comeback [Partecipante] 3069 Inviato 24 Agosto 2014 Inviato 24 Agosto 2014 Non sarò certo io a consigliarti la facoltà, ma posso darti indicazioni. La scelta principale e' l'Ateneo in cui studiare : la scelta per me e' determinante, costituendo gran parte della tua prospettiva futura e anche della tua formazione/crescita. Coloro che ti dicono che una universita' vale l'altra, son disinformati o in cattiva fede. Alcune universita' oltre a funzionare decisamente meglio, oltre ad avere all'interno un ambiente piu' dinamico, hanno relazioni con aziende e quasto ti facilita l'accesso a certe opportunità che ripeto altri atenei non hanno. Inoltre le universita più prestigiose sono più rapide nella conquista del titolo, non che siano più facili ma forse il livello di frustrazione del corpo docente e' meno forte di quello di atenei meno famosi dove tutto e' più complesso. Non sto qui a dire che siano più facili, ma sicuramente non ti bocciano se non sai la nota alla pagina 349. Quindi : - un ottimo ateneo prima di tutto Power ha reagito a questo 1
Droogo [Partecipante] 52 Inviato 24 Agosto 2014 Inviato 24 Agosto 2014 Non ti consiglio nulla di particolare, se non quello di scegliere in funzione delle tue capacità e aspirazioni. In compenso ti riporto un'estratto del libro di Severgnini intitolato "Gli Italiani di Domani". Io l'ho letto a corso di studi ultimato, tuttavia l'ho trovato molto illuminante e motivante. Ve lo prometto: eviterò i sermoni e l'autobiografia. Insieme alla bici da corsa, alla cucina gourmet e allo spettacolo delle ragazze d'estate costituiscono le tentazioni di chi ha i capelli metallizzati, radi o assenti. Troverete, nelle prossime pagine, solo pochi ricordi: se li ho utilizzati è per aiutare chi legge, non per consolare chi scrive. E nessun paternalismo, spero. Noi siamo la generazione cui ancora rubavano l'autoradio: il rischio esiste. Sulla gente che offre buoni consigli quando non può più dare cattivi esempi, tuttavia, sono state scritte memorabili canzoni. L'esperienza è un antipasto preparato da qualcun altro. Si può assaggiare o rifiutare, e in ogni caso non bisogna consumarne troppo. Il libro che state per leggere non è riservato ai laureati, ai ventenni o ai giovani: categoria vasta, generica e insidiosa. Anche se è nato nelle università - come spiegherò alla fine - Italiani di domani è destinato a chi vuole provare a ragionare sul proprio futuro, e magari a cambiarlo. Se vogliamo riprogrammare noi stessi e il nostro Paese - brutto verbo, bel proposito - dobbiamo continuare a provarci, anche quand'è finito il tempo epico della gioventù. Nelle prossime pagine troverete otto passaggi; se preferite, otto chiavi per il futuro. Ognuno contiene altrettante sottopassaggi. Otto è un numero sensuale e simmetrico: non piace solo ai cinesi, che di queste cose se ne intendono. Sono le otto T del tempo che viene: prendetele o scartatele, tutte o in parte. Se le scartate, però, pensate perché lo fate. È comunque un buon esercizio. 1 TALENTO - Siate brutali La ricerca del proprio talento non è soltanto una forma di convenienza e un precetto evangelico: è una prova di buon senso. Scoprire ciò che siamo portati a fare - qual è la nostra attitudine o predisposizione - richiede tempo; e non risolve i nostri problemi di lavoro, realizzazione personale o inserimento sociale. Però aiuta. Se il vostro talento corrisponde alla vostra passione, tanto meglio. Se così non fosse, siate onesti - anzi, spietati - con voi stessi. Ricordo quanto mi piacesse giocare a calcio, da ragazzo. Correvo, contrastavo, crossavo, rientravo. Purtroppo, non possedevo la combinazione di intuizione, fantasia e tecnica che vedevo in alcuni avversari e compagni di squadra. Riconoscevo intorno a me il talento, ed ero abbastanza onesto - o non così sciocco - da ammetterlo: potevo mettere in campo solo la mia buona volontà, e non bastava. Sui giornali, oggi, leggo colleghi che scrivono come io calciavo al volo di sinistro. Ma non hanno avuto la capacità di capirlo, o la forza di ammetterlo. 2 TENACIA - Siate pazienti L'invito alla pazienza è fuori moda, lo so. Chiamatela tenacia, allora. È l'abilità di identificare un obiettivo e inseguirlo. È la capacità di tener duro. È l'abitudine alla fatica. È la forza di sopportare un capo insopportabile. È la calma con cui si cercano i risultati, sapendo che occorre seminare per raccogliere. E non basta: occorre conoscere semente e terreno. Vengo da molte generazioni di agricoltori: questo aspetto non mi può sfuggire.Solo la costanza dei comportamenti produce risultati. Le cose buone fatte saltuariamente servono poco. Su noi italiani pende il sospetto metodico dell'inaffidabilità. Siamo i campioni mondiali del bel gesto, che richiede generosità e teatralità. Siamo meno bravi nei buoni comportamenti, che impongono metodo e coerenza.Il talento non basta: occorre tenacia. Tra una persona talentuosa senza tenacia e un'altra tenace, ma senza talento, sarà quest'ultima a ottenere i risultati migliori. 3 TEMPISMO - Siate pronti Talento e tenacia non sono sufficienti, bisogna possedere il senso del tempo. La consapevolezza che le cose cambiano, e noi cambiamo con le cose. I californiani Byrds ( Turn! Turn! Turn! ), l'argentina Mercedes Sosa ( Todo cambia ) e il greco Eraclito ( Sulla natura ), in fondo, ci dicono la stessa cosa. Non si scende mai due volte nello stesso fiume;nulla è perenne, tranne il cambiamento.Il mutamento dev'essere visto come un'opportunità, non una fonte d'ansia. Il tempismo - la capacità di cogliere il momento - è una qualità; l'opportunismo, un difetto. Il tempismo è la virtù di chi guarda il mondo che gli gira intorno, e trova l'attimo e il modo per salire a bordo. L'opportunismo è il vizio di chi pretende il turno, e non si diverte nemmeno.La scaramanzia è stupida, ma le coincidenze sono stupende. Poiché giochiamo con le T, quindi, ricordate i Treni che Transitano. C'è chi li prende in corsa, e chi non li vede nemmeno se si fermano davanti e spalancano le porte. Per rimanere a bordo, poi, occorre essere buoni passeggeri. Anzi, passeggeri utili. Quando l'occasione arriva, bisogna farsi trovare pronti. Conoscere una tecnica, una disciplina, un'arte, un meccanismo, un mezzo, uno strumento, una lingua: tutto serve, e qualcosa si rivelerà indispensabile. Tecnica e perizia sono vocaboli desueti; ma saper fare le cose, al momento giusto, non passerà mai di moda. 4 TOLLERANZA - Siate elastici Quante volte usiamo espressioni come «assolutamente sì», «sicuramente», «senza dubbio»? Troppe, probabilmente. Coltivate le sfumature, tollerate l'imperfezione, modificate gli obiettivi. Quando i fatti cambiano, è sciocco non cambiare opinione. Ha scritto il poeta Valerio Magrelli: «Talvolta bisogna saper scegliere il bersaglio dopo il tiro». Accettate i compromessi: ma non tutti e non sempre. Talvolta sono l'unica alternativa al conflitto. Ma devono essere decorosi. Vi chiederete: qual è il metro di giudizio? Semplice: se diventassero pubblici, non devono mettervi in imbarazzo. Ecco perché i compromessi della politica - pensate a certe nomine e a certi accordi - sono spesso sbagliati: perché sono irriferibili. La tolleranza è come il vino: un po' fa bene, troppa è dannosa. Un eccesso che ha indebolito l'Italia, e rischia ancora oggi di portarci a fondo. L'indulgenza riservata agli amici, la severità invocata per gli avversari, l'abitudine a considerare fisiologici comportamenti patologici. Il mondo dell'università e del lavoro sono pieni di brutte abitudini, accettate silenziosamente, quasi per stanchezza. Quando il malcostume viene reso pubblico, si passa dalla rassegnazione all'indignazione. Ma passa in fretta anche quella. Costa fatica. 5 TOTEM - Siate leali Alzate un totem, e restategli fedeli. Stabilite le vostre regole: non si ruba, non si mente, non si imbroglia: l'elenco non è poi così lungo. Non spetta a un libro - di sicuro non a questo - decidere quante e quali regole: l'importante è averne, e rispettarle. Diffidate di chi s'appella all'etica e si fa scudo con la religione: guardate cosa fa, non cosa dice di voler fare. «Il fine giustifica i mezzi» può essere un (imperfetto) riassunto del pensiero di Niccolò Machiavelli. Di sicuro, Gesù Cristo non l'ha mai detto.L'Italia non cambierà finché migliaia di voi, italiani di domani, non verranno da migliaia di noi - i vostri padri e le vostre madri, i vostri datori di lavoro, i vostri superiori - a dire: «Così non si fa». Un figlio che entra in una stanza, si chiude la porta alle spalle e pronuncia queste quattro parole vale più di qualsiasi magistrato, carabiniere, finanziere, consulente, editorialista e confessore.Il peccato più grave è convincervi dell'inutilità dell'onestà. 6 TENEREZZA - Siate morbidiPerfino gli economisti, introducendo il concetto di GNH ( Gross National Happiness , felicità interna lorda), hanno capito che il benessere non si riduce ai numeri. Il benessere collettivo dipende da molti altri fattori, che si possono riassumere nel concetto di qualità della vita. Un'area dove noi italiani godiamo di molte fortune (storiche, geografiche, climatiche, artistiche, alimentari e caratteriali). Sembrano essere gli stranieri, tuttavia, a capirlo più in fretta. 7 TERRA - Siate apertiGli intolleranti, spesso, sono soltanto ignoranti. Non dispongono di termini di paragone, giudicano il mondo chiusi nel loro angolo. La possibilità di confronto è una ricchezza, una gioia e una fortuna. Insegna la prospettiva, i modelli e le relazioni. Essere aperti è un vantaggio; e non costringe a dimenticare le proprie origini, come pensa qualcuno.David Brooks, celebre columnist del «New York Times», ha assistito a un concerto di Bruce Springsteen a Madrid e si è stupito di trovarsi fra migliaia di giovani spagnoli che gridavano « Born in the USA! ». Poi ha capito. Il successo internazionale di Springsteen dipende dalla capacità di ricordare sempre chi è, da dove viene, cosa lo ha formato e lo ha ispirato. I ragazzi, le strade e le notti del New Jersey sono universali perché il Boss è rimasto un prodotto locale. Potremmo dire, se l'espressione non fosse abusata: non ha perso le proprie radici. Vale per lui, vale per voi, vale per tutti. Se siete attirati dal mare aperto del mondo, andate. Partite. Scappate. Ma ricordate che una nazione, una regione, una città, un quartiere, una scuola, un'associazione, un gruppo di amici e una famiglia sono il porto da cui siete partiti; e dove, magari, tornerete. Anche nomadi e marinai hanno patria. 8 TESTA - Siate ottimistiI motivi per essere pessimisti ci sono sempre. Anche quelli per essere ottimisti. È una questione di atteggiamento. Anzi, di testa. Guardate la storia recente: i vostri nonni, bene o male, hanno ricostruito l'Italia; ma i vostri genitori - la mia generazione - non hanno agito con altrettanta lungimiranza. Abbiamo arredato il Paese per starci comodi, senza pensare al futuro e senza badare a spese. La fattura, adesso, è nelle vostre mani. Motivo per essere ansiosi, irritati e delusi? Certamente. Ma ansia, irritazione e delusione non portano lontano. Un consiglio, quindi, che è anche una preghiera: siate indulgenti, e tirate diritto. Se vogliamo restare all'allegoria marinara del passaggio precedente: le recriminazioni sono àncore nella sabbia, impediscono di prendere il largo. Le generazioni (gli imperi, le nazioni, i governi, le aziende, le famiglie, le coppie) si perdono per sufficienza, mollezza e cattive abitudini. Non a causa delle tempeste. Questa non è una giustificazione per noi, ma potrebbe essere una (piccola) consolazione per voi.Portate talento, tenacia, tempismo e tolleranza in ciò che fate. Difendete i vostri ideali, guardate la vita con ironia, non dimenticate chi siete e da dove venite. Portate per il mondo quel «sentimento italiano senza nome» (Goffredo Parise) che ci rende speciali.Soprattutto, non diventate cinici. I protagonisti delle moderne tristezze italiane, trent'anni fa, erano come voi: terminavano gli studi, iniziavano a lavorare, annusavano il futuro, avevano la luce negli occhi. Allora volevano cambiare il mondo. Oggi, al massimo, l'automobile. Se è di servizio, meglio.Ripeto: voi non potete sognare, voi dovete farlo. Questo è l'unico ordine. Gli altri erano solo consigli. Beppe Severgnini
Fudōshin [Élite] 253 Inviato 24 Agosto 2014 Inviato 24 Agosto 2014 (modificato) Il problema dell'ateneo non si pone, fortunatamente essendo di napoli, c'è la federico 2 che mi da la possibilità di avere a portata di mano quasi tutte le facoltà quindi non c'è il problema dello spostamento Ti sei informato anche per quanto riguarda la qualità dell'università? Nel caso in cui non fosse buona (la mia è un'ipotesi, essendo poco informato) e hai la possibilità di trasferirti in un'altra città, ti consiglio di studiare altrove. white lion hai preso in pieno alcuni dei miei stessi dubbi: la paura di fare una scelta non adeguata e sprecare degli anni della tua vita quando avresti potuto impiegarli in modo più produttivo. Tu cosa studi? Si mi sono informato per quanto riguarda ingegneria gestionale, e mi hanno detto che non conviene farla, perchè essendo un ibrido non ti permette di avere ne buone competenze ingegneristiche ne buone competenze nel campo economico. Le competenze ingegneristiche derivano dai vari esami di matematica/fisica dei primi anni, esami che a gestionale non mancano. Anche perchè conosco un ragazzo laureato da un paio di anni con 110 in ingegneria gestionale e che anche avendo mandati moltissimi curriculum non è riuscito ancora a sfondare nel campo lavorativo Secondo Almalaurea, il 78% dei laureati della magistrale in gestionale al Federico II trova lavoro (dati del 2013). La percentuale di occupazione dei laureati nel medesimo corso del Politecnico di Torino e dell'università Tor Vergata a Roma è del 92% (stessa fonte). Quindi diciamo che come scelta ingegneria gestionale non mi tenta più di tanto Se non ti piace, non voglio certo convincerti che sia la scelta giusta per te. Ma le motivazioni che esponi non sono solide. Ti consiglio economia fatta bene e lo studio parallelo di una o due lingue fatte altrettanto bene. economia perchè ti da la base per ricoprire ruoli alto manageriali, per contro ingegneria ti garantisce un accesso più facile in aziende manifatturiere, ma poi rischi di morire da tecnico (due palle). Non mi risulta che gli ingegneri lavorino principalmente in aziende manifatturiere, ma anche nel settore ICT. Parlando di esperienza personale, un mio conoscente - ingegnere è manager, e tempo fa mi disse che molti suoi colleghi avevano lo stesso titolo. Lascia perdere ing gestionale....è stata la moda di qualche anno fa che però ha/sta dimostrando i suoi limiti... Fonte? ripeto il mio consiglio è economia, ma non fatta al minimo. infine esiste un modello (basato su una ragnatela) sviluppato per definirere la domanda di lavoro futura sulla base della domanda e offerta attuale...semplificando molto scegli quello che oggi sembra inflazionato... SM Evita le ingegnerie pesanti. Poca figa, tanto studio e come premio una vita da tecnico-dipendente Quoto per filo e per segno, tranne l'ultima cosa (vedi sopra). Fai ingegneria gestionale o economia. Pensa a divertirti. Tanto l'università oggi è più o meno una scusa per spassersela 5 anni. Si impara sul lavoro. Quanto vorrei che avessi ragione... @SteveMcQ in base a cosa dici che ingegneria gestionale "è stata la moda di qualche anno fa che però ha/sta dimostrando i suoi limiti"? Mi pare che le assunzioni vadano ancora parecchio bene. Piuttosto con economia bisogna stare attenti alla scelta di un'università seria. Non sarò certo io a consigliarti la facoltà, ma posso darti indicazioni. La scelta principale e' l'Ateneo in cui studiare : la scelta per me e' determinante, costituendo gran parte della tua prospettiva futura e anche della tua formazione/crescita. Coloro che ti dicono che una universita' vale l'altra, son disinformati o in cattiva fede. Alcune universita' oltre a funzionare decisamente meglio, oltre ad avere all'interno un ambiente piu' dinamico, hanno relazioni con aziende e quasto ti facilita l'accesso a certe opportunità che ripeto altri atenei non hanno. Inoltre le universita più prestigiose sono più rapide nella conquista del titolo, non che siano più facili ma forse il livello di frustrazione del corpo docente e' meno forte di quello di atenei meno famosi dove tutto e' più complesso. Non sto qui a dire che siano più facili, ma sicuramente non ti bocciano se non sai la nota alla pagina 349. Quindi : - un ottimo ateneo prima di tutto Quoto comeback. Il Politecnico di Milano, per esempio, ha un Career Service che mi sembra funzioni bene. Le risposte sono sottolineate. Modificato 24 Agosto 2014 da Fudōshin
zerozero [Partecipante] 1165 Inviato 24 Agosto 2014 Inviato 24 Agosto 2014 Sì certo, un ingegnere che inizia come tecnico poi può diventare manager. Ma può succedere a chiunque lavori in una impresa. Anche ad uno che ha iniziato senza laurea. Anche ad uno con una laurea in scienze della comunicazione. Quel che è certo è che se un ingegnere "pesante" continua a fare quello per cui ha studiato fa il tecnico.
Power [Partecipante] 1753 Inviato 24 Agosto 2014 Inviato 24 Agosto 2014 Evita le ingegnerie pesanti. Poca figa, tanto studio e come premio una vita da tecnico-dipendente Evita le ingegnerie pesanti? Perchè mai scusa? Della figa sti cazzi, l'università è una cosa, la figa un'altra. step45 e Retypo ha reagito a questo 2
White Lion [Partecipante] 182 Inviato 24 Agosto 2014 Inviato 24 Agosto 2014 (modificato) Non l'ho mai vista in questo modo , soprattutto perchè le skill che ho (e che sto maturando) potranno tornarmi utili qualsiasi lavoro farò. La chiave è mantenere una mente aperta, non fossilizzarti nell'unica materia/campo che studi (anche se è quello che ti piace!) perchè è un atteggiamento che ti inaridisce. Se stai parlando di consapevolezza delle proprie capacità, mente sempre focalizzata sull'obiettivo, rispetto dei termini temporali prefissati, impegno e dedizione.. ok, concordo; studiare all'università aiuta la persona a crescere. Però l'idea di non poter sfruttare quello imparato negli anni accademici presumo non piace a nessuno. E' una buona opzione, ma è meglio che tu scelga con oculatezza l'università. Incide (anche troppo) la reputazione dell'ateneo. Non è giusto, ma funziona così. concordo white lion hai preso in pieno alcuni dei miei stessi dubbi: la paura di fare una scelta non adeguata e sprecare degli anni della tua vita quando avresti potuto impiegarli in modo più produttivo. Tu cosa studi? Sto per finire la triennale in chimica pura. Ora con ansia sto cercando di capire cosa fare della mia vita ( http://www.italianseduction.club/forum/t-44226-laureati-in-chimica-uscite-allo-scoperto/ ) Comunque segui gli altri ragazzi, entrambe le opzioni a me sembrano valide. Modificato 24 Agosto 2014 da White Lion
Twoism [Partecipante] 266 Inviato 24 Agosto 2014 Inviato 24 Agosto 2014 Ingegneria meccanica e vai dove vuoi... Power ha reagito a questo 1
Fudōshin [Élite] 253 Inviato 24 Agosto 2014 Inviato 24 Agosto 2014 (modificato) Sì certo, un ingegnere che inizia come tecnico poi può diventare manager. Ma può succedere a chiunque lavori in una impresa. Anche ad uno che ha iniziato senza laurea. Anche ad uno con una laurea in scienze della comunicazione. Quel che è certo è che se un ingegnere "pesante" continua a fare quello per cui ha studiato fa il tecnico. Non lo metto in dubbio. La questione è che l'ingegnere può ricoprire vari ruoli a seconda delle personali inclinazioni. Le sue capacità di problem solving dovrebbero rappresentare, se non un passe-partout, un discreto vantaggio rispetto al laureato in scienze della comunicazione. Quel che intendo dire è che si tratta di un percorso di studi che non preclude di ricoprire alcuna figura professionale, proprio in virtù della sua trasversalità. Evita le ingegnerie pesanti? Perchè mai scusa? Della figa sti cazzi, l'università è una cosa, la figa un'altra. Verissimo, per carità, ma quando in aula c'è il 5% di popolazione femminile (spesso l'appartenenza è solo nominale) senti che qualcosa manca. Se stai parlando di consapevolezza delle proprie capacità, mente sempre focalizzata sull'obiettivo, rispetto dei termini temporali prefissati, impegno e dedizione.. ok, concordo; studiare all'università aiuta la persona a crescere. Però l'idea di non poter sfruttare quello imparato negli anni accademici presumo non piace a nessuno. Esatto, ma questo varia molto da corso di studi a corso di studi. In alcuni casi c'è prevalentemente nozionismo. Prendi filosofia, o lettere. Le idee che circolano sono sostanzialmente le stesse da qualche centinaio di anni. Il mio professore di elettronica una volta disse: "La prima cosa che farete, una volta usciti da qui, sarà mettervi a studiare, perchè vi renderete conto che le conoscenze acquisite saranno diventate roba preistorica". E' un limite dell'università? No, ma della scienza in sè. Ciò che conta, per chi insegna ingegneria, è dare agli studenti una appropriata forma mentis e la capacità di imparare rapidamente. P.S.: congratulazioni per il traguardo che stai per raggiungere. Modificato 24 Agosto 2014 da Fudōshin
Droogo [Partecipante] 52 Inviato 24 Agosto 2014 Inviato 24 Agosto 2014 Evita le ingegnerie pesanti? Perchè mai scusa? Della figa sti cazzi, l'università è una cosa, la figa un'altra. Quoto pienamente, scegliere il corso di studi in funzione della figa è come scegliere la figa in funzione del corso di studi, semplicemente non funziona.
SteveMcQ [Partecipante] 38 Inviato 24 Agosto 2014 Inviato 24 Agosto 2014 (modificato) Non riesco a quotare, quindi: - un ingegnere gestionale non può risolvere problemi di natura tecnica attualmente appannaggio delle ingegnerie tradizionali (limite), ne altresì gestire problemi di natura amministrativa (tipo bilanci, revisioni, ecc.) tipici dei laureati in economia. - Manager si diventa in azienda solo in minima parte x la laurea, certo è che ai vertici le conoscenze delle dinamiche economiche servono più che saper calcolare una trave incastrata (fonte: esperienza personale) e tutti debbono reinventarsi economisti (vedi il proliferare dei corsi in business administration). Matematica si fa pure a economia e pure statistica che non si fa a ing, almeno nn come a eco. Economia è tra le lauree che danno più impiego, dopo ingegneria ovvio, ma è un dato generico (che fanno i laureati nelle due discipline?) E poi oggi è così ... domani? Chi inizia oggi deve chiedersi: come si evolverà il panorama "economico" nei prossimi 10/15 anni? SM Modificato 24 Agosto 2014 da SteveMcQ
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