altrui. Se il tuo lavoro ti piace fallo al tuo meglio ma non aspettarti che li altri riconoscano il tuo impegno. La depressione è una scelta che danneggia solo te e non ti aiuterà a risolvere il problema.
ξรô†ïcø [Élite] 1508 Inviato 14 Luglio 2013 Autore Inviato 14 Luglio 2013 in senso lato il mio è un lavoro di "aiuto". gli uffici che curo sono tutti in difficoltà e ogni mio intervento può servire a garantir loro la sopravvivenza. Grazie al tuo messaggio mi sto tuttavia rendendo conto che mi sto lasciando troppo influenzare dalla percezione troppo personalistica che alcuni miei clienti interni mi trasmettono, in merito al supporto che mi viene da loro chiesto. Oh, cazzo, sono computer (o simili), vaffanculo. Se non funzionano, si arrangeranno in altro modo.E se non ci riesco, beh il problema è loro (che rischiano il posto), o della struttura (che non raggiunge gli obiettivi per carenze strutturali), non mio. Io ho solo due braccia e due gambe, e nelle mie 8 ore di lavoro posso fare quello che posso fare. Sul non cercare gratificazioni altrui ci ho già lavorato in passato, e i miglioramenti sono stati tangibili. Rifletterò per capire se ci sono ancora margini di intervento. Sulla depressione, beh, chiamarla scelta è quasi offensivo. Per lo meno non è una scelta conscia. Comunque, sono tornato in psicoterapia, vediamo cosa ne vien fuori. Grazie della risposta.
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