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Aldus
Inviato (modificato)

Leggi questo post solo se sei pronto ad aprirti e lasciar entrare qualcosa di me nella trama dei tuoi pensieri. Poi sarai libero di smentirlo, bruciarlo e gettarne le ceneri al vento.  

-----------------

Noi non incontriamo mai veramente l'altro. 

Ci piace però molto pensare di farlo: ci piace pensare che l'uomo o la donna che abbiamo di fronte sia proprio così. Proprio come lo vediamo.

Eppure questo potere infuocato, poveri noi, forse ci è stato sottratto.

Quando entriamo in relazione con qualcuno, quello che facciamo innanzitutto è accendere un potente proiettore, che investe l'oggetto della nostra attenzione con tutto ciò che siamo, tutto ciò che abbiamo; le nostre ideologie, la nostra storia personale, i nostri desideri e progetti, le nostre paure da sedare. La nostra idea di casualità, il nostro desiderio di sfida, il nostro bisogno di riconoscimento sociale. La nostra animalità. L'intero nostro fardello.

Subito dopo, quando abbiamo finito con le proiezioni, ci identifichiamo. L'altro diventa quindi un'altra versione di noi stessi, bellissimi o bruttissimi a seconda dei casi.

Del resto, come posso "io" vedere qualcosa che non sono "io"? Come posso arrivare a qualcosa che va oltre me? 

Smilla era in grado di distinguere decine di sfumature di bianco nella neve.

Mio nonno non sa cosa sia una smart TV, a lui sembra una televisione. 

Un ladro, in qualsiasi locale entri, immediatamente cerca di capire come potrebbe rubare.

E' così che la persona che abbiamo di fronte diventa intelligente o stupida, buona o cattiva. Così nascono i nostri dualismi, stronzo e bravo ragazzo, suora e puttana, poveraccio o macchina da soldi. Una donna fedele. Un bastardo traditore. Un genio incompreso. Un santo. Un diavolo. Un poeta. Uno che la sa lunga ma in fondo ha qualcosa da nascondere.

E così io scrivo poesie che farebbero ridere un filippino, ma fanno piangere la signora dell'ottavo piano. E lascerebbero del tutto indifferente l'arabo che vende la frutta sotto casa mia. Ma non sono forse le stesse poesie?

E se vivessi in un paese in cui tutti deridono ciò che scrivo, non mi sentirei io stesso deriso, affranto, inutile?

Nell'istante in cui incontriamo l'altro, lo stiamo già trasformando.

E' una questione quantistica. Se tre volte sono stato tradito, alla mia quarta donna addosserò tutta la mia paura di essere tradito nuovamente. Il mio sguardo conterrà i germi della paura, e questo, prima o poi, cambierà quella donna. La luce malata dei miei occhi la trasformerà, ci trasformerà. Si spalancherà tra noi uno spazio che prima non esisteva, nel quale prima o poi sprofonderemo. "Ecco, lo sapevo..." - dirò allora.

Liberarci dei nostri pregiudizi è impossibile, ed è infantile pensare di poterlo fare.

Ma dobbiamo ricordare sempre, sapere in ogni momento, che nell'osservare un fenomeno noi lo stiamo oggettivamente trasformando.

Possiamo vedere un puffo al posto di un gigante. Possiamo vedere un nobile cavaliere dove c'è un balordo assassino. Possiamo fare l'amore (da dietro, così è più facile), e trasformare l'altro, metterci qualcun altro. L'idraulico. L'infermiera. La pecora. La pizza (cit. @Kurayami 2)  

E' questa la fonte di quasi tutti i nostri problemi di relazione (e non solo di coppia).  

Se pensi che le donne siano in un certo modo, le donne SONO in quel modo. Perché tu lo pensi, lo vedi, e con il tuo immenso (magico!) potere rappresentativo alteri la realtà secondo il tuo modello.

Come salvarci quindi da noi stessi, dalle nostre proiezioni e identificazioni? 

C'è un solo modo: esser sempre pronti a cambiare idea, restare ricettivi e lasciarsi smentire in virtù della felicità desiderata.

Il cuore si indurisce, a forza sconfitte. Il rischio concreto è che il mondo percepito diventi in bianco e nero, pixelato a 16 bit. 

Ma tu non smettere mai di ricercare qualcosa di diverso, fossilizzato nell'idea che "tanto è tutto uguale" o che "tanto sono tutti uguali".

Sei tu che crei l'altro coi tuoi occhi, in ogni momento. Sei tu che li rendi tutti uguali, o tutti diversi.

Non trasformarti nel poeta che la butta in caciara, nell'edonista che si droga di sé stesso, o nel buffone che prova a risolvere le proprie proiezioni mettendole alla berlina.

Non crogiolarti nel tuo sentirti un vecchio saggio ormai arrivato, quando di fatto sei vecchio e basta.

Se sei ossessionato dall'idea che l'altro ti possa ferire, riuscirai tu stesso a fare in modo che ti uccida. E sarà la tua mano a tirare il suo polso.

Se ciò che ti interessa sono le tette, le donne saranno delle tette che camminano (e anche le tette prima o poi invecchiano). Come si può creare un progetto di vita con due tette che camminano?

NOSCE TE IPSUM - scrissero nel tempio di Apollo a Delfi. Laddove la meravigliosa statua di Apollo assume volti diversi a seconda di ciò che stiamo immaginando.

Amare l'altro significa conoscere i vestiti che tu gli stai mettendo. Significa avere milioni di vestiti meravigliosi. 

Se i tuoi pensieri sono sporchi di paura, tristezza e delusione, lo saranno anche le tue mani e tutto ciò che toccherai.

Per questo le banche prestano i soldi solo a chi ce li ha già, e per questo chi non ha mai conosciuto un certo tipo di Amore non riesce a vederlo, e quando lo intravede gli fa paura, e allora lo nega e lo trasforma a modo suo, mettendolo nella scatola che conosce, che sa di poter controllare.

Non smettere mai di arricchire le tue vedute e cogliere gli spazi espressivi dell'altro, o incontrerai mille volte la stessa persona: te stesso.

E nessuno di noi dovrebbe passare la vita a masturbarsi con la propria nemesi.

Nessuno di noi dovrebbe diventare un anziano triste, solo o fuori di testa.

Aiutiamoci ad essere felici con gli altri, invece di chiuderli nel nostro sarcofago. 

Fine.

Modificato da Aldus
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ElfenLied
Inviato (modificato)

Non mi addentro in teorie fisiche di cui non capisco nulla.

Mi piace la positività che trasmette il tuo messaggio, Aldus, ma forse ragiono ingenuamente.

Ma tra credere che possa esistere una forma di felicità (qui fa brutto parlare di felicità) con un'altra persona e il non crederci, beh, preferisco comunque crederci.

E non è un crederci passivo, non è una fede, ma un lavorarci attivamente, giorno per giorno.

Una sorta di scommessa di Pascal riveduta e corretta.

Modificato da ElfenLied
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Aldus
Inviato (modificato)
5 ore fa, Kurayami 2 ha scritto:

Lo sapevo che l'enigma dell'osservatore avrebbe fatto disastri nel mondo new age...

Che fra l'altro è stato spiegato molto bene. Intendo dove sta l'errore di misurazione.

Da italiani, fra l'altro.

Se trovo la dispensa te la giro.

 

D'accordissimo sul discorso delle proiezioni.

 

Carissimo, dalla tua veneranda età mi aspetto tu sia al corrente del fatto che il termine "new age" è desueto da una quindicina d'anni, pur mantenendo il suo buon effetto denigratorio. 

Non ho certo i titoli per discutere con te di  teoria della complementarietà, e Bohr proprio non lo digerisco, ma mi farà piacere ricevere le tue dispense.

Ne approfitto per tessere una lode al tuo personaggio, che continuo a trovare (proiettando, dato che non so nulla di te) simpatico. Un personaggio intelligente, che parla per esperienza e vita vissuta, talvolta dalla sua piramide di cinismo, ma capace di far ridere e riflettere. Mi piace il fatto che organizzi pizzate e che rimorchi le forumine (magari contestualmente?), e mi piace lo stile sintetico e tagliente. Sei forte e ti leggo sempre volentieri. A volte forse hai le tue derive nel semplificare e destrutturare, e lo trovo diseducativo per i poveri cristi che ancora hanno voglia di edificare qualcosa e non sanno minimamente da dove incominciare. 

Modificato da Aldus
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nietzsche
Inviato
7 ore fa, Aldus ha scritto:

Come salvarci quindi da noi stessi, dalle nostre proiezioni e identificazioni? 

C'è un solo modo: esser sempre pronti a cambiare idea, restare ricettivi e lasciarsi smentire in virtù della felicità desiderata.

E la meditazione: essere consapevoli e presenti nel momento senza identificarci con nessuna idea, non sarebbe una soluzione?

Atemau
Inviato

I pregiudizi e le proiezioni sono proprio i canali che ci permettono di "vederci". Non c'è modo migliore di conoscersi che osservare i propri pregiudizi.

Naturalmente bisogna cercare di non identificarsi in essi, questo è il passaggio obbligato. Se non ci si scinde da essi si rischia di diventarne fanatici sostenitori, come anche tu evidenzi, cosa che non ha niente a che fare col "nosce te ipsum".

Certo, non è nemmeno un'ipotesi allettante voler rimanere l' "ossevatore", perchè la felicità dell'osservatore è la felicità della placida vacca al pascolo, la felicità degli armenti.

"Giocare" con se stessi e con gli altri, lucidamente, essere l' "agente", questo è già più interessante, per non sprofondare nel beato ed estremo nichilismo bhuddista.

Trovare il piacere di essere "agente" e "agito" ad un tempo.

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Aldus
Inviato (modificato)
16 ore fa, ElfenLied ha scritto:

Non mi addentro in teorie fisiche di cui non capisco nulla.

Mi piace la positività che trasmette il tuo messaggio, Aldus, ma forse ragiono ingenuamente.

Ma tra credere che possa esistere una forma di felicità (qui fa brutto parlare di felicità) con un'altra persona e il non crederci, beh, preferisco comunque crederci.

E non è un crederci passivo, non è una fede, ma un lavorarci attivamente, giorno per giorno.

Una sorta di scommessa di Pascal riveduta e corretta.

 

Hai colto nel segno: qui parlare di felicità (nello specifico, tra due persone) è tremendamente impopolare, soprattutto a causa di alcune idee ormai sedimentate;  la parola stessa "Amore" richiama ormai immediatamente immagini di orsacchiotti, cassonetti ed evidenziatori. Ogni relazione secondo questo trend è una sorta di bomba (atomica) a orologeria. 

Non credo sia il forum in sé ad esserne responsabile, quanto piuttosto le favole, i film, i cartoni animati creati "ad hoc" nel ventesimo secolo per trasmettere il falso messaggio che la felicità sia una sorta di status, una condizione a cui accedere, un "e vissero felici e contenti" senza continuum.

E chiaramente sposarsi e fare figli rappresenterebbe la porta ufficiale d'accesso a questo status.

Per fortuna la realtà dei fatti e della natura umana smentiscono brutalmente quest'idea di "baluardo felice", e di punto in bianco (dopo 3 anni? 5? 10? 50?) ci si ritrova dentro i propri abissi senza sapere neanche il perché.

Allora ci si iscrive ad un forum di persone intelligenti, e ci si accorge che per tutta la vita si è sempre fatto il gioco di qualcun altro, e scattano il risentimento, la rabbia, il cinismo, fino al sadomasochismo.  (oltre alle spese per i divorzi, chiaramente)

Quando questo processo scatta, e spesso purtroppo accade nella primissima infanzia, il meccanismo inizia a nutrire sé stesso, come una reazione a catena. E' difficile tornare indietro.

Come si può essere felici quando nel momento stesso in cui si prova gioia, si è già terrorizzati dall'idea che ci sia dietro della falsità, o che possa finire da un momento all'altro?

Quando ci si diverte, quando si è impegnati a vivere intensamente la propria vita e a ricercare costantemente nuove strade e nuove verità, a certe cose non ci si pensa neanche. Si è troppo impegnati a vivere, per l'appunto.

Grazie per il tuo contributo, non farti ingannare dai tristoni, e continua a stare sveglia e sempre sul pezzo, prima della felicità e soprattutto... "durante" :-)

 

 

 

Modificato da Aldus
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OldPlayer
Inviato

Bel post. Bel post davvero.

Detto questo, credo che tenere gli occhi aperti, privandosi così di vivere la felicità del momento al 100%, sia doveroso......un po' come è doveroso stare attenti ai vari pericoli che ci sono lungo la strada, mentre ci godiamo i tornanti in moto......

Ed anche se è brutto a dirsi, far finta che stavolta andrà diversamente, che lei non ci tradirà, che lei ci ama sinceramente e non perchè siamo quello che al momento offre di più (parlo in generale e non solo l'importante aspetto economico) non ci riparerà dall'inevitabile Frontal Crush....

Un po' come quello che entra nella gabbia del leone e si aspetta che il leone non lo mangi perchè lui è vegano......

Quindi grazie per lo spunto di riflessione, ed anche se fino ad un anno è mezzo fa mi sono goduto un viaggio fantastico pensando di vivere il "mulino bianco"....ho ben presente il giorno in cui "sono (sentimentalmente) quasi morto" e quindi....

mi godrò meno il viaggio, ma rischierò meno di ammazzarmi ^_^

Aldus
Inviato (modificato)
1 ora fa, OldPlayer ha scritto:

Bel post. Bel post davvero.

Detto questo, credo che tenere gli occhi aperti, privandosi così di vivere la felicità del momento al 100%, sia doveroso......un po' come è doveroso stare attenti ai vari pericoli che ci sono lungo la strada, mentre ci godiamo i tornanti in moto......

Ed anche se è brutto a dirsi, far finta che stavolta andrà diversamente, che lei non ci tradirà, che lei ci ama sinceramente e non perchè siamo quello che al momento offre di più (parlo in generale e non solo l'importante aspetto economico) non ci riparerà dall'inevitabile Frontal Crush....

Un po' come quello che entra nella gabbia del leone e si aspetta che il leone non lo mangi perchè lui è vegano......

Quindi grazie per lo spunto di riflessione, ed anche se fino ad un anno è mezzo fa mi sono goduto un viaggio fantastico pensando di vivere il "mulino bianco"....ho ben presente il giorno in cui "sono (sentimentalmente) quasi morto" e quindi....

mi godrò meno il viaggio, ma rischierò meno di ammazzarmi ^_^

Grande Old!

Si dovrebbe entrare nella gabbia senza sapere a priori che c'è un leone.

Magari dentro c'è uno scoiattolo, un pesce palla, un unicorno o Al Bano.

Chiaramente, entrando, sai bene che lì dentro potrebbe esserci il leone perché nella gabbia di prima c'era. E ti ha pure sbranato, o forse ti sei fatto sbranare, e in ogni caso sai bene che non sopravvivresti ad un'altra esperienza simile.  

Per cui entrerai necessariamente in maniera graduale e progressiva. Sentendo (letteralmente) l'odore, scrutando il movimento, per scoprire quale strano animale si cela lì dentro (ma perché deve essere una gabbia, poi?).

Se tutto va bene, ci metterai una vita intera. Passeranno gli anni e non riuscirai ancora a capire veramente se è una cavalla, una pantera o una sorta di camaleonte. 

Ma non entrare indossando degli occhiali con le figurine del leone stampate sulle lenti, che ti fanno vedere leoni dappertutto, col brutto muso e la circospezione che metteranno in fuga l'altra o la costringeranno ad indossare la stessa maschera che gli stai imponendo.

Non entrare di botto, che se c'è veramente il leone e non te ne accorgi sono cazzi.

Si fa un po' per volta, e solo finché ti piace (perché non abbiamo mica tempo da perdere a fare cose che non ci piacciono. Anzi, nel 2016 non abbiamo proprio tempo a priori). 

Se proprio troverai una bestia pericolosa, tu ti sarai portato la frusta, la siringa sedativa dell'esperienza, e te ne uscirai chiudendo la gabbia a tre mandate, cavandotela al massimo con qualche graffio. Senza una fede al dito, senza alimenti e senza cocktail di lacrime e antidepressivi. 

Ma ne uscirai vincitore perché avrai vissuto, ci sarai stato, e avrai capito meglio cosa ti piace e cosa non ti piace. 

Non esiste il mulino bianco, e realisticamente ogni tipo di relazione comporta vantaggi e sacrifici, discorso che avevo iniziato ad affrontare qui.

Esistono diversi modi di stare insieme, e a seconda del periodo della tua vita puoi capire quello che ti appaga di più, dove rinunci consapevolmente a qualcosa in virtù di qualcos'altro, senza sentirti schiavo. 

L'unico modo per scoprire il tuo modo è resuscitare dalla tua quasi-morte e avvicinarti alla tua prossima donna tenendo sotto costante osservazione te stesso, come ti senti e come reagisci, ma senza costringerla nelle trame tuo passato... 

Un salutone

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Modificato da Aldus
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senza nome
Inviato

Non per accendere flame,ma la parte della modificazione dell'altro non la comprendo. Si tratta di un discorso legato alla propria persona o alla soggettività dell'altro che incide anche sulla visione della massa?

Per esemplificare quello che domando,se io vedo un gatto ed immagino che sia un leone,esso apparirà come leone anche alle persone che entranno in contatto con lui in un periodo successivo al mio oppure rimarrà un gatto per gli altri(per qualcuni una tigre,per un altro una lince,ecc.) e per me sarà un leone? Nel primo caso,non sarebbe necessario che anche lui si convincesse attraverso me di essere un leone?

Grazie.

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Aldus
Inviato (modificato)
3 ore fa, senza nome ha scritto:

Non per accendere flame,ma la parte della modificazione dell'altro non la comprendo. Si tratta di un discorso legato alla propria persona o alla soggettività dell'altro che incide anche sulla visione della massa?

Per esemplificare quello che domando,se io vedo un gatto ed immagino che sia un leone,esso apparirà come leone anche alle persone che entranno in contatto con lui in un periodo successivo al mio oppure rimarrà un gatto per gli altri(per qualcuni una tigre,per un altro una lince,ecc.) e per me sarà un leone? Nel primo caso,non sarebbe necessario che anche lui si convincesse attraverso me di essere un leone?

Grazie.

 

Ciao (senza nome),

la questione che poni non è assolutamente banale. E' roba talmente complessa che certi filosofi ci son morti.

Io la sto pure utilizzando per la trama di un romanzo, per facilitarmi la vita (lettararia).

-----

Quando incontri un umano, egli non è a priori né un gatto né un leone, ma un qualcos'altro, un essere incredibilmente complesso (come lo siamo io e te), che è in grado "staminalmente" di adattarsi al contesto, più o meno secondo la propria volontà.

Il problema è a monte è che tu conosci il mondo solo attraverso te stesso, vedi ciò che ti circonda solo attraverso i tuoi occhi. 

Purtroppo non saprai mai fino in fondo se anche per gli altri quello è un gatto o un leone. Magari l'idea che gli altri hanno di "gatto" coincide con quella che tu hai di "leone", ed è difficile rendersene conto. 

I nostri incontri sono pieni di equivoci, e non siamo in grado di distinguere da soli la realtà dall'allucinazione. 

Per fortuna gli altri esistono, e ci limitano nel nostro delirio. Se non ci fossero gli altri a smentire le nostre idee, a dirci "guarda che se tizio ti ha risposto male non è di cattivo umore, ha scoperto oggi di avere una malattia" o magari "guarda che tizio non ti ha risposto male. Sei tu che lo pensi perché sei nervoso", non potremmo che impazzire nelle nostre visioni. 

Se io e tutti i miei amici e mio zio e l'ortolano e la bibbia e topolino dicono che quello è un leone, alla fine mi conviene crederci. 

Se tutti quelli che mi conoscono mi dicono che quella donna mi farà star male, forse dovrei ascoltarli.

I buoni amici, i consiglieri, sono un tesoro prezioso... persino un forum può essere molto utile. Ma da soli non ce la possiamo fare.

 

Io ho avuto e ho i miei problemi a riguardo. Potevo ad esempio infilarmi volontariamente nella situazione sbagliata, pur sapendo che al 99% era sbagliata, e con l'idea che se si fosse rivelata sbagliata, piuttosto che rinunciare, l'avrei trasformata in giusta con le mie forze creative. Questo non è un atteggiamento sano. Ho passato lunghi periodi insonni a soffrire per cose che non esistevano, colpito dalle sintomatologie più diverse. Sono stato molto male. 

Purtroppo non nasciamo epigeneticamente sani, e per tutta la vita dobbiamo prenderci cura dei nostri possibili svalvolamenti. 

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Riguardo l'altro aspetto della questione, ovvero se siamo veramente in grado di trasformare un gatto in un leone solo "pensandolo" come leone...

Dal tuo punto di vista non sei in grado di capire la differenza, vero o falso che sia, possibile o impossibile che sia... vedi quello che vedi, e non quello che è (o quello che diventa). 

Dal suo punto di vista, invece, se a un gatto dai la possibilità di uccidere col morso (perché sei convinto che sia un famelico leone), il piccolo felino sicuramente la prenderà in seria considerazione. "Fino ad oggi ero un semplice gatto, e invece questo potrei mangiarmelo in un boccone" - penserà.  

"Magari ce ne sono anche altri come lui, che mi considerano un leone", penserà il mese dopo.  (E' così che alcuni nerd diventano pseudo-PUA). 

Poi, alla fine, magari deciderà di restare gatto. Magari lo farà per te, o per sé stesso. Ma molto spesso è l'inconscio a decidere. E la Natura, non è esattamente "buona" come la vorremmo...

 

 

Modificato da Aldus
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